Dic 22 2009

Speranze e delusioni a Working Capital, Milano

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La scorsa settimana si e’ svolta a Milano la tappa milanese del Working Capital, organizzato in Bocconi da Telecom e Dpixel. Accanto a un panel sull’innovazione, lo si chiami cosi’ per semplicita’, ci sono stati i cosiddetti pitch: presentazioni di idee - gia’ avviate e no - da parte di aspiranti imprenditori. Ogni sessione di 3 minuti e’ seguita da domande di una giuria composta da esperti del settore. Ogni domanda e’ atta a valutare la bonta’ dell’idea e la profittabilita’ di un eventuale investimento.Della ventina di presentazioni viste, si salvano davvero poche imprese.

Il modello di business di molte imprese, infatti, e’ piuttosto farraginoso, vuoi per la grandezza degli investimenti  - uno si proponeva di sostituire le macchine per le fototessere con altre che realizzassero anche video - vuoi per la lentezza del ritorno sull’eventuale investimento. I promotori non sembravano molto soddisfatti.
Altri motivi di sconforto sono stati la bassa qualita’ di alcune presentazioni: in platea spesso si faceva fatica a leggere le diapositive, alcuni relatori erano decisamente incapaci di parlare in pubblico, qualcuno denotava una scarsa conoscenza dell’ambiente competitivo in cui operano oppure riproponeva in salsa italiana esperienze estere gia’ avviate (e aggiungo io, gia’ tentate nel nostro Paese), altri ancora non si capiva proprio che cosa volessero fare o perche’ fossero li’.

In generale, il modello di business sembrava essere quello del provare a tirare su qualcosa, fare il botto e vendere al primo che capita. Un po’ come Twitter , solo che ora Twitter i profitti li fa per davvero, contrariamente a molte aspettative.

D’altra parte, proprio un paio di affermazioni da parte degli organizzatori sono sembrate interessanti:

  1. Se non avete un’idea della struttura dei ricavi, l’importante e’ creare delle metriche condivise che possano far capire la qualita’ delle operazioni.
  2. Se pensate di avere un’idea originale, allora forse non e’ tanto profittevole oppure non avete considerato i concorrenti.

Insomma, esperienza positiva ma i contenuti, in qualche modo dal basso, non erano all’altezza delle aspettative.

Sono disponibili i miei appunti su gran parte dei singoli interventi.

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Dic 16 2009

Vittorio Pasteris e il futuro dell’informazione

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Ieri sera a Milano, i ragazzi di Sottolapanca hanno organizzato un dibattito - a suo modo geniale la scelta di anticiparlo da un buffet - sul tema dell’informazione e l’autorevolezza ai tempi di crisi dell’editoria e dello user-generated content.Alla tavola era invitato anche Vittorio Pasteris: pochi giorni prima a LeWeb aveva rilasciato un’intervista in cui parlava proprio di questi temi.

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Dic 16 2009

Live blogging da Working Capital, Milano

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Oggi live blogging dall’aula magna Bocconi per il Working Capital di Telecom Italia, evento italiano dedicato alle startup. 

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Dic 15 2009

10 dubbi e domande sulle startup italiane che a LeWeb non c’erano

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In Allmagna duecento e trentuna,cento in Francia, in Turchia novantuna,ma in Espagna son già mille e tre!Madamina, Il Catalogo e’ questo (dal Don Giovanni)A LeWeb 2010 il filo rosso che collegava i vari interventi della rassegna parigina era quello dell’imprenditoria e del venture capitalism: sul palco si sono alternati interventi ispiratori di quelli che ce l’hanno fatta, e panel degli esperti che vanno alla ricerca di idee gia’ avviate.In uno degli ultimi interventi, c’era un panel - la gang (bang) europea -  sull’imprenditoria che si e’ sviluppata nel vecchio continente.Effettivamente, la situazione era strana: il panel infatti era anticipato da un altro dibatitto al quale stavano partecipando perlopiu’ americani.Dal confronto dei diversi punti di vista emergono alcune differenze fondamentali come il ruolo negativo della politica e viceversa il vettore della domanda europea nel fornire una customer base di partenza troppo piccola per le aziende. (quest’ultimo non mi sembra una debolezza, bensi’ un’opportunita’, come vedremo piu’ avanti)Al di la’ di questo, Andrea pone un quesito interessante: perche’ in quel panel, nonostante una presenza blogger tricolore di spessore, non c’erano rappresentanti italiani?Per rispondere a questo quesito, ci si deve prima di tutto fare una serie di domande alla quale chi scrive e chi legge puo’ dare la propria personalissima risposta in base alle esperienze e conoscenze.1. L’Italia e’ veramente un paese di creativita’?Dipende. Al di la’ del discorso generalista e oltre al fatto che esistono tanti ambiti di espressione della creativita’, la mia impressione e’ che invece ci sia tanta scoppiazzatura di idee gia’ in qualche modo avviate in altri Paesi.2. E’ una peculiarita’ italiana?No, esistono cloni dappertutto, anche nell’amata Germania o in Francia.L’importante e’ farsi spazio in mercati locali, costruirsi una forte customer base nel proprio mercato per poi, eventualmente, aggredire quelli esteri e affini, e soprattutto fare bene e con passione il proprio lavoro. 3. Tuttavia come mai poche iniziative locali su scala mondiale?Probabilmente deriva dal fatto che le iniziative partono troppo tarate su base locale per sfruttare il legame con il territorio e non riescono viceversa a internazionalizzarsi, magari perche’ nel frattempo sono state copiate proprio dagli americani che riescono a lanciarle su scala mondiale. 4. In generale, come vengono accompagnate le idee dallo sviluppo al mercato?L’impressione e’ che troppe idee siano velleitarie, i modelli di business siano approssimativi del tipo “facciamo, poi si vedra’“.Il risultato diventa una perdita di tempo.5. E’ una prerogativa italiana?Direi proprio di no da quel che ho visto a LeWeb durante la startup competition.6. C’e’ spazio in Italia per le aziende tecnologiche o dobbiamo ridurci alle borsette o al design? Qui la questione si fa ardua: i talenti ci sono sia a livello di ingegneri che di marketer, tuttavia, a meno che non trovino spazio in qualche gruppo internazionale, in molte altre realta’ italiane diventano spesso talenti sprecati.7. Quindi e’ un problema di domanda, offerta o struttura del mercato italiane? Direi un po’ tutt’e’ tre. Nelle mie varie esperienze ho trovato risposte negative nella non programmazione, nell’incapacita’ di alcune persone di accettare idee fresche (magari presentate male da chi scrive, non lo si escluda) e nel fatto che forse il mercato italiano e’ troppo piccolo per determinati ambiti. 8. Ma l’ambiente italiano e’ tanto peggiore di altri?Perplessita’ e fastidio se si pensa all’ambiente italiano. C’e’ un problema oggettivo di burocrazia: l’annuale classifica dell’Ocse sulla competitivita’ ci pone di solito dietro la Malesia ma, che figata, prima del Burundi.Tuttavia, anche gli altri Paesi europei percepiscono la burocrazia locale come un peso, quindi e’ un falso problema locale.Un tedesco sul palco ha rilevato come Berlin - ma aggiungerei anche Hamburg, Munchen e Frankfurt - essendo una citta’ bella e con bassi affitti, e’ in grado di attrarre i talenti di Europa e offrire alle aziende il brodo di coltura per iniziative di successo e per far incontrare, magari in qualche club di musica elettrronica, le diverse figure aziendali.Quindi, probabilmente c’e’ un problema ambientale di un certo peso.Quante citta’ possono attrarre e trattenere i propri talenti in Italia?9. Forse c’e’ un problema di capitali? Se ben mi ricordo il tasso di risparmio italiano, insieme a quello giapponese, e’ ancora tra i piu’ alti al mondo. Quindi il problema e’ riuscire a convogliare questi capitali inattivi nei depositi in fondi di investimento abili a portare il giusto mezzo di competenze e liquidita’ nelle societa’ appena nate.Altre domande non me ne vengono in mente: magari al working capital di domani, mi verra’ in mente altro. Ovviamente se qualcun altro vuol aggiungere qualcosa e’ benvenuto.

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Dic 10 2009

Seconda giornata a LeWeb 09, Paris

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Giornata positiva a Paris, tutto sommato. Si e’ parlato molto di Venture Capital: la cosa a dir il vero lascia un po’ perplessi. La manifestazione difatti dovrebbe avere come target il pubblico delle aziende e di chi ci lavora, non aspiranti imprenditori bisognosi di consigli. Ma questi sono problemi di chi ha pagato il biglietto perche’ i contenuti sono molto interessanti.In ogni caso alcuni speech sono stati particolarmente efficaci: tra questi quello del ceo di zappos.com, Thomas Hsieh, che ha presentato una vision aziendale, Delivering Happiness, molto interessante: la cultura aziendale e’ parte e prodotto del proprio progetto di realizzazione personale per il conseguimento della felicita’.A seguire, la regina Rania di Giordania, che ha fatto una bellissima presentazione utilizzando come filo conduttore il twitter che lei  tiene. Particolarmente efficaci alcune sue dichiarazioni su come il lifestreaming possa, debba, essere usato per il lifechanging. Ha presentato anche il suo progetto 1goal, sperando che venga adottato dalla sala di LeWeb, vedremo.La competizione delle startup ha visto vincitrice Stribe.com, uno strumento per creare community su siti aziendali. Un progetto davvero interessante.Inutili alcuni talk successivi sull’importanza delle persone e delle community, da rispettare e coltivare: da queste parti e’ molto tempo che si assiste ai convegni dove tutti dicono la stessa cosa. Si e’ abbastanza sicuri che anche il pubblico generalista sappia ormai tutte queste queste cose e se le senta ripetere gia’ da molto tempo.L’intervento di Yossi Vardi dal titolo “Rise of emotional Web“: tra video e battute sull’evoluzione del consumatore oggi e’ riuscito a creare uno dei momenti migliori qui a LeWeb.Altro momento importante e’ stato il panel European Gang, sull’imprenditoria europea, le sue difficolta’ e peculiarita’, punti di forza e debolezza. Su tutti Martin Varsavsky e’ stato quello che piu’ ha detto cose intelligenti e che ha ribadito con piu’ fermezza l’appartenenza al suo Paese d’adozione, la Spagna, nel voler costruire un’impresa.Il panel finale diretto da Steve Gillmor di Techcrunch non aggiunge molto e chiude questa edizione di LeWeb.Il bilancio per il 2009 e’ stato sicuramente positivo: c’e’ qualche perplessita’ sulla scelta di alcuni temi, forse troppo legati al tema del Venture Capitalism, e di come questi potessero essere di interesse per una platea formata perlopiu’ da aziende. In ogni caso, l‘alto livello dei contenuti, la caratura delle persone intervenute e l’atmosfera di semplicita’ che hanno caratterizzato LeWeb lo rendono la manifestazione piu’ importante in Europa.La speranza e’ avere, il prossimo anno, non solo il pass di official blogger come quest’anno ma anche e soprattutto un panel piu’ europeo di quello prevalentemente americano di oggi, segno che anche nel vecchio continente le cose stanno cominciando a muoversi per il meglio.

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Dic 10 2009

Primo pomeriggio a LeWeb 09, Paris

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Il pomeriggio e’ scorso senza grandi interventi: sulla carta era l’ora dei cosiddetti guru del web, dell’imprenditoria e del venture capitalism. Consigli ad aspiranti imprenditori, richieste ai politici e workshop mascherati hanno fatto da fil rouge per la seconda parte della giornata. C’e’ quindi da registrare una certa distonia tra i temi trattati sul palco e il pubblico formato perlopiù da aziende che avrebbero forse voluto dal palco principale sentir parlare di piu’ di comunicazione e meno di cosa fare per avviare una societa’.

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Dic 09 2009

Prima mattinata a LeWeb 09, Paris

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Interessante mattinata a LeWeb. Numerosi interventi, sebbene alcuni di questi fossero decisamente markettosi. D’altra parte lo spazio allo sponsor non si puo’ non dare.Il tema di quest’anno ruota decisamente intorno al tema delle App: la presenza sul palco di fornitori di contenuti, dispositivi e di piattaforme fa presagire lo scontro sul controllo di queste. Sara’ lo store di Apple o Nokia a prevalere, quello degli operatori, rappresentati sul palco da Orange, o saranno le applicazioni ad essere talmente potenti da avere libera circolazione tra le diverse piattaforme? Penso che sia un tema su cui le autorita’ dovrebbero gia’ cominciare a deliberare per evitare problemi di concentrazione e di antitrust dopo, o no?L’impressione di chi blogga, tuttavia, e’ che il business model delle startup presenti consista nel generare hype su un’iniziativa per raccattare investimenti dai fondi di venture capitalist in una sorta di Aspettando Godot del capitalismo contemporaneo.E’ questo il problema dell’imprenditoria di oggi: non pensare a qualcosa di autosostenibile dal primo giorno.Addirittura, il fondatore di Twitter,  Jack Dorsey, e’ venuto a Paris non per dire come la sua creatura comincera’ a generare profitti ma per annunciare la sua nuova startup, Square, dedicata ai micropagamenti, iniziativa interessante, per carita’. Si tratta fondamentalmente di un plug, fornito gratuitamente, da attaccare al telefonino da usare come lettore di carte di credito.Qui il business model e’ piu’ chiaro: si tratta di portare a tutti la possibilita’ che oggi viene data ai commercianti , dietro una commissione salata. Sara’ interessante vedere come questa novita’ si leghera’ con le soluzioni speculari di micropagamenti in via di sviluppo - ancora loro - dagli operatori telefonici. La soluzione di Dorsey ha il pregio di avere una maggiore fisicita’ che dovrebbe garantire una maggiore semplicita’ per il pubblico di massa.Concludendo, tra gli operatori sembra circolare ottimismo anche se si denotano problemi sui business model, poco chiari e un po’ naif nel contare sul semplice fund raising.Per leggere gli interventi piu’ iportanti di stamani, c’e’ il live blogging.

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Nov 26 2009

Preparativi per il ringraziamento

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Nuovo episodio, questa volta da casa, tra i preparativi per il ringraziamento, biscotti della fortuna e l’avventura della spazzatura.

Special Guest: i temporary flatmates.

Va anche detto che il mattino seguente ci siamo persi la parata in programma ma tant’e’. La sera prima abbiam fatto bisboccia con Steve Angello e la gente simpatica dell’Illinois. Piu’ tardi si va a mangiare il tacchino e, perche’ no?, a tacchinare.

Prossimi episodi dal pranzo di thanksgiving e dalle strade commerciali di Chicago che domani vedrano una vera battaglia, dove uomini e donne si scontrano all’insegna dell’attivita’ piu’ amata dagli essere umani. Nel giorno che fa impazzire gli Stati Uniti e i suoi abitanti. Un giorno che comincia quando e’ ancora notte. Black friday.

Breakingzen, in modalita’ servizio pubblico, terra’ aggiornati gli utenti sui dati di spesa dei cittadini americani.

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Nov 25 2009

Come un pizzaiolo americano si e’ preso l’italianita’

Published by admin under vita reale

Una visita di almeno due settimane permette di vivere la citta’ secondo i ritmi dei suoi abitanti. Infatti, da queste parti si esce ogni sera alla ricerca dei visi sorridenti degli stessi.

Scherzi a parte, i tempi sono bui, grami e mesti anche qui ma perlomeno c’e poca tensione, cosa che purtroppo caratterizza i locali a supposta alta socialita’ dello stivale.

Si sono girati molti locali in questi giorni in Illinois. Tuttavia, anche qui c’e’ bisogno di staccare e ogni tanto sentire il calore di casa. La nostalgia dei miei temporary flatmate - i classici cervelli in fuga che han trovato casa alla Northwestern - ha una sorta di tradizione, comune peraltro a molte persone in Italia: domenica pizza.

Cosi’, si e’ andati a Spaccanapoliuna delle migliori pizze napoletane mai provate, anche per gli standard italiani.

La storia di questo locale e’ molto interessante perche’ tutto nasce dall’amore di Jonatan, il proprietario, per l’Italia che ha girato alla ricerca dei segreti dela pizza, fino ad arrivare a Napoli, dove e’ divntato ufficialmente pizzaiolo.

Si potrebbero pensare alle solite tovaglie a scacchi bianchi e rossi, ai suonatori di mandolino e alla mozzarella di Buffalo (nel senso della citta’). Invece, l’arredamento e’ moderno, sobrio ma non freddo. Due enormi ritratti che dominano la sala e foto moderne della citta’ rendono il posto estremamente accogliente e italiano nel senso piu’ generoso del termine.

Parallelamente, mi viene in mente una frase di Marco Mazzei: nel suo blog parlava di come le citta’ belle sono quelle che guardano al futuro. Ed e’ apparentemente paradossale che la municipalita’ di Chicago decida l’ampliamento della perla della citta’, l’Art institute, affidandosi proprio al tradizionale genio italiano, quello di Renzo Piano per la precisione. (non stiamo a far sottigliezze, qui ci sarebbe da aprire un’enorme parentesi ma lasciamo stare).

D’altra parte, c’e’ questo rinnovamento - questa volta dalla base - che fa leva sull’italianita’, ma non quella esibita e falsa, come spesso e’ sovente, bensi’ quella che scava nelle sue radici piu’ autentiche, radici che ahime’ in Italia, citando il cardinale, stanno dando al giorno d’oggi frutti indigesti.

Insomma, la morale - perche’ in tutto c’e’ sempre una morale e le morali nei discorsi faceti sono sempre quelle piu’ amare - e’ che a furia di concentrarci sull’ombelico dalle nostre parti e di adagiarsi su un illustre passato si perde il principale asset del paese, il primato dell’italianita’, sopraffatto nel suo paese d’origine dal falso mito della creativita’ a tutti i costi, dell’inopportunita’ della progettualita’ e che tutto possa essere immutabile.

E il piatto di un pizzaiolo di Chicago non e’ piu’ una semplice portata in tavola ma diventa l’ennesima pizza in faccia ad un Paese in declino.


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Nov 25 2009

Nightlife in Chicago

Published by admin under musica, segnalazioni

Quasi due settimane con i nazi dell’Illinois (grazie per la citazione, Alberto) durante le quali si e’ girato un bel po’ di posti.

  • Martini Park: club di cougar veraci e brasiliani arditi, cover band e orribile selezione di musica pop americana
  • Crobar: discoteca verace molto simile agli amati Magazzini. House techno ballabile
  • Lux Bar: molto grazioso per un preserata con il classico barista guru americano ciarliero e di compagnia
  • Y Bar: un posto imbarazzante nella migliore accezione possibile. Premio 2009
  • Crescendo: un posto da 5-to-4ers, piuttosto noioso e con musica oscena
  • Angels and Kings: ottimo lunedi’ prima di andare al…
  • …Boom boom room@Green Dolphin Street: serata molto Chicago style con pubblico variegato
Con i ragazzi si e’ fatta anche una puntatina al Congress Center per un concerto spettacolare di Deadmau5, anticipato dai Ghostland Observatory.La cosa che piu’ e’ piaciuta da queste parti e’ che il dj set e’ stato fatto in quella che e’ a tutti gli effetti una sala per concerti, cosa che raramente capita di vedere allo scriba. Insomma, tanta gente, ottima compagnia e atmosfera pauer.

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