Tag Archive 'web 2.0'

Set 11 2008

Le 5 cose da non fare su Facebook

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Facebook è diventata la regina delle piattaforme e, con la rapida popolarità che lo caratterizza, sorgono inconvenienti non di poco conto. Sulla falsariga di quanto scritto dall’ottimo – come al solito – Napo, ecco le 5 cose da non fare su Facebook:

1. Chiedere l’add alle ex (che ti hanno lasciato): ti fai solo del male a vedere le foto con il nuovo tipo.
2. Postare foto con il tuo partner o aggiornare il tuo status relationship: non vorrai rovinarti la piazza e, soprattutto, crearti la fama di ragazza allegra alla centesima foto con un ragazzo diverso? Ovviamente, questa regola si può non rispettare se l’obiettivo è proprio quello di liberarsi di pesi morti.
3. Permettere il tagging delle tue foto: nn vorrai mica che il tuo capo o i tuoi colleghi ti vedano con l’occhio sfattanza e quella parrucca bionda che ti piace portare? Elimina la possibilità per gli altri di vedere le foto in cui sei taggato.
4. Accettare request dagli sconosciuti, da chi hai intravisto pochi secondi o non vedi da 10 anni: l’unico rischio è che ti si accozzino e non ti smollino più quando ti beccano in chat. Ma [%&$*£*”%*&] se non ci siamo sentiti per anni e non siamo mai stati amici, perché mi chiedi l’add? Non è un dramma avere pochi contatti, meglio pochi ma buoni, suvvia.
5. Stare troppo tempo su Facebook: hey, quando Milano e la vita sono così eccitanti, è un peccato stare in casa!

Ovviamente, da queste parti, tutte queste regole sono state tutte infrante. Altri consigli?

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Gen 09 2008

Il mio amico Obama, endorsement 2.0

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Da queste parti si gode come un eurinaceo durante il periodo delle campagne elettorali negli States, Caucus prima, Presidenziali poi. Stamani, mentre facevo colazione, stavo guardando su Rai 3 proprio un servizio in merito, concentrato sulla figura di Barack Obama. Quello che sta accadendo – era la tesi dello speciale – è una campagna elettorale all’insegna del sogno americano, una riedizione della campagna di JFK di oltre 40anni fa, o di suo fratello Robert, magistralmente ripreso in quell’ottimo film che è Bobby. La parola chiave – oggi come allora – è speranza, non a caso utilizzata da Obama nei suoi discorsi, insieme a cambiamento e credere (change we believe in).

Al centro della sua campagna on line, c’è il sito ufficiale con i link agli altri strumenti di comunicazione, da quelli classici come la newsletter a quelli più coinvolgenti come i social network. E’ naturalmente presumibile che dietro a questi ci sia una squadra ad hoc,  ma è apprezzabile lo sforzo nell’andare dove gli elettori sono e non il contrario, contrario che avviene spesso con l’utilizzo improprio dei mezzi di comunicazione di massa. Detto questo, l’endorsement 2.0 – è il caso di dirlo – scelto dal team di Obama è composto da flickr, facebookmyspace, youtube, linkedin,  ognuno diretto ad uno specifico target. Gli insiemi presentano sovrapposizioni di target e diverse zone grige.

  • Flickr: foto dei dibattiti pubblici e dei volontari che lavorano alla campagna. Obiettivo: coesione interna e ampliamento della base.
  • Myspace: con oltre 200mila “friends” si presenta un po’ come il Veltroni degli US: amico di tutti! Barack, my dear,  seleziona un poco! Curiosità, è presente un banner pubblicitario segno che il profilo è stato creato gratuitamente, un po’ come hanno fatto la più parte dei friends adolescenti di Obama. Identificazione con l’elettorato: brat rats che non voteranno ma romperanno le scatole in casa in suo favore. Forse.
  • Youtube: oltre 10milioni le views del canale al cui interno sono presenti  oltre 400 video di ogni taglio: interviste, discorsi, commenti dei sostenitori e, infine, messaggi ad hoc agli elettori. Le views dei singoli video vanno da poche centinaia a svariate migliaia. Rincorsa della nicchia, di ogni singola nicchia anzi, a coprire l’eventuale parabola della long tail. Qui il profilo è ufficiale, a pagamento e ben organizzato. Evidentemente, Obama punta molto su questo mezzo a complemento della enorme copertura mediatica di cui gode. 
  • Linkedin: l’obiettivo è quello di accreditarsi come persona affidabile, vista la scarsa esperienza di cui gode: un profilo completo delle sue esperienze, un gruppo per sostenerlo, l’add assicurato dovrebbero permettere al nostro di raggiungere un target ampio e di buon livello, adulto e avviato. Purtroppo non è disponibile il numero delle sue connessioni: il profilo mostra un inutile 500+. E’ interessante cmq che Obama, o chi per lui, abbia postato una domanda sulla politica sulle piccole medie imprese che dovrebbe seguire, ricevendo poco più di 1400 risposte.
  • Twitter: poco meno di 7000 followers e 7000 following. Barack è un uomo cui piace ricambiare la cortesia di seguire i propri followers. Al 9 gennaio gli update sono finora 56: potrebbe essere davvero lui a cinguettare, spero che a novembre canti anche. I suoi twit cmq sono segnalazioni di pubblici dibattiti e apparizioni. 
  • Su Facebook, il discorso si fa complesso. Troviamo non solo il profilo ma anche la pagina dei gruppi, di sostegno e  addirittura 2 applicazioni. Bisogna capire quanio di questi strumenti siano ufficiali. Certamente i numeri sono enormi: oltre 200mila supporter sul profilo ufficiale. Più impressionante è il numero dei gruppi a lui dedicati, oltre 500. La capacità enorme di Facebook di creare legami, oltre che dipendenza, si combina perfettamente con la necessità per Obama di creare enodorsement e uno zoccolo duro con un elettorato giovane. Di che tipo non si sa. Sicuramente, data la qualità della piattaforma di alto profilo e istruito.
    Ci sono anche delle applicazioni che tuttavia non hanno successo, visto il bassissimo numero di aderenti.

A corredo dell’operazione sui social network vengono forniti anche codici per inserire dei banner di sostegno nei profili o nei blog (come quello di sopra). 

L’epoca di Howard Dean sembra il mesozoico, invece era solo 4 anni fa. Chiaro i tempi non erano maturi però fa una certa impressione l’enorme scalino tra le due campagne.  

A causa della globalità della rete, il punto debole di queste cifre è separare il dato americano dal resto del mondo. Effettivamente – e questo post ne è una prova – noi Europei siamo molto attenti a quello che succede negli States, diamo il nostro sostegno dimenticandoci un particolare importante: non votiamo. Anche se, parafrasando una battuta di Eco, visto che gli US governano il mondo, perché non possiamo votare Barak anche noi?

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Dic 24 2007

Top applicazioni e gruppi su Facebook

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Come ogni fine anno, è il momento di dedicare un po’ di tempo alle classifiche. Difficile non essere d’accordo sul fatto che questo è stato l’anno di facebook, la piattaforma di Social Network nata tra i banchi universitari.
Nella più personale delle interpretazioni, segnalo quelli che secondo me sono i gruppi e le applicazioni più belle su questa piattaforma.

Gruppi

  1. My Friends Are Getting Married. I’m Just Getting Drunk
  2. you know you are from des when (NDR il DES è il mio corso di laurea)
  3. Please take my phone away when I start drinkin
  4. Alcohol Improves my Foreign Language!

Applicazioni

  1. Addicted to OC: una battuta di Seth
  2. Addicted to Calvin e Hobbes: un aforisma di Calvin+Hobbes
  3. Political Compass: un test per capire da che parte stai e soprattutto scoprire da che parte stanno i tuoi amici
  4. What kind of drunk are you? Simpatico test per capire il tipo di ubriacatura che più ti rispecchia

Insomma, test e applicazioni apparentemente inutili con la caratteristica non indifferente che creano legami, instabili e trasversali, labili e diffusi. Apllicazioni e gruppi sono la prossima frontiera del marketing on line, legato ad una dichiarazione di morte e un’altra di resurrezione un giorno sì e uno no.
Molti di questi gruppi e applicazioni sono molto diffusi (perlomeno tra i mie contatti): vero, l’alcohol è un “fludificante della socialità” (cit.) ma ogni volta che mi arriva un’invitation così scherzosa, non riesco a dire di no, come alla prossima birra del resto.
Qual è il motivo di tale successo di questi gruppi e applicazioni? Cheers!

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Dic 20 2007

La tua saliva e la mia: scientific match

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Catene sequenziali di acidi nucleici mi parlano di te (Perfezione, Subsonica)

Sono le prime parole che mi sono venute in mente quando ho letto questa notizia. L’idea, tra il serio e il faceto, tra la boutade e business (adoro i chiasmi ben riusciti, pseudo cit.), prevede l’invio di saliva su un tamponcino very CSI, l’analisi del DNA presente – di qui la citazione di cui sopra – e la comparazione dei campioni per trovare l’annnema gemmmella.
Da queste parti ci si crede poco a queste soluzioni, anche qualora fossero vere, forse perché la vera perfezione sta proprio nel non trovarsi affatto o nel trovarsi per caso?

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Dic 20 2007

Facebook si allarga

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Si stava giusto smanettando su Facebook ieri sera quando, scorrendo gli amici del mio amico, ho notato qualcosa di diverso. Non c’erano i soliti quadratozzi con le loro foto ma delle foto che, se passate sopra con il mouse, si allargavano. Non parliamo solo di un mero effetto grafico, peraltro per chi legge era preferibile quello precedente per motivi di affaticamento della vista. Si tratta di una funzionalità che permette una migliore organizazione dei propri contatti secondo liste di amici, caratteristica la cui mancanza aveva fatto la fortuna di applicazioni tipo “top friends list” et sim.
Come fa notare Mashable, purtroppo manca ancora una funzione personalizzata dei livelli di Privacy che vada ben oltre il “limited profile”: chi vuol far vedere al capo, presente tra i contatti, le foto del pranzo aziendale di natale ma non quelle dei bagordi con gli amici? D’altra parte, proprio su questo genere di tematiche il blog di Facebook ha dichiarato che lavoreranno per il 2008.

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Nov 09 2007

Rivoluzione fallita

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Pare che la rivoluzione dell’advertising (Facebook 3.0) possa fallire per un cavillo legale. Non sono un cultore della materia ma, paradossalmente, l’idea che una legge di 100 anni fa dello Stato di New York ponga uno stop, seppur temporaneo e certamente superabile con qualche altro contro cavillo, a questa economia dell’hype (vd. enrico) mi inquieta amabilmente.

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Nov 08 2007

La fine delle mail

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Gaspar ne esce, qualcuno ne abusa. Si parla di facebook, ovviamente.

Quotando chi ha commentato al post di Gaspar, però, è anche vero che questi servizi hanno costi certi e nessun ricavo oltre alla pubblicità, oltre ad essere ben visti dalla più parte degli utenti. Per ora reagisco con “ignore” come, citando giovy, faccio già per la grande G. a parte i vampiri che trovo divertenti (diciamo).
Facebook l’ho evitato per molto, per sovraccarico da social network, poi piano piano l’ho scoperto e l’ho trovato veramente utile.
Anzi, potrei ben presto abbandonare la posta elettronica ed utilizzare facebook per i miei contatti amicali (nn ricordo dove l’ho letta, possibilmente segnalatemela).

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Ott 23 2007

Please add me, I hate you

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Poche storie, tutti conoscono Facebook, il social network più à la page del momento che si sta delineando come quello definitivo, insieme a linkedin e myspace. Un paio di anni fa, era talmente affollato il mercato (orkut, hi5, bebo, smallworld etc) che erano sorti anche network situazionisti come isolatr (dàte un’occhiata anche al suo Instant Messaging, è spettacolo).

Finalmente – se ne sentiva proprio la mancanza – è arrivato un altro SN il cui nome è Hatebook dove tenere il database delle persone non amate. Si tratta chiaramente dell’ennesima boutade, intelligente tuttavia.

Pensandoci bene è indicativo di come i Social Network siano spesso improntati al volemose bene, tutti amici, tutti connessi, al “che vuoi che sia? un’invitation non si nega a nessuno” ma magari al tipo del palazzo di fianco, dopo quello che mi ha combinato e la sua quotidiana maleducazione, gli rifiuto quella di linkedin oppure gli giro un’invitation su hatebook.

(via Sid05)

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