Nuovo episodio all’Art Institute di Chicago, appena rinnovato con l’apertura della nuova ala - meravigliosa - su disegno di Renzo Piano.
Di nuovo, l’ignioranza regna sovrana, fortunatamente e’ tutto molto faceto e pieno di ilarita’, si fa per dire. Come al solito, la qualita’ fa schifo ma c’era la guardia che squadrava, turisti stupiti e inquietanti individui dei quadri che si giravano.
Avvertenza: post da leggere solo dopo aver mangiato e se si ha in programma una puntatina su Chicago.
Andare negli Stati Uniti, soprattutto se Europei e della bio-bourgeosie, significa confrontarsi con una dieta fortemente proteica. D’altra parte, quando sei a Roma, ti comporti da romano. (e se sei a Lecco? Non e’ lo stesso perche’ Roma cmq non e’ stata costruita in un giorno, obviously).
Cosi’, tra guide per turisti e riviste locali per indigeni, da queste parti si e’ andati alla ricerca dell’hamburger perfetto: il delicato risultato di un equilibrio tra morbido pane, carne per cotta all’esterno, al sangue dentro, bacon croccante ma non bruciato, cheddar stagionato sciolto, salse che legano i diversi ingredienti.
Avete presente quando succede qualcosa nella propria vita e sapete che nulla sara’ piu’ come prima? Da oggi, da queste parti si puo’ dire di aver superato il tipping point degli hamburger - e delle patatine - e che ogni hamburger non sara’ piu’ lo stesso dopo aver provato quello di DMK Burger.
Come si puo’ vedere dai video, mangiare qui e’ un’esperienza mistica: hamburger perfetto, cornice molto carina, patatine fritte al parmesan, pepe nero e crema di tartufo, birra europea. Infine, c’e’ stato un dono - anzi, love, come scritto sullo scontrino - della casa: un affogato al cappuccio con crunchie dentro.
Il servizio e’ molto americano: solerte, veloce, disponibile, puo’ risultare a volte invadente ma lo si apprezza molto, soprattutto se ti e’ stata assegnata la piu’ graziosa cameriera ever, Christiane (la si puo’ mirare nei video), coadiuvata dall’ottima caposala Marina. La cura del cliente negli US e’ impareggiabile, anche al netto della mia Europeness, rispetto a realta’ come Francia o Italia dove e’ quasi il cliente a dover ringraziare per esser andato nel loro locale e non il contrario.
Abituati a questo genere di servizio, noi europei in US siamo portati alla sagra di farsi quelle cose a vicenda in Pulp fiction.
Chiaramente, nel piu’ puro stile dello scriba, si e’ attaccato bottone con i gestori: hanno aperto da poche settimane e stanno registrando un ottimo successo, anche grazie all’articolo su Timeout, al twitter e alla galleria di foto da scoprire.
Sdraiato su una spiaggia, al sole e al vento, a piedi nudi nella sabbia, da queste parti si e’ fatto un video dalla spiaggia, forse ne seguiranno altri o forse no. In ogni caso si fanno esperimenti e - con il tempo, costanza e (auto)critica - si migliorera’.
Pitchfork pubblica la sua personale top 50: alcuni sono di gran fattura, altri erano totalmente sconosciuti.
Sono presenti, ovviamente, Gondry e Jonze, i Röyksopp, un video allucinante di Gnarls Barkley. L’amata Feist si trova - scherzo del destino - al 5° posto con 1-2-3-4.
Perplessità sulle prime posizioni, a parte quella poesia che è since I left you degli Avalanches. D’altra parte, stiamo parlando di Pitchfork.
Venerdì, tempo di spensieratezza e divertimenti dopo una stressante settimana. Da queste parti si ha un vero amore per gli australiani come i Cut o i Midnight: i Presets, in particolare, godono di una certa stima, in parte dissattesa dal loro ultimo singolo “If I Know you”.
Fortunatamente, Heartbreak ci mette una pezza, nn all’ascella, e rilascia un remix con i contromazzi. In ogni caso, il video, che da queste parti ricorda tanto flashdance, è dappaura. Ci si vede l’ 8aprile a Chicago?
(via hypem)
E’ interessante notare come non solo le grandi multinazionali come Bacardi ma anche le media company startup utilizzino il veicolo della musica per far brand awareness, far leva sugli utenti e creare con questi un legame emotivo.
Anche Babelgum si muove sempre più nel territorio della musica: recentemente si è concluso un concorso di videoclip indipendenti con una giuria presieduta dall’amato Michel Gondry. Ha vinto il video di Quio, un’artista (?) berlinese. Il video è molto carino, la canzone invece fa un po’ schifo ma tant’è: alla cantante basta fare l’artista.
Babelgum ha altre esclusive sui Franz Ferdinand: tutte belle cose, gli unici crucci sono che non siano embeddabili sui blog e che si debba installare il player babelgum, in ogni caso un piccolo pegno per dei contenuti di qualità.
Qualcuno diceva che se gli U.S. governan il mondo, allora a noi tutti dovrebbe essere data la possibilità di votare per il loro presidente.
In attesa di ciò, ecco un video che spiega il loro meccanismo. Il sistema non sarà la perfezione ma se ha dato buoni risultati per oltre 200 anni, qualche pro ce l’avrà.
Peraltro, i video fatti in questo modo mi fanno impazzire. Grazie a Monty, ora so come vengono fatti.
Del video di Luciani quello che più mi preoccupa è una cosa che in pochi hanno notato. Luciani ad un certo punto dice “Oggi non parlo di Alessandro , parlo di Napoleone.”
Attendo con impazienza un’altra lezione sul condottiero macedone, la battaglia delle Termopili e la conquista di Roma, nel frattempo mi godo il gruppo su facebook.