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Lug 15 2008

E’ questione di cura

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Ho speso in due giorni più soldi in birra, circa 100 euro, che in spostamenti, 32 euro, tasse e spostamenti da/per aereoporto  compresi. Ah, ero in Germania, dove come al solito ho potuto constatare dalle piccole cose fondamentali (birra a 2,80, felafel a 2,50, locali che chiudono alle 8 del mattino) che quello è un paese civile dove sanno come divertirsi. Certo il nostro è un paese dove il bello, pure nella capitale del male, domina e molte cose portano al desiderio di stare.
Ma l’uomo è un animale sociale e preferisce spesso stabilirsi dove trova le componenti fondamentali per stare bene. Non importa dove, né quando, bensì cosa, ovvero: la soluzione ad ogni problema (birra), locali, buona educazione. In una parola un’espressione che da queste parti si usa per far colpo sulle francesine: socialità diffusa.

Insomma ancora una volta, forse più che la Danimarca, la Germania è il paese dove più mi piacerebbe emigrare. Se fossi latitante, sottoqualificato, pregiudicato e un pochino disperato. Proprio come un tipo * incontrato accendendo una sigaretta. Quarantina, emigrato quando ne aveva 15 e con alcune espressioni così desuete.

” Sì, quella tipa aveva il marchese”.

Faccia dubbiosa della spedizione.

“Ma in che senso?”

“Mi stai prendendo in giro?”

La parte migliore qual’è dunque? Forse sono proprio le parole scambiate per caso, più degli sguardi, delle gambettine o del felafel fatto a regola d’arte.

La parte migliore è riscoprire che essere italiani è sì spesso prerogativa dei mondiali o di eventi sportivi di dubbia rilevanza (già, le olimpiadi) ma a volte arriva con uno stupore breve e così vivo. Come una sigaretta scambiata per caso e un enorme senso di fratellanza dato dalla lingua e dalle espressioni che nessuno più usa, o forse più semplicemnte l’idea di trovare genialità in poco?
Insomma, tanto per smentirmi, dopo gli US, Germania come prossima mèta. E voi? Anche solo per sognare? Dove?

*Senza enfasi, questo tipo era probabile indagato per omicidio.

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Giu 09 2008

I went to the pictures (and nobody understands me)

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Appunti sparsi da una lezione in classe e dal solito corso di igiene mentale semestrale.

“Every age suffers from its own prejudices” (Samuel Johnson)

“Qual è il comune denominatore nel mondo? War” (MP)

Cheron is like Charon and Chiron.

Gli amici ti diranno un sacco di cose e non capirai quale è il bene e quale il male.

Ironman è una figata e quando a sceglierlo è qualcun altro lo è ancor di più.

La partita di baseball pure lo è, forse più delle batting cages.

Hollister è il negozio della gioventù hitleriana, peccato che si siano confusi con il fascismo e scrivano 1922 sulle maglie.

L’americano è una lingua diversa da quella che tenti di parlare e, sometimes, di capire.

I ragazzi si stupiscono quando si dice che si è amici dalla high school.

Non si offendono quando gli ricordi che da quelle parti puoi comprare una pistola ma che non puoi fumare “within 15 feet”.

La paranoia, citando, ti salva dalle pseudorapine.

Differenze ce ne sono anche se alla fine Europa tutta la vita.

Poi pensi al Belpaese e ti viene un bel nervoso con quello squallore di Malpensa.

Il bicchiere d’acqua te lo portano di default. I clivage di confronto EU vs US si basano sulla matrice sciatteria e raffinatezza, dettagli adorabili e cafonate di fondo. E non sempre al vecchio continente si associa il buon gusto e la cura dei dettagli.

melvin

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