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Feb 13 2012

I desideri sono ambizioni: Clärchens Ballhaus

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Ci sono luoghi fantastici in giro per il mondo, basta esser curiosi e fortunati, due caratteristiche che, di grazia, non mancano da queste parti. Clärchens è uno di questi, un luogo a Berlino, in Auguststr, Mitte, davanti al quale sono passato spesso davanti incuriosito senza mai osare fare il passo decisivo. Paradossalmente, si hanno meno timori ad entrare da soli in un club piuttosto che in una balera. Perché è proprio di questo che si tratta.
Clärchens è uno di quei luoghi che le guide, tranne quelle redatte da persone fighe, non sempre citano. E così una domenica pomeriggio – complici il gelo, la chiusura di negozi e, soprattutto, l’ignoranza – la curiosità porta un gruppetto a sperimentare.
Il piano di sotto è una sala da thè con un palco e un dj: qui fanno la loro comparsa uno sparuto manipolo di radical chic – i miei amici ed io – da una parte e famiglie numerose dall’altra con un nutrito gruppo di persone agé. La musica è quella della DDR, pop ballabile crucco. E già qui vale la visita.
Al piano di sopra, invece, la vera meraviglia: la sala dei concerti, gli stucchi alle pareti con muri scrostati, specchi 3×4 ancora scheggiati delle ferite della guerra e, ad un lato dello spazio, un gruppo klezmer con clarinetto, fisarmonica, contrabbasso, xilofono, violini. Tutto dominato da un lampadario enorme in vetro e illuminato da candelabri accesi sparsi per la sala. In una parola, decadente, come lo ha definito l’amica che mi ha convinto a dare una chance a questo posto.

Con elementi di questo tipo possono capitare molte cose.

Che un gruppo italo-franco-tedesco si metta a ballare su un palchetto in cima a una scala dal quale si domina la sala. Pubblico in delirio, musicisti anche, gestore pure. Tranne il tecnico. Lui “Raus”.

Che i musicisti facciano spazio davanti a loro per permettere il ballo di sala.

Che si sia un po’ timidi e si resti per 5 minuti ai margini, senza riappropriarsi della scena. Finché non ci si guardi e si decida di trascinare il suddetto gruppo in mezzo alla sala con una frase stupida. “Oh-my-god, it’s fame” (più o meno alla loro maniera).

Le movenze erano quelle di Cats perché da queste parti il ballo e la teatralità sono essenziali.
Come i musicanti di Brema o il pifferaio di Hämmerlin – d’altra parte siamo in Crucconia – la carovana si muove con passo inesorabile verso il centro.
Con la coda dell’occhio, da queste parti si nota che una tipa guarda e quel che si pensa in quel preciso momento, è che non si è mai ballato con Madre e che “avrebbe fatto piacere farlo con lei piuttosto che ballare con queste ragazzette della mia età”. Così si prende la tipa e comincia la danza: avrà avuto 70 anni, per questo avevo pensato a mia matre.
Qualcuno potrà pensare che si tratti di un mero protocollo XXX, dove XXX è un caro amico che usa scientemente questa tattica: prendi la tipa più vecchia del locale, ballaci, tutte ti guarderanno con occhi migliori. Ma tant’è.
Il bello della Germania – di Berlino, anzi, che è ben diverso – è che la gente si prende decisamente molto meno sul serio. Si lavora seriamente, ci si devasta nel weekend e si lavora forse più duramente non solo con un senso di colpa da lunedì ma anche con un senso di stupore che a volte parte, come in questo caso, dalla coda dell’occhio.

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Nov 26 2009

Preparativi per il ringraziamento

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Nuovo episodio, questa volta da casa, tra i preparativi per il ringraziamento, biscotti della fortuna e l’avventura della spazzatura.

Special Guest: i temporary flatmates.

Va anche detto che il mattino seguente ci siamo persi la parata in programma ma tant’e’. La sera prima abbiam fatto bisboccia con Steve Angello e la gente simpatica dell’Illinois. Piu’ tardi si va a mangiare il tacchino e, perche’ no?, a tacchinare.

Prossimi episodi dal pranzo di thanksgiving e dalle strade commerciali di Chicago che domani vedrano una vera battaglia, dove uomini e donne si scontrano all’insegna dell’attivita’ piu’ amata dagli essere umani. Nel giorno che fa impazzire gli Stati Uniti e i suoi abitanti. Un giorno che comincia quando e’ ancora notte. Black friday.

Breakingzen, in modalita’ servizio pubblico, terra’ aggiornati gli utenti sui dati di spesa dei cittadini americani.

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Nov 25 2009

Come un pizzaiolo americano si e’ preso l’italianita’

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Una visita di almeno due settimane permette di vivere la citta’ secondo i ritmi dei suoi abitanti. Infatti, da queste parti si esce ogni sera alla ricerca dei visi sorridenti degli stessi.

Scherzi a parte, i tempi sono bui, grami e mesti anche qui ma perlomeno c’e poca tensione, cosa che purtroppo caratterizza i locali a supposta alta socialita’ dello stivale.

Si sono girati molti locali in questi giorni in Illinois. Tuttavia, anche qui c’e’ bisogno di staccare e ogni tanto sentire il calore di casa. La nostalgia dei miei temporary flatmate – i classici cervelli in fuga che han trovato casa alla Northwestern – ha una sorta di tradizione, comune peraltro a molte persone in Italia: domenica pizza.

Cosi’, si e’ andati a Spaccanapoliuna delle migliori pizze napoletane mai provate, anche per gli standard italiani.

La storia di questo locale e’ molto interessante perche’ tutto nasce dall’amore di Jonatan, il proprietario, per l’Italia che ha girato alla ricerca dei segreti dela pizza, fino ad arrivare a Napoli, dove e’ divntato ufficialmente pizzaiolo.

Si potrebbero pensare alle solite tovaglie a scacchi bianchi e rossi, ai suonatori di mandolino e alla mozzarella di Buffalo (nel senso della citta’). Invece, l’arredamento e’ moderno, sobrio ma non freddo. Due enormi ritratti che dominano la sala e foto moderne della citta’ rendono il posto estremamente accogliente e italiano nel senso piu’ generoso del termine.

Parallelamente, mi viene in mente una frase di Marco Mazzei: nel suo blog parlava di come le citta’ belle sono quelle che guardano al futuro. Ed e’ apparentemente paradossale che la municipalita’ di Chicago decida l’ampliamento della perla della citta’, l’Art institute, affidandosi proprio al tradizionale genio italiano, quello di Renzo Piano per la precisione. (non stiamo a far sottigliezze, qui ci sarebbe da aprire un’enorme parentesi ma lasciamo stare).

D’altra parte, c’e’ questo rinnovamento – questa volta dalla base – che fa leva sull’italianita’, ma non quella esibita e falsa, come spesso e’ sovente, bensi’ quella che scava nelle sue radici piu’ autentiche, radici che ahime’ in Italia, citando il cardinale, stanno dando al giorno d’oggi frutti indigesti.

Insomma, la morale – perche’ in tutto c’e’ sempre una morale e le morali nei discorsi faceti sono sempre quelle piu’ amare – e’ che a furia di concentrarci sull’ombelico dalle nostre parti e di adagiarsi su un illustre passato si perde il principale asset del paese, il primato dell’italianita’, sopraffatto nel suo paese d’origine dal falso mito della creativita’ a tutti i costi, dell’inopportunita’ della progettualita’ e che tutto possa essere immutabile.

E il piatto di un pizzaiolo di Chicago non e’ piu’ una semplice portata in tavola ma diventa l’ennesima pizza in faccia ad un Paese in declino.

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Nov 25 2009

Nightlife in Chicago

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Quasi due settimane con i nazi dell’Illinois (grazie per la citazione, Alberto) durante le quali si e’ girato un bel po’ di posti.

  • Martini Park: club di cougar veraci e brasiliani arditi, cover band e orribile selezione di musica pop americana
  • Crobar: discoteca verace molto simile agli amati Magazzini. House techno ballabile
  • Lux Bar: molto grazioso per un preserata con il classico barista guru americano ciarliero e di compagnia
  • Y Bar: un posto imbarazzante nella migliore accezione possibile. Premio 2009
  • Crescendo: un posto da 5-to-4ers, piuttosto noioso e con musica oscena
  • Angels and Kings: ottimo lunedi’ prima di andare al…
  • …Boom boom room@Green Dolphin Street: serata molto Chicago style con pubblico variegato

Con i ragazzi si e’ fatta anche una puntatina al Congress Center per un concerto spettacolare di Deadmau5, anticipato dai Ghostland Observatory.La cosa che piu’ e’ piaciuta da queste parti e’ che il dj set e’ stato fatto in quella che e’ a tutti gli effetti una sala per concerti, cosa che raramente capita di vedere allo scriba. Insomma, tanta gente, ottima compagnia e atmosfera pauer.

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Nov 23 2009

Quattro croste al museo

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Nuovo episodio all’Art Institute di Chicago, appena rinnovato con l’apertura della nuova ala – meravigliosa –  su disegno di Renzo Piano.
Di nuovo, l’ignioranza regna sovrana, fortunatamente e’ tutto molto faceto e pieno di ilarita’, si fa per dire. Come al solito, la qualita’ fa schifo ma c’era la guardia che squadrava, turisti stupiti e inquietanti individui dei quadri che si giravano.

E’ previsto un altro video per il prossimo giovedi’ di thanksgiving, quando il museo sara’ di nuovo gratuito e si popolera’ di strani personaggi moralmente dinisibiniti, spizza-spizza addicted e intenti a cercare il delicato equilibrio tra lust e perfection.

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Nov 19 2009

Saltare lo squalo degli hamburger: DMK burger

Published by under io,vita reale

Avvertenza: post da leggere solo dopo aver mangiato e se si ha in programma una puntatina su Chicago.

Andare negli Stati Uniti, soprattutto se Europei e della bio-bourgeosie, significa confrontarsi con una dieta fortemente proteica. D’altra parte, quando sei a Roma, ti comporti da romano. (e se sei a Lecco? Non e’ lo stesso perche’ Roma cmq non e’ stata costruita in un giorno, obviously).

Cosi’, tra guide per turisti e riviste locali per indigeni, da queste parti si e’ andati alla ricerca dell’hamburger perfetto: il delicato risultato di un equilibrio tra morbido pane, carne per cotta all’esterno, al sangue dentro, bacon croccante ma non bruciato, cheddar stagionato sciolto, salse che legano i diversi ingredienti.

Avete presente quando succede qualcosa nella propria vita e sapete che nulla sara’ piu’ come prima? Da oggi, da queste parti si puo’ dire di aver superato il tipping point degli hamburger – e delle patatine – e che ogni hamburger non sara’ piu’ lo stesso dopo aver provato quello di DMK Burger.

Come si puo’ vedere dai video, mangiare qui e’ un’esperienza mistica: hamburger perfetto, cornice molto carina, patatine fritte al parmesan, pepe nero e crema di tartufo, birra europea. Infine, c’e’ stato un dono – anzi, love, come scritto sullo scontrino – della casa: un affogato al cappuccio con crunchie dentro.

Il servizio e’ molto americano: solerte, veloce, disponibile, puo’ risultare a volte invadente ma lo si apprezza molto, soprattutto se ti e’ stata assegnata la piu’ graziosa cameriera ever, Christiane (la si puo’ mirare nei video), coadiuvata dall’ottima caposala Marina. La cura del cliente negli US e’ impareggiabile, anche al netto della mia Europeness, rispetto a realta’ come Francia o Italia dove e’ quasi il cliente a dover  ringraziare per esser andato nel loro locale e non il contrario.

Abituati a questo genere di servizio, noi europei in US siamo portati alla sagra di farsi quelle cose a vicenda in Pulp fiction.

Chiaramente, nel piu’ puro stile dello scriba, si e’ attaccato bottone con i gestori: hanno aperto da poche settimane e stanno registrando un ottimo successo, anche grazie all’articolo su Timeout, al twitter e alla galleria di foto da scoprire.

Best Chicago hamburger ever



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Nov 18 2009

Vivere con il fuso: bella figura, facezie e video

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Da queste parti si adora la sensazione del vivere la lontananza sfasati rispetto al momento in cui la piu’ parte dei propri contatti vivono. I primi giorni e’ stato difficile per via del jet lag, poi il prestigio e la meraviglia: andare a letto quando gli altri si svegliano, pranzare alla fine della giornata altrui di lavoro, cenare nel sonno profondo dei propri amici, far colazione nella pausa pranzo degli ex colleghi.
Una strana sensazione di liberta’ e di tranquillita’.  Sette ore sono un attimo ma sono un abisso. Come un abisso, a volte, puo’ essere la differenza tra i diversi costumi che separano Americani ed Europei. In questa breve esperienza in Illinois, come gia’ si e’ accennato su Facebook, si ha avuto la possibilita’ di incontrare persone sul territorio. Tra i recenti incontri – di quelli ovviamente pubblicabili – ce ne sono stati due che mi hanno particoalrmente colpito che peraltro meriteranno un post a parte.

Il primo e’ stata la cena con un professore del mio temporary flatmate. In Italia e’ particolarmente sentito il concetto della bella figura con i parenti, gli amici, i genitori, i colleghi. Cosi’ spesso si fanno matrimoni particolarmente fastosi perche’ e’ l’ambiente che lo richiede e se non sono presenti almeno 200 invitati ne viene meno il buon nome della famiglia. Ma c’e’ anche l’auto di rappresentanza oppure iscriversi a una determinata palestra o frequentare un certo master. Spesso, sono questioni di mera apparenza, altre invece sono questioni piu’ genuine, come appunto una occasione di convivialita’ con il proprio mentore. Da queste parti piacciono queste manifestazioni: il lavoro e’ una parte importante della propria vita, e’ quello che ti permette di stare lontano dai propri affetti e, in questo mondo, di farli funzionare. Soprattutto ancor piu’ importante e’ quando si fa entrare l’attivita’ professionale nella propria sfera degli affetti.

Cosi’, venerdi’ sera viene qui a cena, con l’ottima moglie, il professore di uno dei ragazzi che ospitano lo scriba. La cena prevede portate italiane: prosciutto crudo e cotto, lasagne alla maniera di Reggio Emilia, tiramisu, ribattezzato per l’occasione pick me up. La conversazione risulta essere quella tipica americana fatta di small talk e curiosita’. I due ospiti sono molto giovali e aperti, curiosi e gran conoscitori anche della provincia piu’ remota italiana. Non si fanno nomi per non generare discussioni.

Il punto e’ il seguente. Da queste parti si e’ avuta, di grazia, un’educazione molto rigida quanto a stare a tavola: posizione eretta, nessuna parola mentre si mastica, nessun gomito sul tavolo ne’ tantomeno mano inattiva sotto (tantomeno una mano attiva). Proprio quest’ultima e’ quella che i un incontro che ruota intorno all’Atlantico puo’ porre dei problemi. Da questa parte dell’Atlantico, infatti, il galateo prevede che la mano inattiva non venga appoggiata sul tavolo e resti bensi’ sulla gamba. Quindi, la situazione era questa: due signori di mezz’eta’ del buon ceto riflessivo americano con la mano sotto il tavolo, tre ragazzi italiani di buona famiglia con una mano, la sinistra, sopra il tavolo. Un gioco di contrapposizioni.

Un altro episodio e’ piu’ recente: e’ lunedi’ sera e si decide di andare ad una serata di house Chicago style. La compagnia, gia’ di per se’ ottima, si impreziosice di un ragazzo italiano di 26 anni e di suoi 3 amici locali. Questo ragazzo, Davide, vive qui da ormai 12 anni: i suoi decidono di trasferirsi dall’Italia con il figlio adolescente. Il ragazzo e’ perfettamente bilingue, capace anche di fare freestyle e, dalle poche parole scambiate, si vede che e’ uno sveglio. Il classico esempio di integrazione e di come sia possibile passare da un costume ad un altro, anche – e’ probabile – a tavola.

Le serate sono poi piacevolmente volate con le varie missioni compiute: il mio temporary flatmate ha fatto bella figura, Davide si e’ fatto una.

Di seguito altro episodio con i dettagli dello scalo a Londra, questa volta dalla ruota panoramica di Chicago: da queste parti si adora fare i turisti, non c’e’ niente di male. In ogni caso, ancora in fase sperimentazione, piuttosto rincoglioniti, fuori fase e con problemi di fuso.

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Nov 16 2009

2nd video in Chicago

Published by under io,vita reale

Altre prove tecniche con bagno nel lago e recensioni veloci delle proprie letture con dedica speciale al proprio mentore, superfuffa.

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Nov 15 2009

1st Day in Chicago

Published by under io,vita reale

Sdraiato su una spiaggia, al sole e al vento, a piedi nudi nella sabbia, da queste parti si e’ fatto un video dalla spiaggia, forse ne seguiranno altri o forse no. In ogni caso si fanno esperimenti e – con il tempo, costanza e (auto)critica – si migliorera’.

Senza troppe parole, eccolo:

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Nov 09 2009

Prossimi passi: US e LeWeb

Domani mattina partenza per un breve giro negli States. Da queste parti ci si aspettano le solite meravigliose sorprese dettate da uno dei pochi princìpi guida, la serendipity.

L’altra volta è stato intenso, pur breve, l’ideale per un assaggino di cheesecake.  Tra le immagini che rimarranno ci saranno i Cubs vincenti – cosa assai rara – il sorriso delle persone e la luce rapida di Chicago tra i grattacieli del loop ma anche a North Michigan av.

Quest’anno si è preso gusto e quindi i giorni sono diventati 28, fino al 6 dicembre, con una tappa New York da un’amica e una deviazione all’ultimo in luogo da decidersi.

Il ritorno è su Paris il 7 dicembre dove si ricomincia con la professione, diciamo così: si va lì per assistere a LeWeb e per costruire e riprendere i contatti del lavoro precedente all’ultima esperienza, lavoro dove grazie ai miei ex colleghi ho lasciato un buon ricordo, anche tra gli addetti.

Dopo l’avventura, persa, dell’ultimo anno si è abbastanza restii a rischiare. Come dicono nei Balcani, quando ci si scotta con acqua calda, anche lo yoghurt fa paura. Quindi, si va a Paris con uno spirito eccitato ma controllato, riflessivo ma anche un po’ sfrontato se si vuole fare una buona copertura dell’evento, come vorrei. Qualcuno in proposito ha da suggerire qualche domanda per LeWeb?
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Nov 03 2009

Preparazione per LeWeb

Da queste parti c’è grande eccitazione per le prossime settimane: partenza per gli States (l’amata Chicago e New York) e ritorno su Paris per LeWeb.

Come già accennato, ci si è riusciti a farsi accreditare come blogger ufficiali, per commentare live i dibattiti, ad esempio da friendfeed.

Grazie a una botta, questa qualifica di ufficialità dà la possibilità di entrare gratis. Altrimenti, la spesa non sarebbe stata affrontabile e fortunatamente, peraltro, si può contare sull’ospitalità parigina del collettivo rue monge.

Sto insomma tentando di organizzare questo mese di trasferta, considerando che al ritorno, a meno dell’ipotesi B, ci si dovrà trovare un lavoro.

Mi piacerebbe trovare un po’ di domande da fare al panel e, perché no?, coinvolgere i pochi lettori di questo blog.

LeWeb'09 - Register Now

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Lug 15 2008

E’ questione di cura

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Ho speso in due giorni più soldi in birra, circa 100 euro, che in spostamenti, 32 euro, tasse e spostamenti da/per aereoporto  compresi. Ah, ero in Germania, dove come al solito ho potuto constatare dalle piccole cose fondamentali (birra a 2,80, felafel a 2,50, locali che chiudono alle 8 del mattino) che quello è un paese civile dove sanno come divertirsi. Certo il nostro è un paese dove il bello, pure nella capitale del male, domina e molte cose portano al desiderio di stare.
Ma l’uomo è un animale sociale e preferisce spesso stabilirsi dove trova le componenti fondamentali per stare bene. Non importa dove, né quando, bensì cosa, ovvero: la soluzione ad ogni problema (birra), locali, buona educazione. In una parola un’espressione che da queste parti si usa per far colpo sulle francesine: socialità diffusa.

Insomma ancora una volta, forse più che la Danimarca, la Germania è il paese dove più mi piacerebbe emigrare. Se fossi latitante, sottoqualificato, pregiudicato e un pochino disperato. Proprio come un tipo * incontrato accendendo una sigaretta. Quarantina, emigrato quando ne aveva 15 e con alcune espressioni così desuete.

” Sì, quella tipa aveva il marchese”.

Faccia dubbiosa della spedizione.

“Ma in che senso?”

“Mi stai prendendo in giro?”

La parte migliore qual’è dunque? Forse sono proprio le parole scambiate per caso, più degli sguardi, delle gambettine o del felafel fatto a regola d’arte.

La parte migliore è riscoprire che essere italiani è sì spesso prerogativa dei mondiali o di eventi sportivi di dubbia rilevanza (già, le olimpiadi) ma a volte arriva con uno stupore breve e così vivo. Come una sigaretta scambiata per caso e un enorme senso di fratellanza dato dalla lingua e dalle espressioni che nessuno più usa, o forse più semplicemnte l’idea di trovare genialità in poco?
Insomma, tanto per smentirmi, dopo gli US, Germania come prossima mèta. E voi? Anche solo per sognare? Dove?

*Senza enfasi, questo tipo era probabile indagato per omicidio.

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