Domani mattina partenza per un breve giro negli States. Da queste parti ci si aspettano le solite meravigliose sorprese dettate da uno dei pochi princìpi guida, la serendipity.
L’altra volta è stato intenso, pur breve, l’ideale per un assaggino di cheesecake. Tra le immagini che rimarranno ci saranno i Cubs vincenti - cosa assai rara - il sorriso delle persone e la luce rapida di Chicago tra i grattacieli del loop ma anche a North Michigan av.
Quest’anno si è preso gusto e quindi i giorni sono diventati 28, fino al 6 dicembre, con una tappa New York da un’amica e una deviazione all’ultimo in luogo da decidersi.
Il ritorno è su Paris il 7 dicembre dove si ricomincia con la professione, diciamo così: si va lì per assistere a LeWeb e per costruire e riprendere i contatti del lavoro precedente all’ultima esperienza, lavoro dove grazie ai miei ex colleghi ho lasciato un buon ricordo, anche tra gli addetti.
Dopo l’avventura, persa, dell’ultimo anno si è abbastanza restii a rischiare. Come dicono nei Balcani, quando ci si scotta con acqua calda, anche lo yoghurt fa paura. Quindi, si va a Paris con uno spirito eccitato ma controllato, riflessivo ma anche un po’ sfrontato se si vuole fare una buona copertura dell’evento, come vorrei. Qualcuno in proposito ha da suggerire qualche domanda perLeWeb?
Oggi pomeriggio si è finito un ciclo di lezioni di marketing presso un master: ragazzi bravi, carini e sorridenti. Ora ci si può dedicare ad impicci burocratici riguardo casa e altre quisquilie.
Quello che arriva si preannuncia un mese duro e ricco di sorprese: quando non hai nulla da perdere, arriva il meglio.
In ogni caso, il solo appuntamento certo per le prossime settimane è Paris nei primi di dicembre.
Non si sa perché ma gira e rigira si è sempre lì. Sarà per gli amici e la straordinaria allure che mi lega a Lutetia?
Da queste parti, infatti, si è riusciti con un po’ di fortuna a ottenere un bel pass da official blogger per seguire LeWeb, insieme ad altri 4 compatrioti: Luca, Tiziano, Dario che ritrovo dopo qualche anno, e Stefano, il quarto, che non ho ancora avuto modo di conoscere.
Il panel è dappaura, gli incontri saranno interessanti e sarà l’occasione di allargare le proprie conoscenze professionali e umane: soprattutto, si potrà sperimentare nuove tecniche di copertura eventi attraverso l’uso di friendfeed per il live blogging e del blog stesso per discorsi più strutturati.
C’è qualche giorno per decidere la brevissima scheda biografica: son indeciso fra bof manager e il sempre valido fashion victim manager ma si accettano volentieri suggerimenti.
Per eventuali sconti, cè questo codice del 10%: BLOG09.
Grazie a Techcrunch UK, si ha potuto provare Mixcloud, una nuova piattaforma di musica che permette, lato produttore, di caricare show, DJ mixes e podcast e, lato utente, di scoprire facilmente nuovi contenuti: la definizione di Techcruch di youtube delle radio online mi sembra un po’ limitativa. Dentro c’è twitter e amazon, delicious e lastfm, raccomandazioni e following, e soprattutto tante playlist.
La mia impressione? E’ presto per fare previsioni, forse è l’ennessimo social network sulla musica, pur ben fatto, e mancherà la mission in fatto di podcast ma potrebbe diventare un bel repository per playlist di DJ.
Da lunedì aprirà al pubblico, non solo ai beta-testers: solo allora si potranno avere delle valutazioni oggettive.
Se vuoi un codice invito, fammi sapere, sempre che non siano già finiti visto che se n’è twittato in merito.
Nell’ultimo anno, Amazon Music e Rhapsody hanno registrato una crescita esponenziale senza tuttavia intaccare il monopolio di iTunes, percepito dai consumatori come il più completo ed economico. Eppure, iTunes ha poco da gioire: come tutti i monopolisti, è per certi versi bloccato e ha il rischio di dissipare il patrimonio che peraltro si è guadagnato meritatamente, inventandosi un nuovo mercato. Le altre due società nel frattempo hanno stretto accordi e lanciato mosse che li stanno aiutando ad aumentare la riconoscibilità.
Da queste parti, si ha una vera e propria ammirazione per come si sta muovendo Amazon, in particolare. Quello che sta facendo la creatura di Jeff Bezos è stringere una serie di accordi commerciali con alcuni social network come last fm o il fantastico the sixtyone, per generare leading verso lo store. C’è poi la gran comodità di non dover aprire un software residente come iTunes e l’assenza dei fastidiosi DRM o più in generale di restrizioni sul brano acquistato.
Anche iTunes lo sta facendo, in parte, ma non con la stessa convinzione. E’ la miopia del vincitore. Il monopolio è reso, infatti, profittevole dagli apparecchi fisici venduti: gli ipod generano traffico verso lo store. Per minare questo monopolio si dovrebbe rompere la filiera con nuovi device (i telefonini?), aspettare l’intervento dell’antitrust per il problema di fairplay, o più semplicemente augurare un miglioramento dei servizi per il consumatore da parte della concorrenza.
Bolla si interroga sulla scomparsa delle mail. Era un post che pensavo di scrivere da un po’ ma tant’è. Vi aggiungo una considerazione. Tanto tempo fa, Scoble diceva che le email sarebbero scomparse e che le comunicazioni sarebbero avvenute via twitter. Sul primo punto, perlomeno a livello di cazzeggio, ci ha azzeccato, solo che il sostituto è Facebook, non quella fuffa simpatica elitaria di twitter. La ragione, il punto è che facebook è molto più semplice per gli utenti rispetto alla mail. Fazzalibro è un medium basato sulla persona mentre la mail lo è, di fatto, su un codice alfanumerico che corrisponde ad una persona. E’ un passaggio in più ma fondamentale perché in esso ci si vede l’incertezza per cui la casella di posta del destinatario non sia, tra tante cose, più quella.
L’esigenza fondamentale è sapere che la comunicazione sia arrivata, che poi sia attraverso mail o social network, ha poca importanza.
Via alberto, arrivo all’ennesima mappa sulla diffusione dei social network nel mondo. Le considerazioni sui cambiamenti rispetto ad agosto 2008 confermano, come ce ne fosse bisogno, l’ascesa di Facebook, anche in Italia.
Facebook gains Albania from Hi-5
Facebook gains Austria from MySpace
Facebook gains Bahamas from Hi-5
Facebook gains Italy from MySpace
Facebook gains Libya from MySpace*
Facebook gains Madagascar from Skyrock
Facebook gains New Zealand from Bebo
Facebook gains Qatar from Orkut
Facebook gains Uruguay from Orkut
Peraltro, i dati di quest’ultimo social network, essendo a naso più veritieri, sono molto più vendibili rispetto a quelli di altri.
Facebook è diventata la regina delle piattaforme e, con la rapida popolarità che lo caratterizza, sorgono inconvenienti non di poco conto. Sulla falsariga di quanto scritto dall’ottimo - come al solito - Napo, ecco le 5 cose da non fare su Facebook:
1. Chiedere l’add alle ex (che ti hanno lasciato): ti fai solo del male a vedere le foto con il nuovo tipo. 2. Postare foto con il tuo partner o aggiornare il tuo status relationship: non vorrai rovinarti la piazza e, soprattutto, crearti la fama di ragazza allegra alla centesima foto con un ragazzo diverso? Ovviamente, questa regola si può non rispettare se l’obiettivo è proprio quello di liberarsi di pesi morti. 3. Permettere il tagging delle tue foto: nn vorrai mica che il tuo capo o i tuoi colleghi ti vedano con l’occhio sfattanza e quella parrucca bionda che ti piace portare? Elimina la possibilità per gli altri di vedere le foto in cui sei taggato. 4. Accettare request dagli sconosciuti, da chi hai intravisto pochi secondi o non vedi da 10 anni: l’unico rischio è che ti si accozzino e non ti smollino più quando ti beccano in chat. Ma [%&$*£*”%*&] se non ci siamo sentiti per anni e non siamo mai stati amici, perché mi chiedi l’add? Non è un dramma avere pochi contatti, meglio pochi ma buoni, suvvia. 5. Stare troppo tempo su Facebook: hey, quando Milano e la vita sono così eccitanti, è un peccato stare in casa!
Ovviamente, da queste parti, tutte queste regole sono state tutte infrante. Altri consigli?
Via mashable, leggo che i regali virtuali su Facebook genererebbero, secondo una stima, circa 35 milioni di dollari l’anno sull’intero fatturato di oltre 300 milioni. Leggendo il post, è interessante la metodologia di com’è stato valutato questo fenomeno. Sembra impossibile che ci siano persone disposte a spendere anche un solo dollaro per regalare un oggetto da esporre sul wall dell’amico.
E’ vera economia virtuale questa.
Chissà quali potrebbero essere i prossimi sviluppi.
In percentuale vince ancora MSN, ma quando stamattina ho visto su Facebook più utenti collegati di quanti ce ne fossero in termini assoluti su MSN, ho pensato che il cambiamento è proprio in atto.
Prima delle svaccanze il buon Guido ha buttato giù qualche riflessione su Twitter sull’onda di una discussione sul futuro che il servizio di microblogging potrebbe avere (vd Alessio e Luca).
Il tema, alla fine, è quello comune a molte startup con business plan dubbio, un’idea approssimativa e il convincimento che siano gli utenti a scovare, con i loro comportamenti, la monetizzazione dello strumento (cm rileva Luca), per poi vendere al gigante di turno.
In ogni caso, di primo acchito, alla precisa domanda di Guido, ho risposto che l’integrazione con MSN sarebbe stato l’ideale poi però mi sono incuriosito e sono andato a scovare i dati di utilizzo di questo strumento. Insomma, si parla forse di 2 milioni di utenti a livello mondiale*. Peraltro, la mia impressione è che di questi utenti una buona parte è commerciale, molto più di quanto parrebbe tra altri strumenti.
Lo strumento è simpatico e carino, ben fatto, semplice e usabile, ne faccio a volte uso, ma non è che è un filino sopravvalutato, oltre che essere ridondante rispetto ad altri strumenti ben più diffusi?
* Se non ricordo male MSN ne fa almeno 6, forse 12, solo in Italia, giusto per dare un ordine di grandezza.