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Mag 21 2012

Le PR come propensione al meglio

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(giusto due righe per tornare a scrivere sul blog)

Durante la settimana del mobile, o Desiiiign Week come dicono gli sfighetti, mi sono confrontato con un’amica francese, PR freelance a Parigi per la stampa tradizionale, sul ruolo delle Relazioni Pubbliche. Al di là di quello che viene scritto sui manuali della materia, lei ed io ci interrogavamo su quali fattori distinguessero il buon consulente da quello meno bravo (siamo generosi, va) e cosa fossero effettivamente le Relazioni Pubbliche: la discussione è finita in pochi minuti con chiari vincitori.

Avendo avuto dei bravissimi méntori (Marco Massarotto e Paolo Guadagni), alla fine della fiera, si è sempre lì: passione, etica e, soprattutto, propensione al valore aggiunto. Mentre i primi due sono banali (si veda anche il buon MCC sulla questione dell’acquisto fans), quest’ultimo fattore è quello più importante: spesso le notizie che ci viene richiesto di comunicare sono delle non-notizie. Il bravo PR dev’essere quello in grado di trovare la chiave giusta – per ogni persona contattata, giornalista o bloggerz che sia – e trovare quel quid che rende appetibile una notizia. Quest’attitudine non è una caratteristica meramente professionale: il valore aggiunto, la positività di ogni situazione e trovare il lato buono delle cose sono qualità che vanno bene in ogni ambito e devono essere proprie del bravo consulente di comunicazione.

Prendere il meglio della persona che adori o capire che ogni supposta tragedia è solo l’opportunità per fare meglio ricordandosi che a far le cose facili sono bravi tutti, sono le cose migliori che si possa imparare facendo relazioni pubbliche e che può tornare utile, sempre.

Insomma, un bravo PR – ed è ancor più bravo quello che dice ogni tanto di no, rischiando di perdere l’offerta – è secondo me anche una brava persona interessante. [pro domo mea mode off].

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Dic 31 2008

Edelman cartoon, Hugh, Stormhoek

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L’ottima Tatiana che, per motivi logistici, mi mette sempre fiato sul collo, ha appeso dietro la sua scrivania un manifesto di Hugh MacLeod sulle PR commissionatogli da Mr. Edelman Europe. Questo disegno è pieno di frasi intelligenti quanto argute e vere sul mondo delle PR: da “empowered customer, terrified executive” a “social media specialist hustling corporate dude for paid gigs“a “panic” e “human beings don’t scale“.

Da assumersi con molta autoironia e consigliato a chi si prende un po’ troppo sul serio quando parla di Social Media e magari fa anche peggio.

Peraltro, Hugh è colui che fece il bellissimo Microsoft Blue Monster e le bottiglie per la Stormhoek (blog ben fatto), la casa vinicola sudafricana che fu tra le prime a credere nel passaparola intelligente, operazione ripresa dal buon Tombolini in quella mitica Pesto ai blogger di qualche anno fa.

Nel blog di Hugh ci sono firme impensabili tra i commenti come quella di Blanchard, il mitico prof di macro sul cui libro hanno studiato innumerevoli generazioni, e infine ho letto con sommo interesse un post sulle PR, dove si dà un bella visione di quello che sono, dovrebbero essere, sono diventate.

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Dic 10 2008

Mad men è come il sesso, fatto bene

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Da queste parti c’è una vera passione per alcuni serial tv: lost, gossip girl, californication. Non ricordo dove l’ho letta questa (inkiostro?) ma alcuni serial sono un po’ come il sesso, sono belli durante ma dopo ti lasciano poco, mentre l’amore ti lascia qualcosa. [leva “qualcosa” se sei un disadattato]

Anyway, con Mad Men è sesso, fatto bene, e pure amore. Il massimo.
[mentre lost è il suo contrario, tanto amore ma troppo spesso l’atto è una palla; gossip girl è una relazione solo sesso mentre californication è quella tua amica con cui ti diverti ogni tanto e infatti le puntate durano solo 24 minuti]
Detto questo, quando qualche ora fa mi è stato detto della possibilità di incontrare Matthew Weiner, la prima reazione è stata, scimmiottando l’americano che da queste parti tira un casino: OMG!
Espressione seguita da un “noooooooooooo” perché purtroppo quella sera avrei un altro piacevole impegno, peraltro incerto per motivi di lavoro.
Comunque, l’occasione della social media press release inviatami da Ale è dovuta a:

  • L’incontro con lo sceneggiatore, giovedi 11 dicembre alle ore 20.30, al cinema Anteo in via Milazzo, 9 a Milano. L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti
  • L’inizio della seconda serie il 28 dicembre, che ho già visto e dunque posso dirlo: dapppaura
  • Un concorso “Roba da Mad Men” dal 12 dicembre di cui non volevo scrivere per poter esser uno dei pochi a partecipare

Bravissimi questi di Fox perché i premi del concorso sono stupendi proprio nello stile della serie: un Giradischi Brionvega, una Sedia design Verner Panton, Puff nero. Che palle i soliti iSomething.
Questa dei premi mi dà lo spunto per due pensieri. La parte più bella della serie, oltre ai briefing intorno a prodotti famosi o alle battute “su una piccola agenzia di chicago che si chiama Leo Burnett”, sono le ambientazioni della serie. Pochi mesi fa su dei blog (forse american today) e un D di Repubblica, c’era un servizio proprio sull’arredamento della serie. Una delle critiche maggiori che si faceva verteva proprio sulla mancanza di coordinamento e di uniformità nello stile di alcune case. Eppure, pensandoci bene, è proprio questo il punto di forza che rende la serie così vera: prodotti di stili diversi che si accavallano, sedie di Ms. van der Rohe o Thonet che si sommano a pezzi di cultura sub americana di pezzi robusti e di buona fattura. [e qui ci vuole una parentesi su quanto è bello il termine “fattura” in questo contesto perché dà l’idea del lavoro fatto bene e con amore]

Insomma, sono il tratto estetico,la cura per il particolare, l’attenzione e la contestualizzazione – la parola filologia quasi quasi ci starebbe proprio bene – che mi fanno amare questa serie e rimpiangere già da ora l’impossibilità di ascoltare Weiner giovedì.

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Dic 10 2008

Babelgum: un altro business è possibile

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Come chi sa chi mi conosce, il mercato dei media, dei contenuti, della distribuzione non solo peer2peer ma anche top-bottom mi fa strippare di brutto. Così, quando nel pomeriggio mi è arrivato un invito per saperne di più su Babelgum, nn ci ho pensato due volte, bensì 3 perché ho un casino di cose da fare.

Babelgum è una creatura che solo due anni fa, insieme al suo alter ego che nn citiamo, era nelle cronache quotidiane del mio circoletto di rss. Sembrava che dovesse spaccare il mondo e invece è andato un po’ sotto silenzio, sommerso da un nuovo hype. Misteri del buzz.

Eppure ha continuato a marciare alla ricerca di un modello di business compatibile con la sua funzione di distribuzione contenuti gratuiti via web, prima attraverso client, poi seguendo altre tecnologie, se ricordo bene (andrò a controllare).
Una di queste è stata annunciata stasera in un locale milanese, peraltro uno dei miei preferiti. Babelgum sbarca su mobile, via vodafone, con un’offerta interessante: se hai una flat dati chiamata vodafone pack, il traffico su babelgum non viene scalato dal proprio monte ore. L’utente ha così a disposizione gratis circa 40mila titoli, di massimo 5 minuti l’uno.

Ho provato a chiedere i termini dell’accordo, blindatissimo, nonostante Vodafone sia una società quotata, ma non c’è stato verso. Apparentemente la logica dietro questa iniziativa è del tipo 3w: win il consumatore che ha dei contenuti di qualità, win vodafone che fidelizza il cliente stesso, win babelgum che ha a disposizione 30 milioni di utenti. Insomma, Hume e la somma zero ci fanno una pippa.

A spiegare le posizioni di Babelgum, il bravo Nick Tacchi, che ringrazio per la disponibilità insieme all’ottima Catherine: il mktg manager è stato assolutamente esaustivo sulla tenuta tecnica della banda,  sulle prospettive che l’advertising può avere in questo ambito se e quando verrà introdotta la pubblicità, la profilazione dell’utente e su un mucchio di altre cose. Sembra che un nuovo business sia possibile. Certo c’è da vedere la tenuta rispetto ad altri broadcast ma il connubio contenuti e operatore mi sembra davvero una manna.

Insomma questo accordo, stretto in Italia su iPhone e in UK con una partnership su Nokia, sembra avere le carte giuste per far bene. Proprio su Nokia in UK, che ha lanciato in ottobre la sua offerta di flat subscription sulla musica, sarei curioso di capire come si legherà questo accordo dal punto di vista della revenue sharing.

Immaginiamo, ad esempio, che Babelgum trasmetta un video sull’n96 e di lì un link per scaricare il video. Acquisto di impulso del consumatore, chiaro, ma su quale store? E soprattutto chi decide quale store: il consumatore, babelgum, nokia o l’operatore? Seghe mentali di un markettaro.

Sarei curioso di sapere nei prossimi giorni se gli accordi sono di esclusività o meno (e l’alter ego che non citiamo?) perché la discriminazione tra due content provider sembra partita in modo surrettizio e in un contesto di oligopolio come quello delle telco gli sviluppi, anche legali, sembrano molteplici. Ma mi sto un po’ dilungando su un versante che faccio finta di conoscere.

A latere, si è infine sviluppata un’interessante discussione sulle PR con Marco, eccellente padrone di casa che mi dà del materiale su cui scrivere (siano benedetti i PR), Maurizio e Salvatore (sic?) di Ninja Marketing. Begli spunti, qualche critica, anche animata, visioni parzialmente diverse sulle PR ma anche la consapevolezza che in questo mestiere, così come nel resto della vita, ci vuole etica e non si smette mai di imparare.

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Dic 07 2008

Webank, il cliente ideale di cui diventare cliente

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[bozza di giugno, mai pubblicata]

Disclaimer: grosso conflitto di interesse per legami con l’agenzia, odio verso le banche e qualche liaison passata con webank stessa

Webank, con gli amici di Digital PR, ha organizzato settimana scorsa un incontro con alcuni blogger. Trattandosi di una banca online è strano che nn lo abbia fatto prima. Tuttavia, trovo straordinario che una banca (ripeto, una BANCA) si metta in gioco così come trovo molto bravi i ragazzi di Webank che, nonostante qualche scivolone passato, si sono affidati ai consigli di un’agenzia di PR per procedere. La disponibilità significa intelligenza.

Leggo che Stefano ha deciso di aprire un conto. Anch’io se la pigrizia me lo permette potrei fare lo stesso. Direi che questi di webank si sono già ripagati il costo dell’incontro. Altro che pubblicità stupide tipo Che banca...

[update, dicembre]

Per caso mi ritrovo all’aperitivo di Webank, organizzato sempre dai ragazzzi di Digital. Finalmente l’occasione di capire qualcosa in più sui meccanismi che regolano la banca:

  • wiki interno per la soluzione dei problemi del cliente
  • richiami telefonici al cliente stesso o al prospect per capire perché non si è fidato a completare il form con il 70% di persone che hanno aderito dopo aver parlato con il team della banca
  • l’AD della Banca che controllava lui stesso le mail a info
  • il costo dei servizi che aumentano ma, essendo efficenti, non vengono percepiti come onerosi dal cliente
  • le ipotesi di cannibalizzazione tra le diverse divisioni della banca, Webank è infatti controllata dalla gloriosa Banca Popolare di Milano.

Tutti questi sono stati temi che hanno trovato risposte sicure, convinte e coerenti.
Va bene il potere della relazione, quello per il quale se conosci qualcuno smusserai alcune critiche, ma, in Webank, una forma mentis al servizio del cliente sembra proprio esserci, a differenza di altre banche. E qui potrei partire con la mia esperienza con le banche come quella piccola di provincia, la banca agricola mantovana, inglobata dal colosso senese e rivelatasi una bufal, ma tant’è.

Se quelli di Webank si comportano bene come clienti, intendendo il ruolo dei consulenti come attivo e non come mero esecutore in outsourcing, allora come cliente posso aspettarmi molto da loro, pur nei grandi numeri.

Tutto troppo perfetto? Forse sì, vedremo dopo che avrò aperto un conto da loro. Per il momento, bravi!

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Lug 31 2008

Questo blog è de-iphonizzato

Il primo assunto delle PR, pare, è “parlatene come volete purché se ne parli”. Personalmente, darò tante mazzate al primo amico che si piglia un iphone (prima di me cmq).

Sarà che sono decisamente di parte ma proprio non sopporto l’hype che si è sviluppato attorno. Ci sono innumerevoli telefoni con più funzioni e meno blocchi. Pertanto non mi capacito che un geek, inteso come amante della tecnologia spinta dalle innumerevoli funzioni, ne faccia oggetto di adorazione.

L’unica cosa veramente buona – e nn è poco, chiaro – è l’usabilità, l’interfaccia a prova di utonto, le app (ma sono poi veramente necessarie?). Questo aiuterà l’internet mobile a sfondare presso il pubblico di massa.

La cosa paradossale è che su un apparecchio come questo, pieno di chiusure, restrizioni e limitazioni, si sta consumando un vero e proprio scontro (vd. Francesco Sacco) che potrebbe portare alla fine della neutralità della rete, unico volàno per lo sviluppo dell’economia digitale. Si rischia il paradosso per cui comprare iPhone diventerà un gesto quasi rivoluzionario, mannaggia.

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Dic 14 2007

Moltomedia: laboratorio di idee

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Come Digital, stiamo aiutando il team di Moltomedia per le pr. Moltomedia è il laboratorio virtuale di Mediaset per la realizzazione di un progetto crossmediale, in grado quindi di realizzare delle sinergie tra diverse piattaforme.  Proprio nelle ultime ore, il team di Moltomedia ha definito nel dettaglio (inizio copia e incolla) le caratteristiche dei progetti che possono essere presentati per poter partecipare al laboratorio virtuale.

Le aree di intervento alle quali le proposte possono essere orientate sono:
– contenuti online destinati al web
– piattaforme e prodotti di gaming
– interattività per nuovi sistemi televisivi digitali
– contenuti e servizi per piattaforme mobile
– applicazioni e contenuti diretti a device digitali offline
– software collaborativi
– applicazioni cross-mediali

Questi alcuni dei temi sui quali è possibile lavorare nel contesto di una (o più) delle aree sopra descritte:
cultura (es. virtual reality e cyberspace, piattaforme di e-learning, wiki contents, net labels…)
business (es. piattaforme innovative di e-commerce, advgames per cellulari…)
entertainment (es. tvblog, fiction user-generated, games…)
sociale (es. riduzione del digital divide…)

Inviate i vostri progetti per partecipare a Moltomedia.
I dieci migliori saranno sviluppati insieme a voi da un team di esperti.

(fine copia e incolla)

C’è anche un’abbondanza di media sociali da utilizzare per interagire con moltomedia e i suoi tutor.

Il Blog sul sito Moltomedia: per essere sempre aggiornati sull’iniziativa

Il Forum sul sito Moltomedia (in via di costruzione): per chi ha inviato un progetto e vuole scambiare informazioni con i tutor

Inoltre sei invitato ad entrare in contatto con Eugenio Moltomedia, ragazzo comune alla ricerca di persone geniali con la voglia di sfondare nel mondo dei media, attraverso:

Twitter: per seguire le sue vicende quotidiane

Flickr: per inviare a Eugenio le foto delle facce più sconvolte, tue e dei tuoi amici

MySpace: per scoprire qualcosa di più sui suoi interessi

YouTube: per guardare i comici tentativi di Eugenio di buttarsi in nuove idee

Facebook: per entrare della cerchia di amici di Eugenio

Riassumendo: Moltomedia, Social Media News Release e un video super simpa.

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