Tag Archive 'politica'

Feb 28 2014

Pavé: una strada sostenibile da percorrere

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Qualche mese fa ho letto una cosa un po’ melensa ma vera: quando una cosa si rompe oggi la si butta, mentre una volta la si riparava. Lo stesso pensiero mi è venuto in mente con uno dei simboli di Milano, il pavé, che per volere di alcuni rischia di fare la fine dei Navigli: chiusi durante il periodo fascista per ansia da bonifica e, secondo alcuni, per far spazio alle auto, oggi vengono rivalutati tanto che qualcuno li vorrebbe riaprire.
Detto questo, le argomentazioni #bastapavé mi hanno riportato con la memoria ad Asfalto che ride di Carcarlo Pravettoni, partito fuffa che nel ’98 al mio seggio dove facevo lo scrutatore prese parecchi voti, nulli ovviamente #truestory.
Su queste argomentazioni ho voluto riportare le mie impressioni da cittadino che si muove prevalentemente in bici, ogni tanto in auto, e sostiene una mobilità sostenibile.

a. Dato storico ed estetico: il pavé è diventato negli anni l’essenza di Milano come lo furono i Navigli, capace di rendere più bella ogni strada della città, anche di periferia come in via Montegani. Lo sa anche il Comune di Milano che è una cosa di pregio tanto da continuare a utilizzarlo in alcune zone. Ora, provate a immaginare visivamente con l’asfalto una strada oggi in pavé. Cosa è meglio? Poi pensate a S. Gottardo e via Meda su cui qualche anno fa è stato steso l’asfalto subito pieno di buche, lo dico anche da ciclista. Erano meglio prima o dopo? Ecco, magari non facciamo lo stesso errore.

b. Dato di fatto, ecologico ed economico: manca la manutenzione. In una discussione su FB una persona che lavora alla comunicazione del Comune di Milano ha candidamente ammesso, salvo poi cancellarsi dal thread, che dal 2006 manca un piano di manutenzione ordinaria del pavé. Perché? Se facciamo un confronto con l’asfalto, anche quest’ultimo va mantenuto e peraltro rifatto ogni tot anni. Ma è meglio una lastra da risistemare o piuttosto rattoppare una strada con materiali che si deteriorano (e spesso macchinari ingombranti) per cui dopo 2 anni siamo punto e a capo? La media di manutenzione del pavé è di minimo 10 anni (intesa come sistemazione di tutta la carreggiata) mentre gli interventi occasionali valgono tanto quanto le riparazioni delle buche con il sacchetto di asfalto, così dicono. E’ come prendere delle scarpe di qualità che ti durano 10 anni invece di quelle economiche che butti dopo 2 anni e al terzo mese già scricchiolano.
Argomentazione extra: il pavé resiste al gelo e al sale non come l’asfalto che si rovina ogni inverno (e fu così che il global warming salverà l’asfalto). Peraltro, ho come l’impressione che l’asfalto scaldi di più d’estate.

c. Dato culturale e pratico: in numerose città la pavimentazione storica, non necessariamente a lastroni, viene valorizzata. Gli Champs Elysées a Parigi fino alle vie di Piacenza e Ferrara. La manutenzione è solo questione di know-how (che si può recuperare dall’esperienza di queste città) e di volontà politica per un tessuto urbano vivibile e compatibile, anche in periferia o in zone non particolarmente belle. Se abbiamo una cosa bella e valorizzata pure in altre parti del mondo o in Italia, perché toglierla a Milano? 

d. Esperienza storica personale: si dice che la pavimentazione storica non sia adatta per il traffico pesante. A parte che il pavé è stato tolto anche in vie residenziali in area C come via Aurelio Saffi, nella mia esperienza di 30 anni a Milano, quando ero piccolo negli anni ’80 alcune vie in pavé come Ticinese, corso Magenta, via Torino erano aperte al traffico di ogni genere e non avevano problemi di lastre divelte. Oggi, nonostante siano in gran parte chiuse al traffico regolare, sono messe ben peggio, quindi non è una questione di automobili e traffico, riflettiamoci.
Se poi pensiamo a pza. Duomo con traffico inesistente e al suo recente rifacimento, ecco, è la conferma che il problema sono le ditte milanesi e/o la mancata manutenzione. 

f. Esperienza di ciclista: vero che l’asfalto è più scorrevole ma molti ciclisti con cui ho parlato sono pronti ad avere una città più bella (con un pavé ben mantenuto) e più sicura: con il pavé, infatti, le macchine vanno più piano e sono più attente. Il pavé è dunque compatibile con una città più sostenibile e bella per tutti e con l’orientamento del Comune a limitare la velocità dei veicoli a motore.

g. “Il pavé è sporco“. L’asfalto è pulitissimo, invece.

f. “Il pavé è più rumoroso“. Concesso (soprattutto, se le macchine non facessero rumore).

h. “Si lascia il pavé nelle vie storiche e di pregio e dove lo decide la sovrintendenza“. A parte che la lista delle strade da asfaltare andrebbe annunciata per tempo, con affermazioni di questo tipo si ammette, giustamente, che il pavé sia di pregio. Da persona attenta verso tutti, vorrei che questo pregio fosse mantenuto, se non esteso, anche per chi non ha avuto la fortuna di essere inserito in una zona di pregio e potesse così avere la possibilità di godere di quella piccola bellezza che il pavé rappresenta e porta.
Dalla Moratti niente ma da una giunta di centrosinistra mi aspetto questo genere di sensibilità.

i. “Il pavé rovina le sospensioni“: se non è dissestato non le rovina, così come peraltro le buche. E’ poi paradossale che da chi sostiene una mobilità alternativa alle auto arrivino queste argomentazioni ma tant’è.

l. Insomma, il pavé risulta essere forse meno veloce dell’asfalto ma in una città forse dovremmo pensare a molti elementi quali la bellezza di una soluzione, le tradizioni, l’economia, la sostenibilità delle cose e la sua funzionalità generali. Credo che il pavé presenti molti più vantaggi rispetto all’asfalto e che quelle cose negative siano facilmente risolvibili con minimo di volontà politica.  

Piuttosto che perdere il tempo con il falso problema del pavé – basta la manutenzione richiesta peraltro in quantità maggiore anche dall’asfalto – creiamo delle soluzioni per consentire il traffico delle bici in una corsia riservata e punire i comportamenti che indipendentemente dal pavé sono da riprendere come sosta selvaggia o eccesso di velocità.

Non roviniamo una cosa che molti ci invidiano o che, in alcune parti d’Italia, stanno riscoprendo, altrimenti finirà come per i Navigli: negli anni ’20 ricoperti dai fascisti, oggi in odore di riapertura. Facciamo già adesso quello che faremo fra 80 anni: valorizziamo il pavé. #ForzaPavé.

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Feb 17 2014

Mattèo, i piccoli fan e l’ecologia del linguaggio

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Quando si parla e si discute di politica, soprattutto sui Social Media, sempre più si incontrano i fan di questa o quella fazione arroccati sulle proprie posizioni: non esiste confronto ma solo un continuo sbattere la propria verità in faccia agli altri (cit. Vittorio), a volte forzando i presupposti su cui quella stessa verità – anzi, narrazione detto nella maniera di qualche figuro – si era costruita.

A proposito, cito sempre questa frase fantastica* del sindaco di New York negli anni ’80, Ed Koch, perché mi sembra estremamente indicativa rispetto ad alcune polemiche e relative risposte di questi giorni – tutte estremamente razionali a modo loro, tutte fallaci in uno scambio di ruoli molto interessante – a beneficio di un’ecologia del linguaggio (cit. Gilioli):

If you agree with me on 9 out of 12 issues, vote for me. If you agree with me on 12 out of 12 issues, see a psychiatrist”.

*Ovviamente, al netto di quella più importante pronunciata da lui che abbiamo un po’ tutti sentito in vita nostra incisa sul CD live o , con tanta fortuna, al Central Park: “Ladies and gentlemen, Simon ad Garfunkel”.

PS A scanso di equivoci, il Mattèo del titolo è solo uno spunto di questi giorni per dinamiche che interessano anche i Pippo, i Beppe et al.

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Ott 30 2011

DAG: un Piano Marshall per l’Italia digitale?

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L’altra settimana, chi scrive è riuscito a imbucarsi alla presentazione stampa di DAG, l’iniziativa promossa dall’American Chamber of Commerce in Italy con l’aiuto di McKinsey & Company per permettere all’Italia di fare il salto nell’economia digitale.
I dati mostrati del report, scaricabile qui, sono interessanti:

  • 50%in più di margine operativo grazie al Web: Internet migliora anche la redditività, sia stimolando il fatturato sia abbassando il costo del venduto e riducendo le spese amministrative, grazie all’aumento della produttività;
  • 2% è il peso dell’economia digitale sul PIL italiano, nonostante contribuisca del 14% alla crescita dello stesso;
  • 700.000 posti di lavoro dedicati al web;
  • 1,8 posti di lavoro creato dal Web per ogni posto distrutto;
  • L’Italia è molto indietro su tanti aspetti: dalla fiducia di grande pubblico e PMI alla legislazione.

DAG si è definita come una iniziativa trasversale e quindi, fuori da logiche strettamente commerciali, ha proposto 12 punti, che, al di là del lavoro di sensibilizzazione sul Governo su temi quali la banda larga e la regolamentazione (privacy e copyright),  punta molto sui privati, consumatori e aziende. E’ anche possibile esprimere il proprio parere su questi 12 punti.

Vedremo. Dopo l’esperienza di Agenda digitale e un certo scetticismo, l’endorsement dell’American chamber of commerce potrebbe essere quel qualcosa in più da sviluppare, in condizioni migliori, in un vero e proprio Piano Marshall per l’Italia digitale.

Aspettiamo, anche se il mondo non aspetta.

Grazie a Quinta per l’invito. Altro bel post da Leonardo.

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Lug 31 2008

McCain against Obama: lo spot perfetto (per il target)

In Italia sarebbero inimmaginabili iniziative come questa?

Secondo me è un ottimo spot per il target redneck che si prefigge: ci sono riferimenti allo star system delle coste, ai paesi stranieri, e al petrolio più che alle tasse, tematiche certamente sentite da un certo tipo di elettorato.

Un messaggio che va al cuore e al portafoglio di chi non ama le ingerenze straniere, odia il gossip cittadino e si è visto aumentare il costo della benzina in un paese dove muoversi in macchina è una necessità.

C’è anche chi non è d’accordo.

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Apr 04 2008

Programmi elettorali

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Forse è un po’ tadi per una petizione ma Eugenio mi segnala questo suo post. Al voto, non fosse altro per andare a trovare mia madre, ci vado lo stesso, certo però è che le questioni che Eugenio pone sono rilevanti: dove prendono i soldi le coalizioni per finanziare le loro promesse? Il debito pubblico è piuttosto alto e la leva fiscale decisamente limitata. Cionostante, un salto all’urna lo faccio le stesso: almeno una parte sa come funziona l’avanzo primario.

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Mar 18 2008

La Cina è vicina ma il Ticino è molto più vicino

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via didyouseethestylishkidsinthestreet 

Ho già detto in precedenza che se votassi, la mia preferenza andrebbe sicuramente al Partito Democratico.

Da oggi Walter e i suoi amici hanno guadagnato ancora un pochino di stima da parte mia;va detto infatti che il PD al Pdl gli dà una pista dal punto di vista mediatico.L’organizzazione della campagna elettorale sul fronte di Internet da parte di Silvio fa acqua da tutte le parti.

Un esempio?

Se cercate su Google Pdl e cliccate “mi sento fortunato” avrete questa sorpresa

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Feb 19 2008

Relazioni ai tempi di facebook

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Tempo fa Vittorio si interrogava sul concetto di fiducia quando si accettano richieste di contatti da parte di persone più o meno conosciute: una volta accettata la connessione, su linkedin, facebook o altri social network, scatta un meccanismo per cui i miei contatti, vedendo la nuova aggiunta, credono di potersi fidare di questo nuovo contatto.

Tuttavia, esistono elementi di distorsione, continua Vittorio: Ma se poi qualcuno di quelli che ho in lista, fra cinque anni poni l’esempio, lo beccano per traffico d’armi, a me che succede? Chi glielo spiega ai carabinieri che eri solo stato cortese su Facebook?

Purtroppo su molti contatti non è possibile fare una selezione: non è carino non accettare una request da chi non sopportavi al liceo o che consideri una baciapile accademica. Proprio per questo motivo, tra le applicazioni che vanno per la maggiore su Facebook, ci sono quelle che permettono di ordinare le tue amicizie, così come su linkedin, il network per le relazioni professionali, è possibile raccomandare alcune persone.

Questo preambolo per dire che proprio ieri mi è capitato di vedere tra i miei contatti, la nuova foto del profilo inneggiante a un nuovo soggetto politico, sedicente pro vita. A parte il disgusto per questa banalizzazione dell’agone politico, teso a esasperare gli animi, a radicalizzare l’arena del confronto, ad ottenere squallidi contropartite, ho deciso di eliminare questo contatto, non tanto per le idee – legittime, pur mooooolto opinabili -ma perché mi disturbava l’idea che i miei contatti – tramite i meccanismi di minifeed o anche semplicemente andando sul mio profilo a vedere i miei amici – potessero vedere quel logo.

Esagerato? Probabile, il punto è questo: presumo, so che i miei amici si fidano di me e in questo modo li tutelo: non voglio farmi veicolo inconsapevole di propaganda di idee in cui non credo.

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