Questo we poco da fare per la città, soprattutto quando c’è un matrimonio in campagna, dove, per volere della fidanzata, si dovrà ascoltare funny music come raffaella, pupo e trashate varie.
Fortunatamente c’è la fantasia, e l’ultima chicca, questa volta proveniente da Leeds, UK. Se Presets, Midnite Juggernauts e Cut copy vi sono sembrati i 3 moschettieri del tamarro, Head we dance ne sono i d’Artagnan che hanno in comune con i primi non solo l’accento che non si capisce, ma anche un certo gusto per synth e pomposità dell’esecuzione, oltre che un bel tiro. Per ora hanno un bellissimo singolo, intitolato “love in digital age”, in ascolto, come al solito, sul myspace sul loro sito.
Per il consueto appuntamento del venerdì, ecco i Cajun Dance Party, 4 ragazzotti di londra dalle ampia potenzialità. Niente di eccezionale o particolarmente nuovo ma divertenti, ideali per un we all’insegna dell’ignoranza e della spensieratezza. Peraltro, suonano al Plastic venerdì 21 novembre anche se immagino che per quella data qualcuno di voi avrà altri impegni
Cajun dance party Amylase: qui Cajun dance party Buttercups: qui
Ieri è stata una giornata fondamentale per la musica online: da una parte, Nokia ha annunciato, con il tempismo di una marmotta finlandese, la sua discesa in campo nel mondo dei telefoni touch, molto smart e poco phone.
Dall’altra una serie di comunicati incrociati tra Apple, la Digital Media Association (l’associazione che riunisce, oltre a Apple, tra gli altri, Amazon e Best buy), la Copyright Royalty Board e la NMPA (National Music Publishers Association) aveva fatto ventilare una serie di guerre intorno alla quota di vendita destinata agli artisti e alle etichette. La Copyright Royalty Board e la NMPA ne avevano auspicato un aumento, Apple, che è il più grosso player con l’85% del mercato, aveva dichiarato che un aumento avrebbe portato alla chiusura di iTunes, visto che il prezzo dei 99 centesimi per traccia è fisso per ragioni commerciali e, forse, legali.
La Copyright Royalty Board ha dunque ritirato la propria richiesta di aumentare del 66% la quota da retrocedere agli artisti.
Come sottolinea la NMPA, bisogna comunque trovare una soluzione dal momento che Apple usa i prezzi bassi dello store per vendere più ipod e che su questi prodotti editori e artisti non prendono un penny.
E’ la solita storia dell’integrazione verticale device e servizi ma tant’è: ognuno ha ragione dal proprio punto di vista.
Il punto è che ci si trova da anni in un mercato completamente impazzito con le seguenti caratteristiche:
·al centro un player, Apple, monopolista che macina enormi profitti
·la musica sempre più commodity
·l’impossibilità per le etichette di scegliere un marketing mix adeguato dal momento che delle 4P – price, placement, product, promotion – le prime due sono in mano ad un altro operatore
Così, proprio in questi giorni di mappatura della concorrenza, non può che essere ben accolta la novità di Nokia: un abbonamento annuale sulla musica scaricata e la possibilità di mantenere i brani scaricati anche oltre il termine dell’abbonamento.
Devo ancora leggere gli accordi, il catalogo disponibile, le major e le indies aderenti, le percentuali di retrocessione agli artisti ma mi sembra la strada giusta che tutela tutti i player, consumatori in primis, in gioco e assicura, perlomeno in nuce, una concorrenza maggiore. A questo obiettivo stanno contribuento in modo decisivo MySpace music e Amazon, quest’ultimo capace di stringere molti accordi con siti ad alto traffico. Vedremo come si evolverà questo mercato.
Ecco la lista del sottoscritto per l’ottobre musicale nella capitale del male. Alcune serate presentano pure delle doppiette interessanti a poca distanza. In parte sono gli stessi di Ciki che ha pubblicato una sua personale lista. Ci si vede dove?
Weekend dedicato alla Ellen, ai party privati teutonici e alla buona musica. Come sapete, da queste parti si considera la scena australiana la più interessante del momento. I moroderiani Midnight Juggernauts, gli incantevoli Cut Copy e i maranzissimi Presets. Scartabellando per songza, mi sono ritrovato un paio di chicchette niente male con al centro proprio i Presets, che farebbero ballare una cornetta del telefono, e altri due gruppi che amo molto, Bloc Party e Digitalism.
Bloc party 2 more years + The Presets Down down down: qui
The Presets Down down down (Digitalism RMX): qui
“A me che sono ignorante anche in materia di musica pop, e ascolto solo gente ormai morta da tempo, suggerisci per favore artisti che valga la pena di ascoltare, che siano contemporaneamente vivi e soprattutto nuovi, fuori dai soliti generi di sempre; anzi che siano i capostipiti di un nuovo genere che influenzerà le generazioni a venire”.
Ho puntato su Portishead e Prodigy, inevitabilmente sull’elettronica e che tirando per i capelli si possono considerare pop.
Qualcuno mi dà una mano? La questione mi sembra interessante.
Dopo tanti anni di ritmi pestoni e con l’arrivo degli amati mesi autunnali, è tempo per lo (pseudo)-indierock di riflettere con calma e determinazione, riprendendosi le gloriose tradizioni che hanno contraddistinto il movimento. In questo solco si collocano gli Yeti che, con The Legend of Yeti Gonzales -uscito in UK a giugno, prossimo in Italia i primi di ottobre - citano, giocano e scherzano con gruppi molto amati da queste parti: Beatles, Kinks e Libertines. Da ognuno di questi prendono un umore, uno stile, la tranquillità, la leggerezza, l’eleganza e infine un filino di arroganza, qualità che da queste parti - quando verificata dai fatti - è un’attitudine molto apprezzata.
Sembra incredibile che un disco così sia venuto fuori dall’elemento meno in vista dei Libertines. I 14 pezzi, infatti, sono i classici titoli da cantare con un amico a Limerick, brani di cui innamorarsi dai titoli significativi come “Don’t Go Back To The One You Love” e “Never Lose Your Sense Of Wonder” e che faranno allietare i vostri neuroni per molto tempo. Sotto le coperte o durante le vostre passeggiate per la capitale del male.
L’ottimo Giovy lancia il meme: che album completi hai nell’ipod? Avrei voluto tanto condividere i brani truzzi e singoli e invece, per regolamento, ho dovuto riportare (qui la mia risposta) solo gli album interi che avevo, quelle cose noiosissime, radical-chic e blasé, che sono poi la pretenziosa cifra stilistica di questo spazio.
Facciamo un po’ di coming out. I 5 brani che ti vergogni di avere nell’ipod. Chiaramente il concetto di vergogna è molto soggettivo. Quello che è normale per molti, per qualcun altro è vergognoso e viceversa, semplice no? Ad esempio, Toxic dell’adorabile Britney dovrebbe essere così commerciale che il preteso indie come me dovrebbe lasciarla andare e invece no: da questa parti piace un casino.
Ecco la mia cinquina segreta.
1. Holyday - Mad’House
2. Alvin rock’n roll - Cristina D’Avena
3. Maneater - Nelly Furtado
4. What you waiting for - Gwen Stefani
5. Love today - Mika