…Boom boom room@Green Dolphin Street: serata molto Chicago style con pubblico variegato
Con i ragazzi si e’ fatta anche una puntatina al Congress Center per un concerto spettacolare di Deadmau5, anticipato dai Ghostland Observatory.La cosa che piu’ e’ piaciuta da queste parti e’ che il dj set e’ stato fatto in quella che e’ a tutti gli effetti una sala per concerti, cosa che raramente capita di vedere allo scriba. Insomma, tanta gente, ottima compagnia e atmosfera pauer.
Grazie a Techcrunch UK, si ha potuto provare Mixcloud, una nuova piattaforma di musica che permette, lato produttore, di caricare show, DJ mixes e podcast e, lato utente, di scoprire facilmente nuovi contenuti: la definizione di Techcruch di youtube delle radio online mi sembra un po’ limitativa. Dentro c’è twitter e amazon, delicious e lastfm, raccomandazioni e following, e soprattutto tante playlist.
La mia impressione? E’ presto per fare previsioni, forse è l’ennessimo social network sulla musica, pur ben fatto, e mancherà la mission in fatto di podcast ma potrebbe diventare un bel repository per playlist di DJ.
Da lunedì aprirà al pubblico, non solo ai beta-testers: solo allora si potranno avere delle valutazioni oggettive.
Se vuoi un codice invito, fammi sapere, sempre che non siano già finiti visto che se n’è twittato in merito.
Pitchfork pubblica la sua personale top 50: alcuni sono di gran fattura, altri erano totalmente sconosciuti.
Sono presenti, ovviamente, Gondry e Jonze, i Röyksopp, un video allucinante di Gnarls Barkley. L’amata Feist si trova - scherzo del destino - al 5° posto con 1-2-3-4.
Perplessità sulle prime posizioni, a parte quella poesia che è since I left you degli Avalanches. D’altra parte, stiamo parlando di Pitchfork.
Apple ha approvato per iPhone un servizio che permette lo streaming illimitato di musica, dietro un abbonamento mensile o annuale. Spotify che molti indicano come un temibile avversario di iTunes, prima di Rhapsody riesce ad ottenere il via libera per la sua applicazione che la porta sull’oggetto hype del momento.
Gli scenari che si vanno configurando sono interessanti:
1. Spotify è infatti portatore di un modello di business succedaneo rispetto ad iTunes: si basa sullo streaming di canzoni a circa 10 dollari al mese
2. Spotify - e altri servizi per certi versi simili come Rhapsody - può diventare ulteriore driver per le vendite dell’iPhone
3. L’ecosistema Apple continua a guadagnarci e diventa sempre più piattaforma capace di ospitare anche concorrenti sul proprio core-business, sempre che iTunes, dopo dieci anni, si possa considerare tradizionale
4. iTunes può continuare a offrire brani a €0,99 ma è molto più probabile che a breve offrirà una subscription per il proprio store, rivoluzionando, ancora una volta, il music business.
Settimana scorsa sul suo blog, Rhapsody ha annunciato di voler sottoporre ad Apple un’applicazione da installare sull’Iphone. L’applicazione permette, dietro sottoscrizione di un canone mensile, lo streaming “all you can hear” e va in diretta concorrenza con app con l’iTunes store, più che con servizi tipo Pandora che offrono musica in streaming simile a quella che all’utente piace.
Nonostante l’emergere di nuovi player come Microsoft e Nokia, il sistema di App che ruota intorno ad iTunes risulta essere quello largamente più diffuso. Come per iPod, Apple ha avuto il merito di creare dal nulla un mercato nuovo ed è logica del capitalismo che possa sfruttare il suo vantaggio competitivo. D’altra parte, si stanno sviluppando dinamiche lesive della concorrenza se Apple dovesse sfruttare la sua posizione di controllo di accesso alla piattaforma per non permettere una presenza ingombrante a fianco ad iTunes.
Si pensi se Microsoft impedisse l’installazione di Firefox o Safari per non permettere la concorrenza su Explorer.
Bene, ciò che è successo settimana scorsa è che Apple ha bloccato di fatto – vedremo per quanto - Google Voice, adducendo motivazioni forse un po’ pretestuose.
Questa settimana è molto probabile che rifiuterà l’applicazione di Rhapsody, storicamente un competitor di iTunes, non fosse per altro che si parla di ascolto in streaming in opposizione alla vendita di singoli brani che si posso acquistare si iTunes.
Insomma, questi casi sono i primi di una lunga serie di scenari che si vanno configurando:
1.Mercati che viaggiano paralleli da una parte,
2.Aziende che fanno della convergenza il proprio modus operandi piuttosto che il punto di arrivo,
3.Mercati in conflitto,
4.l’Antitrust che dovrà sempre più intervenire per dirimere questioni emergenti come questa.
Senza scomodare l’Antitrust, Rhapsody ha comunque preparato una versione per Android: Google non è (ancora…) nel business della musica e avrebbe solo da guadagnarci nell’offrire ai possessori di telefonini Android un’applicazione popolare e così utile, rendendo meno attraente iPhone. La risposta è dentro al Mercato e, talvolta, è sbagliata.
La musica è stato il settore in cui l’influenza di Internet si è più fatta sentire. A 10 anni da Napster, Vitaminic, dalla rivoluzione digitale, è ora di fare un po’ il punto della situazione e di provare a ragionarci su.
E’ da un po’ che mi balena l’idea di un Music Camp: un barcamp dove parlare non solo di nuove tendenze nel business della musica e di fattori di rischio, ma anche di creatività, di diritti, creative commons, possibilmente con artisti e con l’obiettivo di creare nuove opportunità imprenditoriali. Ovviamente, il cazzeggio serendipitoso sarà il modus operandi tipico dei Barcamp.
La cosa ovviamente mi interesserebbe anche in base ad una delle mie attività ma penso che sia utile per molti altri, competitor compresi.
La sede potrebbe essere Milano, periodo tarda primavera.
Qualcuno di chi legge sarebbe seriamente interessato, sia a parteciparvi, organizzarlo o sponsorizzarlo, o è un’idea velleitaria?
Gli WhoMadeWho, il-gruppo-le-cui-canzoni-sono-abbastanze-sciape-ma-che-remixate-diventano-da-paura, ha rilasciato il secondo singolo, The Plot, con un video un po’ strano.
(via big stereo)
Sarebbe bello che questo fosse un meme e che anche altri rispondessero. In ogni caso, Eazy chiama, Breaking Zen risponde con il primo meme 2009.
Ecco quindi la prima uscita di Breaking Zen vol. 1 - mi sa che nn arriva alla 3 - in cui da queste parti si prova a fare una traccia di 18 minuti con 7 pezzi provenienti dai generi più disparati, macellati a dovere e con stacchi da brividi, in perfetta discronia, ma almeno con una - si spera - buona scelta della selezione che, con il tempo, sarà coadiuvata da una certa maitrise nell’arte del mixing.
Ci sono dentro Morricone, Groove Armada, Midnight Juggernauts, Par-t-one, Cut Copy, Madonna e, infine, Familjen.
Il tema, che poi è anche l’obiettivo, è quello di divertire, ballare e muovere le anche, soprattutto quelle delle ragazze che da queste parti si amano tanto sul dancefloor: d’altra parte a Roma si dice che donna che muove l’anca o è mignotta o poco ce manca.
Accattatevilla!
Venerdì, tempo di spensieratezza e divertimenti dopo una stressante settimana. Da queste parti si ha un vero amore per gli australiani come i Cut o i Midnight: i Presets, in particolare, godono di una certa stima, in parte dissattesa dal loro ultimo singolo “If I Know you”.
Fortunatamente, Heartbreak ci mette una pezza, nn all’ascella, e rilascia un remix con i contromazzi. In ogni caso, il video, che da queste parti ricorda tanto flashdance, è dappaura. Ci si vede l’ 8aprile a Chicago?
(via hypem)
Dallo schifo della manifestazione ligure emergono delle chicche dappaura.
Una di queste è il twitter di Chiarula in versione sanremese, assolutamente in gran forma, dissacrante e ottima dispensantrice di perle. Leggerepercredere.