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Feb 28 2014

Pavé: una strada sostenibile da percorrere

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Qualche mese fa ho letto una cosa un po’ melensa ma vera: quando una cosa si rompe oggi la si butta, mentre una volta la si riparava. Lo stesso pensiero mi è venuto in mente con uno dei simboli di Milano, il pavé, che per volere di alcuni rischia di fare la fine dei Navigli: chiusi durante il periodo fascista per ansia da bonifica e, secondo alcuni, per far spazio alle auto, oggi vengono rivalutati tanto che qualcuno li vorrebbe riaprire.
Detto questo, le argomentazioni #bastapavé mi hanno riportato con la memoria ad Asfalto che ride di Carcarlo Pravettoni, partito fuffa che nel ’98 al mio seggio dove facevo lo scrutatore prese parecchi voti, nulli ovviamente #truestory.
Su queste argomentazioni ho voluto riportare le mie impressioni da cittadino che si muove prevalentemente in bici, ogni tanto in auto, e sostiene una mobilità sostenibile.

a. Dato storico ed estetico: il pavé è diventato negli anni l’essenza di Milano come lo furono i Navigli, capace di rendere più bella ogni strada della città, anche di periferia come in via Montegani. Lo sa anche il Comune di Milano che è una cosa di pregio tanto da continuare a utilizzarlo in alcune zone. Ora, provate a immaginare visivamente con l’asfalto una strada oggi in pavé. Cosa è meglio? Poi pensate a S. Gottardo e via Meda su cui qualche anno fa è stato steso l’asfalto subito pieno di buche, lo dico anche da ciclista. Erano meglio prima o dopo? Ecco, magari non facciamo lo stesso errore.

b. Dato di fatto, ecologico ed economico: manca la manutenzione. In una discussione su FB una persona che lavora alla comunicazione del Comune di Milano ha candidamente ammesso, salvo poi cancellarsi dal thread, che dal 2006 manca un piano di manutenzione ordinaria del pavé. Perché? Se facciamo un confronto con l’asfalto, anche quest’ultimo va mantenuto e peraltro rifatto ogni tot anni. Ma è meglio una lastra da risistemare o piuttosto rattoppare una strada con materiali che si deteriorano (e spesso macchinari ingombranti) per cui dopo 2 anni siamo punto e a capo? La media di manutenzione del pavé è di minimo 10 anni (intesa come sistemazione di tutta la carreggiata) mentre gli interventi occasionali valgono tanto quanto le riparazioni delle buche con il sacchetto di asfalto, così dicono. E’ come prendere delle scarpe di qualità che ti durano 10 anni invece di quelle economiche che butti dopo 2 anni e al terzo mese già scricchiolano.
Argomentazione extra: il pavé resiste al gelo e al sale non come l’asfalto che si rovina ogni inverno (e fu così che il global warming salverà l’asfalto). Peraltro, ho come l’impressione che l’asfalto scaldi di più d’estate.

c. Dato culturale e pratico: in numerose città la pavimentazione storica, non necessariamente a lastroni, viene valorizzata. Gli Champs Elysées a Parigi fino alle vie di Piacenza e Ferrara. La manutenzione è solo questione di know-how (che si può recuperare dall’esperienza di queste città) e di volontà politica per un tessuto urbano vivibile e compatibile, anche in periferia o in zone non particolarmente belle. Se abbiamo una cosa bella e valorizzata pure in altre parti del mondo o in Italia, perché toglierla a Milano? 

d. Esperienza storica personale: si dice che la pavimentazione storica non sia adatta per il traffico pesante. A parte che il pavé è stato tolto anche in vie residenziali in area C come via Aurelio Saffi, nella mia esperienza di 30 anni a Milano, quando ero piccolo negli anni ’80 alcune vie in pavé come Ticinese, corso Magenta, via Torino erano aperte al traffico di ogni genere e non avevano problemi di lastre divelte. Oggi, nonostante siano in gran parte chiuse al traffico regolare, sono messe ben peggio, quindi non è una questione di automobili e traffico, riflettiamoci.
Se poi pensiamo a pza. Duomo con traffico inesistente e al suo recente rifacimento, ecco, è la conferma che il problema sono le ditte milanesi e/o la mancata manutenzione. 

f. Esperienza di ciclista: vero che l’asfalto è più scorrevole ma molti ciclisti con cui ho parlato sono pronti ad avere una città più bella (con un pavé ben mantenuto) e più sicura: con il pavé, infatti, le macchine vanno più piano e sono più attente. Il pavé è dunque compatibile con una città più sostenibile e bella per tutti e con l’orientamento del Comune a limitare la velocità dei veicoli a motore.

g. “Il pavé è sporco“. L’asfalto è pulitissimo, invece.

f. “Il pavé è più rumoroso“. Concesso (soprattutto, se le macchine non facessero rumore).

h. “Si lascia il pavé nelle vie storiche e di pregio e dove lo decide la sovrintendenza“. A parte che la lista delle strade da asfaltare andrebbe annunciata per tempo, con affermazioni di questo tipo si ammette, giustamente, che il pavé sia di pregio. Da persona attenta verso tutti, vorrei che questo pregio fosse mantenuto, se non esteso, anche per chi non ha avuto la fortuna di essere inserito in una zona di pregio e potesse così avere la possibilità di godere di quella piccola bellezza che il pavé rappresenta e porta.
Dalla Moratti niente ma da una giunta di centrosinistra mi aspetto questo genere di sensibilità.

i. “Il pavé rovina le sospensioni“: se non è dissestato non le rovina, così come peraltro le buche. E’ poi paradossale che da chi sostiene una mobilità alternativa alle auto arrivino queste argomentazioni ma tant’è.

l. Insomma, il pavé risulta essere forse meno veloce dell’asfalto ma in una città forse dovremmo pensare a molti elementi quali la bellezza di una soluzione, le tradizioni, l’economia, la sostenibilità delle cose e la sua funzionalità generali. Credo che il pavé presenti molti più vantaggi rispetto all’asfalto e che quelle cose negative siano facilmente risolvibili con minimo di volontà politica.  

Piuttosto che perdere il tempo con il falso problema del pavé – basta la manutenzione richiesta peraltro in quantità maggiore anche dall’asfalto – creiamo delle soluzioni per consentire il traffico delle bici in una corsia riservata e punire i comportamenti che indipendentemente dal pavé sono da riprendere come sosta selvaggia o eccesso di velocità.

Non roviniamo una cosa che molti ci invidiano o che, in alcune parti d’Italia, stanno riscoprendo, altrimenti finirà come per i Navigli: negli anni ’20 ricoperti dai fascisti, oggi in odore di riapertura. Facciamo già adesso quello che faremo fra 80 anni: valorizziamo il pavé. #ForzaPavé.

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Mag 22 2012

Social Business Forum 2012: I Social Media sono i CCT di un’azienda

Per le aziende i Social Media possono essere CCT che, quando va bene, si possono intendere sicuri come gli agés Certificati di credito del Tesoro, oppure, quando va male, come i famigerati Confusione Casini Trambusto. Dipende – come qualsiasi mezzo – dalla padronanza e dall’uso che se ne fa.

A mettere ordine nella materia e a dare spunti per un uso corretto dei Social Media, sia in ottica b2c che b2b, ci pensa ogni anno una realtà come Open Knowledge che anche per questo giugno si è messa a organizzare il Social Business Forum. (mi sembra di essere il Rutelli di Guzzanti, ma chi ve lo fa’ fare, siete dei grandi).

Anche quest’anno la conferenza sembra avere il suo perché: la comunicazione tout court non può più bastare, alle aziende bisogna dare idea dei tassi di conversione e di come un uso dei social media possa influire, positivamente, sui processi aziendali e verso gli utenti. Un’azienda più aperta, lavora meglio, è più recettiva al cambiamento, si evolve, sopravvive.

In particolare, i temi di quest’anno sono:

  • Coinvolgimento attivo del cliente;
  • Social Commerce;
  • Integrazione di collaborazione e processi;
  • Social Support e Customer Service;
  • Social Media Marketing e Strategy;
  • Social Business Intelligence e Insights;
  • Innovazione collaborativa e Crowdsourcing.

Insomma, con questa conferenza i Social Media possono dare quegli spunti in più per aiutare le aziende a migliorarsi e a investire in ciò che può aiutarle a uscire, meglio di altre, da questa crisi.

Social Media: da CCT cattivi a buone commodities.

(nel prossimo post, ci sarà un’intervista a uno degli speaker, a mia scelta. Chi posso coinvolgere?)

[Disclaimer, grazie alla mia proverbiale fortuna, una mia vecchia conoscenza, Stefano Besana di Open Knowledge nonché speaker, mi ha invitato ad assistere al Social Business Forum i prossimi 5-6 giugno. In cambio mi ha chiesto due post, uno sul Forum e un’intervista a uno speaker: inutile dire che solo questa ultima possibilità vale il gioco]

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Giu 22 2011

Pisapia e il buongoverno dell’amministrare con i piedi (degli altri)

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Qualche settimana prima delle elezioni ho avuto la bdc aka opportunità di incontrare Pisapia con un manipolo di bloggerz milanesi.
Il leit motiv dell’incontro sembrava essere “cosa vorremmo da Pisapia per dargli il nostro voto?” oppure il ruolo della Rete nel processo di watch dog (tanto per fare gli anglomilanesi), invece è stato qualcosa di più profondo e per certi versi contrario.
Erano i giorni precedenti ai #Morattiquotes e a tutte quelle cose di cui in moltissimi, con maggior competenza peraltro, hanno parlato. Quindi, in effetti, si è visto poi il ruolo che la Rete, perlomeno in campagna elettorale, ha avuto. Una risata li ha seppelliti.
L’incontro ha poi preso altre strade con alcune domande più o meno pertinenti: da queste parti si ha avuta la possibilità di farne una sui propri temi di interesse come innovazione, imprenditoria giovanile, Internet bla bla, ricordando la bella esperienza di Berlino dove lo sviluppo attuale è legato alle 3 T che più ci sono care: tolleranza, tecnologia e…(come si chiama? Scusi, glielo dico fra 5 minuti…ah, talento!. (un altro tassello alla lista delle fdm). La risposta è stata più o meno convincente, sono curioso di vedere nei prossimi mesi e anni.
Detto questo, di Pisapia e della sua capacità di ascoltare si è già parlato ma quel che più ha colpito è stata la domanda diretta che l’allora candidato a un certo punto ha posto più o meno in questi termini: “Come possono le dinamiche della Rete aiutare la città?”. Nessuna risposta di rilievo, forse anche per questo motivo è stato un tarlo che ha continuato ad agire in background. La prima idea era quella di usare il trend emergente per eccellenza della geolocalizzazione per la segnalazione di problemi, ci si è ricordati di alcune piattaforme che peraltro da queste parti si sta usando per altre cose in cantiere : ), e si è data un’occhiata ad altri progetti in cui la geolocalizzazione fosse al servizio del cittadino attivo.
Pochi giorni prima del ballottaggio lo staff digitale ha agito in tal senso ma le diverse segnalazioni risentivano della tensione e dell’ansia rispetto alla prossimità del voto. Poi sappiamo com’è andata ed è ora di pensare alla parte più difficile, quella dell’amministrazione della città.
Ora è uscita questa piattaforma di Google su L’Aquila. Noi L’Aquila è un’iniziativa molto bella, che ruota intorno alle sezioni “esplora e ricorda” e “ispira il futuro”. La prima per il passato, il ricordo, la condivisione. La seconda per la ricostruzione. Überlike.
Lo stesso concetto si può portare per l’amministrazione: aspettiamoci un governo della città con cittadini vigili, armati di smartphone, twitter e foursquare, pronti a segnalare le beghe all’amministrazione tramite l’utilizzo consapevole di hashtag. Una luce – con tutto quel che comporta in termini di sicurezza – che non funziona? E l’hashtag #luce fu. La discarica abusiva o il rifiuto ingombrante? Ci pensa #amsa.
Insomma, il governo della città può passare attraverso un uso consapevole e distribuito degli strumenti digitali che lanciano messaggi da raccogliere e convogliare. Avendo una certa visibilità su progetti simili, da queste parti si sa che l’implementazione di processi, raccolta e analisi dati richiede competenze, coordinamento, lavoro ma non sono cose impossibili. Basta provarci contando su una minoranza rumorosa che usi volontariamente certi strumenti. Poi in futuro si andrà oltre, con sistemi automatici.
In scienza delle finanze, se ben ricordo, c’era un concetto come “votare con i piedi“, situazione perfetta e “mobile” di decisione politica per cui, trasferendosi da un territorio all’altro senza costi di transazione, gli elettori di fatto esprimevano una preferenza sull’amministrazione. Rubando l’immagine, i prossimi 5 anni, grazie all’opportunità dei Social Media, potrebbero essere dunque quelli dell’amministrare con i piedi, degli altri. Ma in questo caso, sarà una buona cosa.

(img tratta da 0.2)

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Giu 01 2011

Social Business Forum 2011

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Grazie all’interessamento di Stefano Besana, da queste parti si dovrebbe riuscire a partecipare al Social Business Forum, che si terrà a Milano la prossima settimana, organizzato dagli amici di Open Knowledge. Dopo tanti anni passati a capire come gli utenti – prima che consumatori – possono essere toccati dalle aziende e dalle marche, è la possibilità di capire le dinamiche del 2.0 applicate al mondo dell’impresa. Insomma, sarà un bel corso di igiene mentale e soprattutto una ventata di aria fresca.

Si deve ancora dare una scorsa al programma che si presenta in modalità freemium, niente male. Nei prossimi giorni dovrei riuscire a parlare con qualcuno della manifestazione e capirne di più. Stay tuned!

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Apr 27 2011

Una primavera per Milano: Pisapia sindaco

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Premessa: questo blog è poco letto ma nel suo piccolo vuole contribuire a una scelta per le comunali di Milano.

Milano nel giro di poche settimane avrà la possibilità di scegliere un nuovo sindaco. A questo turno c’è da scegliere tra candidati molto differenti tra loro: Letizia Brichetto, sindaco uscente; Giuliano Pisapia, sfidante del centrosinistra; Manfredi Palmeri, terzo polo.

Di Letizia Brichetto, sindaco uscente di una coalizione al governo dal ’97, da queste parti si è data una scorsa al programma sul lavoro e l’imprenditoria, soprattutto quella giovanile, che è il principale interesse da queste parti.

Da una candidatura di centrodestra ci si aspetterebbe un’attenzione particolare che in effetti c’è. Il programma sul sito è fatto molto bene e come al solito è difficile essere in disaccordo con alcuni punti ma ce n’è uno che proprio non si gradisce, il secondo.

Incentivazione all’apertura di locali e negozi in centro e periferia (sgravi tarsu, o occupazione suolo pubblico, voucher di sostegno all’affitto locale) […].
Francamente ridicoli vista la campagna contro i locali e le operazioni di chiusura degli stessi con motivazioni quantomeno pretestuose. Questa è diventata una città di vecchi e chi osa fare cose diverse le prende. Circoli Arci, locali come California Bakery, manifestazioni come Vertical Stage che subiscono un’incerta applicazione della legge se non vessazioni.

Si aggiunga che il Salone del Mobile ha dimostrato, come ogni anno, che ci sono sia la domanda e l’offerta affinché la città possa essere ben vissuta in un clima di socialità diffusa e fruizione collettiva (le frasi fatte che da queste parti si adora ripetere).

Al di là di questo, non si vede un accento particolare verso il pianeta dell’imprenditoria digitale se non qualche vaghissimo accenno.

Il resto del programma lo trovate qui ed è difficile comunque non essere d’accordo. Tuttavia, su un’amministrazione uscente il dubbio è lecito: perché non sono state fatte prima queste cose? Ovvero, quali sono state le priorità di questi anni? Un sindaco uscente dovrebbe essere giudicato soprattutto su quanto fatto e sulla sua capacità di portare a termine. Quanto siete soddisfatti del suo operato?

Di Pisapia, da queste parti c’è una maggiore attenzione verso le imprese innovative tramite:

  • Sportelli unici e di trasferimento tecnologico,
  • Rivitalizzare l’Agenzia nazionale per l’innovazione,
  • Un fondo di Venture Capital municipale ,
  • Micro-credito come strumento a sostegno della piccola impresa individuale.

Da queste parti piace moltissimo l’accento sui pagamenti ai fornitori che rispettino progressivamente la direttiva UE dei 60 giorni. Questo sarebbe il vero punto di svolta.
Il resto del programma lo trovate qui.

Di Manfredi Palmeri si ha stima dai tempi dell’università dove era una delle poche persone dell’altra parte a distinguersi per dialogo, pur nella differenza delle idee, e infatti ne ha fatta di strada. Prima consigliere, poi presidente del consiglio comunale. Tuttavia, non si riesce a trovare di primo acchito una riga di programma sul sito. Occasione un po’ persa, peccato, perché da queste parti ci si aspettava un bel programma da chi è uscito dalla stessa università.

Conclusioni

Da queste parti ci si è spesi l’autunno scorso per Stefano Boeri (bellissima campagna). Ancora la si ritiene la scelta migliore ma tant’è, lo si può votare al consiglio comunale con il PD che ha scelto un signor candidato come capolista.

Ciononostante, bisogna guardare avanti e prendere delle scelte: se votasse a Milano, chi scrive si spenderebbe per Pisapia. Non si voterebbe Moratti che ha avuto 5 anni per fare le cose e invece dà l’impressione di essere capitata lì per caso. Per dire, solo l’autunno scorso, per la mobilità delle biciclette, si è cominciato a fare qualcosa dipingendo delle linee sull’asfalto e creando delle corsie riservate, peraltro quotidianamente ostruite dai mezzi a motore. Hanno aspettato 4 anni e mezzo per fare queste cose? Un po’ poco.

I programmi lasciano il tempo che trovano, sono giustificazioni razionali a scelte di cuore: it’s all about people e in questo momento la propria fiducia va verso chi è riuscito a trovare una sintesi tra schieramenti tanto diversi fra loro.

E’ ora di cambiare e mettere alla prova un centrosinistra che, dopo anni di candidati sfigati come Ferrante, Antoniazzi o Fumagalli, ha trovato in Pisapia un candidato ottimo, forse un po’ troppo gentile, per non dire moscio, ma sicuramente una persona che sarà in grado di creare sintesi e consensi.

PS Per la prima volta da queste parti si è fatta una piccola donazione alla campagna di Pisapia: sono 15 euro. Non è moltissimo ma, come si è soliti dire, i grandi numeri si fanno sommando quelli piccoli. Anche il voto singolo, il tuo, segue la stessa logica.

Riferimenti

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Mar 22 2011

L’invidia delle passioni: cronache dalla Milano-Sanremo di auto d’epoca

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Partecipare alla Coppa Milano-Sanremo di auto d’epoca è una di quelle esperienze da ricordare. Non si tratta solo di auto, è qualcosa di più: si tratta di condividere dei momenti che non tutti possono avere. Non si parla proprio di disponibilità economica o di limiti particolari, l’unica barriera d’entrata è la passione per un piccolo mondo antico di marmitte e linee sinuose dei bei tempi in cui il design non era ancora industriale bensì artigianato.
Da queste parti, grazie ai buoni uffici della società, si è avuta la possibilità di seguire la manifestazione – di cui Hagakure era media partner – da Milano a Sanremo, dal pomeriggio di venerdì al pranzo di sabato.
Dopo aver fatto il flâneur tra le auto in esposizione (qui la gallery delle foto), alla ricerca di angolature e riflessi particolari, siamo finalmente montati su una macchinina niente male.
La prima tratta fino ad Alessandria è stata su una Jaguar XKR-S, decappottabile. Siamo usciti da piazza Duomo, Milano, tra due ali di folla, direzione traffico della circonvalla.

Date le caratteristiche dell’auto e l’assegnazione dei turni di guida, chi scrive all’inizio era seduto dietro, scarpe levate e disteso miami-beach style, fotografando le persone e godendo della vista della città e del cielo di cui troppo spesso ci si dimentica.

Nonostante il forte ritardo che avevamo, abbiamo fatto le stradine per paesini sconosciuti in middle of nowhere, fino alla volta di Alessandria, dove abbiamo fatto un pit-stop volante e, finalmente, ho preso in mano il gioiellino.

Dico solo due due cose: tuc-tuc ovvero il rumore delle marce che scalano, salgono e scendono. Era un attimo per arrivare a far girare il motore, veramente molto divertente.

Poco prima di Torino, altro cambio alla vita in tempo per arrivare a mangiare verso mezzanotte e qualcosa, lavoricchiare su due cose in sospeso e fare due salti da Giancarlo, sui Murazzi. Un paio d’ore a letto e poi pronti alla partenza sotto lo sguardo severo di Garibaldi.

Fortunatamente, abbiamo conosciuto un tipo che aveva un posto libero come navigatore nella sua Jaguar E-type, così sono riuscito a spararmi questo viaggio da Torino a Sanremo, passando per Carrù e San Bartolomeo su questo gioiellino degli anni ’60.

Il viaggio con questo signore è stato un bel corso di igiene mentale: ha raccontato le sue esperienze, il suo lavoro, la sua passione per le macchine e in particolare per questo modello, che quest’anno compiva 50 anni. Lui l’ha acquistata 30 anni fa a 22 anni e da allora ha probabilmente cambiato più donne che auto. Un amore decisamente duraturo: quando mi ha detto di salire dopo la partenza perché c’era la palta, gli ho detto che non c’era problema per le mie scarpe. Ha risposto  che “no, infatti è per i tappetini dell’auto“.

Comunque, il discorso della passione ritorna: parlando con lui, mi ha fatto capire che, come dappertutto per le belle cose, ci sono sia quelli che adottano uno stile di vita, sia i poser dell’auto d’epoca, quelli che vogliono partecipare a queste cose senza sposarne i valori e – i dolori – di questa scelta. Li riconosci subito. Ho scoperto da un lato di un vero e proprio mercato degli affitti d’auto d’epoca con pacchetti che, evidentemente, vanno a ruba in Russia – tanta era la loro presenza – e dall’altro che l’appassionato d’auto d’epoca, un vero e proprio viaggiatore nel tempo che fu, ha sempre in macchina un libro, anch’esso d’epoca, per “aspettare il carro d’attrezzi quando la macchina ti abbandona“. E una delle cose interessanti è proprio la conta dei feriti e delle casualties sul percorso di gara. Fortunatamente ci sono diverse auto di scorta e carri attrezzi in caso di incidenti e guasti, cosa che in parte abbiamo rischiato anche noi. “Zeno, si è rotta una specie di guida del volante, c’è un piccolo rischio ma la nota positiva è che se cadiamo in un burrone, moriamo all’istante“.”Ok“.

Arrivati sani e salvi a Sanremo, le chiacchiere finiscono e cominciano i ricordi ma si può dire che è stata una grande fortuna poter fare questo viaggio, imparare qualcosa in più su questo mondo e su questa nicchia di appassionati, fare da navigatore e conoscere da vicino questi gioiellini.

Tutto questo ti lascia una domanda che non è mai “quanto costa comprare una [inserire modello d’epoca a caso] ? ” ma “cosa devo fare per meritarmi una [ins. modello]?

Riferimenti:

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Nov 11 2010

Primarie a Milano: la scelta per Boeri

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Domenica si voterà finalmente per le primarie del centrosinistra a Milano. Il vincitore andrà a sfidare probabilmente Letizia Moratti e, ipotesi remota ma allo studio, Gabriele Albertini.
Da queste parti si è seguita con attenzione la campagna elettorale, i candidati, le loro proposte e la loro campagna. Rimescolando le carte, più o meno dicono tutti le stesse cose, i punti di contatto sono molti, le differenze poche. Dopo tutto, sono primarie di coalizione. Ognuno ha il proprio taglio personale: Pisapia, il lavoro e la solidarietà; Boeri, un nuovo modello di città; Onida, la legalità e la democrazia partecipativa; Sacerdoti, l’urbanistica.

Piccole premesse, da queste parti si è indicato 10 anni fa Pisapia come il candidato giusto, Boeri lo si è ammirato per le sue doti professionali e relazionali, Onida è Onida, Sacerdoti lo si conosceva poco ma, pur non condividendo alcune cose, lo si è stimato comunque. Così, dopo un rapido confronto e aver assistito ad alcuni incontri, la propria valutazione sul candidato che dovrebbe uscire dalle primarie di domenica esula da questioni meramente sostanziali ma va a inserirsi in quelle più meramente formali, senza dimenticare che la forma è anche sostanza. E’ difficile essere in disaccordo con quanto viene detto dai 4 candidati: la motivazione della scelta per domenica dipende soprattutto dalle parole. I candidati parlano di principi che hanno anche risvolti pratici ma c’è chi riesce ad essere più pragmatico ed equilibrista tra i due estremi.

Così, da queste parti si vorrebbe che domenica vincesse Stefano Boeri, l’impressione è che rappresenti il futuro e abbia qualcosa in più rispetto ai suoi compagni di avventura quanto a lungimiranza, progettualità e carisma necessari per rimettere in moto Milano. Nei suoi discorsi, nella sua splendida campagna di comunicazione, nelle iniziative che ha fatto, la sensazione avuta è quella di una persona in grado di ispirare e di stupire con le sensibilità giuste. Si respira fiducia.

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Nov 02 2010

Primarie a Milano: il turno di Sacerdoti

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Nel ciclo di incontri organizzati dagli 11 metri, dedicati ai candidati alle primarie di Milano l’ultimo martedì è stato dedicato a Michele Sacerdoti.

L’incontro è filato via liscio e conferma quanto intuito nelle tornate precedenti: Milano ha la fortuna di avere 4 ottimi candidati, brave persone cui delegare le chiavi della città per 5 anni.

Sacerdoti si presenta come il candidato più vicino ai temi verdi e alla politica ambientalista: sua la battaglia per il bosco di Gioia di qualche anno fa. Insomma, è uno che non si fa problemi a spendersi in prima persona. Forte.

Durante l’incontro si è molto divagato ma ci si è concentrati molto sull’aspetto urbanistico della città e le sue battaglie contro alcune operazioni immobiliari, rivelandone alcuni retroscena. Sacerdoti si vede come l’anti Boeri, definito quest’ultimo come il cavallo di Troia per far passare alcune pesanti speculazioni sulla città, giudizio forse un po’ingeneroso rispetto a quel che si pensa da queste parti ma comunque significativo.

Di Sacerdoti piace la sua storia personale e il fervore che mette nelle cause, forse non sempre condivisibili, ma è importante in prospettiva che ci sia qualcuno combattivo.

Di lui non piace – ma è soltanto una cosa minima rispetto all’insieme – che durante l’incontro con i ragazzi di 11 metri abbia fatto alcune allusioni sulla politica degli appalti, da lanciare il sasso e nascondere la mano.Comunque da baciarsi i gomiti per avere una persona così nella competizione elettorale. Per farsi un’idea su di lui, ecco la presentazione alla candidatura.

PS: Grazie a Sacerdoti, si è scoperto Znout, il motore di ricerca verde: si basa su Google ma compensa la co2 delle singole query, bello.

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Ott 25 2010

Valerio Onida e la politica perbene

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Qualche settimana fa ho avuto la fortuna di assistere all’incontro di Valerio Onida con i ragazzi di 11 metri che stanno organizzando questa serie di occasioni per conoscere meglio i candidati alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Milano.

Questa volta era l’occasione di Valerio Onida, una brava persona. E’ inutile sottolineare i suoi successi e meriti passati, è meglio concentrarsi su quelli presenti: riportare, in buona compagnia degli altri candidati, la politica a livelli di coinvolgimento delle persone. Una politica non gridata, con i ragionamenti complessi forse non è oggi un modo scontato per farla. Del candidato, di fronte a una platea di sinistra come quella di 11 metri, è piaciuto soprattutto la sua capacità di essere indipendente nel suo pensiero e di imporlo tramite argomentazioni e meno slogan. Nell’epoca della comunicazione veloce, immediata e, a volte deficitaria di cultura, le sue parole sono valide. Approvato.

Rispetto all’incontro con Pisapia, è stato decisamente più bravo quanto a capacità di tenere la platea. Di lui piace molto la timidezza che dimostra e che riesce a domare con l’uso della parole. Alcuni criticano la sua età – ma che brutta cosa se ci pensate, i tempi sono talmente grami che avere raggiunto i 74 anni è diventato una colpa – ma da queste parti piace vederne la lucidità di pensiero, la brillantezza e l’esperienza.

Il passaggio che più è piaciuto e illuminante è stato quando qualcuno gli ha domandato cosa avrebbe fatto, una volta diventato sindaco, per rilanciare i grandi eventi per la città. Non è stata una risposta scontata che ognuno si sarebbe aspettato, perlomeno in quel contesto. Ha detto che c’è meno bisogno di una società dell’effimero basata sugli eventi. Disorientamento, applausi, chapeau. Poi il discorso è caduto e ci sono più chiavi di lettura: da queste parti piace immaginare una città talmente bella che non ha bisogno di estemporanee occasioni.
L’ambiguità c’è stata anche quando ha detto che vorrebbe Milano molto simile alle città tedesche: intendeva per la burocrazia che viene incontro ai cittadini. Per molti il consenso si è esteso per tutto il discorso della musica elettronica :P.

Un altro argomento che lo ha portato ad avere successo tra il pubblico è stato il rimarcare l’idea di Milano come comunità e promuovere l’associazionismo di zona come leva per una democrazia partecipativa, come in Germania.

Insomma, Onida ha una bella presenza: è sveglio, ha esperienza e credo che il grosso della sua forza sia nel sapere cogliere le buone idee che ci sono in giro, legandovi la sua solida esperienza.

Per la qualità dei candidati, in ogni caso, le primarie di Milano sono l’inizio della fine per il berlusconismo.

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Ott 05 2010

La bella politica e Stefano Boeri

Published by under vita reale

Anche il giovedì scorso è stato dedicato al Bitte e all’incontro – alla seconda è ormai una tradizione – organizzato dai ragazzi di 11 metri dove un esempio di bella politica è stata data da uno dei candidati più interessanti, Stefano Boeri.
La bella politica è quella che coinvolge le persone e le spinge a dare il meglio di sé per il bene pubblico.Se questo è l’obiettivo di ogni candidato – e su questo punto penso che il consenso sia unanime – si può dire che la competizione per le primarie ha già un vincitore: gli elettori che nell’attuale panorama dei candidati hanno un’ampia scelta. Chi più chi meno, ha carisma, empowerment con le giuste argomentazioni anche facili. Due settimane fa Pisapia sembrava un po’ spaesato, non mi è piaciuto ma entrando nel pieno della campagna, darà il meglio di sé e riuscirà a prendere una maggiore consistenza.
Ora è il turno di Stefano Boeri, urbanista e architetto, direttore di Domus, eloquio forbito, posizioni forti e di sostanza.

Ho già affrontato il discorso della sua candidatura, su quanto sia importante e carica di significato la sua figura vicina al mondo delle professioni ma anche a un ideale di Milano, in cui fortemente credere, intensamente volere.

Dell’incontro con Boeri – che, in caso di vittoria finale, sarà il sindaco delle buone cose – l’impressione è ampiamente positiva, bel al di là della più rosee aspettative. Bisogna dare atto che i ragazzi di 11 metri hanno fatto domande più intelligenti rispetto all’altra volta e che le risposte di Boeri – non sempre accomodanti né ammiccanti – sono state all’altezza.

Mi è piaciuto soprattutto come ha voluto rivendicare una posizione di forte autonomia rispetto a scelte facili o sostenitori ed evitato di voler essere compiacente con la platea. Ha raccontato del suo impegno per migliorare, da bravo professionista, le cose, scendendo con pragmatismo a collaborare con soggetti a volte difficili. Si è parlato molto di Expo e del problema alloggi, di ambiente e sicurezza.

Insomma, ha convinto molti, ha entusiasmato alcuni e forse coinvolto una piccola parte a dare il proprio meglio per una bella Milano. Uscito di lì, chi scrive ha avuto l’impressione che si possa finalmente vincere e proporre un modello di governo diverso per questa città. Manca ancora un candidato, Onida, da conoscere ma chi scrive comincia a crederci, in ogni caso. Questa volta si vince.

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Set 24 2010

Il meglio per Milano passa dalle primarie. E dal meglio emergerà Boeri

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Nel giro di due mesi si deciderà il candidato sindaco del centrosinistra a Milano: alla griglia di partenza ci sono ben 3 candidati, tutti di ottimo profilo: Giuliano Pisapia, Stefano Boeri e Valerio Onida.
Il primo è, per chi scrive, il candidato la cui discesa in campo si aspetta da almeno il 2001, fin da quando il centrosinistra locale ha candidato personaggi dal solo aggettivo utile: sciapi.
Pisapia è avvocato, è stato per anni presidente della Commissione Giustizia della Camera, ammirato da tutti per il suo rigore e le sue capacità di dialogo nel solco di una coerenza di solidi principi. E’ lui l’avvocato grazie al quale sono stati appurati in sede processuale irregolarità e crimini al G8 di Genova del 2001.

Chi scrive ne ha seguito un paio di settimane fa l’incontro pubblico organizzato al Bitte di Milano dai ragazzi di 11metri, un collettivo politico di sinistra.

La presentazione del candidato è durata circa due ore durante le quali Pisapia ha risposto a domande prettamente di carattere troppo personale, che forse si potevano evitare. Un’occasione persa insomma. A metà della sessione, la gente era già abbastanza annoiata e il candidato non era in grado di tenere la platea, tanto che le file si sono svuotate e c’era un certo brusìo dalla zona bar.

Tuttavia, le linee guida che sembrano emergere dal suo programma sembrano essere una città solidale, giovane e verde. Cose che a dir la verità si potrebbero applicare a qualsiasi candidato della stessa area e no. Il punto – infatti – è sempre quello: it’s all about people.

Senza dubbio, Pisapia è una persona seria, preparata, intelligente ma nell’occasione è sembrato essere privo di carisma per coinvolgere le persone che non siano già della sua parte. Se, come visto in questo incontro, le persone pure amiche si disinteressano, allora non vedo come possa far breccia in un’opinione pubblica neutrale, se non ostile. Forse era il formato dell’incontro e l’impostazione data da chi organizzava, ma così non va.

Il candidato sembrava troppo preoccupato a dimostrare anziché mostrare, di piacere – innumerevoli i tentativi di compiacere il pubblico con i richiami al suo ”amico” Nichi Vendola – e fare il brillante. Sarà in grado Pisapia di essere se stesso nelle prossime uscite pubbliche?
Quello di cui Milano ha bisogno è una persona che sappia scaldare i cuori e con un’idea forte: non dev’essere difficile trovare entrambe, visto il livello imbarazzante della Moratti.

Così arriviamo ad alcune note. Una è su Onida, il candidato del gruppo dei 92. E’ senza dubbio una di quelle candidature eccellenti, competenti e di peso presso una certa nicchia. Ma anche qui è in dubbio la capacità di aggregare o riuscire a smuovere quella massa sufficiente di persone, ad allargare i confini oltre i soliti perimetri. Altissima personalità ma il carisma?

Chi scrive aspetta di vederlo in pubblico. In ogni caso, si annunciano come le migliori primarie mai viste: non c’è una regìa ma il peso dei 3 candidati nello schieramento di centrosinistra va a coprire perfettamente diverse nicchie. Nelle prossime settimane, si dovrà verificare come la competizione per le primarie sia in grado di trasformarsi – una volta chiuse le consultazioni – in capacità di aggregazione. Le chanche di vittoria del centrosinistra passano attraverso il sottile equilibrio tra le legittime esigenze dei candidati di distinguersi per prendere voti e il loro buon senso nel non usare parole di piombo che potrebbero pregiudicare l’unità dopo le primarie.A tal proposito, il fuoco amico su Stefano Boeri proveniente da alcuni settori del centrosinistra è imbarazzante. Boeri è uno stimato professionista, è un architetto che ha lavorato per diversi committenti, tra cui Ligresti e il comune di Milano stesso. Molti ritengono impraticabile la sua candidatura per questo motivo. E’ un problema di non poco conto: c’è chi ritiene che non si debba lavorare per chi ha un passato dubbio. Da queste parti invece si pensa che chi ha una professionalità distinta abbia il dovere di migliorare le cose nel suo piccolo grazie a quello che sa fare, e debba pertanto lavorare per chiunque se questi dà la possibilità di rendere il progetto migliore. E’ il caso di Boeri.

Per quel poco che ho visto i progetti di Boeri sono belli, eleganti, sobri. Milanesissimi in questi 3 aggettivi. E non si osa immaginare come sarebbero oggi quelle stesse aree senza il suo contributo. A Milano ciascuno fa il suo mestiere, il suo è quello di architetto e non vedo cosa centri con gli affari dei suoi committenti o con le porcherìe fatte, ad esempio, alla Maddalena.

Rivangare certe scelte significa non aver capito nulla riguardo all’economia dei servizi che oggi, a Milano, coinvolgono sempre più persone.
Contro Boeri è in atto la stessa partigianeria che ha ucciso Biagi, bersagliato dalla sua stessa parte politica perché collaborava per portare avanti le sue idee e migliorare, dal suo punto di vista, le cose.
Devo ancora seguirne un dibattito ma, dopo l’incontro con Pisapia, penso che mi orienterò su Boeri per diversi motivi: è un esponente delle professioni, Milano ha bisogno di bello, il suo CV è espressione di una competenza ben definita, può continuare a dare molto alla città. In merito, qui interviene un ricordo personale. Come sappiamo, Boeri è direttore di Domus, il mensile di architettura.
Durante il Salone del Mobile di aprile, Domus contribuisce attivamente alla sua buona riuscita. Milano è meravigliosa in quel periodo. E’ difficile non amarla: bella, desiderata, prospera, internazionale, gioiosamente confusa, dal divertimento diffuso, spontaneo, guidato. Nell’ambito delle manifestazioni fuorisalone, Domus ogni anno organizza qualcosa.
Qualche anno fa, era il 2005, Domus fece una cosa molto bella a San Siro, aprendo lo stadio alle persone e le sue aree alle persone. Tanto fu una esperienza incredibile – ancora agli annali nel ristretto gruppo di amici vecchi e argomento di discussione con le nuove conoscenze – ché il giorno dopo cercai la mail del direttore per ringraziarlo. La sua risposta – benché pochissime righe – non tardò ad arrivare.

Ecco, il sindaco che vorrei: educato, aperto, cultore del bello e del rispetto, ispiratore attraverso l’esempio. Tutti e tre i candidati rispondono a queste caratteristiche ma, in questo momento, chi scrive crede che Boeri sia quello che più riesca ad arrivare ad un elettorato più vasto.

PS. I ragazzi di 11 metri propongono un incontro con Boeri il 30 settembre. Ecco l’evento FB.

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Feb 16 2010

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Published by under io,vita reale

E’ da oltre un mese che non si aggiorna il blog. A dir la verita’ si e’ scritto molto ma pubblicato pochissimo, un po’ perche’ gli argomenti non erano adatti alle tematiche che questo blog affronta, un po’ perche’ sarebbe stato inopportuno per molti motivi.Agli inizi di gennaio si sono prese delle decisioni molto importanti: mollare tutto e lasciare questo Paese, destinazione l’amata Francia. Non proprio una scelta, quasi la necessita’ di cambiare per un ensemble di motivi che solo quelle 3-4 persone sanno. E in quel momento e’ arrivata la proposta giusta e che sapevo sarebbe arrivata come succede spesso quando uno e’ pronto a mettere sul piatto tutto.Cosi’ ci si ritrova in un nuovo ufficio, con nuove responsabilita’ e soprattutto nuove persone con le loro peculiarita’ e ricchezza.La cosa che mi fa impazzire e mi mette di buonumore tutte le mattine e’ come tutti abbiano conservato nel parlare la propria variante regionale: si puo’ ben distinguere il romano, lo spezzino, il lombardo, il veneziano, le toscanita’ varie e le cadenze distinte e differenti di quel triangolo ricchissimo tra Emilia e Romagna (deo gratias, nessun veronese). Forse, l’unico del luogo, inteso come Milano, e’ chi scrive.Cosi’ come e’ milanese il modo in cui ci si saluta al mattino, a pranzo, sera.”Ciao” e’ forse una parola troppo corta perche’ intervengano i dialetti o ne venga storpiata la dolcezza del suono. Ed e’ anche l’unica parola che viene pronunciata alla milanese, un po’ strascicata sulla C, indugiante sulla A e quel suono armonico nonostante l’unione di vocali tanto lontane fra loro fanno.Gia’, un “ciao” come questi e’ un motivo sufficiente per restare nell’amata Milano.

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