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Dic 02 2014

Nerio Alessandri, un libro per smuovere

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NerioCoverPer Nerio Alessandri da queste parti si nutre una grandissima stima: è una di quelle persone in grado di cogliere gli aspetti fondamentali di una disciplina e applicarli rapidamente, e con successo, al proprio ambito.

Fin dagli inizi, con questo spirito il giovane Nerio riesce a crescere e a creare quel gioiellino che è Technogym. Dalla meccanica all’elettronica al digitale e, per il prossimo futuro, l’Internet of Things.

Di fronte al suo libro – “Nati per muoverci“, Baldini & Castoldi, (IBS o Amazon) – è raro trovare un testo in grado di prestarsi a così tanti livelli di lettura: un viaggio negli anni ’80, un saggio di formazione, un’epopea imprenditoriale, un manuale di business innovation e management, un programma politico nel senso più nobile dell’espressione.
Gli elementi che legano questi generi così diversi sono quelli dei materiali preziosi per una mente viva: curiosità, consapevolezza, intuizioni, cultura del lavoro.

Il libro è godibile in grandissima parte e si legge tutto in un fiato, forse si trascina un po’ nel finale ma riesce a restituire in quasi tutte le sue righe una gran quantità di concetti e aneddoti legati agli inizi, ai sodalizi sportivi e agli incontri più importanti legati allo sport, allo spettacolo e alla politica: Senna, Briatore, Schumacher, Todt, McCartney fino all’episodio meraviglioso del Cremlino o all’inaugurazione del Technogym Village.

Non sono solo storie piacevoli o interessanti. Lungo le pagine Alessandri riesce a spiegare con semplicità l’elemento centrale del suo modus operandi, che è il vero protagonista del libro: l’imbestio di suo conio, quel misto di fame e grinta per il risultato e il prodotto, quella forza che porta lui e i suoi collaboratori a migliorarsi sempre, a non sedersi mai sugli allori.

Se una cosa ha successo, è già vecchia” è uno degli adagi più paradossali di Alessandri: riesce a comunicare pienamente l’amata distruzione creatrice di Schumpeter che, tuttavia, non si limita ai concorrenti o all’ambiente in cui opera l’azienda ma passa soprattutto per la propria azienda.
Il grande merito di Alessandri è quello di aver posizionato la sua azienda su concetti più alti, non solo aggiungendo il tocco in più, quello italiano legato al design, ma anche associando la propria impresa – la lingua italiana che permette questa doppia sfumatura è una lingua meravigliosa – alla filosofia del Wellness catalizzando e cavalcando una vera e propria domanda latente. 

L’obiettivo di Alessandri è ambizioso: il miglioramento della vita delle persone attraverso uno stile di vita adeguato che include il movimento, la salute e la prevenzione. A questo proposito c’è una sua frase dalle implicazioni molto forti: “la cura è un diritto, la prevenzione un dovere“. Dentro ci si vede una dottrina politica fatta di consapevolezza e responsabilità, sia verso gli altri che verso se stessi.

Sarebbe fantastico poter scrivere molto altro sul libro ma non si vuole correre il rischio di rovinare il piacere della lettura (disclaimer, tomo che ho avuto in dono ma che avrei acquistato).
Un ultimo consiglio. Per questo Natale fate un favore alla comunità, regalate “Nati per muoverci”a chi è in crisi, si piange addosso, deve crescere se stesso (o i figli), oppure prendetelo per voi stessi, leggetelo e poi gambe in spalla per rendere questo mondo un posto migliore.

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Apr 16 2013

Mobile Marketing, rivoluzione in punta di dita, anzi, di tap

A volte ci si dimentica che il marketing sta vivendo una rivoluzione in punta di dita, anzi, di tap. Quello che sta accadendo è il progressivo passaggio verso l’Internet mobile, quello che qualcuno ha definito Internet con una mano sola. Cambiano le modalità di relazione e – piuttosto che “ma” –  l’utente è sempre più al centro con il suo bisogno di esperienze, anche in mobilità. Bisogna provare a capirlo di più nel suo processo di fruizione dei contenuti anche digitali, così da fornire alle aziende migliori strumenti per coinvolgerlo. 

E’ quello che fa Marco Massarotto, mio ex capo per due anni, che esamina il cambiamento di paradigma nel mondo del marketing con il suo primo ebookMobile marketing, coll. Sushi, Apogeo. Non tragga in inganno il titolo, la cosa fondamentale è quel che si scrive dopo – riflessioni sul nuovo rapporto tra azienda e consumatore – perché in effetti Marco riesce a cogliere il passaggio epocale che la modalità Always On comporta nei nostri comportamenti di consumatori quando siamo in relazione con un prodotto, un’azienda, un marchio. 

Il libello è un vademecum scorrevole, si legge nel tragitto Milano-Firenze e presenta moltissimi spunti di rilievo tanto che gli appunti salvati sono arrivati a oltre 10 pagine: dalla introduzione fino al cuore principale della discussione – quello che dovrebbe interessare soprattutto chi fa marketing oggigiorno – Mobile Marketing è un bel corso di igiene mentale. Mobile First è il mantra che viene portato avanti da Google e WPP: Marco spiega alcuni passaggi fondamentali di questa rivoluzione per far sì che l’azienda possa cavalcare al meglio questa tendenza basata, ma non solo, sull’interstizialità dei momenti, la soglia di attenzione, l’elasticità della fruizione

L’Internet mobile cambia la natura del rapporto tra le persone e la Rete. Cambia il modo in cui si fruisce dei contenuti e quello in cui li si produce; cambia la natura della ricerca dei contenuti e quindi della navigazione o dell’esperienza utente.

Ecco, forse sarei meno assoluto ma il valore euristico di queste parole è fondamentale.

Il libro di Marco, peraltro, cade proprio a ridosso dell’annuncio di Facebook Home, la suite tra telefonino e utente. Timing perfetto per il libro che riesce così a far capire la direzione che Facebook sta prendendo nel creare questo frameLe aziende, sugli input di Facebook, potranno comunicare meglio in base alle attività dell’utente: Marco fa l’esempio di alcune newsletter che arrivano al mattino quando l’utente, secondo alcuni studi, non ha voglia di riceverne, o come la corsa mattutina ha ripercussioni su quel che riceviamo via mail. 

L’azienda con le innovazioni che una piattaforma simile a FB Home permetterà, non farà tanto invii di newsletter in base all’orario ma bensì all’attività solita che l’utente in quel momento starà seguendo. Non appena l’utente si sarà preso un momento di pausa, potrà ricevere la comunicazione di un certo prodotto, ad esempio. Alla base, non c’è solo marketing ma anche un lavoro di intelligence e di CRM incredibile sulla base delle indicazioni che Marco ha ben abbozzato negli ultimi capitoli. 

Dalle sue intuizioni su e-commerce, viaggi e turismo, sport, salute, moda si passa allo studio di una strategia basata sul luogo, il momento e le esperienze dell”utente, studio che rende ben spesi i €3.99 di “Mobile marketing”  acquistabile in un paio di click, anzi, di tap. 

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Nov 03 2011

Facce da schiaffi

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[Attenzione, post nell’odiosa prima persona singolare]
Una delle scene migliori di quel capolavoro che è Colazione da Tiffany è quando i due protagonisti vanno in libreria alla ricerca del libro di lui e Holly – ma come “chi?”, è la divina – con l’espressione che più le si confà dice al commesso che l’autore è proprio lì di fronte.
Un po’ con questo spirito ci si è avvicinati alla cassa di un’anonima Feltrinelli il mercoledì sera: l’orgoglio di comprare* il libro di un amico e fare una foto, sfocata, alla pila di libri in barba alla security: “la foto è per l’autore!” (scusa da riutilizzare).

Quel cialtrone di Mattia – l’uomo che ha riabilitato Angelina in società e dato spessore a sua magresse Carlabruni – ha scritto con Facce da schiaffi, Add Editore, questa galleria di ritratti. Riguarda tutti, tranne te (tributo).

Probabilmente, proprio parlando con qualcuno di voi, gli è venuto in mente alcuni dei personaggi descritti. Da queste parti, ci si riconosce in almeno 20 caratteri, compresa la figa mondiale ça va sans dire.

Scherzi a parte, per quel poco che ho divorato in nottata, il libro merita ed è riduttivo definirlo un libro satirico. La risata e l’invettiva sono pretesti per uno sguardo spietato sulla società di oggi, per guardarsi dentro con autoironia e, infine, migliorarsi. Con moderazione, ovviamente. Altrimenti, Sberla Mattia non potrà prendersi ulteriori schiaffi.

Riassumendo. Insomma, l’autore è figo, la lettura scorrevole, è sotto le 200 pagine: è il libro che vi aspetta per la strenna natalizia, cattàtelo o uno schiaffo vi seppellirà!

*NB il libro è stato comprato perché i bro/fratelli fighi/compagni di colazione si aiutano.

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Mar 10 2008

Mother tongue e la sagra degli errori

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Grazie alla mia ottima Fede, mi sto divertendo un mondo a leggere un libro di Bryson, intitolato Mother tongue, che tratta – recita la quarta di copertina – di come una lingua considerata per centinaia d’anni alla stregua di una lingua inadegata e per rozzi sia ora diventata la lingua globale per eccellenza. E’ un libro che sublima il mio desiderio di conoscenza per una lingua che parlo male ma che trovo straordinariamente ricca di parole di cui innamorarsi. Bryson affronta diversi argomenti: come la lingua si è evoluta, le pronunce, i tipi di inglese, come l’inglese ha importato parole straniere all’interno della propria cultura e, viceversa, come l’inglese è andato imponendosi in molti idiomi e, infine, come alcune parole hanno fatto la spola tra il vecchio e il nuovo mondo.

Il lbro non è solo un tributo alla lingua: tra le righe si può leggere quanto di meglio è espressione della cultura anglosassone. Tutti quei fattori che rendono attraente per molte persone l’idea di trasferirsi oltre la Manica: l’ironia, l’entusiasmo per le cose, la cultura del rischio e dell’errore, l’incoscienza.

Proprio questi ultimi punti mi stanno facendo riflettere parecchio negli ultimi tempi. Già una frase citata da Stefano (if you’re not prepare to be wrong, you’ll never come with anything original) è stata per me illuminante, ma soprattutto l’altro giorno lo è stato una cosa che mi è successa: è venuta ospite da me una ragazza americana, strà-cutie ça va sans dire, conosciuta in un bar d’oltralpe dal mio amico. Scesa giù in Italia per portare il suo bimbo a casa, è venuta da me perché aveva dei problemi di alloggio. Come minimo, come dice il mio amico, nella stessa situazione – in Italia, a casa dell’amico di un tipo conosciuto poche sere prime e copletamente ubriaco – temerei per le mie reni!

Questo è indicativo di un’intera nazione. Poi penso alla situazione italiana, a come siamo fatti, a come la maggior parte delle persone si relaziona in Italia, e prende un po’ lo sconforto, per quanto un Paese come questo, alla vigilia delle elezioni, sia proprio in una fase di crisi culturale diffusa. La gente non si prende dei rischi prima di tutto nei rapporti con gli altri e, di conseguenza, neanche con se stessi. La forte chiusura nei confronti del nuovo impedisce la formazione di rapporti e pone forti barriere all’ingresso per la paura di prendersi la fregatura. Dovremmo essere più liberali nell’animo: il protezionismo è una grande fregatura e la teoria dei campioni nazionali ha fatto il suo tempo perché viveva un’epoca dove il fallimento era una condizione negativa e perpetua. Le correnti liberali invece predicano il fallimento, o meglio la possibilità del fallimento, come condizione naturale per lo sviluppo di soluzioni nuove.

Penso che se riuscissimo a unire questa cultura anglosassone alle virtù italiane un nuovo rinascimento* prevarrà, perché è sempre meglio un errore dell’inerzia che abbiamo vissuto in questi anni. Quindi, il 13 aprile vado a votare con il rischio di fare ancora una volta la scelta sbagliata.

* questa del nuovo rinascimento l’ho letta da qualche parte stamani ma nn riesco a trovarne la citazione, help!

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Nov 11 2007

I due libri di novembre

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Coupland nostradamus Douglas Coupland ritorna in Italia con un inedito del 2003, “Hey Nostradamus” (scheda), edito da Frassinelli. Lo scrittore canadese parla di una strage avvenuta nel liceo del suo paese d’origine. La narrazione si sviluppa tra flashback, aforismi pungenti e lucidità nel descrivere le contraddizioni della sua generazione e, con la lungimiranza che lo contraddistingue, di quelle successive: la società moderna affonda nella perdita dei valori e nel senso religioso incapace di dare risposte puntuali.

Un frase dall’incipit: quello che distingue l’umanità da ogni altra cosa al mondo […] credo sia che solo essa ha la capacità in qualunque momento di commettere ogni possibile peccato.

Nell’originale – peccato per la traduzione italiana – si gioca molto sulla frase “God is nowhere, God is now here”: vera e perfetta. Per una recensione seria Michele.

Cipolla Pericoli Allegro ma nn troppo

Carlo M. Cipolla: lo storico economico più pazzo del mondo accademico torna in libreria con una nuova edizione del suo classico “Allegro ma non troppo” (scheda), arricchita dei disegni di Tullio Pericoli, edizioni Il Mulino. In un libro solo, due riferimenti fondamentali della cultura, quella vera, italiana.

“Allegro ma non troppo” è la romantica storia economica e sociale del Medioevo: i veri motori della storia sono stati l’importazione delle spezie e la produzione dei tessuti. Per certi versi può ricordare ciò che Zoolander diceva rispetto alla cupola del mondo, la lobby degli stilisti.

In appendice anche lo studio semiserio dal titolo “le leggi fondamentali della stupidità umana”, dove Cipolla, con tanto di grafici ed equazioni, spiega i pericoli di una particolare categoria umana, gli stupidi.

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