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Dic 15 2009

10 dubbi e domande sulle startup italiane che a LeWeb non c’erano

Published by admin under vita reale

In Allmagna duecento e trentuna,cento in Francia, in Turchia novantuna,ma in Espagna son già mille e tre!Madamina, Il Catalogo e’ questo (dal Don Giovanni)A LeWeb 2010 il filo rosso che collegava i vari interventi della rassegna parigina era quello dell’imprenditoria e del venture capitalism: sul palco si sono alternati interventi ispiratori di quelli che ce l’hanno fatta, e panel degli esperti che vanno alla ricerca di idee gia’ avviate.In uno degli ultimi interventi, c’era un panel - la gang (bang) europea -  sull’imprenditoria che si e’ sviluppata nel vecchio continente.Effettivamente, la situazione era strana: il panel infatti era anticipato da un altro dibatitto al quale stavano partecipando perlopiu’ americani.Dal confronto dei diversi punti di vista emergono alcune differenze fondamentali come il ruolo negativo della politica e viceversa il vettore della domanda europea nel fornire una customer base di partenza troppo piccola per le aziende. (quest’ultimo non mi sembra una debolezza, bensi’ un’opportunita’, come vedremo piu’ avanti)Al di la’ di questo, Andrea pone un quesito interessante: perche’ in quel panel, nonostante una presenza blogger tricolore di spessore, non c’erano rappresentanti italiani?Per rispondere a questo quesito, ci si deve prima di tutto fare una serie di domande alla quale chi scrive e chi legge puo’ dare la propria personalissima risposta in base alle esperienze e conoscenze.1. L’Italia e’ veramente un paese di creativita’?Dipende. Al di la’ del discorso generalista e oltre al fatto che esistono tanti ambiti di espressione della creativita’, la mia impressione e’ che invece ci sia tanta scoppiazzatura di idee gia’ in qualche modo avviate in altri Paesi.2. E’ una peculiarita’ italiana?No, esistono cloni dappertutto, anche nell’amata Germania o in Francia.L’importante e’ farsi spazio in mercati locali, costruirsi una forte customer base nel proprio mercato per poi, eventualmente, aggredire quelli esteri e affini, e soprattutto fare bene e con passione il proprio lavoro. 3. Tuttavia come mai poche iniziative locali su scala mondiale?Probabilmente deriva dal fatto che le iniziative partono troppo tarate su base locale per sfruttare il legame con il territorio e non riescono viceversa a internazionalizzarsi, magari perche’ nel frattempo sono state copiate proprio dagli americani che riescono a lanciarle su scala mondiale. 4. In generale, come vengono accompagnate le idee dallo sviluppo al mercato?L’impressione e’ che troppe idee siano velleitarie, i modelli di business siano approssimativi del tipo “facciamo, poi si vedra’“.Il risultato diventa una perdita di tempo.5. E’ una prerogativa italiana?Direi proprio di no da quel che ho visto a LeWeb durante la startup competition.6. C’e’ spazio in Italia per le aziende tecnologiche o dobbiamo ridurci alle borsette o al design? Qui la questione si fa ardua: i talenti ci sono sia a livello di ingegneri che di marketer, tuttavia, a meno che non trovino spazio in qualche gruppo internazionale, in molte altre realta’ italiane diventano spesso talenti sprecati.7. Quindi e’ un problema di domanda, offerta o struttura del mercato italiane? Direi un po’ tutt’e’ tre. Nelle mie varie esperienze ho trovato risposte negative nella non programmazione, nell’incapacita’ di alcune persone di accettare idee fresche (magari presentate male da chi scrive, non lo si escluda) e nel fatto che forse il mercato italiano e’ troppo piccolo per determinati ambiti. 8. Ma l’ambiente italiano e’ tanto peggiore di altri?Perplessita’ e fastidio se si pensa all’ambiente italiano. C’e’ un problema oggettivo di burocrazia: l’annuale classifica dell’Ocse sulla competitivita’ ci pone di solito dietro la Malesia ma, che figata, prima del Burundi.Tuttavia, anche gli altri Paesi europei percepiscono la burocrazia locale come un peso, quindi e’ un falso problema locale.Un tedesco sul palco ha rilevato come Berlin - ma aggiungerei anche Hamburg, Munchen e Frankfurt - essendo una citta’ bella e con bassi affitti, e’ in grado di attrarre i talenti di Europa e offrire alle aziende il brodo di coltura per iniziative di successo e per far incontrare, magari in qualche club di musica elettrronica, le diverse figure aziendali.Quindi, probabilmente c’e’ un problema ambientale di un certo peso.Quante citta’ possono attrarre e trattenere i propri talenti in Italia?9. Forse c’e’ un problema di capitali? Se ben mi ricordo il tasso di risparmio italiano, insieme a quello giapponese, e’ ancora tra i piu’ alti al mondo. Quindi il problema e’ riuscire a convogliare questi capitali inattivi nei depositi in fondi di investimento abili a portare il giusto mezzo di competenze e liquidita’ nelle societa’ appena nate.Altre domande non me ne vengono in mente: magari al working capital di domani, mi verra’ in mente altro. Ovviamente se qualcun altro vuol aggiungere qualcosa e’ benvenuto.

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Dic 10 2009

Seconda giornata a LeWeb 09, Paris

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Giornata positiva a Paris, tutto sommato. Si e’ parlato molto di Venture Capital: la cosa a dir il vero lascia un po’ perplessi. La manifestazione difatti dovrebbe avere come target il pubblico delle aziende e di chi ci lavora, non aspiranti imprenditori bisognosi di consigli. Ma questi sono problemi di chi ha pagato il biglietto perche’ i contenuti sono molto interessanti.In ogni caso alcuni speech sono stati particolarmente efficaci: tra questi quello del ceo di zappos.com, Thomas Hsieh, che ha presentato una vision aziendale, Delivering Happiness, molto interessante: la cultura aziendale e’ parte e prodotto del proprio progetto di realizzazione personale per il conseguimento della felicita’.A seguire, la regina Rania di Giordania, che ha fatto una bellissima presentazione utilizzando come filo conduttore il twitter che lei  tiene. Particolarmente efficaci alcune sue dichiarazioni su come il lifestreaming possa, debba, essere usato per il lifechanging. Ha presentato anche il suo progetto 1goal, sperando che venga adottato dalla sala di LeWeb, vedremo.La competizione delle startup ha visto vincitrice Stribe.com, uno strumento per creare community su siti aziendali. Un progetto davvero interessante.Inutili alcuni talk successivi sull’importanza delle persone e delle community, da rispettare e coltivare: da queste parti e’ molto tempo che si assiste ai convegni dove tutti dicono la stessa cosa. Si e’ abbastanza sicuri che anche il pubblico generalista sappia ormai tutte queste queste cose e se le senta ripetere gia’ da molto tempo.L’intervento di Yossi Vardi dal titolo “Rise of emotional Web“: tra video e battute sull’evoluzione del consumatore oggi e’ riuscito a creare uno dei momenti migliori qui a LeWeb.Altro momento importante e’ stato il panel European Gang, sull’imprenditoria europea, le sue difficolta’ e peculiarita’, punti di forza e debolezza. Su tutti Martin Varsavsky e’ stato quello che piu’ ha detto cose intelligenti e che ha ribadito con piu’ fermezza l’appartenenza al suo Paese d’adozione, la Spagna, nel voler costruire un’impresa.Il panel finale diretto da Steve Gillmor di Techcrunch non aggiunge molto e chiude questa edizione di LeWeb.Il bilancio per il 2009 e’ stato sicuramente positivo: c’e’ qualche perplessita’ sulla scelta di alcuni temi, forse troppo legati al tema del Venture Capitalism, e di come questi potessero essere di interesse per una platea formata perlopiu’ da aziende. In ogni caso, l‘alto livello dei contenuti, la caratura delle persone intervenute e l’atmosfera di semplicita’ che hanno caratterizzato LeWeb lo rendono la manifestazione piu’ importante in Europa.La speranza e’ avere, il prossimo anno, non solo il pass di official blogger come quest’anno ma anche e soprattutto un panel piu’ europeo di quello prevalentemente americano di oggi, segno che anche nel vecchio continente le cose stanno cominciando a muoversi per il meglio.

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Dic 10 2009

Primo pomeriggio a LeWeb 09, Paris

Published by admin under comunicazione

Il pomeriggio e’ scorso senza grandi interventi: sulla carta era l’ora dei cosiddetti guru del web, dell’imprenditoria e del venture capitalism. Consigli ad aspiranti imprenditori, richieste ai politici e workshop mascherati hanno fatto da fil rouge per la seconda parte della giornata. C’e’ quindi da registrare una certa distonia tra i temi trattati sul palco e il pubblico formato perlopiù da aziende che avrebbero forse voluto dal palco principale sentir parlare di piu’ di comunicazione e meno di cosa fare per avviare una societa’.

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Dic 09 2009

Prima mattinata a LeWeb 09, Paris

Published by admin under comunicazione, segnalazioni

Interessante mattinata a LeWeb. Numerosi interventi, sebbene alcuni di questi fossero decisamente markettosi. D’altra parte lo spazio allo sponsor non si puo’ non dare.Il tema di quest’anno ruota decisamente intorno al tema delle App: la presenza sul palco di fornitori di contenuti, dispositivi e di piattaforme fa presagire lo scontro sul controllo di queste. Sara’ lo store di Apple o Nokia a prevalere, quello degli operatori, rappresentati sul palco da Orange, o saranno le applicazioni ad essere talmente potenti da avere libera circolazione tra le diverse piattaforme? Penso che sia un tema su cui le autorita’ dovrebbero gia’ cominciare a deliberare per evitare problemi di concentrazione e di antitrust dopo, o no?L’impressione di chi blogga, tuttavia, e’ che il business model delle startup presenti consista nel generare hype su un’iniziativa per raccattare investimenti dai fondi di venture capitalist in una sorta di Aspettando Godot del capitalismo contemporaneo.E’ questo il problema dell’imprenditoria di oggi: non pensare a qualcosa di autosostenibile dal primo giorno.Addirittura, il fondatore di Twitter,  Jack Dorsey, e’ venuto a Paris non per dire come la sua creatura comincera’ a generare profitti ma per annunciare la sua nuova startup, Square, dedicata ai micropagamenti, iniziativa interessante, per carita’. Si tratta fondamentalmente di un plug, fornito gratuitamente, da attaccare al telefonino da usare come lettore di carte di credito.Qui il business model e’ piu’ chiaro: si tratta di portare a tutti la possibilita’ che oggi viene data ai commercianti , dietro una commissione salata. Sara’ interessante vedere come questa novita’ si leghera’ con le soluzioni speculari di micropagamenti in via di sviluppo - ancora loro - dagli operatori telefonici. La soluzione di Dorsey ha il pregio di avere una maggiore fisicita’ che dovrebbe garantire una maggiore semplicita’ per il pubblico di massa.Concludendo, tra gli operatori sembra circolare ottimismo anche se si denotano problemi sui business model, poco chiari e un po’ naif nel contare sul semplice fund raising.Per leggere gli interventi piu’ iportanti di stamani, c’e’ il live blogging.

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