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Nov 09 2011

Prendi quei soldi e goditeli: due casi di mancati pagamenti

Published by under io,vita reale

Qualche tempo fa, da queste parti, si era parlato di un credito vantato nei confronti di un’associazione che organizzava master privati.

La lettera dell’avvocato all’associazione non ha sortito risposte e gli eventuali passi legali richiedevano degli impegni economici non indifferenti, pur avendo la certezza, in giudizio, di poter ottenere una sentenza favorevole.

Gli organizzatori dei master CommunicActive, diretti da Cinzia Moretti, sono come scomparsi e non si riescono ad ottenere risposte. Insomma, la possibilità di rivedere quella cifra – non particolarmente importante ma che comunque fa comodo – è persa.

Con questo post rinuncio definitivamente: persone di CommunicActive, questi 1.500 euro prendeteveli e divertitevi, fate girare l’economia italiana oppure dateli in beneficenza. Quello che volete. Vanno bene anche le bollette che dovrete pagare ma anche birra e superalcolici. Sono vostri. A vostro insindacabile giudizio.

Altra storia micragnosa, forse anche peggiore della prima, è quella che riguarda il patinato mondo delle riviste di moda che comunque mi dà l’occasione di postare foto capaci di innalzare gli accessi (e non solo) :)

Nel maggio 2010 da queste parti si decide di dare la propria casa per uno shooting fotografico di un giorno. Il servizio, a firma di un mio contatto (che non cito perché non voglio che sia associato a questa storiaccia) esce qualche mese dopo in occasione di Pitti uomo. Parte delle foto sono quelle a fianco. Purtroppo la modella non è rimasta, il divano è sempre quello : )

Il pagamento concordato è di 250 euro lorde.

Secondo voi, com’è andata a finire? La fattura è partita con molti mesi di ritardo – mea culpa – a gennaio 2011 ma il bonifico non risulta ancora arrivato a novembre 2011, nonostante ripetute mail alla redazione e – si scopre in corso d’opera – a chi si dovrebbe occupare dei fornitori. Le diverse mail inviate a un certo punto da maggio 2011 non hanno più avuta alcuna risposta.

Da queste parti si stigmatizzano le questioni di principio ma a maggior ragione fa demoralizzare e imbestialire che non si paghino 250 euro.

Per una rivista di moda molto famosa dovrebbero essere bruscolini. Sembra quasi un modus operandi quanto gli stagisti non pagati che ho pure visto in in alcune aziende.

Anche qui, con questo post rinuncio definitivamenteEcco, signori di Maxim, fateci quel che volete, regalatevi un negroni di redazione il prossimo casual friday oppure date una mancia in più quando bevete il caffè al mattino. A vostro insindacabile giudizio. Sono vostri.

Se la situazione in Italia è questa, prima di lavorare con qualcuno, da queste parti si ricorrerà al pagamento anticipato o alle referenze sui potenziali clienti, la loro affidabilità nei pagamenti, la loro celerità. Il risultato sarà lavorare e guadagnare meno ma perlomeno il sangue amaro non ce lo si fa più.

Post ispirato a una conversazione con Roberto Chibbaro.

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Nov 18 2010

E’ sempre Crisis management

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L’altro giorno si viaggiava in treno direzione Milano. Sui frecciarossa nuovi fiammanti erano attivi dei monitor con i dati del viaggio, le info meteo e le comunicazioni corporate.

E’ strano come in rotazione, ci fosse ancora l’aggiornamento (breaking news!) su quanto in quelle ore stesse succedendo a Viareggio.

Da queste parti non ci si riesce ancora a fare qualche riflessione su questo fatto ma la notizia, quasi un anno e mezzo dopo il disastro, è drammaticamente ancora lì da ricordare.

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Nov 01 2010

Comprare biglietti dei concerti: una pessima esperienza alla Fnac

Published by under io,musica,vita reale

La Fnac è sbarcata 10 anni fa in Italia, a Milano: inutile dire che è stata una delle più piacevoli ventate di freschezza nel panorama dei magazzini dedicati all’intrattenimento con una cura per il cliente e una solerzia dei commessi ineguagliabili rispetto ad altre realtà. E’ senza dubbio la catena preferita per i libri e – ogni tanto – i dvd.

Tuttavia, l’altro giorno succede a chi scrive un episodio poco edificante.  L’occasione viene data dal concerto alla casa139 dei Midnight Juggernauts, probabilmente il secondo gruppo  contemporaneo australiano più figo ever (il secondo album cmq è una sòla).

Una volta andato a comprare i biglietti, si scopre che oltre al costo dei biglietti e alla prevendita di ticketone, verrà aggiunta una commissione Fnac di 1,50 a biglietto. Amen, si paga anche questo, vista la vicinanza del concerto e il poco tempo per andare a prendere i tagliandi in un altro posto.

Arrivato il giorno successivo, quello del concerto, si viene a scoprire che lo stesso viene annullato. Pare che il gruppo avesse preferito andare a suonare per una serata di Hilfiger a inviti ai Magazzini generali di Milano*. Smadonnamenti a parte, il giorno dopo, sempre alla Fnac, vengono immediatamente visualizzati l’annullamento e  l’automatico rimborso dei biglietti, tranne che per la commissione Fnac. Ora, si trattano di 3 euro totali ma è il principio che è sbagliato: se si debba pagare per il lavoro di prevendita, lo si scarichi sul promoter o il gruppo musicale nel caso in cui venga fatta saltare la data, non sui consumatori comunque ignari del fatto che la commissione non venga rimborsata.

Ecco quel che non piace: la Fnac ha sempre fatto la bella figura di essere dalla parte dei consumatori ma questa volta no. Da queste parti, dunque, si sconsiglia vivamente di acquistare biglietti lì.

*La serata Hilfiger era a inviti e chi aveva il biglietto in prevendita poteva entrare. Chi non lo aveva, no. Quindi alla fine si è andati al concerto praticamente gratis. Meglio così, Fnac a parte.

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Ago 31 2008

Ancora una volta

Published by under io,vita reale

Il calcio è la triste metafora di una nazione in declino. Ecco uno dei tanti motivi per cui nn lo seguo più (e così tanti dei miei amici).

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Lug 15 2008

E’ questione di cura

Published by under io

Ho speso in due giorni più soldi in birra, circa 100 euro, che in spostamenti, 32 euro, tasse e spostamenti da/per aereoporto  compresi. Ah, ero in Germania, dove come al solito ho potuto constatare dalle piccole cose fondamentali (birra a 2,80, felafel a 2,50, locali che chiudono alle 8 del mattino) che quello è un paese civile dove sanno come divertirsi. Certo il nostro è un paese dove il bello, pure nella capitale del male, domina e molte cose portano al desiderio di stare.
Ma l’uomo è un animale sociale e preferisce spesso stabilirsi dove trova le componenti fondamentali per stare bene. Non importa dove, né quando, bensì cosa, ovvero: la soluzione ad ogni problema (birra), locali, buona educazione. In una parola un’espressione che da queste parti si usa per far colpo sulle francesine: socialità diffusa.

Insomma ancora una volta, forse più che la Danimarca, la Germania è il paese dove più mi piacerebbe emigrare. Se fossi latitante, sottoqualificato, pregiudicato e un pochino disperato. Proprio come un tipo * incontrato accendendo una sigaretta. Quarantina, emigrato quando ne aveva 15 e con alcune espressioni così desuete.

” Sì, quella tipa aveva il marchese”.

Faccia dubbiosa della spedizione.

“Ma in che senso?”

“Mi stai prendendo in giro?”

La parte migliore qual’è dunque? Forse sono proprio le parole scambiate per caso, più degli sguardi, delle gambettine o del felafel fatto a regola d’arte.

La parte migliore è riscoprire che essere italiani è sì spesso prerogativa dei mondiali o di eventi sportivi di dubbia rilevanza (già, le olimpiadi) ma a volte arriva con uno stupore breve e così vivo. Come una sigaretta scambiata per caso e un enorme senso di fratellanza dato dalla lingua e dalle espressioni che nessuno più usa, o forse più semplicemnte l’idea di trovare genialità in poco?
Insomma, tanto per smentirmi, dopo gli US, Germania come prossima mèta. E voi? Anche solo per sognare? Dove?

*Senza enfasi, questo tipo era probabile indagato per omicidio.

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Feb 08 2008

Il banco salta

Published by under io,vita reale

Quanto sta succedendo in queste ore, la proposta di Walter rischia di far saltare il quadro politico e di portare nuova linfa ad un sistema politico invecchiato e regredente.

Rischio di andare a votare e pure convinto. Anche se Stefano la usò in un altro contesto, vien da dire: if you’re not prepare to be wrong, you’ll never come with anything original.

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