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Ott 12 2011

E rieccolo

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Da queste parti si è un po’ scomparsi negli ultimi mesi, complici l’estate, i suoi ritmi e anche un po’ di sani distacco e disinteresse per il blog. Niente di grave per fortuna.

UPDATE: l’ottimo Andrea ne approfitta per ricordarmi del suo why I blog, e così gli rispondo: torno a scrivere perché mi piace condividere parte di quello che faccio, mi aiuta sull’aspetto professionale e quello personale (ovvero, marketing di me stesso). Aggiornare un blog mi sta permettendo sempre più di seguire cose – come LeWeb Paris o Next a Berlino ma ce n’erano anche altri che ho dovuto declinare – che altrimenti non potrei fare, e di avere quella regolarità e lucidità necessaria per mettere in chiaro le cose che mi passano per la testa. Insomma, seguire un blog è principalmente il mio esercizio di igiene mentale (con benefici attesi). FINE UPDATE.

Fortunatamente l’autunno – la stagione storicamente la preferita, insieme a tutte le altre peraltro, in cui tradizionalmente si dà il meglio di sé – rimette le cose in sesto con i concertini, le cene e nuovi programmi in vista.
Per i mesi a venire sarà un meraviglioso macello perché vale come sempre la regola dell’orologio a cucù.

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Feb 16 2010

Ultime news

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E’ da oltre un mese che non si aggiorna il blog. A dir la verita’ si e’ scritto molto ma pubblicato pochissimo, un po’ perche’ gli argomenti non erano adatti alle tematiche che questo blog affronta, un po’ perche’ sarebbe stato inopportuno per molti motivi.Agli inizi di gennaio si sono prese delle decisioni molto importanti: mollare tutto e lasciare questo Paese, destinazione l’amata Francia. Non proprio una scelta, quasi la necessita’ di cambiare per un ensemble di motivi che solo quelle 3-4 persone sanno. E in quel momento e’ arrivata la proposta giusta e che sapevo sarebbe arrivata come succede spesso quando uno e’ pronto a mettere sul piatto tutto.Cosi’ ci si ritrova in un nuovo ufficio, con nuove responsabilita’ e soprattutto nuove persone con le loro peculiarita’ e ricchezza.La cosa che mi fa impazzire e mi mette di buonumore tutte le mattine e’ come tutti abbiano conservato nel parlare la propria variante regionale: si puo’ ben distinguere il romano, lo spezzino, il lombardo, il veneziano, le toscanita’ varie e le cadenze distinte e differenti di quel triangolo ricchissimo tra Emilia e Romagna (deo gratias, nessun veronese). Forse, l’unico del luogo, inteso come Milano, e’ chi scrive.Cosi’ come e’ milanese il modo in cui ci si saluta al mattino, a pranzo, sera.”Ciao” e’ forse una parola troppo corta perche’ intervengano i dialetti o ne venga storpiata la dolcezza del suono. Ed e’ anche l’unica parola che viene pronunciata alla milanese, un po’ strascicata sulla C, indugiante sulla A e quel suono armonico nonostante l’unione di vocali tanto lontane fra loro fanno.Gia’, un “ciao” come questi e’ un motivo sufficiente per restare nell’amata Milano.

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Nov 26 2009

Preparativi per il ringraziamento

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Nuovo episodio, questa volta da casa, tra i preparativi per il ringraziamento, biscotti della fortuna e l’avventura della spazzatura.

Special Guest: i temporary flatmates.

Va anche detto che il mattino seguente ci siamo persi la parata in programma ma tant’e’. La sera prima abbiam fatto bisboccia con Steve Angello e la gente simpatica dell’Illinois. Piu’ tardi si va a mangiare il tacchino e, perche’ no?, a tacchinare.

Prossimi episodi dal pranzo di thanksgiving e dalle strade commerciali di Chicago che domani vedrano una vera battaglia, dove uomini e donne si scontrano all’insegna dell’attivita’ piu’ amata dagli essere umani. Nel giorno che fa impazzire gli Stati Uniti e i suoi abitanti. Un giorno che comincia quando e’ ancora notte. Black friday.

Breakingzen, in modalita’ servizio pubblico, terra’ aggiornati gli utenti sui dati di spesa dei cittadini americani.

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Nov 25 2009

Come un pizzaiolo americano si e’ preso l’italianita’

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Una visita di almeno due settimane permette di vivere la citta’ secondo i ritmi dei suoi abitanti. Infatti, da queste parti si esce ogni sera alla ricerca dei visi sorridenti degli stessi.

Scherzi a parte, i tempi sono bui, grami e mesti anche qui ma perlomeno c’e poca tensione, cosa che purtroppo caratterizza i locali a supposta alta socialita’ dello stivale.

Si sono girati molti locali in questi giorni in Illinois. Tuttavia, anche qui c’e’ bisogno di staccare e ogni tanto sentire il calore di casa. La nostalgia dei miei temporary flatmate – i classici cervelli in fuga che han trovato casa alla Northwestern – ha una sorta di tradizione, comune peraltro a molte persone in Italia: domenica pizza.

Cosi’, si e’ andati a Spaccanapoliuna delle migliori pizze napoletane mai provate, anche per gli standard italiani.

La storia di questo locale e’ molto interessante perche’ tutto nasce dall’amore di Jonatan, il proprietario, per l’Italia che ha girato alla ricerca dei segreti dela pizza, fino ad arrivare a Napoli, dove e’ divntato ufficialmente pizzaiolo.

Si potrebbero pensare alle solite tovaglie a scacchi bianchi e rossi, ai suonatori di mandolino e alla mozzarella di Buffalo (nel senso della citta’). Invece, l’arredamento e’ moderno, sobrio ma non freddo. Due enormi ritratti che dominano la sala e foto moderne della citta’ rendono il posto estremamente accogliente e italiano nel senso piu’ generoso del termine.

Parallelamente, mi viene in mente una frase di Marco Mazzei: nel suo blog parlava di come le citta’ belle sono quelle che guardano al futuro. Ed e’ apparentemente paradossale che la municipalita’ di Chicago decida l’ampliamento della perla della citta’, l’Art institute, affidandosi proprio al tradizionale genio italiano, quello di Renzo Piano per la precisione. (non stiamo a far sottigliezze, qui ci sarebbe da aprire un’enorme parentesi ma lasciamo stare).

D’altra parte, c’e’ questo rinnovamento – questa volta dalla base – che fa leva sull’italianita’, ma non quella esibita e falsa, come spesso e’ sovente, bensi’ quella che scava nelle sue radici piu’ autentiche, radici che ahime’ in Italia, citando il cardinale, stanno dando al giorno d’oggi frutti indigesti.

Insomma, la morale – perche’ in tutto c’e’ sempre una morale e le morali nei discorsi faceti sono sempre quelle piu’ amare – e’ che a furia di concentrarci sull’ombelico dalle nostre parti e di adagiarsi su un illustre passato si perde il principale asset del paese, il primato dell’italianita’, sopraffatto nel suo paese d’origine dal falso mito della creativita’ a tutti i costi, dell’inopportunita’ della progettualita’ e che tutto possa essere immutabile.

E il piatto di un pizzaiolo di Chicago non e’ piu’ una semplice portata in tavola ma diventa l’ennesima pizza in faccia ad un Paese in declino.

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Nov 25 2009

Nightlife in Chicago

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Quasi due settimane con i nazi dell’Illinois (grazie per la citazione, Alberto) durante le quali si e’ girato un bel po’ di posti.

  • Martini Park: club di cougar veraci e brasiliani arditi, cover band e orribile selezione di musica pop americana
  • Crobar: discoteca verace molto simile agli amati Magazzini. House techno ballabile
  • Lux Bar: molto grazioso per un preserata con il classico barista guru americano ciarliero e di compagnia
  • Y Bar: un posto imbarazzante nella migliore accezione possibile. Premio 2009
  • Crescendo: un posto da 5-to-4ers, piuttosto noioso e con musica oscena
  • Angels and Kings: ottimo lunedi’ prima di andare al…
  • …Boom boom room@Green Dolphin Street: serata molto Chicago style con pubblico variegato

Con i ragazzi si e’ fatta anche una puntatina al Congress Center per un concerto spettacolare di Deadmau5, anticipato dai Ghostland Observatory.La cosa che piu’ e’ piaciuta da queste parti e’ che il dj set e’ stato fatto in quella che e’ a tutti gli effetti una sala per concerti, cosa che raramente capita di vedere allo scriba. Insomma, tanta gente, ottima compagnia e atmosfera pauer.

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Nov 18 2009

Vivere con il fuso: bella figura, facezie e video

Published by under vita reale

Da queste parti si adora la sensazione del vivere la lontananza sfasati rispetto al momento in cui la piu’ parte dei propri contatti vivono. I primi giorni e’ stato difficile per via del jet lag, poi il prestigio e la meraviglia: andare a letto quando gli altri si svegliano, pranzare alla fine della giornata altrui di lavoro, cenare nel sonno profondo dei propri amici, far colazione nella pausa pranzo degli ex colleghi.
Una strana sensazione di liberta’ e di tranquillita’.  Sette ore sono un attimo ma sono un abisso. Come un abisso, a volte, puo’ essere la differenza tra i diversi costumi che separano Americani ed Europei. In questa breve esperienza in Illinois, come gia’ si e’ accennato su Facebook, si ha avuto la possibilita’ di incontrare persone sul territorio. Tra i recenti incontri – di quelli ovviamente pubblicabili – ce ne sono stati due che mi hanno particoalrmente colpito che peraltro meriteranno un post a parte.

Il primo e’ stata la cena con un professore del mio temporary flatmate. In Italia e’ particolarmente sentito il concetto della bella figura con i parenti, gli amici, i genitori, i colleghi. Cosi’ spesso si fanno matrimoni particolarmente fastosi perche’ e’ l’ambiente che lo richiede e se non sono presenti almeno 200 invitati ne viene meno il buon nome della famiglia. Ma c’e’ anche l’auto di rappresentanza oppure iscriversi a una determinata palestra o frequentare un certo master. Spesso, sono questioni di mera apparenza, altre invece sono questioni piu’ genuine, come appunto una occasione di convivialita’ con il proprio mentore. Da queste parti piacciono queste manifestazioni: il lavoro e’ una parte importante della propria vita, e’ quello che ti permette di stare lontano dai propri affetti e, in questo mondo, di farli funzionare. Soprattutto ancor piu’ importante e’ quando si fa entrare l’attivita’ professionale nella propria sfera degli affetti.

Cosi’, venerdi’ sera viene qui a cena, con l’ottima moglie, il professore di uno dei ragazzi che ospitano lo scriba. La cena prevede portate italiane: prosciutto crudo e cotto, lasagne alla maniera di Reggio Emilia, tiramisu, ribattezzato per l’occasione pick me up. La conversazione risulta essere quella tipica americana fatta di small talk e curiosita’. I due ospiti sono molto giovali e aperti, curiosi e gran conoscitori anche della provincia piu’ remota italiana. Non si fanno nomi per non generare discussioni.

Il punto e’ il seguente. Da queste parti si e’ avuta, di grazia, un’educazione molto rigida quanto a stare a tavola: posizione eretta, nessuna parola mentre si mastica, nessun gomito sul tavolo ne’ tantomeno mano inattiva sotto (tantomeno una mano attiva). Proprio quest’ultima e’ quella che i un incontro che ruota intorno all’Atlantico puo’ porre dei problemi. Da questa parte dell’Atlantico, infatti, il galateo prevede che la mano inattiva non venga appoggiata sul tavolo e resti bensi’ sulla gamba. Quindi, la situazione era questa: due signori di mezz’eta’ del buon ceto riflessivo americano con la mano sotto il tavolo, tre ragazzi italiani di buona famiglia con una mano, la sinistra, sopra il tavolo. Un gioco di contrapposizioni.

Un altro episodio e’ piu’ recente: e’ lunedi’ sera e si decide di andare ad una serata di house Chicago style. La compagnia, gia’ di per se’ ottima, si impreziosice di un ragazzo italiano di 26 anni e di suoi 3 amici locali. Questo ragazzo, Davide, vive qui da ormai 12 anni: i suoi decidono di trasferirsi dall’Italia con il figlio adolescente. Il ragazzo e’ perfettamente bilingue, capace anche di fare freestyle e, dalle poche parole scambiate, si vede che e’ uno sveglio. Il classico esempio di integrazione e di come sia possibile passare da un costume ad un altro, anche – e’ probabile – a tavola.

Le serate sono poi piacevolmente volate con le varie missioni compiute: il mio temporary flatmate ha fatto bella figura, Davide si e’ fatto una.

Di seguito altro episodio con i dettagli dello scalo a Londra, questa volta dalla ruota panoramica di Chicago: da queste parti si adora fare i turisti, non c’e’ niente di male. In ogni caso, ancora in fase sperimentazione, piuttosto rincoglioniti, fuori fase e con problemi di fuso.

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Nov 09 2009

Prossimi passi: US e LeWeb

Domani mattina partenza per un breve giro negli States. Da queste parti ci si aspettano le solite meravigliose sorprese dettate da uno dei pochi princìpi guida, la serendipity.

L’altra volta è stato intenso, pur breve, l’ideale per un assaggino di cheesecake.  Tra le immagini che rimarranno ci saranno i Cubs vincenti – cosa assai rara – il sorriso delle persone e la luce rapida di Chicago tra i grattacieli del loop ma anche a North Michigan av.

Quest’anno si è preso gusto e quindi i giorni sono diventati 28, fino al 6 dicembre, con una tappa New York da un’amica e una deviazione all’ultimo in luogo da decidersi.

Il ritorno è su Paris il 7 dicembre dove si ricomincia con la professione, diciamo così: si va lì per assistere a LeWeb e per costruire e riprendere i contatti del lavoro precedente all’ultima esperienza, lavoro dove grazie ai miei ex colleghi ho lasciato un buon ricordo, anche tra gli addetti.

Dopo l’avventura, persa, dell’ultimo anno si è abbastanza restii a rischiare. Come dicono nei Balcani, quando ci si scotta con acqua calda, anche lo yoghurt fa paura. Quindi, si va a Paris con uno spirito eccitato ma controllato, riflessivo ma anche un po’ sfrontato se si vuole fare una buona copertura dell’evento, come vorrei. Qualcuno in proposito ha da suggerire qualche domanda per LeWeb?
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Nov 03 2009

Preparazione per LeWeb

Da queste parti c’è grande eccitazione per le prossime settimane: partenza per gli States (l’amata Chicago e New York) e ritorno su Paris per LeWeb.

Come già accennato, ci si è riusciti a farsi accreditare come blogger ufficiali, per commentare live i dibattiti, ad esempio da friendfeed.

Grazie a una botta, questa qualifica di ufficialità dà la possibilità di entrare gratis. Altrimenti, la spesa non sarebbe stata affrontabile e fortunatamente, peraltro, si può contare sull’ospitalità parigina del collettivo rue monge.

Sto insomma tentando di organizzare questo mese di trasferta, considerando che al ritorno, a meno dell’ipotesi B, ci si dovrà trovare un lavoro.

Mi piacerebbe trovare un po’ di domande da fare al panel e, perché no?, coinvolgere i pochi lettori di questo blog.

LeWeb'09 - Register Now

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Ott 20 2009

Sono io che me ne vado

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E’ metà ottobre, è da molto che questo blog non è aggiornato, forse perché ci sono state troppe cose cui pensare e da mettere a posto: impossibilità di stare in compagnia, rapporti sbagliati, lavori incasinati e momenti di vita da regalare a persone in qualche modo – e per troppo – trascurate.
Così, in questo mese ci si è dedicati ai giri degli affetti, alla ricerca di un nuovo lavoro, a colloqui con zero voglia addosso, alla pianificazione di un futuro prossimo.
C’è stato un po’ di tempo anche per l’amata Paris, noiosa in sé ma che non delude quando la si condivide con le persone migliori.
Prossime settimane dedicate, dunque, allo studio, alla ristrutturazione di casa e a sbrigare le ultime cose. Poi si vedrà ma chi mi è vicino già lo sa.

* Per il titolo del post leggere il libro di Violetta

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Gen 16 2009

Uno spagnolo di Verona

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Insomma, questo 2009 é cominciato da un po’ ma sembra un 2005 riedizione deluxe (ndr, l’anno fondamentale della mia vita). Lavoro, amici e quello strano smirk degli occhi che ricorda questo pezzo, tanti altri scampoli di vita milanese e di socialità diffusa, concetto che da queste parti si predica e – almeno in questo caso – si razzola con altrettanto furore.

Tra le novità dell’anno a venire ci sono un po’ di concerti da seguire, qualche malsana quanto velleitaria idea e l’ipotesi nome in codice 4A che bazzica da un po’ da queste parti. Nel frattempo ci si diverte un po’ con pronti al peggio, già segnalato da molti.

La puntata di oggi vede protagonista il bravo Tommaso Labranca, purtroppo scomparso negli ultimi anni ma sempre capace di dare delle perle (“si canta in inglese per essere ignorati sia in Italia che all’estero” o la frase del titolo, ge-nia-le). Se oggi questo scampolo di 2009 mi ricorda il 2005 un po’ lo si deve anche ad aver rivisto gente come lui. Godetevelo!

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Apr 05 2008

Egosurfing

Published by under io

zenogoogleCiò che più mi preoccupa durante il mio egosurfing mensile non è tanto la pubblicità contestuale, bensì questo termine: “ivato”.

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Nov 11 2007

Spam su twitter

Published by under io,social network

Sempre più su twitter mi arrivano notifiche del tipo “tiziocaio following you on twitter”. Naturalmente vado a vedere chi è e mi ritrovo un bel – si fa per dire – profilo pubblicitario con tanto di link evidenziato verso il sito ufficiale aziendale. Ovviamente questa azienda, che volutamente non linko, con me ha già chiuso ben prima di cominciare.

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