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Set 24 2012

LeWeb Startup Competition: now!

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Si sono aperte poco fa le candidature per la startup competition di LeWeb che l’anno scorso ha visto trionfare gli amici di Beintoo!

Si tratta della più eccitante competizione per startup che abbia mai visto, è di fronte a un panel qualificato e pubblico eccezionale, e di conseguenza la visibilità è tanta.

I criteri per partecipare sono:

1. Meno di 2M di $ di finanziamenti;

2. Lancio del prodotto durante LeWeb;

3. Target business o consumer.

Si raccolgono candidature fino al 21 ottobreProvateci!

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Dic 15 2011

LeWeb 2011: 10 cose particolarmente überlike

Da queste parti ci si è divertiti a fare una breve presentazione su 10 cose particolarmente gradite a LeWeb, Paris. Anche se manca la spiega delle diapos, hope you dig it!

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Dic 08 2011

LeWeb, Startup Competition: pitch e impressioni

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Lo spazio dedicato alle Startup ha visto protagoniste 16 finaliste, come anticipato settimana scorsa. E’ difficile fare una valutazione dell’effettivo valore di alcune delle società in nuce viste sul palco ma da queste parti qualche impressione la si è avuta. Eccone una lista ma bisogna fare una piccola precisazione al solito: se hai superato la selezione tra oltre 600 application e la scrematura da 32 a 16 partecipanti, insomma, se sei lì, sul palco, a Parigi, a metterti in gioco e parlare di una tua creatura che peraltro stai già costruendo, dette queste cose, allora sei un grande. Si parla sempre, soprattutto da queste parti, ma se fai, hai ragione a prescindere.

  • La prima impressione è che ci siano delle boiate pazzesche in giro.
  • La possibilità di società molto più grandi di implementare il core business di molte startup è relativamente ampia.
  • Ad esempio, gli annunci georeferenziati possono essere facilmente replicati da altre realtà.
  • Dunque, il business model sembra essere non tanto quello di fare un prodotto di cui essere orgogliosi, bensì quello di farsi acquistare.
  • Tuttavia, da queste parti si crede che solo con un prodotto ottimo (sotto diversi aspetti) si possa avere la possibilità di essere acquisiti.
  • Finché le startup avranno come obiettivo principale quello di vendere a società più grandi senza un prodotto strafigo, sono condannate al nanismo o alla scomparsa.
  • Però esistono alcune startup che fanno qualcosa di visionary  e disruptive. Sono quelle che fanno innovazione.
  • Google, per bocca di Schmidt, ha dichiarato di fare un’acquisizione alla settimana.
  • In questo, l’ecosistema Web mi ricorda quello discografico: 3-4 major che fanno il mercato e una miriade di indipendenti.
  • Startup come le Indie, settore R&D come Artist and Repertoire del settore discografico.
  • Con la differenza che sono 100 i milioni disponibili solo in Italia. Una liquidità straordinaria in cerca non solo di idee forti ma anche di un team adeguato (“Io finanzio al 65% il team”, riferisce un investor)
  • In generale, dal punto di vista della comunicazione, pochi hanno eccelso.
  • Per competenza, padronanza e chiarezza, Antonio di Beintoo è stato molto bravo. Si avevano dubbi sul suo prodotto ma ora sono completamente fugati. Ne sentiremo ben parlare.
  • Pur timidi, i ragazzi di ClearKarma hanno fatto una bella presentazione anche se il loro mercato è duro per dievrse ragioni (foodzy, fooducate etc). D’altra parte la loro value proposition è abbastanza forte. Non cambieranno il mondo ma aiutano le persone motivate.
  • Da questo punto di vista, poche startup volano alto: poca vision e pathos nel voler costruire un prodotto eccellente e semplice.
  • La parola giusta per definire la più parte di queste è una: queste startup a Paris sono perlopiù loffe.
  • L’anno scorso c’erano Waze, Paper.li e la GrandeMarmite (non più pervenuta), quest’anno è difficile dire di quale ci ricorderemo il prossimo anno. O forse ci sarà un effetto Jalisse.

Si possono votare le diverse startup sullo spazio youtube dove sono presenti anche i pitch. Check’em out!

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Dic 07 2011

LeWeb11: No advise, follow your rules

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Si è aperta oggi a Parigi l’edizione 2011 di LeWeb, l’ormai tradizionale conferenza su Internet, business e dintorni, il vero punto di incontro tra la Silicon Valley e il vecchio continente.

Nonostante il focus fortemente orientato verso la tecnologia, l’appuntamento di oggi è partito con un’intervista di Loic Le Meur, l’organizzatore di LeWeb, al genio francese della moda, Karl Lagerfeld che ha stupito tutti per la sua capacità di legare tecnologia e moda. I due mondi hanno aree di sovrapposizione marcate più di quanto si immagini: si basano entrambi sull’innovazione, sul consenso di un pubblico bramoso di novità e sull’obsolescenza pianificata.
Il bello di una conferenza come LeWeb è proprio la sua capacità di unire mondi differenti, facendone una sintesi. Lagerfeld rientra perfettamente in questo caso: annuncia la sua devozione verso un couturier del design e dell’usabilità come Steve Jobs e riferisce, mostrandone una parte, della sua dotazione Apple: 4 iphone, un centinaio di ipod con la musica catalogata per tempo e luogo, 30 ipad che usa per fare i suoi disegni e schizzi.

La cosa curiosa è che non usa l’email: per lui questo strumento è per chi ha tempo. “Chi è indaffarato, non usa l’email“, dichiara. Al di là delle note di costume e di colore, è stato annunciato anche il lancio di Karl, la sua linea personale in collaborazione con Net-à-porter: la novità è rilevante.
Se negli anni la filiera della moda aveva abituato il pubblico ad un processo che partiva dalla casa di moda e in sei mesi arrivava ai consumatori tramite i buyer e i negozianti, con questa nuova linea lo stilista arriva direttamente agli utenti online, via web. La fase di disintermediazione – uno dei trend emergenti del web degli ultimi anni – viene fatta saltare anche nel caso dell’industria della moda.
Prima di chiudere, Karl Lagerfeld lancia anche il suo messaggio a chi gli chiede un consiglio per le startup: “no advise, follow your rules“.

La mattinata continua con diversi interventi, non tutti della caratura o dallo stesso impatto dello stilista. Bisognerà attendere il pomeriggio per avere un intervento di peso, quando sarà il turno di Eric Schmidt, l’uomo che da CEO ha fatto crescere Google prima di lasciare in aprile la carica a Larry Page. (qui il suo intervento)

Dopo una demo piuttosto istituzionale di Honeycomb, Schmidt si è lasciato andare a un dialogo molto franco e diretto con Loic Le Meur, dando una sua personale visione di come sarà nel futuro il rapporto dell’uomo con la tecnologia: “in 20-30 anni sia le macchine che gli umani continueranno a fare quello che sanno fare meglio. Le macchine hanno calcolo e infinita memoria, le persone creatività, intuizione, immaginazione“.
Schmidt sembra sincero quando parla dell’importanza della competizione e del ruolo emergente dell’Europa: “Silicon Valley needs a competitor and Paris is one of the cities that has the capacity to become one” e “places with the highest diversity and competition creates the strongest organisations” sono le frasi che più hanno fatto applaudire la platea. Proprio in Europa, a Parigi, Google ha appena aperto un nuovo polo Ricerca e Sviluppo, dal quale si spera di sviluppare un ecosistema di innovazione. Per Schmidt, “the Internet is the core source of future growth in Europe”.

Difficile mantenere i livelli dell’intervento di Schmidt. L’ultimo degno di nota della giornata è infatti quello dedicato a Mister Instragram, l’app che ha reso grandi fotografi 15M di utenti. Kevin Systrom ha spiegato come è nata la sua creatura, dedicando molto tempo alla user experience e alla costruzione di un team di eccellenza: “Per metterlo in piedi, ho pensato ai migliori ingegneri e designer da portare a bordo“. il prodotto prima di tutto, una lezione che dovrebbe essere tenuta a mente dalle startup che nei padiglioni a fianco stanno facendo i loro pitch per la Startup Competition 2011. Ma questa è una storia che si racconterà a parte con polemica e giudizio.

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Dic 07 2011

LeWeb 11: liveblogging I giorno

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Come ogni anno si segue LeWeb in diretta. Dalla sessione plenaria allo spazio startup:

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Dic 04 2011

C’est chic, c’est glamour, c’est LeWeb

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Bene, il titolo di questo post è assolutamente vacuo e superficiale. Il motivo è che da queste parti è come fosse Capodanno, un nuovo inizio per ricaricare le pile e farsi un corso di igiene mentale. Questo rappresenta Le Web: il paese dei balocchi per chi è innamorato di business e Internet, pochi giorni per resettare e ragionare un poco sui prossimi mesi a livello professionale e amatoriale, facendosi ispirare dal panel delle persone presenti e dalle conoscenze serendipitose che capitano ogni anno.

Se proprio non avete altro da fare, da queste parti si dovrebbe dare adeguata copertura tramite Social Cosi, Twitter in primis ma anche FF e FB.
Di motivi per partecipare alla manifestazione (anche via streaming, è gratis) ce ne sono molti ma scritto qui fa molto scarrafone a mamma sua. Lasciamo parlare gente competente.

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Nov 02 2011

LeWeb, Paris, la Startup Competition e altre quisquilie

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Anche quest’anno, da queste parti, si è avuta la grossa fortuna di ricevere un pass* per LeWeb, Paris, ai primi di dicembre (poi ovviamente è una scusa per restarci un po’ di più).
Un zeste de Silicon Valley en Europeha dalla sua un panel di persone eccezionali (sì, i soliti noti) con la solita possibilità di intercettarle nei corridoi, in sala o in fila per il caffè (è successo con lui). Magnifique.

Come ogni anno, ci sarà anche la Startup Competition, in collaborazione con Google: l’edizione 2010 vide vincitori Waze, La Grande Marmite e Paper.li. Quest’anno sono 32 le semifinaliste, che si sottoporranno alle votazioni online per poi presentarsi sul palco.

Di primo acchito, le startup di quest’anno sembrano volare più alto rispetto all’anno scorso dove di ambizione e genialità se ne vedevano poche. Quindi, da queste parti votare è risultato più facile.

Presto altri aggiornamenti: questo blog è ripreso.

*Si può chiedere un pass come official blogger proprio qui. Il pass, del valore di 2.300 euro, dà accesso ad aree riservate e altre comode quisquilie.

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Ott 30 2011

DAG: un Piano Marshall per l’Italia digitale?

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L’altra settimana, chi scrive è riuscito a imbucarsi alla presentazione stampa di DAG, l’iniziativa promossa dall’American Chamber of Commerce in Italy con l’aiuto di McKinsey & Company per permettere all’Italia di fare il salto nell’economia digitale.
I dati mostrati del report, scaricabile qui, sono interessanti:

  • 50%in più di margine operativo grazie al Web: Internet migliora anche la redditività, sia stimolando il fatturato sia abbassando il costo del venduto e riducendo le spese amministrative, grazie all’aumento della produttività;
  • 2% è il peso dell’economia digitale sul PIL italiano, nonostante contribuisca del 14% alla crescita dello stesso;
  • 700.000 posti di lavoro dedicati al web;
  • 1,8 posti di lavoro creato dal Web per ogni posto distrutto;
  • L’Italia è molto indietro su tanti aspetti: dalla fiducia di grande pubblico e PMI alla legislazione.

DAG si è definita come una iniziativa trasversale e quindi, fuori da logiche strettamente commerciali, ha proposto 12 punti, che, al di là del lavoro di sensibilizzazione sul Governo su temi quali la banda larga e la regolamentazione (privacy e copyright),  punta molto sui privati, consumatori e aziende. E’ anche possibile esprimere il proprio parere su questi 12 punti.

Vedremo. Dopo l’esperienza di Agenda digitale e un certo scetticismo, l’endorsement dell’American chamber of commerce potrebbe essere quel qualcosa in più da sviluppare, in condizioni migliori, in un vero e proprio Piano Marshall per l’Italia digitale.

Aspettiamo, anche se il mondo non aspetta.

Grazie a Quinta per l’invito. Altro bel post da Leonardo.

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Mag 04 2011

Kultur experience: Magno, imprenditori si diventa

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Startup è uno dei termini più interessanti – e a volte abusati – nel panorama odierno: complici una relativa facilità nel creare un’impresa e un mondo sempre più individualista e attento a singole persone da celebrare nel tritacarne dei media, essere imprenditori è tornato di moda e, con esso, la figura di chi costruisce qualcosa di nuovo partendo da zero.
Kultur Experience non si sottrae a questi assunti, anzi da un certo punto di vista spinge ancora di più su di questi, riuscendo tuttavia a distinguersi da alcuni eventi dedicati agli startupper per una semplicissima ragione: dare spazio – ma per davvero – ad un singolo imprenditore, approfondendone gli aspetti legati al business, gli errori e le fortune. Bei contenuti sulla carta e, lo si vedrà, anche ben deliverato, è il caso di dirlo.

Per il primo incontro, è stato il turno di Marco Magnocavallo che, con una formula molto semplice, ha illustrato in una decina di slide le 6 aziende che lo hanno portato ad essere quello che è oggi, un geek curioso con il pallino per gli affari.
Le slide seguivano un format molto chiaro, da vero imprenditore seriale: nome società, cose che ha imparato, errori che non avrebbe voluto fare. Ottima anche la moderazione attenta e gentile di Emil Abirascid che ha lasciato spazio al flusso di ricordi che il Magno ha profuso. Si spera che vengano condivise le slide, [UPDATE ecco le slide] ne vale davvero la pena.

Istruttivo, ben organizzato, stimolante e fresco, Kultur Experience ha così debuttato sulla scena milanese centrando pienamente il suo obiettivo, quello di far emergere e raccontare le storie degli imprenditori che, dall’Italia, sono riusciti a creare un progetto distintivo nel campo degli Online & Digital Media.

Se continua così, la creatura di Nico Sica & c. rischia di diventare per gli aspiranti imprenditori ciò che Meet the Media Guru è per la comunità di sociologi legati e studiosi legati al mondo della Rete: un punto di riferimento per la Milano dei media digitali.


Si bissa l’11 giugno con Vito Lomele di Jobrapido oppure si pranza il 9 giugno con Kultur Convivio, sempre da loro organizzato. Bravi!

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Dic 14 2010

LeWeb ’10: Cronaca della seconda giornata

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leweb10LeWeb ha il particolare pregio di non limitarsi a parlare di Internet per due giorni, è qualcosa di più e parla di cambiare il mondo. I due giorni della conferenza hanno generalmente infatti caratteristiche diverse tra loro: tanto il primo giorno – e una coda del secondo – parla di cose Internet e tecnologiche, quanto il secondo mostra al pubblico come la cultura della rete, anche in contesti diversi da quelli geek cui siamo avvezzi, possa rendere il mondo un posto migliore.

Proprio a proposito di un mondo migliore, tra gli interventi più rilevanti c’è stato quello di Shai Agassi, founder di Better Place. Questa società ha come obiettivo, come molte, di diffondere l’auto elettrica ma si basa su un’intuizione fulminante: anziché ricaricare la batteria ogni volta, si creino delle stazioni dove rapidamente queste batterie vengono sostituite e in più si faccia pagare per il suo effettivo chilometraggio in modo da poter programmare spostamenti. “See your life as a platform to change the world” e “with reducing dependance on oil, we can build peace in the middle-east” sono due frasi che lasceranno il segno (qui il video).

D’altra parte, come dice Fabrizio Capobianco, chairman Funambol, ‎quelli che cambiano il mondo fanno qualcosa che gli altri pensano sia una scemenza.

Un altro protagonista della giornata è stato Salim Ismail della Singularity University (il video dell’intervento). Il suo intervento faceva parte degli inspirational moments della giornata. Singularity è una di quelle realtà che stanno facendo parlare di sé, riunendo al suo interno le migliori menti del pianeta con l’obiettivo di favorire la creazione di imprese capaci di cambiare i paradigmi esistenti nel campo dell’energia, dell’acqua, del biotech: “to connect to the brain, you do not need how it works.just what it does. do not spend energy in understanding“. Altra perla che ha regalato è stata “When you present a project to French people they’ll say: it works in practice but will it work in theory?“.

Il bello di LeWeb è che permette di incrociare persone di contenuto come Ismail alla coda per il caffè e chieder loro un paio di dichiarazioni, ad esempio, sul concetto di innovazione, la forte presenza di italiani nei loro corsi (ndr, LSdP ne ha parlato), la possibilità di vedere una Singularity University in Europa. Di seguito il video (sorry ma sono molto arrugginito)

Altro intervento di rilievo è stato quello di Mel Young di Homeless World Cup, che ha posto una serie di interrogativi, invitando la platea a riflettervi: è stato uno dei momenti più toccanti. Homeless World Cup dà una vetrina a persone che sono ai margini della società, usando il linguaggio più universale, quello del pallone: “If you watch the homeless world cup, you’ll never see a homeless person the same way than before“.
E’ forse su questo punto che LeWeb porta la sua dichiarazione d’intenti: guardare il mondo in modo differente e cambiarlo.

Protagonisti del pomeriggio sono stati i pitch della startup competition e la premiazione che ha visto un piccolo stravolgimento delle regole di assegnazione. Tanta, secondo la giuria, era la qualità delle 3 startup che si è deciso di creare 3 categorie, ognuna per le finaliste.

A Paper.li è andato quello della creatività: Paper.li dà la possibilità di aggregare contenuti social in una modalità visiva prossima ai quotidiani. In effetti è un bel prodotto il loro ma bisognerà vedere come monetizzeranno e se riusciranno ad affrancarsi rispetto ai Social Network.

I parigini di SuperMarmite hanno conquistato il premio all’originalità: danno la possibilità agli utenti di mettere in vendita i pasti preparati in casa. Sembrerebbe un’alternativa molto interessante ai pasti fuori ma, come già accennato, al di là dei problemi sanitari – risolvibili attraverso un sistema di feedback tra utenti, ce ne sono di seri dal punto di vista legale.

Infine, il premio per la tecnologia è stato dato a Waze, freschi di 25 milioni al round B (Foursquare ne prese 20 solo a luglio): la loro app di monitoraggio del traffico, già attiva su oltre 2,5 milioni di utenti, ha un modello basato per ora sul licensing delle informazioni ma gli sviluppi marketing, soprattutto di prossimità, sembrano enormi.
Ecco il video della premiazione con un simpatico siparietto di Alessio Jacona e Luca Sartoni.

(E questo punto con Superfuffa si è parlato del loro vero modello di business, fare b2b con la lobby dei lavavetri, fornendo loro programmazione e modalità di pagamento moneyless e tramite WR code).

La chiusura dell’evento è stato per il secondo anno affidato a Gary Vaynerchuck. Da queste parti non lo si ama tanto ma, come sottolineato da Alessio, è uno dei volti più carismatici nel mondo dei social media.

Insomma, dopo due giorni così intensi, sarebbe ingrato definire LeWeb una semplice rassegna di quanto Internet offre al mondo. Già l’altr’anno, la tendenza era abbastanza evidente: a LeWeb, per due giorni, alcune delle forze più dinamiche del pianeta e con più fede nel futuro si sono ritrovate per dare un segnale. Forse il clima di ottimismo è esagerato ma indica una chiara direzione: Internet c’entra come collettore di anime positive e rivoluzionarie ed essere uno dei volani per migliorare le cose. Oltre a questo, è il momento più importante europeo per conoscere di persona chi fa il cambiamento oggi per il domani. E’ il corso di igiene mentale di chi fa e non si limita a parlare. Per questo è importante esserci.

Update: leggete anche il punto di vista dell’ottima Paola.

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Dic 09 2010

LeWeb ’10: Cronaca della prima giornata

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leweb10Per due giorni, in Europa c’è un’enclave della Silicon Valley: è Parigi dove si tiene LeWeb, la ormai tradizionale conferenza che parla di Internet, startup, funding e tante belle cose della Rete. E’ sicuramente l’appuntamento da vivere per la qualità e la quantità di contatti che si riescono ad ottenere.

Potenzialmente, ogni chiacchiera, sguardo e incrocio di sguardi possono essere forieri di qualcosa per internazionalizzare il proprio business, stringere accordi di partnership e – cosa non da poco – aprirsi la mente ai segnali deboli di innovazione.

Ci sono molti curiosi e commerciali senza pudore che si muovono tra le file ma è molto facile riuscire a fare due chiacchiere con le persone che contano. A titolo di esempio, chi scrive è riuscito a parlare con Dennis Crowley, founder di Foursquare, e le anime delle prossime next big thing che, tra le quinte, cercano investitori ai quali raccontare la propria idea rivoluzionaria.

Da queste parti, si è soliti dire e usare a sproposito una frase attribuita a “Joichi Ito”: i contenuti sono un pretesto per creare contesto e quindi soddisfare il bisogno primario delle persone che sono animali sociali (Platone still rulez). Stringere relazioni, fare networking, direbbero i moderni. LeWeb rappresenta perfettamente questa frase: non sono così importanti i contenuti in sé tanto che la più parte delle sessioni sono disponibili via streaming e coperti da una pletora di blogger ufficiali. Ciononostante, è importante esserci.

En tout cas, i contenuti. La giornata è cominciata con una prolusione di Carlos Ghosn, l’artefice di Nissan-Renault. E’ stata una scelta lungimirante da parte degli organizzatori quella di invitare qualcuno esterno al solito giro: è il segnale che la Rete vuole contare e non limitarsi al recinto di Farmville.
La visione di Ghosn è forse un po’ vecchia* (“quando ero giovane, l’oggetto del desiderio era una macchina e sarà sempre così“, dimenticando che oggigiorno il ventaglio dei beni aspirazionali si è enormemente allargato) ma, anziché criticarla, indica i passi che bisogna ancora fare per portare la Rete nell’approccio di tutti.

Ghosn a parte, ci si è dedicati alla startup competition più che alla sessione plenaria: da 450 business inviati, sono state selezionate 16 startup. La cosa strana è che a fare i pitch c’erano aziende molto diverse tra loro: chi ha appena lanciato il prodotto, chi è appena partito e si sta costruendo le metriche, chi non ha idea di un business model, chi ha appena ottenuto finanziamenti da 25 milioni di dollari e può già contare su una customer base di oltre 2 milioni di utenti senza, peraltro, idea di come monetizzarli.

A latere, nelle conversazioni di corridoio, ci si è stupiti di non avere nessuna startup italiana: in effetti, visti alcuni pitch e confrontati con alcuni seguìti quest’anno, le startup nostrane non sono messe male. Forse, quest’ultime soffrono della mancanza di una visione internazionale fin da subito che impedisce loro di accedere a queste manifestazioni. Non c’è niente da invidiare: alla competition di oggi c’erano i cloni, la fuffa e i mestizia, con qualche eccezione.

Dal punto di vista privilegiato di cui ho goduto nell’ultimo anno seguendo il mondo delle startup e delle diverse iniziative nazionali, gli italiani possono giocarsela e pure bene. Basta crederci (e inviare la richiesta il prossimo anno).

A commento della conferenza, alla fine della mattinata, si ha avuto la fortuna di incrociare Leonardo Camiciotti e Christan Racca di Top-IX, e Frank Gonella, dPixel, per due battute. Les voilà.

*Non c’entra molto ma ricordava Jack Nicholson in Codice d’onore

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Dic 09 2010

LeWeb10: Liveblogging della II giornata

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Qui viene fatto il liveblogging della II giornata di LeWeb, la più importante conferenza europea sul tema Internet e dintorni, praticamente una sorta di salto spaziotemporale che porta la Silicon Valley a Parigi. Ulalah.C’è una diretta delle diverse sessioni in streaming mentre per commentare c’è friendfeed e twitter.

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