Lug
17
2008
Uno degli errori che più faccio parlando, o tentando di parlare, l’idioma della perfida albione, è quello di tradurre amica con girlfriend. E’ un errore frequente che genera delle incomprensioni enormi: è che l’italiano - e lo schema mentale che lo sostiene - sente forte il bisogno di affermare questa precisa distinzione maschile/femminile che in un’amicizia non dovrebbe aver senso. Proprio perché è oggettivamente così raro, tuttavia, la motivazione a pronunciare tali parole è ancor più forte di quello che dovrebbe essere e supera qualsiasi logica di profitto nel breve periodo.
Sì, decisamente il mio favorite false friend.
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Mag
15
2008
Ec-co, gra-zie al mio col-le-ga Ni-co-la, il cui blog è top se-cret, so-no fi-ni-to su un si-to che pro-fu-ma di thai-lan-dia, neo-ze-lan-de-si e pla-sti-ca (as-so-cia-zio-ni a ca-so).
E’ il si-to DE-FI-TI-VO per chi si è for-ma-to ne-gli an-ni ‘80: il gril-lo par-lan-te, an-zi speak ‘n’ spell. Correct!
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Mag
15
2008
Si sa, da queste parti si ama l’inglese: è la lingua della socialità, delle bevute migliori, di tante altre facezie da raccontare solo in privato. In una parola sola, è la lingua del fun (tanto per smentirmi, Ale e Davide). Non lo si parla molto bene ma si prova lentamente a impararlo tentando di avere dei modelli di riferimento da imitare. Come già si è fatto per altre lingue, con risultati disastrosi.
Fortunatamente, per la lingua della perfida Albione si è cominciato a prendere come modello prima un drogato, accantonato velocemente per un ubriacone. Così quando c’è da fare il fake british accent (quando so cosa dire o su quelle cose che spesso si ripetono), diciamo che la parlata sembra quella di uno scaricatore dell’East End. Tant’è. Peraltro proprio la cadenza - basata su veri e propri stand by - aiuta parecchio a pensare e trovare le parole.
Vi sono altri gruppi per avere un bella parlata, pur declinato sulle varianti locali come liverpool, brighton o glasgow.
Ogni volta che sento parlare di british accent mi viene in mente la parte femminile di Homecoming dei Teenagers: al 1m34s non riesco mai a trattenermi dal sorridere e pensare a tutte le strane situazioni in cui la lingua, più che essere un ostacolo, diventava un legame. The cutest british accent ever. Già, la risposta a qualsiasi problema.
Tutta questa introduzione non solo per fare il ragazzo smart o menarmela su una cosa che peraltro lascia un po’ interdetti i miei interlocutori, ma perché su youtube ho trovato tutta una serie di video sul british accent.
Persone che provano a farne l’imitazione, contest per definirne il migliore, ragazzotti americani che ne scimmiottano il ritmo o alcuni benemeriti che danno alcuni consigli per potersi esprimere al meglio.
Il mio preferito è questo ma godetevi la serie.
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Mar
12
2008
La peggèrrima Darièlla si interroga sull’espressione “l’eccezione che conferma la regola?”. Pure io ho (avuto) qualche problema nel provare a spiegarla, senza venirne a capo.
Giusto ieri, tuttavia, trafficando con il mio L.a.d.r.o. (libro attualmente di riferimento occulto, sembra un acronimo alla topolino che poi tanto occulto non è viso che lo cito abbastanza spesso), ho scovato questa affermazione sulla traduzione inglese dell’espressione che è “the exception proves the rule“.
Most people take this to mean that the exception confirms the rule but they usually cannot explain the logic in this statement. […] The answer is that an earlier meaning of prove was to test (a sense preserved in proving ground) and with that meaning the statement suddenly becomes sensible - the exception tests the rule.
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