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Giu 22 2011

Pisapia e il buongoverno dell’amministrare con i piedi (degli altri)

Published by under comunicazione,vita reale

Qualche settimana prima delle elezioni ho avuto la bdc aka opportunità di incontrare Pisapia con un manipolo di bloggerz milanesi.
Il leit motiv dell’incontro sembrava essere “cosa vorremmo da Pisapia per dargli il nostro voto?” oppure il ruolo della Rete nel processo di watch dog (tanto per fare gli anglomilanesi), invece è stato qualcosa di più profondo e per certi versi contrario.
Erano i giorni precedenti ai #Morattiquotes e a tutte quelle cose di cui in moltissimi, con maggior competenza peraltro, hanno parlato. Quindi, in effetti, si è visto poi il ruolo che la Rete, perlomeno in campagna elettorale, ha avuto. Una risata li ha seppelliti.
L’incontro ha poi preso altre strade con alcune domande più o meno pertinenti: da queste parti si ha avuta la possibilità di farne una sui propri temi di interesse come innovazione, imprenditoria giovanile, Internet bla bla, ricordando la bella esperienza di Berlino dove lo sviluppo attuale è legato alle 3 T che più ci sono care: tolleranza, tecnologia e…(come si chiama? Scusi, glielo dico fra 5 minuti…ah, talento!. (un altro tassello alla lista delle fdm). La risposta è stata più o meno convincente, sono curioso di vedere nei prossimi mesi e anni.
Detto questo, di Pisapia e della sua capacità di ascoltare si è già parlato ma quel che più ha colpito è stata la domanda diretta che l’allora candidato a un certo punto ha posto più o meno in questi termini: “Come possono le dinamiche della Rete aiutare la città?”. Nessuna risposta di rilievo, forse anche per questo motivo è stato un tarlo che ha continuato ad agire in background. La prima idea era quella di usare il trend emergente per eccellenza della geolocalizzazione per la segnalazione di problemi, ci si è ricordati di alcune piattaforme che peraltro da queste parti si sta usando per altre cose in cantiere : ), e si è data un’occhiata ad altri progetti in cui la geolocalizzazione fosse al servizio del cittadino attivo.
Pochi giorni prima del ballottaggio lo staff digitale ha agito in tal senso ma le diverse segnalazioni risentivano della tensione e dell’ansia rispetto alla prossimità del voto. Poi sappiamo com’è andata ed è ora di pensare alla parte più difficile, quella dell’amministrazione della città.
Ora è uscita questa piattaforma di Google su L’Aquila. Noi L’Aquila è un’iniziativa molto bella, che ruota intorno alle sezioni “esplora e ricorda” e “ispira il futuro”. La prima per il passato, il ricordo, la condivisione. La seconda per la ricostruzione. Überlike.
Lo stesso concetto si può portare per l’amministrazione: aspettiamoci un governo della città con cittadini vigili, armati di smartphone, twitter e foursquare, pronti a segnalare le beghe all’amministrazione tramite l’utilizzo consapevole di hashtag. Una luce – con tutto quel che comporta in termini di sicurezza – che non funziona? E l’hashtag #luce fu. La discarica abusiva o il rifiuto ingombrante? Ci pensa #amsa.
Insomma, il governo della città può passare attraverso un uso consapevole e distribuito degli strumenti digitali che lanciano messaggi da raccogliere e convogliare. Avendo una certa visibilità su progetti simili, da queste parti si sa che l’implementazione di processi, raccolta e analisi dati richiede competenze, coordinamento, lavoro ma non sono cose impossibili. Basta provarci contando su una minoranza rumorosa che usi volontariamente certi strumenti. Poi in futuro si andrà oltre, con sistemi automatici.
In scienza delle finanze, se ben ricordo, c’era un concetto come “votare con i piedi“, situazione perfetta e “mobile” di decisione politica per cui, trasferendosi da un territorio all’altro senza costi di transazione, gli elettori di fatto esprimevano una preferenza sull’amministrazione. Rubando l’immagine, i prossimi 5 anni, grazie all’opportunità dei Social Media, potrebbero essere dunque quelli dell’amministrare con i piedi, degli altri. Ma in questo caso, sarà una buona cosa.

(img tratta da 0.2)

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Feb 25 2010

Censura o tutela per la liberta’ di essere dei cretini?

Published by under comunicazione,social network

(ovviamente per liberta’ dei cretini si intende anche quella di chi scrive castronerie come queste)

Generare una notizia e’ a volte molto semplice e bastano pochi elementi:

  1. Un sentimento becero, moralmente e socialmente scorretto
  2. L’hype del momento, in questo periodo Facebook

Nei giorni scorsi se n’e’ avuta l’ennesima dimostrazione quando si e’diffusa la notizia di un gruppo su Facebook, con oltre un migliaio di iscritti, dove, con un certo disgusto, si incitava a giocare al bersaglio con i ragazzi down.

Dopo le varie denunce sui media sono anche sorti 3 gruppi, per un totale di oltre 200mila persone, per chiedere la chiusura del gruppo.

Era da un po’ di giorni che da queste parti si voleva andare a curiosare in quel gruppo per verificare delle ipotesi che ronzavano per la testa. L’ipotesi riguardava i bassi legami sociali di queste persone.

Quando, finalmente si ha avuto un po’ di tempo libero, si e’ partiti con la ricerca, solo che il gruppo era scomparso – bannato, cancellato, autocensurato? – insieme ai volti degli idioti che vi si erano iscritti.

Anche alla luce della sentenza di oggi contro Google o di altri episodi simili, mi sembra inopportuno che la piattaforma, se non e’ stata un’azione del fondatore, provveda a cancellare, come richiesto dagli oltre 200mila utenti dei gruppi contro, quella che secondo me e’ liberta’ di espressione: ognuno ha il diritto di essere un cretino ed essere esposto per questo al pubblico ludibrio. (come capita o e’ capitato a chi scrive, ça sans dire).

A volte e’ difficile non fare una figuraccia: il click facile, la superficialita’ o la mancanza di pudore possono portare ad aderire a gruppi dal nome molto equivoco o a giudicare frettolosamente. E’ quel che e’ successo a chi scrive quando ha visto che alcuni dei suoi contatti, omosessuali, si erano iscritti al gruppo “Le 10 ragioni per dire no al matrimonio gay”. Incuriosito da questa contraddizione, chi scrive va su quella pagina e nota che e’ tutto una cosa ironica e che con ragionamenti per assurdo si andava a smontare tutte le critiche che i conservatori illiberali portano avanti. Adesione immediata. 

Eppure, dopo poco, alcuni contatti fecero una richiesta di spiegazioni, privata o pubblica, commentando negativamente l’attivita’ presente sulla bacheca. Pur conoscendo le idee in merito, si stupivano dell’adesione a quel gruppo, senza neanche avere la curiosita’ di andare a vedere e verificare.

Il senso di questo discorso riguarda il controllo che i Social Network dovrebbero poter agevolare.

In sociologia urbana o in architettura si da’ molta importanza ai concetti di comunita’ che si sviluppano intorno ai complessi residenziali: l’edilizia popolare di Chicago Sud o i palazzoni anonimi della periferia parigina rendono l’individuo anonimo e poco controllato socialmente perche’ non favoriscono le relazioni e i legami che la conoscenza regala. La stessa logica regna nei Social Network.

Presi questi elementi, sarebbe venuto da se’ l’esperimento comparativo in mente.

L’ipotesi di partenza era questa: chi si iscrive a quei gruppi beceri ha un numero di contatti minore rispetto alla media, contatti che possono pubblicamente criticare le scelte e, infine, toglierti la possibilita’ di essere un idiota. Se ho pochi contatti, saro’ piu’ portato a tirare fuori il peggio di me perche’ poche persone mi diranno che sbaglio o mi faranno ragionare.

Altro elemento – banale ma importante – da considerare e’ che le persone in generale si trovano e diventano amici – piu’ facilmente nel senso di FB – per via di interessi comuni.

Insomma, per poter verificare questa ipotesi bastava, per modo di dire, andarsi a vedere gli aderenti al gruppo e vedere il numero medio di contatti. Sono abbastanza sicuro che il numero medio di contatti fosse abbastanza limitato e inferiore alla media.

Per inferenzaokkkkey, processo logico fallace in partenza – potremmo quindi parlare di cluster piccoli e dai legami deboli con qualche caratteristica comune, l’idiozia, ma effettivamente non so quali altre ipotesi far conseguire.

So solo che qualsiasi liberta’ di espressione – e, va da se’, di dimostrare di essere dei deficienti – vada punita dal pubblico ludibrio piu’ che da quella che da queste parti e’ vista come voglia di censura.

Che ne dite? 

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Lug 31 2008

La verità su Mediaset contro Google

Oggi nasce Digitalia 08. Dopo ieri, si tratta di casualità o causalità? Che ne pensi, Matteo?

Update: chiedo scusa a Matteo, la domanda può essere interpretata in modo retorico, nn era voluto

Update 2: un’occhiata da Quinta

(via Andrey)

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Nov 16 2007

Succede anche a Google

Published by under segnalazioni

Non ne ho letto molto in rete, eppure mi sembra sconvolgente. Se è vero che il successo di un’azienda dipende dalle cause antitrust intentate dalla commissione, allora Google è sulla buona strada.
L’acquisizione di Double Click da parte del colosso di Mountain View è stata fermata dalla Commission Europea, che ha ordinato una ricerca investigativa per meglio definire come l’acquisizione influenzerà il mercato della pubblicità on line e, in particolare, capire se si verrà configurando un monopolio. C’è solo da sperare che non si aspetteranno dieci anni per una sentenza.
(via mashable)
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Nov 05 2007

Come Google si trasforma in farfalla

Published by under social network

Su segnalazione di Vittorio, ho scoperto blogrunner. Un’immagine vale più di mille commenti.

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