Lug 23 2010
Tra identità privata che diventa pubblica e identità pubblica privata*
*da privare Quest’anno è venuto meno uno di quelli che la comunicazione in rete, quando ancora questa non esisteva, l’hanno creata. Il cordoglio significa una pagina Facebook aggiornata dalla compagna e presto riempita dalla rete di contatti che hanno accompagnato la vita di Alex. Nel frattempo, dal Messico arriva la notizia di un attentato a un amico della sorella di chi scrive. “Un bravissimo ragazzo, sempre sorridente. Entra nelmio facebook, cerca [****], vai sulle foto e vedi il tipo poi capisci un sacco di cose”. Ma si continua a non capire il motivo di una morte così. Già, la morte. I primi momenti in cui i Social Network hanno cominciato a prendere piede erano la novità con cui confrontarsi. La facilità di condivisione, i commenti, e le foto, i video: era tutto così gioioso e semplice pubblicare quello che la vita donava. A volte questa veniva accolta in diretta: ricordate la nascita di Milan, il figlio di Scoble, e il tweet del padre? (povero figlio, ça va sans dire) Gli anni passano, i SN sono sempre più diffusi, specchi della realtà ormai rodati e patrimonio di tutti, e accade che i principali fruitori comincino, purtroppo, a mancare. Già, perché oggi i modi di utilizzo dei SN possono essere rappresentati come una linea lungo un continuum, ai di cui estremi ci sono l’identità digitale in senso stretto e la personal syndication. In generale, i SN - Facebook in primis - rappresentano un ibrido tra identità digitale e distribuzione di contenuti più o meno personali. Da queste parti non si hanno idee al riguardo su cosa fare. Esistono servizi, immagino, che si occupano della propria presenza online quando uno non c’è più. Ma forse basterebbe affidarsi a un amico con un po’ di accortezza. Disposizioni chiare e chiavi di accesso alle diverse proprietà online. Ciononostante, i dubbi sono tanti come di quel che succederà, un giorno, a questo post. PS Anche l’ottimo, al solito, Dario ne parla.
Nelle sue foto su Facebook Michele sorride: le vacanze con le ragazze, le serate con gli amici e lo sport che lo ha accompagnato per tanti anni. Tutto lì nel social network più importante del momento. Non sono molti gli anni che Michele è iscritto ma ha avuto il tempo di riempire di contenuti il suo profilo che però resta aggiornato ad aprile 2009.
Sì, perché nel frattempo Michele è scomparso nel sonno. La bacheca presto si è riempita di ricordi e molti dei suoi amici - compagni di una vita e occasionali incontri di una sera - ancor oggi pezzi di ricordi e aneddoti che farebbero ridere e incazzare Michele, ragazzo generoso che come, tutti i timidi, oscillava tra ostentazione e massima riservatezza.
Così, càpita che il fatto più privato che ci possa essere - la propria scomparsa - venga raccontata da altri: questo perché sempre più, con questo straordinario strumento che è Internet, l’identità privata diventa ormai pubblica e l’identità pubblica viene privata - da privare - della sua linea di demarcazione con l’intimità.
Nella personale statistica di chi scrive, quelli più a rischio sono i giovani o i flaneur di professione, quelli che pubblicano tutto tranne significative eccezioni dettate dal ritegno e il pudore. Tra i contatti più maturi, tranne rari casi, invece prevale la tendenza a utilizzare Facebook e i suoi complementi come siti per segnalare eventi, prodotti o qualsiasi altra idea. Una sorta di syndacation di se stessi.
Chiaramente si oscilla tra le diverse tendenze ma il problema di un dopo, una vita oltre Facebook così come oltre la morte, è reale. Un’amica, Alessandra, mi scrive “si rischia di privare al morto la possibilità di replicare a quanto viene scritto su di lui… è un po’ una violenza. il necrologio è fatto di poche righe di commemorazione, sul sn puoi pubblicare di tutto“.

