Tag Archive 'facebook'

Nov 20 2012

CheBanca! Che like su Facebook!

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Ieri allo spazio Pavè c’è stata una chiacchierata informale con i vertici di CheBanca!, la costola online del gruppo Mediobanca dedicata al retail. Il motivo di tanto interesse stava nell’attenzione che CheBanca ha avuto nei confronti delle tematiche a me care. Il loro CheFuturo rappresenta infatti uno degli esperimenti più riusciti di engagement dai tempi di Telco & Co. di Franco Carlini.  Continue Reading »

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Gen 07 2011

Foursquare, farsi confermare la venue di Oca Giulietta

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Pochi giorni fa, è arrivata nella casa veronese una busta. Il logo era inconfondibile: Foursquare ha mandato finalmente il codice per confermare la proprietà della venue.

Oca Giulietta ha quindi una propria presenza ufficiale su Foursquare oltre a quella su Facebook. (per il sito web vero e proprio, ci sarà bisogno di ancora qualche settimana).

L’idea alla base è quella di fare delle offerte speciali per i diversi canali, non tanto per aumentare chiffre d’affaires – oggi il tasso di riempimento è già alto e mia madre, deux ex machina di Oca Giulietta, non riesce già starci molto dietro – ma per spingere verso utenti più acculturati che siano venuti a conoscenza di Oca Giulietta attraverso il passaparola. (e si spera in questo modo che quelli maleducati tendano a zero).

In ogni caso, per farsi confermare la venue, basta andare nella scheda di quest’ultima su Foursquare, cliccare “Do you manage this venue? Claim here” in alto a destra e seguire i pochi passaggi necessari. Avendo difficoltà a fare la conferma via telefono, si è richiesta la conferma attraverso la cara e vecchia posta. Dopo qualche settimana, è arrivata la busta con codice e vetrofania e di lì il passo è stato breve.

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Dic 17 2010

Facebook, le novità (in beta) dei profili

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Iersera da queste parti si è avuta l’opportunità di vedere alcune nuove funzionalità di Facebook. Dopo un po’ le funzionalità sono scomparse ed è tornato tutto alla normalità: ufficialmente si è trattato di un errore nel rilascio di alcuni prototipi.

Sembrava fosse una cosa limitata agli US ma anche alcuni italiani – come chi scrive – hanno potuto toccare con mano le novità in beta.

  1. La grande novità è, una volta già dentro come profilo privato, di potersi loggare come pagina nel momento in cui si è andati su una pagina di cui si è admin. Sulla pagina, in alto comparirà questa immagine per poterlo fare.

  • Sistema di gestione e switch molto veloce tra profilo personale e gli altri (vd in alto a destra nell’img successiva presa da jack, ovviamente da queste parti non si posta la propria per ovvi motivi).
  • La comoda novità è il sistema di notifiche sugli aggiornamenti delle pagine: molto efficiente. Überlike!
  • Perplessità: poter andare sulla pagina dei liker e vederne il wall. Non so se è un bug, se è voluto o dipende dalle restrizioni di (non) privacy degli utenti con cui ho testato.
  • Perplessità bis: il sistema di visualizzazione delle foto che si aprono su un fondo nero che blocca tutto il resto della pagina (un po’ come quando si apre a tutto schermo un video ADV). Si chiama modalità theater e mi sembra abbastanza scomoda.
  • Qualcuno accennava anche a una nuova funzione, Memories, ma non sono riuscito a vederla oppure non ci ho fatto caso. Mi sono consolato con altre Memories.

Da queste parti non si crede sia stato un errore ma una semplice idea di comunicazione mista a test pubblico di un prodotto.

Nel mitico articolo di Tim O’ Reilly sul Web 2.0 si citava proprio Flickr che ogni tanto rilasciava alcune funzionalità in beta per verificare l’effetto sugli utenti e il gradimento.

Il punto è che con la potenza di fuoco di Facebook, ogni test tocca milioni di individui. Le reazioni in giro mi sembravano positive: d’altra parte, non arrivi a fare un test di prodotto a 600 milioni di utenti senza farti qualche scontento.

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Lug 23 2010

Tra identità privata che diventa pubblica e identità pubblica privata*

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*da privare
Nelle sue foto su Facebook Michele sorride: le vacanze con le ragazze, le serate con gli amici e lo sport che lo ha accompagnato per tanti anni. Tutto lì nel social network più importante del momento. Non sono molti gli anni che Michele è iscritto ma ha avuto il tempo di riempire di contenuti il suo profilo che però resta aggiornato ad aprile 2009.
Sì, perché nel frattempo Michele è scomparso nel sonno. La bacheca presto si è riempita di ricordi e molti dei suoi amici – compagni di una vita e occasionali incontri di una sera – ancor oggi pezzi di ricordi e aneddoti che farebbero ridere e incazzare Michele, ragazzo generoso che come, tutti i timidi, oscillava tra ostentazione e massima riservatezza.

Quest’anno è venuto meno uno di quelli che la comunicazione in rete, quando ancora questa non esisteva, l’hanno creata. Il cordoglio significa una pagina Facebook aggiornata dalla compagna e presto riempita dalla rete di contatti che hanno accompagnato la vita di Alex.

Nel frattempo, dal Messico arriva la notizia di un attentato a un amico della sorella di chi scrive. “Un bravissimo ragazzo, sempre sorridente. Entra nelmio facebook, cerca [****], vai sulle foto e vedi il tipo poi capisci un sacco di cose”. Ma si continua a non capire il motivo di una morte così.

Già, la morte. I primi momenti in cui i Social Network hanno cominciato a prendere piede erano la novità con cui confrontarsi. La facilità di condivisione, i commenti, e le foto, i video: era tutto così gioioso e semplice pubblicare quello che la vita donava. A volte questa veniva accolta in diretta: ricordate la nascita di Milan, il figlio di Scoble, e il tweet del padre? (povero figlio, ça va sans dire)

Gli anni passano, i SN sono sempre più diffusi, specchi della realtà ormai rodati e patrimonio di tutti, e accade che i principali fruitori comincino, purtroppo, a mancare.
Così, càpita che il fatto più privato che ci possa essere – la propria scomparsa – venga raccontata da altri: questo perché sempre più, con questo straordinario strumento che è Internet, l’identità privata diventa ormai pubblica e l’identità pubblica viene privata – da privare – della sua linea di demarcazione con l’intimità.

Già, perché oggi i modi di utilizzo dei SN possono essere rappresentati come una linea lungo un continuum, ai di cui estremi ci sono l’identità digitale in senso stretto e la personal syndication.

In generale, i SN – Facebook in primis – rappresentano un ibrido tra identità digitale e distribuzione di contenuti più o meno personali.
Nella personale statistica di chi scrive, quelli più a rischio sono i giovani o i flaneur di professione, quelli che pubblicano tutto tranne significative eccezioni dettate dal ritegno e il pudore. Tra i contatti più maturi, tranne rari casi, invece prevale la tendenza a utilizzare Facebook e i suoi complementi come siti per segnalare eventi, prodotti o qualsiasi altra idea. Una sorta di syndacation di se stessi.
Chiaramente si oscilla tra le diverse tendenze ma il problema di un dopo, una vita oltre Facebook così come oltre la morte, è reale. Un’amica, Alessandra, mi scrive “si rischia di privare al morto la possibilità di replicare a quanto viene scritto su di lui… è un po’ una violenza. il necrologio è fatto di poche righe di commemorazione, sul sn puoi pubblicare di tutto“.

Da queste parti non si hanno idee al riguardo su cosa fare. Esistono servizi, immagino, che si occupano della propria presenza online quando uno non c’è più. Ma forse basterebbe affidarsi a un amico con un po’ di accortezza. Disposizioni chiare e chiavi di accesso alle diverse proprietà online. Ciononostante, i dubbi sono tanti come di quel che succederà, un giorno, a questo post.

PS Anche l’ottimo, al solito, Dario ne parla.

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Mar 16 2010

Facebook, realta’ aumentata, QR code

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qr codePoche ore fa, verso mezzogiorno, Facebook ha rilasciato una nuova funzione, proprio sotto la foto del profilo, per generare un QR code del proprio status.

I QR code sono quei quadrati con dentro altri quadratini, delle specie di codici a barre piu’ complessi che permettono agli utenti di alcuni telefonini di avere delle informazioni aggiuntive.

Interessante e’ la funzione di generare il PDF del codice da inserire su documenti, biglietti da visita, cartelloni pubblicitari. Basta puntare l’obiettivo del telefonino sul QR code e, nel caso di quello fornito da Facebook, si e’ veicolati verso il profilo utente o la Fanpage.

Niente piu’ problemi nei club rumorosi. Bastera’ usare un telefonino e scambiarsi il QR code.

La funzione era – e’ d’obbligo l’imperfetto perche’ dopo pochi minuti e’ stata tolta – presente anche sulle Fanpage aziendali e non funzionava, i codici nn venivano generati ne’ esportati.

Tuttavia, dopo la mossa di fondere la Chat di Facebook con il Messenger, e’ interessante capire come si sta muovendo il colosso di Palo Alto: sta fornendo alle Aziende la possibilita’ di creare maggiore interazione e viceversa, forte dei suoi 400 milioni di utenti, suggerisce una stretta identificazione tra QR code e la piattaforma stessa. E’ il definitivo sdoganamento sulla massa degli utenti, la forzatura per rendere piu’ coinvolgente la presenza delle aziende su Facebook e portarle sempre piu’ sotto il suo cortile.

Le domande dunque sono: sempre piu’ vedremo aziende con il sito principale su Facebook? Quanto le aziende sono disposte a cedere il controllo dei dati sui  proprio utenti alla piattaforma? Ma, soprattutto, quanto gli utenti saranno contenti di questa funzionalita’?

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Feb 25 2010

Censura o tutela per la liberta’ di essere dei cretini?

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(ovviamente per liberta’ dei cretini si intende anche quella di chi scrive castronerie come queste)

Generare una notizia e’ a volte molto semplice e bastano pochi elementi:

  1. Un sentimento becero, moralmente e socialmente scorretto
  2. L’hype del momento, in questo periodo Facebook

Nei giorni scorsi se n’e’ avuta l’ennesima dimostrazione quando si e’diffusa la notizia di un gruppo su Facebook, con oltre un migliaio di iscritti, dove, con un certo disgusto, si incitava a giocare al bersaglio con i ragazzi down.

Dopo le varie denunce sui media sono anche sorti 3 gruppi, per un totale di oltre 200mila persone, per chiedere la chiusura del gruppo.

Era da un po’ di giorni che da queste parti si voleva andare a curiosare in quel gruppo per verificare delle ipotesi che ronzavano per la testa. L’ipotesi riguardava i bassi legami sociali di queste persone.

Quando, finalmente si ha avuto un po’ di tempo libero, si e’ partiti con la ricerca, solo che il gruppo era scomparso – bannato, cancellato, autocensurato? – insieme ai volti degli idioti che vi si erano iscritti.

Anche alla luce della sentenza di oggi contro Google o di altri episodi simili, mi sembra inopportuno che la piattaforma, se non e’ stata un’azione del fondatore, provveda a cancellare, come richiesto dagli oltre 200mila utenti dei gruppi contro, quella che secondo me e’ liberta’ di espressione: ognuno ha il diritto di essere un cretino ed essere esposto per questo al pubblico ludibrio. (come capita o e’ capitato a chi scrive, ça sans dire).

A volte e’ difficile non fare una figuraccia: il click facile, la superficialita’ o la mancanza di pudore possono portare ad aderire a gruppi dal nome molto equivoco o a giudicare frettolosamente. E’ quel che e’ successo a chi scrive quando ha visto che alcuni dei suoi contatti, omosessuali, si erano iscritti al gruppo “Le 10 ragioni per dire no al matrimonio gay”. Incuriosito da questa contraddizione, chi scrive va su quella pagina e nota che e’ tutto una cosa ironica e che con ragionamenti per assurdo si andava a smontare tutte le critiche che i conservatori illiberali portano avanti. Adesione immediata. 

Eppure, dopo poco, alcuni contatti fecero una richiesta di spiegazioni, privata o pubblica, commentando negativamente l’attivita’ presente sulla bacheca. Pur conoscendo le idee in merito, si stupivano dell’adesione a quel gruppo, senza neanche avere la curiosita’ di andare a vedere e verificare.

Il senso di questo discorso riguarda il controllo che i Social Network dovrebbero poter agevolare.

In sociologia urbana o in architettura si da’ molta importanza ai concetti di comunita’ che si sviluppano intorno ai complessi residenziali: l’edilizia popolare di Chicago Sud o i palazzoni anonimi della periferia parigina rendono l’individuo anonimo e poco controllato socialmente perche’ non favoriscono le relazioni e i legami che la conoscenza regala. La stessa logica regna nei Social Network.

Presi questi elementi, sarebbe venuto da se’ l’esperimento comparativo in mente.

L’ipotesi di partenza era questa: chi si iscrive a quei gruppi beceri ha un numero di contatti minore rispetto alla media, contatti che possono pubblicamente criticare le scelte e, infine, toglierti la possibilita’ di essere un idiota. Se ho pochi contatti, saro’ piu’ portato a tirare fuori il peggio di me perche’ poche persone mi diranno che sbaglio o mi faranno ragionare.

Altro elemento – banale ma importante – da considerare e’ che le persone in generale si trovano e diventano amici – piu’ facilmente nel senso di FB – per via di interessi comuni.

Insomma, per poter verificare questa ipotesi bastava, per modo di dire, andarsi a vedere gli aderenti al gruppo e vedere il numero medio di contatti. Sono abbastanza sicuro che il numero medio di contatti fosse abbastanza limitato e inferiore alla media.

Per inferenzaokkkkey, processo logico fallace in partenza – potremmo quindi parlare di cluster piccoli e dai legami deboli con qualche caratteristica comune, l’idiozia, ma effettivamente non so quali altre ipotesi far conseguire.

So solo che qualsiasi liberta’ di espressione – e, va da se’, di dimostrare di essere dei deficienti – vada punita dal pubblico ludibrio piu’ che da quella che da queste parti e’ vista come voglia di censura.

Che ne dite? 

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Feb 17 2009

Doveva succedere: i Vocoder e Facebook

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Proprio qualche settimana fa in ufficio avevo esordito con un “ma nn hanno ancora fatto una canzone citando Facebook?

Già, perché il vero successo di un fenomeno si misura dalle canzoni ad esso dedicate.
Così, dopo la Ragazza MySpace dei Dio della Love di qualche anno fa, ecco finalmente Facebook dei Vocoder. Il testo è quel volgarotto che piace, meno ironico della Ragazza Myspace ma perlomeno ha una sonorità nuova.

Di 10 anni.

Come i primi Daft Punk cui, esplicitamente, si ispirano. Per l’ascolto di un morceau, clicca qui.

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Ott 09 2008

Facebook apre a Paris

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Avete mandato il CV?

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Ott 06 2008

Le mail scompaiono, l’incertezza resta

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Bolla si interroga sulla scomparsa delle mail. Era un post che pensavo di scrivere da un po’ ma tant’è. Vi aggiungo una considerazione.
Tanto tempo fa, Scoble diceva che le email sarebbero scomparse e che le comunicazioni sarebbero avvenute via twitter. Sul primo punto, perlomeno a livello di cazzeggio, ci ha azzeccato, solo che il sostituto è Facebook, non quella fuffa simpatica elitaria di twitter.
La ragione, il punto è che facebook è molto più semplice per gli utenti rispetto alla mail. Fazzalibro è un medium basato sulla persona mentre la mail lo è, di fatto, su un codice alfanumerico che corrisponde ad una persona. E’ un passaggio in più ma fondamentale perché in esso ci si vede l’incertezza per cui la casella di posta del destinatario non sia, tra tante cose, più quella.
L’esigenza fondamentale è sapere che la comunicazione sia arrivata, che poi sia attraverso mail o social network, ha poca importanza.

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Ott 03 2008

Another yet map of social networks’ popularity

Via alberto, arrivo all’ennesima mappa sulla diffusione dei social network nel mondo. Le considerazioni sui cambiamenti rispetto ad agosto 2008 confermano, come ce ne fosse bisogno, l’ascesa di Facebook, anche in Italia.

Facebook gains Albania from Hi-5
Facebook gains Austria from MySpace
Facebook gains Bahamas from Hi-5
Facebook gains Italy from MySpace
Facebook gains Libya from MySpace*
Facebook gains Madagascar from Skyrock
Facebook gains New Zealand from Bebo
Facebook gains Qatar from Orkut
Facebook gains Uruguay from Orkut

social networks’ map

Peraltro, i dati di quest’ultimo social network, essendo a naso più veritieri, sono molto più vendibili rispetto a quelli di altri.

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Set 11 2008

Le 5 cose da non fare su Facebook

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Facebook è diventata la regina delle piattaforme e, con la rapida popolarità che lo caratterizza, sorgono inconvenienti non di poco conto. Sulla falsariga di quanto scritto dall’ottimo – come al solito – Napo, ecco le 5 cose da non fare su Facebook:

1. Chiedere l’add alle ex (che ti hanno lasciato): ti fai solo del male a vedere le foto con il nuovo tipo.
2. Postare foto con il tuo partner o aggiornare il tuo status relationship: non vorrai rovinarti la piazza e, soprattutto, crearti la fama di ragazza allegra alla centesima foto con un ragazzo diverso? Ovviamente, questa regola si può non rispettare se l’obiettivo è proprio quello di liberarsi di pesi morti.
3. Permettere il tagging delle tue foto: nn vorrai mica che il tuo capo o i tuoi colleghi ti vedano con l’occhio sfattanza e quella parrucca bionda che ti piace portare? Elimina la possibilità per gli altri di vedere le foto in cui sei taggato.
4. Accettare request dagli sconosciuti, da chi hai intravisto pochi secondi o non vedi da 10 anni: l’unico rischio è che ti si accozzino e non ti smollino più quando ti beccano in chat. Ma [%&$*£*”%*&] se non ci siamo sentiti per anni e non siamo mai stati amici, perché mi chiedi l’add? Non è un dramma avere pochi contatti, meglio pochi ma buoni, suvvia.
5. Stare troppo tempo su Facebook: hey, quando Milano e la vita sono così eccitanti, è un peccato stare in casa!

Ovviamente, da queste parti, tutte queste regole sono state tutte infrante. Altri consigli?

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Set 03 2008

Regali su Facebook: $35m l’anno

Via mashable, leggo che i regali virtuali su Facebook genererebbero, secondo una stima, circa 35 milioni di dollari l’anno sull’intero fatturato di oltre 300 milioni. Leggendo il post, è interessante la metodologia di com’è stato valutato questo fenomeno. Sembra impossibile che ci siano persone disposte a spendere anche un solo dollaro per regalare un oggetto da esporre sul wall dell’amico.

E’ vera economia virtuale questa.
Chissà quali potrebbero essere i prossimi sviluppi.

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