Ott 03 2008
La concorrenza nello zoppo mercato musicale
Ieri è stata una giornata fondamentale per la musica online: da una parte, Nokia ha annunciato, con il tempismo di una marmotta finlandese, la sua discesa in campo nel mondo dei telefoni touch, molto smart e poco phone.
Dall’altra una serie di comunicati incrociati tra Apple, la Digital Media Association (l’associazione che riunisce, oltre a Apple, tra gli altri, Amazon e Best buy), la Copyright Royalty Board e la NMPA (National Music Publishers Association) aveva fatto ventilare una serie di guerre intorno alla quota di vendita destinata agli artisti e alle etichette. La Copyright Royalty Board e la NMPA ne avevano auspicato un aumento, Apple, che è il più grosso player con l’85% del mercato, aveva dichiarato che un aumento avrebbe portato alla chiusura di iTunes, visto che il prezzo dei 99 centesimi per traccia è fisso per ragioni commerciali e, forse, legali.
La Copyright Royalty Board ha dunque ritirato la propria richiesta di aumentare del 66% la quota da retrocedere agli artisti.
Come sottolinea la NMPA, bisogna comunque trovare una soluzione dal momento che Apple usa i prezzi bassi dello store per vendere più ipod e che su questi prodotti editori e artisti non prendono un penny.
E’ la solita storia dell’integrazione verticale device e servizi ma tant’è: ognuno ha ragione dal proprio punto di vista.
Il punto è che ci si trova da anni in un mercato completamente impazzito con le seguenti caratteristiche:
· al centro un player, Apple, monopolista che macina enormi profitti
· la musica sempre più commodity
· l’impossibilità per le etichette di scegliere un marketing mix adeguato dal momento che delle 4P – price, placement, product, promotion – le prime due sono in mano ad un altro operatore
Così, proprio in questi giorni di mappatura della concorrenza, non può che essere ben accolta la novità di Nokia: un abbonamento annuale sulla musica scaricata e la possibilità di mantenere i brani scaricati anche oltre il termine dell’abbonamento.
Devo ancora leggere gli accordi, il catalogo disponibile, le major e le indies aderenti, le percentuali di retrocessione agli artisti ma mi sembra la strada giusta che tutela tutti i player, consumatori in primis, in gioco e assicura, perlomeno in nuce, una concorrenza maggiore. A questo obiettivo stanno contribuento in modo decisivo MySpace music e Amazon, quest’ultimo capace di stringere molti accordi con siti ad alto traffico. Vedremo come si evolverà questo mercato.