Lug
16
2008
Ecco, da queste parti si è preso un po’ di tempo per avere un’idea chiara e ben definita, anzi per tentare di cambiare una prima impressione di per sé negativa. Eppure, io friendfeed proprio nn lo capisco.
Friendfeed è un aggregatore basato sulla persona più che sul mezzo che usa. Se voglio sapere le sue attività tra i diversi network sociali, mi iscrivo al suo friendfeed. E poi?
Il bello di una persona sono le sue sfaccettature e credo siano veramente poche le persone interessanti sotto ogni aspetto. Per la maggior parte - me compreso - questo non vale.
Friendfeed non mi convince proprio ed è questo il motivo per cui non mi iscriverò: la prendo da lontana e sull’autoreferenziale, come si usa da queste parti.
Quando incontro un amico che non vedo da molto, gli racconto per filo e per segno quello che è successo con il solo risultato di ammorbarlo. Fortunatamente per lui nn capita spesso (credo), e il più delle volte aggiorno il mio interlocutore con le cose salienti senza perdermi eccessivamente in dettagli (NDR: sì, due volte).
Il punto è questo: perché dovrei rendere partecipi gli altri della mia vita noiosissima?
Uno strumento come friendfeed non è l’ennesimo strumento che porta a overload informativo ovvero a un eccesso di rumore? Alla fine della fiera, non è più bello scoprire una persona ogni tanto, per salti, o seguendola costantemente su pochi media?
Condividi
Giu
26
2008
Attenzione, la seguente segnalazione potrebbe provocare dipendenza!
Eva Bassi inaugura la sua collaborazione a IMLI con un post interessante su Brand Tags, un sito dove è possibile associare una frase o una parola ad un’azienda di cui viene mostato il marchio. E’ possibile poi vedere la tagcloud ad esso associata, forse un po’ troppo estesa per avere un quadro riassuntivo e sintetico, con tutte le parole che gli altri utenti hanno usato per definire il brand in esame.
Tra le aziende italiane ho visto Vespa, Ferrari, Fiat, Campari, Dolce & Gabbana, Illy, Pirelli. Mancano clamorosamente altri marchi come Gucci e Armani.
Per un appassionato di comunicazione, la parte più divertente del sito è comunque la brand tags battle mode, dove vengono proposti due marchi a confronto, non necessariamente dello stesso settore. L’utente deve decidere quale dei due è meglio, nella pagina successiva vengono riportate le statistiche sui match vinti e persi dai due contendenti, insieme ad un’altra sfida con brand diversi. Insomma, è una sorta di celebrity brand deadmatch con i marchi più celebri, un giochino divertente che permette, ad addetti ai lavori e no, di confrontare la propria opinione con il reale percepito di un brand, perlomeno su un medium così sui generis come il web.
Il tutto assolutamente non banale né scontato.
Condividi
Giu
20
2008
Speechless non è solo uno dei migliori pezzi di quel capolavoro, conosciuto grazie al mio m.d.d.r.* e che ha caratterizzato gli inizi della decade, ma anche l’aggettivo giusto quando ci si trova di fronte ad alcune piccole scoperte. Dicevo di wordle e di quanto fosse da paura. Ho fatto un po’ di prove con mail, presentazioni, offerte, onde pubblicare qualcosa. L’ho fatto anche con le lettere d’ammmmòre, ovvero adesso-ho-capito-perchè-hanno-sortito-gli-effetti-opposti, ma non è il caso di svelare gli altarini : )
Alla fine mi sono deciso per Steve Jobs, personaggio insopportabile, e per quel suo discorso a Stanford, due anni fa, che, riuscì, secondo me, a lasciare un sogno - LAPSUS, segno - e rappresenta una pietra miliare dello storytelling aziendale. Date uno sguardo alla miniatura, e restate, è il caso di dirlo, speelbound, perché la parola più usata non è “i” o “ego”** bensì “life“.
* music dealer di riferimento
** bella roba, ho selezionato l’opzione “elimina parole comuni dalla tagcloud”
Condividi
Gen
24
2008
Solitamente, non mi dispiace l’utilizzo di twitter da parte delle aziende né rifiuto una richiesta per farmi seguire sul canale che, per ragioni mie tendenziose, preferisco lasciare privato.
Tuttavia, a volte, ci sono miscele pericolose: una banca via web milanese mi fa la richiesta e dico sì, nonostante non abbia ancora fatto dei twit, accetto e aspetto.
Bravi, avete avuto la vostra bella impression ma mi avete fatto una pessima impressione (erano mesi che sognavo di fare una battuta così…brutta): del vostro conto al 3% nn me ne può sbattere di meno.
Un potenziale cliente in meno (e nn linko per nn far pubblicità).
Condividi
Nov
13
2007
Dopo la rivoluzione annunciata e il problema sorto la settimana scorsa, la curiosità mi spinge a digitare su Facebook il nome di una celebre software house. E così scopro che alle 12.23am dell’11 novembre è sbarcata Microsoft su Facebook: qui il profilo che, per esperimento, ho già aggiunto tra i miei prodotti di riferimento.
Per ora, comprensibilmente, la pagina è un po’ povera: ci sono una discussione (Microsoft vs Google) e qualche commento, oltre alla presenza di 43 fans del brand. Si attendono sviluppi interessanti su come la pubblicità diventerà davvero social (mi ricorda qualcosa..) e riuscirà a trovare il giusto equilibrio tra le esigenze promozionali ed economiche delle aziende e quelle ludiche degli utenti.
* ufficiale, non ufficiale?
Condividi