Tag Archive 'comunicazione'

Ago 26 2010

Il badge di Renzo e Foursquare per il turismo

Published by admin under comunicazione, social network

Sembrava dovesse essere l’anno di Chat Roulette e dei suoi cloni e , invece, lo sarà di 4square (vd. gli ottimi post di GBA e Vincos), il servizio di geolocalizzazione, che probabilmente riuscirà a spuntarla su tutti gli altri.
La cosa più interessante è come Crowley e soci siano riusciti a guidare la sua diffusione e capillarità sul territorio attraverso un meccanismo di gaming che assegna dei punti per ogni tappa, fino a definire una serie di lustrini, i badge, a decretare il sindaco di un luogo. La cosa si presta a tanti utilizzi ed è molto probabile come la caratteristica di gioco verrà vieppiù messa da parte a favore di altri usi. I tempi sono oggi maturi per cominciare a immaginare dei progetti.
Soprattutto, perché da queste parti - pur essendo mayor di 4 sole venue - si pensa che 4sq sarà per gli esercenti quello che è stato Facebook per gli utenti:è l’anello di congiunzione tra mondo reale e online e può essere ben sfruttato anche dalle aziende più importanti, fino a quella più importante, lo Stato.

Ispirato da Diomira che mi ha fatto leggere in privato un progetto per il turismo online - ho provato a immaginare 4sq sul nostro territorio e scenari in cui il ministero del turismo fosse coinvolto (fatta salva la precedenza di risorse a italia.it). Alle venue principali si possono associare link agli store di vari prodotti - cibo, letteratura, etc - che esprimano al meglio l’italianita’, ma soprattutto i badge possono essere tradotti nel linguaggio della letteratura italiana e dei grand tour del ‘700, quando un giro per lo stivale faceva parte del repertorio culturale e del cursus di formazione di qualsiasi giovine uomo.

Ad esempio, il badge Renzo per chi gira in Lombardia, il Conte di Carmagnola per il Piemonte, i badge Levi per chi unisce Torino ed Eboli, Fogazzaro per il piccolo mondo antico della campagna veneta, Dante per chi, scacciato da Firenze, si rifugia a Verona, il badge Svevo per chi non si decide di andar via da Trieste e fa check in in un tabaccaio locale*.

Insomma, il gioco si presta a mille declinazioni su un target heavy user che ha voglia di comunicare dove si trova in questo momento e dove alla presenza online si lega la narrazione di quella piccola cosa che fai quando non fai tutto il resto e che si chiama vita.

*quali altri badge potrebbero esserci?

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Mar 16 2010

Facebook, realta’ aumentata, QR code

Published by admin under comunicazione, social network

qr codePoche ore fa, verso mezzogiorno, Facebook ha rilasciato una nuova funzione, proprio sotto la foto del profilo, per generare un QR code del proprio status.

I QR code sono quei quadrati con dentro altri quadratini, delle specie di codici a barre piu’ complessi che permettono agli utenti di alcuni telefonini di avere delle informazioni aggiuntive.

Interessante e’ la funzione di generare il PDF del codice da inserire su documenti, biglietti da visita, cartelloni pubblicitari. Basta puntare l’obiettivo del telefonino sul QR code e, nel caso di quello fornito da Facebook, si e’ veicolati verso il profilo utente o la Fanpage.

Niente piu’ problemi nei club rumorosi. Bastera’ usare un telefonino e scambiarsi il QR code.

La funzione era – e’ d’obbligo l’imperfetto perche’ dopo pochi minuti e’ stata tolta - presente anche sulle Fanpage aziendali e non funzionava, i codici nn venivano generati ne’ esportati.

Tuttavia, dopo la mossa di fondere la Chat di Facebook con il Messenger, e’ interessante capire come si sta muovendo il colosso di Palo Alto: sta fornendo alle Aziende la possibilita’ di creare maggiore interazione e viceversa, forte dei suoi 400 milioni di utenti, suggerisce una stretta identificazione tra QR code e la piattaforma stessa. E’ il definitivo sdoganamento sulla massa degli utenti, la forzatura per rendere piu’ coinvolgente la presenza delle aziende su Facebook e portarle sempre piu’ sotto il suo cortile.

Le domande dunque sono: sempre piu’ vedremo aziende con il sito principale su Facebook? Quanto le aziende sono disposte a cedere il controllo dei dati sui  proprio utenti alla piattaforma? Ma, soprattutto, quanto gli utenti saranno contenti di questa funzionalita’?

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Nov 05 2009

IAB, impressioni a caldo

I ragazzuoli di Blogosfere mi han chiesto un piccolo contributo: avrei voluto essere più spinto e dedicarmi ad alcuni temi ma c’erano troppe hostess da vedere e gadget da prendere, altro che smau 1991.

Come Natale e Capodanno, inesorabile come ogni anno arriva lo Iab. Alle fiere di settore, solitamente, esistono varie tipologie di avventori:

  • Le persone che fanno PR di se stessi: solitamente si trovano sul palco
  • Quelli che cercano lavoro: si muovono tra gli addetti ai lavori e conoscono tutti
  • Quelli che vengono per stare lontano dall’ufficio: se ne stanno al bar
  • Responsabili di grandi brand concupiti - peggio di alcune bionde nei club - dalla categoria più camaleontica in assoluto (vd. sotto)
  • Gli account e dai commerciali più agguerriti: sono quelli con il nodo grosso della cravattae l’istinto psicotico omicida
  • Vari ed eventuali (scrivere nei commenti, per favore)

Lo Iab di quest’anno segue esattamente la stessa logica.

La differenza è che lo IAB è utile. Tutto nasce dalla sfortuna di svolgersi in un Paese arretrato come l’Italia dove il tema del digitale è oscurato in favore di altri media.

In Finlandia la fibra e la banda larga sono diritti fondamentali, qui invece sembra che siano il capriccio di pochi, dimenticando che l’accessibilità e le modalità di fruizione di internet sono un asset fondamentale per il Paese.

Pertanto ben vengano iniziative come lo Iab: vituperato, discusso, bistrattato ma dall’indubbio valore formativo per un pubblico generalista e così ampio di aziende che devono essere educate costantemente sui temi del digitale. Il crescente successo negli anni - e dei contenuti - rendono Iab indispensabile, una risorsa per il Paese.

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Set 21 2009

Vuoi una consulenza? La paghi!

Dal buon Tombolini, vengo a sapere di questa iniziativa di Amazon: As a valued Kindle DX customer, we would like to offer you the chance to participate in this study. Please be assured that this project is strictly for market research purposes and does not involve any type of sales or promotions as a result of replying to this e-mail or participating in the research.
Those who are selected to be interviewed will receive a $150 honorarium for 1½ hours of participation.

In soldoni - è il caso di dirlo - Amazon darà a selezionati clienti Kindle 150$ per un’intervista. Di questo annuncio adoro questi elementi:

  • La trasparenza tutta anglosassone di indicare il compenso - cosa che si fa, a volte, anche negli annunci di lavoro più seri,
  • La promessa che tale annuncio non comporta alcun tipo di promozioni o vendite,
  • Il riconoscimento dei clienti come risorsa attiva e non come focus group (gratuito),
  • Il coinvolgimento dei clienti che possono, peraltro, rientrare di alcune spese affrontate per l’acquisto del bene stesso. In questo caso, alcuni clienti avranno un rientro di circa un terzo di quanto affrontato per avere il Kindle.

Brava Amazon!

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Mag 19 2009

Party 10 e lode

Published by admin under comunicazione

Per chissà quale arcàno motivo mi arrivano ancora inviti per degli eventi ma è sempre un piacere: più che altro c’è crisi e in qualche modo bisogna magna’.

Così, venerdì scorso sono andato alla presentazione dei frullati Chiquita, il miglior evento di sempre: dall’organizzazione alle attività previste fino alla dimora, Villa Necchi Campiglio.
Alla fine della fiera è stato il solito evento markettoso, chiaro, con la differenza che l’azienda ha saputo ben padroneggiare i social media*.

Penso che sia molto più importante per un’azienda lavorare su questi aspetti che facilitano il dialogo tra le persone verso il brand piuttosto che star lì a metter su inutili strumenti di comunicazione bilaterale, senz’anima né parte, che poi diventano ricettacolo di cartelle stampa e verranno abbandonati dopo pochi mesi.

E i prodotti com’erano? Bellina l’idea, già vista in IRL, di indicare gli ingredienti in termini di pezzi di frutta perché sottolinea la genuinità del prodotto.

I frullati nn dispiacciono - lampone+melagrana il preferito - e con l’aggiunta di vodka erano proprio deliziosi: anzi, sottolinerei come possibile canale di vendita le discoteche dove è più giustificabile la fascia alta del prodotto. Difatti, come alcuni sottolineano la preferenza per alcuni tipi di rhum, perché nn fare lo stesso sulle basi di frutta?

Da quel che ho capito non si tratta di prodotti proprio economici, più che altro perché le bottigliette sono proprio piccoline. Vedremo.

*quello di usare il wiki per organizzare un evento aziendale è stato un mio vecchio pallino che nn sn mai riuscito a far passare al cliente: A+ per l’organizzatore che è riuscito a ottenerlo e un big up per l’azienda che ne ha colto l’opportunità, evitando le polemicucce - create ad arte da persone meschinette - sugli inviti.

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Feb 17 2009

Il primo blog IBM Italia

La filiale italiana di IBM ha aperto pochi giorni fa un blog intitolato IBM Softwareland. Ogni iniziativa che porti l’apertura di un’azienda verso l’esterno non può che essere ben accetta: da queste parti si considera molto importante non solo per l’utente, prima che il consumatore, ma anche per l’azienda stessa. E’ molto meglio avere in casa che altrove le eventuali critiche.

Entrando nel merito del progetto, anche se per adesso ci sono solo 3 post, il blog dovrebbe essere dedicato al sofware IBM e alle soluzioni che questo porta alla quotidianità.
E’ prevista anche una sezione in cui gli utenti possono proporre le proprie idee (a fronte di che?). Ottimo che non ci sia bisogno di registrazione e che i commenti vengano subito approvati.

L’unica cosa secondo me un po’ misleading - come dicono in IBM* ;) - è la dicitura Editoriale per la parte principale del blog. Dettagli.

Così concepito, quello di Softwareland mi sembra un esperimento che potrebbe portare ad un corporate blog di IBM Italia, sulla falsariga di quanto già fatto in precedenza da altre multinazionali, come Microsoft, di stanza a Segrate, che forse è il comune italiano con il più alto tasso di aziende enormi per fatturato presenti con un blog. (NDR: potremmo inventarci un misuratore con abitanti del comune, fatturato multinazionali, numero blog aziendali).

In ogni caso, è prematuro dirlo: è più probabile che sia un pilota sul quale misurare questa eventualità. Ciò che è certo è che IBM, finalmente, vuole sperimentare - nel pensiero di uno dei suoi responsabili, Stefano - nuovi canali di comunicazione, più interattivi, che trascendano il sito internet di IBM Italia. Bravi.

* ho fatto lì lo stage, peraltro con gente fantastica, per cui so come parlano. Una volta, alla mensa, una tizia mi fa “puoi shiftare di un posto, per favore?”

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Feb 11 2009

Auguri MClips

Published by admin under comunicazione

In qualche modo, il blog dei dipendenti Microsoft è un progetto che mi sta a cuore. Nei giorni scorsi, MClips ha compiuto un anno, festeggiato con tanto di torta.
Superate le prime timidezze iniziali, penso che come progetto sia positivo: ha i presupposti per essere un caso aziendale duraturo di successo grazie a Microsoft che è riuscita a interpretare con freschezza nuove logiche di comunicazione, affiancandole ad un approccio tradizionalmente top-down, ancor oggi necessario. Soprattutto, è ancora valida l’idea iniziale di MClips come incubatore di blogger, idea che si è sviluppata fino a coinvolgere oltre 60 persone e i vertici aziendali.

Chi conosce le multinazionali, sa quanto è difficile per loro aprirsi. MClips è il paradigma di come una società dovrebbe farsi coinvolgere, accogliendola, dalla rivoluzione in atto. Lo si vede in piccoli segnali: dall’utilizzo di strumenti di altre aziende alla conversazione rispetto a temi tradizionalmente difficili per l’azienda quali l’interoperabilità. Ricordo un post esemplare di Valboni proprio su questo punto.

Mettere in gioco la propria autorevolezza rispetto a più temi, ecco cosa significa MClips al quale, per alcuni motivi, sono legato. Certamente, come rilevato da Gigi e dagli stessi blogger di MClips, ci sono margini di miglioramento ma la strada è tracciata per restarci e trasformarsi.

Torta MClips from MClips on Vimeo.

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Dic 31 2008

Edelman cartoon, Hugh, Stormhoek

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L’ottima Tatiana che, per motivi logistici, mi mette sempre fiato sul collo, ha appeso dietro la sua scrivania un manifesto di Hugh MacLeod sulle PR commissionatogli da Mr. Edelman Europe. Questo disegno è pieno di frasi intelligenti quanto argute e vere sul mondo delle PR: da “empowered customer, terrified executive” a “social media specialist hustling corporate dude for paid gigs“a “panic” e “human beings don’t scale“.

Da assumersi con molta autoironia e consigliato a chi si prende un po’ troppo sul serio quando parla di Social Media e magari fa anche peggio.

Peraltro, Hugh è colui che fece il bellissimo Microsoft Blue Monster e le bottiglie per la Stormhoek (blog ben fatto), la casa vinicola sudafricana che fu tra le prime a credere nel passaparola intelligente, operazione ripresa dal buon Tombolini in quella mitica Pesto ai blogger di qualche anno fa.

Nel blog di Hugh ci sono firme impensabili tra i commenti come quella di Blanchard, il mitico prof di macro sul cui libro hanno studiato innumerevoli generazioni, e infine ho letto con sommo interesse un post sulle PR, dove si dà un bella visione di quello che sono, dovrebbero essere, sono diventate.

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Dic 10 2008

Babelgum: un altro business è possibile

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Come chi sa chi mi conosce, il mercato dei media, dei contenuti, della distribuzione non solo peer2peer ma anche top-bottom mi fa strippare di brutto. Così, quando nel pomeriggio mi è arrivato un invito per saperne di più su Babelgum, nn ci ho pensato due volte, bensì 3 perché ho un casino di cose da fare.

Babelgum è una creatura che solo due anni fa, insieme al suo alter ego che nn citiamo, era nelle cronache quotidiane del mio circoletto di rss. Sembrava che dovesse spaccare il mondo e invece è andato un po’ sotto silenzio, sommerso da un nuovo hype. Misteri del buzz.

Eppure ha continuato a marciare alla ricerca di un modello di business compatibile con la sua funzione di distribuzione contenuti gratuiti via web, prima attraverso client, poi seguendo altre tecnologie, se ricordo bene (andrò a controllare).
Una di queste è stata annunciata stasera in un locale milanese, peraltro uno dei miei preferiti. Babelgum sbarca su mobile, via vodafone, con un’offerta interessante: se hai una flat dati chiamata vodafone pack, il traffico su babelgum non viene scalato dal proprio monte ore. L’utente ha così a disposizione gratis circa 40mila titoli, di massimo 5 minuti l’uno.

Ho provato a chiedere i termini dell’accordo, blindatissimo, nonostante Vodafone sia una società quotata, ma non c’è stato verso. Apparentemente la logica dietro questa iniziativa è del tipo 3w: win il consumatore che ha dei contenuti di qualità, win vodafone che fidelizza il cliente stesso, win babelgum che ha a disposizione 30 milioni di utenti. Insomma, Hume e la somma zero ci fanno una pippa.

A spiegare le posizioni di Babelgum, il bravo Nick Tacchi, che ringrazio per la disponibilità insieme all’ottima Catherine: il mktg manager è stato assolutamente esaustivo sulla tenuta tecnica della banda,  sulle prospettive che l’advertising può avere in questo ambito se e quando verrà introdotta la pubblicità, la profilazione dell’utente e su un mucchio di altre cose. Sembra che un nuovo business sia possibile. Certo c’è da vedere la tenuta rispetto ad altri broadcast ma il connubio contenuti e operatore mi sembra davvero una manna.

Insomma questo accordo, stretto in Italia su iPhone e in UK con una partnership su Nokia, sembra avere le carte giuste per far bene. Proprio su Nokia in UK, che ha lanciato in ottobre la sua offerta di flat subscription sulla musica, sarei curioso di capire come si legherà questo accordo dal punto di vista della revenue sharing.

Immaginiamo, ad esempio, che Babelgum trasmetta un video sull’n96 e di lì un link per scaricare il video. Acquisto di impulso del consumatore, chiaro, ma su quale store? E soprattutto chi decide quale store: il consumatore, babelgum, nokia o l’operatore? Seghe mentali di un markettaro.

Sarei curioso di sapere nei prossimi giorni se gli accordi sono di esclusività o meno (e l’alter ego che non citiamo?) perché la discriminazione tra due content provider sembra partita in modo surrettizio e in un contesto di oligopolio come quello delle telco gli sviluppi, anche legali, sembrano molteplici. Ma mi sto un po’ dilungando su un versante che faccio finta di conoscere.

A latere, si è infine sviluppata un’interessante discussione sulle PR con Marco, eccellente padrone di casa che mi dà del materiale su cui scrivere (siano benedetti i PR), Maurizio e Salvatore (sic?) di Ninja Marketing. Begli spunti, qualche critica, anche animata, visioni parzialmente diverse sulle PR ma anche la consapevolezza che in questo mestiere, così come nel resto della vita, ci vuole etica e non si smette mai di imparare.

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Dic 07 2008

Webank, il cliente ideale di cui diventare cliente

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[bozza di giugno, mai pubblicata]

Disclaimer: grosso conflitto di interesse per legami con l’agenzia, odio verso le banche e qualche liaison passata con webank stessa

Webank, con gli amici di Digital PR, ha organizzato settimana scorsa un incontro con alcuni blogger. Trattandosi di una banca online è strano che nn lo abbia fatto prima. Tuttavia, trovo straordinario che una banca (ripeto, una BANCA) si metta in gioco così come trovo molto bravi i ragazzi di Webank che, nonostante qualche scivolone passato, si sono affidati ai consigli di un’agenzia di PR per procedere. La disponibilità significa intelligenza.

Leggo che Stefano ha deciso di aprire un conto. Anch’io se la pigrizia me lo permette potrei fare lo stesso. Direi che questi di webank si sono già ripagati il costo dell’incontro. Altro che pubblicità stupide tipo Che banca...

[update, dicembre]

Per caso mi ritrovo all’aperitivo di Webank, organizzato sempre dai ragazzzi di Digital. Finalmente l’occasione di capire qualcosa in più sui meccanismi che regolano la banca:

  • wiki interno per la soluzione dei problemi del cliente
  • richiami telefonici al cliente stesso o al prospect per capire perché non si è fidato a completare il form con il 70% di persone che hanno aderito dopo aver parlato con il team della banca
  • l’AD della Banca che controllava lui stesso le mail a info
  • il costo dei servizi che aumentano ma, essendo efficenti, non vengono percepiti come onerosi dal cliente
  • le ipotesi di cannibalizzazione tra le diverse divisioni della banca, Webank è infatti controllata dalla gloriosa Banca Popolare di Milano.

Tutti questi sono stati temi che hanno trovato risposte sicure, convinte e coerenti.
Va bene il potere della relazione, quello per il quale se conosci qualcuno smusserai alcune critiche, ma, in Webank, una forma mentis al servizio del cliente sembra proprio esserci, a differenza di altre banche. E qui potrei partire con la mia esperienza con le banche come quella piccola di provincia, la banca agricola mantovana, inglobata dal colosso senese e rivelatasi una bufal, ma tant’è.

Se quelli di Webank si comportano bene come clienti, intendendo il ruolo dei consulenti come attivo e non come mero esecutore in outsourcing, allora come cliente posso aspettarmi molto da loro, pur nei grandi numeri.

Tutto troppo perfetto? Forse sì, vedremo dopo che avrò aperto un conto da loro. Per il momento, bravi!

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