Tag Archive 'comunicazione'

Apr 26 2011

L’originalità dei palloncini

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Qualche tempo fa un politico, Rotondi, aveva copiato lo slogan di Galbani (“Vuol dire fiducia”). Poche settimane fa, invece, ho visto questa pubblicità che si ispira al mitico palloncino Bic di Baldoni e a tutto il mondo delle fiere di paese dove si svolgevano le gare di lame e palloncini.

La pubblicità originale era un capolavoro: sensibilità e poesia. Questa con AGG non mi sembra: prende uno spunto senza evolverlo, giocarci o rendergli omaggio. E’ citazione senza cultura. Dislike.
Colpa dei clienti che vogliono così facili o delle agenzie senza idee? Da queste parti non ci si esprime. C’è solo molta tristezza nel vedere le cose belle dissipate così.

(foto Chiara Di Piano)

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Gen 07 2011

Foursquare, farsi confermare la venue di Oca Giulietta

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Pochi giorni fa, è arrivata nella casa veronese una busta. Il logo era inconfondibile: Foursquare ha mandato finalmente il codice per confermare la proprietà della venue.

Oca Giulietta ha quindi una propria presenza ufficiale su Foursquare oltre a quella su Facebook. (per il sito web vero e proprio, ci sarà bisogno di ancora qualche settimana).

L’idea alla base è quella di fare delle offerte speciali per i diversi canali, non tanto per aumentare chiffre d’affaires – oggi il tasso di riempimento è già alto e mia madre, deux ex machina di Oca Giulietta, non riesce già starci molto dietro – ma per spingere verso utenti più acculturati che siano venuti a conoscenza di Oca Giulietta attraverso il passaparola. (e si spera in questo modo che quelli maleducati tendano a zero).

In ogni caso, per farsi confermare la venue, basta andare nella scheda di quest’ultima su Foursquare, cliccare “Do you manage this venue? Claim here” in alto a destra e seguire i pochi passaggi necessari. Avendo difficoltà a fare la conferma via telefono, si è richiesta la conferma attraverso la cara e vecchia posta. Dopo qualche settimana, è arrivata la busta con codice e vetrofania e di lì il passo è stato breve.

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Dic 17 2010

Facebook, le novità (in beta) dei profili

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Iersera da queste parti si è avuta l’opportunità di vedere alcune nuove funzionalità di Facebook. Dopo un po’ le funzionalità sono scomparse ed è tornato tutto alla normalità: ufficialmente si è trattato di un errore nel rilascio di alcuni prototipi.

Sembrava fosse una cosa limitata agli US ma anche alcuni italiani – come chi scrive – hanno potuto toccare con mano le novità in beta.

  1. La grande novità è, una volta già dentro come profilo privato, di potersi loggare come pagina nel momento in cui si è andati su una pagina di cui si è admin. Sulla pagina, in alto comparirà questa immagine per poterlo fare.

  • Sistema di gestione e switch molto veloce tra profilo personale e gli altri (vd in alto a destra nell’img successiva presa da jack, ovviamente da queste parti non si posta la propria per ovvi motivi).
  • La comoda novità è il sistema di notifiche sugli aggiornamenti delle pagine: molto efficiente. Überlike!
  • Perplessità: poter andare sulla pagina dei liker e vederne il wall. Non so se è un bug, se è voluto o dipende dalle restrizioni di (non) privacy degli utenti con cui ho testato.
  • Perplessità bis: il sistema di visualizzazione delle foto che si aprono su un fondo nero che blocca tutto il resto della pagina (un po’ come quando si apre a tutto schermo un video ADV). Si chiama modalità theater e mi sembra abbastanza scomoda.
  • Qualcuno accennava anche a una nuova funzione, Memories, ma non sono riuscito a vederla oppure non ci ho fatto caso. Mi sono consolato con altre Memories.

Da queste parti non si crede sia stato un errore ma una semplice idea di comunicazione mista a test pubblico di un prodotto.

Nel mitico articolo di Tim O’ Reilly sul Web 2.0 si citava proprio Flickr che ogni tanto rilasciava alcune funzionalità in beta per verificare l’effetto sugli utenti e il gradimento.

Il punto è che con la potenza di fuoco di Facebook, ogni test tocca milioni di individui. Le reazioni in giro mi sembravano positive: d’altra parte, non arrivi a fare un test di prodotto a 600 milioni di utenti senza farti qualche scontento.

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Set 13 2010

Che fare quando non ti pagano per docenze extra?

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Da queste parti, chi scrive ha la fortuna di fare un bel lavoro che gli permette di conoscere gente interessantissima, di avere un certo tipo di visibilità e, di conseguenza, fare qualche attività extra e parallela rispetto al lavoro principale.
Ad esempio, prendendo le ferie o sacrificando alcune sere o i weekend, è capitato di fare il docente per dei corsi di comunicazione: da queste parti si ama farlo. C’è un proprio metodo di insegnamento, molto personale, il contatto con gli studenti, la sperimentazione di alcuni formati che si avrebbe voluto vedere all’università e che, per coerenza e convinzione, si porta avanti.

Chi si loda s’imbroda ma chi scrive ha sempre avuto ottimi feedback sia dalla committenza che dagli studenti. Questo veniva anche riconosciuto dal punto di vista monetario, un importante extra che giustificava giorni festivi e sere impegnate ad ascoltare i progetti dei ragazzi o le ferie prese dal lavoro principale.

Ecco, nema problema finora. Chiaramente c’è stato qualche ritardo nei pagamenti – i migliori e puntuali sono sempre stati quelli del Master Sole 24 che approfitto per ringraziare – ma dopo qualche sollecito anche quelli piccolini e meno famosi alla fine liquidavano. Un dettaglio importante: solitamente questi corsi vengono pagati dagli studenti prima dell’inizio delle lezioni, i docenti invece vengono pagati dopo con diverse scadenze.

Ora capita questa cosa: la responsabile di uno dei corsi che ho fatto la primavera scorsa – uno di quei corsi di poche persone dove tuttavia l’impegno era piuttosto profuso – non è stata più reperibile.
Vista la congiuntura economica, aveva chiesto a maggio di aspettare un po’, per me luglio andava benissimo, comunque preferivo non esser pressante nelle richieste dal momento che il rapporto era ormai consolidato e pluriennale. La risposta fu “non c’è bisogno di aspettare luglio”. Insomma, luglio arriva ma non c’è nessun contatto alle mail, il telefono è staccato, gli uffici chiusi.

Riesco finalmente a recuperare un numero di telefono, venerdi’ sera chiamo la responsabile, mi dice che l’associazione dietro il master è in via di chiusura. Naturalmente ho dovuto chiamare io per saperlo. E secondo voi che fine faranno i miei onorari? (risate isteriche)

Ora, che fare?

(continua)

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Ago 26 2010

Il badge di Renzo e Foursquare per il turismo

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Sembrava dovesse essere l’anno di Chat Roulette e dei suoi cloni e , invece, lo sarà di 4square (vd. gli ottimi post di GBAVincos), il servizio di geolocalizzazione, che probabilmente riuscirà a spuntarla su tutti gli altri.
La cosa più interessante è come Crowley e soci siano riusciti a guidare la sua diffusione e capillarità sul territorio attraverso un meccanismo di gaming che assegna dei punti per ogni tappa, fino a definire una serie di lustrini, i badge, a decretare il sindaco di un luogo. La cosa si presta a tanti utilizzi ed è molto probabile come la caratteristica di gioco verrà vieppiù messa da parte a favore di altri usi. I tempi sono oggi maturi per cominciare a immaginare dei progetti.
Soprattutto, perché da queste parti – pur essendo mayor di 4 sole venue – si pensa che 4sq sarà per gli esercenti quello che è stato Facebook per gli utenti:è l’anello di congiunzione tra mondo reale e online e può essere ben sfruttato anche dalle aziende più importanti, fino a quella più importante, lo Stato.

Ispirato da Diomira che mi ha fatto leggere in privato un progetto per il turismo online – ho provato a immaginare 4sq sul nostro territorio e scenari in cui il ministero del turismo fosse coinvolto (fatta salva la precedenza di risorse a italia.it). Alle venue principali si possono associare link agli store di vari prodotti – cibo, letteratura, etc – che esprimano al meglio l’italianita’, ma soprattutto i badge possono essere tradotti nel linguaggio della letteratura italiana e dei grand tour del ‘700, quando un giro per lo stivale faceva parte del repertorio culturale e del cursus di formazione di qualsiasi giovine uomo.

Ad esempio, il badge Renzo per chi gira in Lombardia, il Conte di Carmagnola per il Piemonte, i badge Levi per chi unisce Torino ed Eboli, Fogazzaro per il piccolo mondo antico della campagna veneta, Dante per chi, scacciato da Firenze, si rifugia a Verona, il badge Svevo per chi non si decide di andar via da Trieste e fa check in in un tabaccaio locale*.

Insomma, il gioco si presta a mille declinazioni su un target heavy user che ha voglia di comunicare dove si trova in questo momento e dove alla presenza online si lega la narrazione di quella piccola cosa che fai quando non fai tutto il resto e che si chiama vita.

*quali altri badge potrebbero esserci?

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Mar 16 2010

Facebook, realta’ aumentata, QR code

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qr codePoche ore fa, verso mezzogiorno, Facebook ha rilasciato una nuova funzione, proprio sotto la foto del profilo, per generare un QR code del proprio status.

I QR code sono quei quadrati con dentro altri quadratini, delle specie di codici a barre piu’ complessi che permettono agli utenti di alcuni telefonini di avere delle informazioni aggiuntive.

Interessante e’ la funzione di generare il PDF del codice da inserire su documenti, biglietti da visita, cartelloni pubblicitari. Basta puntare l’obiettivo del telefonino sul QR code e, nel caso di quello fornito da Facebook, si e’ veicolati verso il profilo utente o la Fanpage.

Niente piu’ problemi nei club rumorosi. Bastera’ usare un telefonino e scambiarsi il QR code.

La funzione era – e’ d’obbligo l’imperfetto perche’ dopo pochi minuti e’ stata tolta – presente anche sulle Fanpage aziendali e non funzionava, i codici nn venivano generati ne’ esportati.

Tuttavia, dopo la mossa di fondere la Chat di Facebook con il Messenger, e’ interessante capire come si sta muovendo il colosso di Palo Alto: sta fornendo alle Aziende la possibilita’ di creare maggiore interazione e viceversa, forte dei suoi 400 milioni di utenti, suggerisce una stretta identificazione tra QR code e la piattaforma stessa. E’ il definitivo sdoganamento sulla massa degli utenti, la forzatura per rendere piu’ coinvolgente la presenza delle aziende su Facebook e portarle sempre piu’ sotto il suo cortile.

Le domande dunque sono: sempre piu’ vedremo aziende con il sito principale su Facebook? Quanto le aziende sono disposte a cedere il controllo dei dati sui  proprio utenti alla piattaforma? Ma, soprattutto, quanto gli utenti saranno contenti di questa funzionalita’?

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Nov 05 2009

IAB, impressioni a caldo

I ragazzuoli di Blogosfere mi han chiesto un piccolo contributo: avrei voluto essere più spinto e dedicarmi ad alcuni temi ma c’erano troppe hostess da vedere e gadget da prendere, altro che smau 1991.

Come Natale e Capodanno, inesorabile come ogni anno arriva lo Iab. Alle fiere di settore, solitamente, esistono varie tipologie di avventori:

  • Le persone che fanno PR di se stessi: solitamente si trovano sul palco
  • Quelli che cercano lavoro: si muovono tra gli addetti ai lavori e conoscono tutti
  • Quelli che vengono per stare lontano dall’ufficio: se ne stanno al bar
  • Responsabili di grandi brand concupiti – peggio di alcune bionde nei club – dalla categoria più camaleontica in assoluto (vd. sotto)
  • Gli account e dai commerciali più agguerriti: sono quelli con il nodo grosso della cravattae l’istinto psicotico omicida
  • Vari ed eventuali (scrivere nei commenti, per favore)

Lo Iab di quest’anno segue esattamente la stessa logica.

La differenza è che lo IAB è utile. Tutto nasce dalla sfortuna di svolgersi in un Paese arretrato come l’Italia dove il tema del digitale è oscurato in favore di altri media.

In Finlandia la fibra e la banda larga sono diritti fondamentali, qui invece sembra che siano il capriccio di pochi, dimenticando che l’accessibilità e le modalità di fruizione di internet sono un asset fondamentale per il Paese.

Pertanto ben vengano iniziative come lo Iab: vituperato, discusso, bistrattato ma dall’indubbio valore formativo per un pubblico generalista e così ampio di aziende che devono essere educate costantemente sui temi del digitale. Il crescente successo negli anni – e dei contenuti – rendono Iab indispensabile, una risorsa per il Paese.

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Set 21 2009

Vuoi una consulenza? La paghi!

Dal buon Tombolini, vengo a sapere di questa iniziativa di Amazon: As a valued Kindle DX customer, we would like to offer you the chance to participate in this study. Please be assured that this project is strictly for market research purposes and does not involve any type of sales or promotions as a result of replying to this e-mail or participating in the research.
Those who are selected to be interviewed will receive a $150 honorarium for 1½ hours of participation.

In soldoni – è il caso di dirlo – Amazon darà a selezionati clienti Kindle 150$ per un’intervista. Di questo annuncio adoro questi elementi:

  • La trasparenza tutta anglosassone di indicare il compenso – cosa che si fa, a volte, anche negli annunci di lavoro più seri,
  • La promessa che tale annuncio non comporta alcun tipo di promozioni o vendite,
  • Il riconoscimento dei clienti come risorsa attiva e non come focus group (gratuito),
  • Il coinvolgimento dei clienti che possono, peraltro, rientrare di alcune spese affrontate per l’acquisto del bene stesso. In questo caso, alcuni clienti avranno un rientro di circa un terzo di quanto affrontato per avere il Kindle.

Brava Amazon!

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Mag 19 2009

Party 10 e lode

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Per chissà quale arcàno motivo mi arrivano ancora inviti per degli eventi ma è sempre un piacere: più che altro c’è crisi e in qualche modo bisogna magna’.

Così, venerdì scorso sono andato alla presentazione dei frullati Chiquita, il miglior evento di sempre: dall’organizzazione alle attività previste fino alla dimora, Villa Necchi Campiglio.
Alla fine della fiera è stato il solito evento markettoso, chiaro, con la differenza che l’azienda ha saputo ben padroneggiare i social media*.

Penso che sia molto più importante per un’azienda lavorare su questi aspetti che facilitano il dialogo tra le persone verso il brand piuttosto che star lì a metter su inutili strumenti di comunicazione bilaterale, senz’anima né parte, che poi diventano ricettacolo di cartelle stampa e verranno abbandonati dopo pochi mesi.

E i prodotti com’erano? Bellina l’idea, già vista in IRL, di indicare gli ingredienti in termini di pezzi di frutta perché sottolinea la genuinità del prodotto.

I frullati nn dispiacciono – lampone+melagrana il preferito – e con l’aggiunta di vodka erano proprio deliziosi: anzi, sottolinerei come possibile canale di vendita le discoteche dove è più giustificabile la fascia alta del prodotto. Difatti, come alcuni sottolineano la preferenza per alcuni tipi di rhum, perché nn fare lo stesso sulle basi di frutta?

Da quel che ho capito non si tratta di prodotti proprio economici, più che altro perché le bottigliette sono proprio piccoline. Vedremo.

*quello di usare il wiki per organizzare un evento aziendale è stato un mio vecchio pallino che nn sn mai riuscito a far passare al cliente: A+ per l’organizzatore che è riuscito a ottenerlo e un big up per l’azienda che ne ha colto l’opportunità, evitando le polemicucce – create ad arte da persone meschinette – sugli inviti.

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Feb 17 2009

Il primo blog IBM Italia

La filiale italiana di IBM ha aperto pochi giorni fa un blog intitolato IBM Softwareland. Ogni iniziativa che porti l’apertura di un’azienda verso l’esterno non può che essere ben accetta: da queste parti si considera molto importante non solo per l’utente, prima che il consumatore, ma anche per l’azienda stessa. E’ molto meglio avere in casa che altrove le eventuali critiche.

Entrando nel merito del progetto, anche se per adesso ci sono solo 3 post, il blog dovrebbe essere dedicato al sofware IBM e alle soluzioni che questo porta alla quotidianità.
E’ prevista anche una sezione in cui gli utenti possono proporre le proprie idee (a fronte di che?). Ottimo che non ci sia bisogno di registrazione e che i commenti vengano subito approvati.

L’unica cosa secondo me un po’ misleading – come dicono in IBM* 😉 – è la dicitura Editoriale per la parte principale del blog. Dettagli.

Così concepito, quello di Softwareland mi sembra un esperimento che potrebbe portare ad un corporate blog di IBM Italia, sulla falsariga di quanto già fatto in precedenza da altre multinazionali, come Microsoft, di stanza a Segrate, che forse è il comune italiano con il più alto tasso di aziende enormi per fatturato presenti con un blog. (NDR: potremmo inventarci un misuratore con abitanti del comune, fatturato multinazionali, numero blog aziendali).

In ogni caso, è prematuro dirlo: è più probabile che sia un pilota sul quale misurare questa eventualità. Ciò che è certo è che IBM, finalmente, vuole sperimentare – nel pensiero di uno dei suoi responsabili, Stefanonuovi canali di comunicazione, più interattivi, che trascendano il sito internet di IBM Italia. Bravi.

* ho fatto lì lo stage, peraltro con gente fantastica, per cui so come parlano. Una volta, alla mensa, una tizia mi fa “puoi shiftare di un posto, per favore?”

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Feb 11 2009

Auguri MClips

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In qualche modo, il blog dei dipendenti Microsoft è un progetto che mi sta a cuore. Nei giorni scorsi, MClips ha compiuto un anno, festeggiato con tanto di torta.
Superate le prime timidezze iniziali, penso che come progetto sia positivo: ha i presupposti per essere un caso aziendale duraturo di successo grazie a Microsoft che è riuscita a interpretare con freschezza nuove logiche di comunicazione, affiancandole ad un approccio tradizionalmente top-down, ancor oggi necessario. Soprattutto, è ancora valida l’idea iniziale di MClips come incubatore di blogger, idea che si è sviluppata fino a coinvolgere oltre 60 persone e i vertici aziendali.

Chi conosce le multinazionali, sa quanto è difficile per loro aprirsi. MClips è il paradigma di come una società dovrebbe farsi coinvolgere, accogliendola, dalla rivoluzione in atto. Lo si vede in piccoli segnali: dall’utilizzo di strumenti di altre aziende alla conversazione rispetto a temi tradizionalmente difficili per l’azienda quali l’interoperabilità. Ricordo un post esemplare di Valboni proprio su questo punto.

Mettere in gioco la propria autorevolezza rispetto a più temi, ecco cosa significa MClips al quale, per alcuni motivi, sono legato. Certamente, come rilevato da Gigi e dagli stessi blogger di MClips, ci sono margini di miglioramento ma la strada è tracciata per restarci e trasformarsi.

Torta MClips from MClips on Vimeo.

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Dic 31 2008

Edelman cartoon, Hugh, Stormhoek

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L’ottima Tatiana che, per motivi logistici, mi mette sempre fiato sul collo, ha appeso dietro la sua scrivania un manifesto di Hugh MacLeod sulle PR commissionatogli da Mr. Edelman Europe. Questo disegno è pieno di frasi intelligenti quanto argute e vere sul mondo delle PR: da “empowered customer, terrified executive” a “social media specialist hustling corporate dude for paid gigs“a “panic” e “human beings don’t scale“.

Da assumersi con molta autoironia e consigliato a chi si prende un po’ troppo sul serio quando parla di Social Media e magari fa anche peggio.

Peraltro, Hugh è colui che fece il bellissimo Microsoft Blue Monster e le bottiglie per la Stormhoek (blog ben fatto), la casa vinicola sudafricana che fu tra le prime a credere nel passaparola intelligente, operazione ripresa dal buon Tombolini in quella mitica Pesto ai blogger di qualche anno fa.

Nel blog di Hugh ci sono firme impensabili tra i commenti come quella di Blanchard, il mitico prof di macro sul cui libro hanno studiato innumerevoli generazioni, e infine ho letto con sommo interesse un post sulle PR, dove si dà un bella visione di quello che sono, dovrebbero essere, sono diventate.

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