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Ago 24 2016

Referendum: breviario di argomentazioni inesistenti

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Il senatore UDEUR Tommaso Barbato durante la sfiducia al Governo Prodi 2008 (foto AFP / FILIPPO MONTEFORTE)

Siamo a meno di due mesi dal referendum e già ne ho le scatole piene della pochezza del dibattito dai fronti contrapposti.

Premessa doverosa per trasparenza anche se continuando a leggere vedrete che ne ho per tutti. La mia posizione è chiara: in breve, Riforma tutto sommato positiva, che supera i vizi storici e dovrebbe dare maggiore stabilità e meno pastrocchi per gestire due camere, rappresenta una buona base per eventuali cambiamenti futuri, pur essendoci degli aspetti che mi piacciono meno o su cui ho perplessità, non tali tuttavia da inficiarne tutto l’impianto nato in condizioni difficili e in un contesto molto incerto.
Detto ciò, dopo averne letto di ogni, ho deciso di scrivere un piccolo breviario per discutere la logica delle argomentazioni così da evitare future discussioni inutili e arrivare preparati al referendum costituzionale del prossimo ottobre.

È una Riforma che ha il sostegno/avversione di [inserire soggetto piacente o disgustoso a scelta]
Ecco, giudicare un progetto così importante sulla base di chi la sostiene o l’avversa è uno di quei giochi che può andare avanti all’infinito per divenire, sostanzialmente, inconcludente.
Peraltro, è sempre un rischio come argomentazione: in alcuni casi abbiamo avuto dei comportamenti schizoidi di chi l’ha sostenuta in Parlamento e poi l’ha boicottata. E quindi?

La Costituzione del ’48 è bellissima e chiara, la proposta di Riforma no e quindi va bocciata
Sono d’accordo con il dire che l’attuale Costituzione sia scritta bene e che le modifiche proposte, soprattutto in tempi di analfabetismo funzionale, siano spesso poco chiare e che sarebbe stato bene fare uno sforzo in più, al netto delle mediazioni avvenute tra le diverse letture in Parlamento, ma da qui a dire che allora bisogna votare no al Referendum ne passa eccome. Si leggano bene i contenuti della proposta senza pregiudizi. Qui un bel confronto tra le diverse parti del testo, oggetto di modifica.

La Costituzione è stata scritta da Calamandrei e [inserisci altre padre costituente a caso], mentre questa cosa dalla Boschi
Come prima, è buona creanza confrontarsi sul contenuto per cortesia (e magari cerca di essere meno sessista: non sei nel 1948).

Ogni cambiamento è di per sé positivo
Cambiare per cambiare vuol dire tutto o nulla. Anche rimettere lo Statuto Albertino allora ha la sua validità. Penso che in questo caso si debba giudicare la direzione che prende la Riforma. Posto che ogni persona in Italia – popolo di commissari tecnici e costituzionalisti – abbia il proprio modello di riforma e che l’ottimo sia il nemico del bene (come mi diceva il mio primo mitico capo), ognuno giudichi se questa Riforma fa un passettino migliore di miglioramento, senza pensare a chi l’ha proposta.
L’esame di Scienza Politica lo diedi sul libro di Giovanni Sartori chiamato Ingegneria Costituzionale: mi piaceva molto il titolo perché rendeva la delicatezza della materia e quanto tutto sia frutto di equilibri e compromessi. Ancor di più, faceva capire l’idea di come tutto possa essere un processo migliorabile, rispetto a fini e principi, anche quando si tratta di costituzioni.

Porta a una deriva autoritaria
Ecco, con tutto il rispetto per chi la pensa sinceramente così non vedo questo pericolo: ci sono i contrappesi istituzionali. C’è il Senato che, espressione delle Regioni, ha un ruolo di garanzia insieme alla Corte Costituzionale. L’unica cosa certa per ora è che ci saranno meno pastrocchi per trovare maggioranze risicate sia alla Camera che al Senato. Se poi il problema è che qualcuno effettivamente governi, ecco forse c’è chi ha problemi con il concetto di democrazia e forse se l’è meritata la partitocrazia (volevo urlare un “ve lo meritate Alberto Sordi” come in Bianca di Nanni Moretti ma non so quanti l’avrebbero capita).

Senato di nominati, è un dopo-lavoro
In Francia e Germania le rappresentanze del Senato vengono pescate proprio negli enti territoriali. Non vedo perché anche da noi non possano avere pari dignità.
E, visto che si specifica nel testo di riforma che si dovranno seguire le volontà degli elettori, non è neanche corretto dire che saranno nominati. Con questa logica allora lo sono tutti.
È vero che si poteva forse fare uno sforzo in più in Parlamento per definire a priori i meccanismi ma a fronte di un impasse in aula si è preferito lasciare a legge ordinaria questa scelta (ora ho un vuoto e non ricordo se ogni regione potrà decidere per conto proprio, verificherò). Di fatto, non mi sembra una cosa per cui cassare la Riforma con ilReferendum.

I rappresentanti delle regioni avranno l’immunità
Non vedo perché non dovrebbero averla. Il punto sono i controlli a monte – evitare di eleggere persone condannate – e fare pressione sulla giunta autorizzazioni perché i senatori rivelatisi indegni siano sottoposti a procedimenti, fatte salve le garanzie di colpevolezza, come succede già oggi. Siamo in uno stato di diritto, no?

Si risparmiano [X] soldi per il Senato
Questa è un argomento che mi sta particolarmente antipatico in tempi di pauperismo spinto ed esibito che sa solo di demagogia. Vi do una straordinaria novità per questo 2016: le cose di qualità e che funzionano spesso costano. In generale se le cose servono, non vedo quale sia il problema se hanno un costo. Il punto è farle funzionare. Avete presente quelle situazioni come le Ferrari in un garage o come, sull’altro fronte, l’amico dell’amico che fa il sito e poi bisogna pagare un professionista per rimetterlo a posto? Giudicare l’abolizione di un qualcosa sulla base del risparmio lo trovo miope e pericoloso se applicato a tanti altri ambiti.

[Tizio] ha sostenuto il No nel 2006, è incoerente il suo sostegno al Sì oggi“.
Siamo seri, se uno è stato contrario alla riforma del 2006, significa che allora sarà contrario a tutte le riforme davvero davvero?
In quel progetto del 2006 c’erano delle cose giuste e decisamente sbagliate come ad esempio la possibilità per il Premier – forse si chiamava proprio così se ben ricordo – di sciogliere il Parlamento. Ecco forse questo è autoritarismo.

Ci sarà tanta confusione legislativa
In Diritto Pubblico, esame che riguarda perlopiù la nostra Carta, si fa un distinzione iniziale tra costituzione formale e sostanziale, tra le disposizione scritte e come queste si sviluppano negli anni grazie alle consuetudini (vedi ad esempio il ruolo del Presidente della Repubblica e come esso è stato interpretato, dalla Moral Suasion all’uso del potere di rinvio). Quindi sarà naturale un po’ di incertezza ma non per questo non si può non fare nulla, altrimenti nessuna riforma potrà mai andare bene.
Se poi il problema è di attribuzioni e competenze, vorrei capire meglio anche io ma conto anche sul fatto che correttivi si faranno negli anni e sarà più facile partendo da una base che ricominciando da zero.

Ci sarà la caduta del PIL
Manca l’invasione delle cavallette: vabbe’ quell’immagine sul Referendum che è girata un mesetto fa neanche la commento. Mi limito a dire che il timore che a fronte di una bocciatura rimanga tutto fermo di nuovo per 10 anni mi sembra troppo grande per non impegnarsi a favore di questa Riforma, a fronte di integrazioni che comunque saranno necessarie negli anni. Nella Francia del dopoguerra e nella transizione tra la IV e la V Repubblica si è proceduto a più modifiche costituzionali se ben ricordo.

Piccola nota finale, come avete notato ci sono argomentazioni per entrambi gli schieramenti. Personalmente, schierandomi per il Sì alReferendum (in gran parte ne condivido la direzione e comprendo il contesto in cui alcune soluzioni di compromesso sono nate ed emerse), cercherò di stare sugli argomenti di contenuto così da favorire un dibattito sano.

Se avete altri argomenti fallaci da condividere che avete notato nelle vostre discussioni, scrivete un commento, per favore. In ogni caso, buon referendum a tutti!

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Gen 24 2008

Dalle strade alla rete

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Dopo la sentenza dell’altro giorno (“non ha aiutato Cosa Nostra ma i singoli boss” nella sostanza e la condanna all’inetrdizione dai pubblici uffici, oltre ai 5 anni di reclusione) e la scandalosa reazione di Cuffaro a cannoli e champagne, pare che a Palermo, Sicilia, stiano comparendo manifesti per chiederne le dimissioni. Al di là del merito politico, interessante da parte dei ragazzi di Azione Giovani l’utilizzo di un blog al centro della campagna di sensibilizzazione.

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Gen 09 2008

Il mio amico Obama, endorsement 2.0

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Da queste parti si gode come un eurinaceo durante il periodo delle campagne elettorali negli States, Caucus prima, Presidenziali poi. Stamani, mentre facevo colazione, stavo guardando su Rai 3 proprio un servizio in merito, concentrato sulla figura di Barack Obama. Quello che sta accadendo – era la tesi dello speciale – è una campagna elettorale all’insegna del sogno americano, una riedizione della campagna di JFK di oltre 40anni fa, o di suo fratello Robert, magistralmente ripreso in quell’ottimo film che è Bobby. La parola chiave – oggi come allora – è speranza, non a caso utilizzata da Obama nei suoi discorsi, insieme a cambiamento e credere (change we believe in).

Al centro della sua campagna on line, c’è il sito ufficiale con i link agli altri strumenti di comunicazione, da quelli classici come la newsletter a quelli più coinvolgenti come i social network. E’ naturalmente presumibile che dietro a questi ci sia una squadra ad hoc,  ma è apprezzabile lo sforzo nell’andare dove gli elettori sono e non il contrario, contrario che avviene spesso con l’utilizzo improprio dei mezzi di comunicazione di massa. Detto questo, l’endorsement 2.0 – è il caso di dirlo – scelto dal team di Obama è composto da flickr, facebookmyspace, youtube, linkedin,  ognuno diretto ad uno specifico target. Gli insiemi presentano sovrapposizioni di target e diverse zone grige.

  • Flickr: foto dei dibattiti pubblici e dei volontari che lavorano alla campagna. Obiettivo: coesione interna e ampliamento della base.
  • Myspace: con oltre 200mila “friends” si presenta un po’ come il Veltroni degli US: amico di tutti! Barack, my dear,  seleziona un poco! Curiosità, è presente un banner pubblicitario segno che il profilo è stato creato gratuitamente, un po’ come hanno fatto la più parte dei friends adolescenti di Obama. Identificazione con l’elettorato: brat rats che non voteranno ma romperanno le scatole in casa in suo favore. Forse.
  • Youtube: oltre 10milioni le views del canale al cui interno sono presenti  oltre 400 video di ogni taglio: interviste, discorsi, commenti dei sostenitori e, infine, messaggi ad hoc agli elettori. Le views dei singoli video vanno da poche centinaia a svariate migliaia. Rincorsa della nicchia, di ogni singola nicchia anzi, a coprire l’eventuale parabola della long tail. Qui il profilo è ufficiale, a pagamento e ben organizzato. Evidentemente, Obama punta molto su questo mezzo a complemento della enorme copertura mediatica di cui gode. 
  • Linkedin: l’obiettivo è quello di accreditarsi come persona affidabile, vista la scarsa esperienza di cui gode: un profilo completo delle sue esperienze, un gruppo per sostenerlo, l’add assicurato dovrebbero permettere al nostro di raggiungere un target ampio e di buon livello, adulto e avviato. Purtroppo non è disponibile il numero delle sue connessioni: il profilo mostra un inutile 500+. E’ interessante cmq che Obama, o chi per lui, abbia postato una domanda sulla politica sulle piccole medie imprese che dovrebbe seguire, ricevendo poco più di 1400 risposte.
  • Twitter: poco meno di 7000 followers e 7000 following. Barack è un uomo cui piace ricambiare la cortesia di seguire i propri followers. Al 9 gennaio gli update sono finora 56: potrebbe essere davvero lui a cinguettare, spero che a novembre canti anche. I suoi twit cmq sono segnalazioni di pubblici dibattiti e apparizioni. 
  • Su Facebook, il discorso si fa complesso. Troviamo non solo il profilo ma anche la pagina dei gruppi, di sostegno e  addirittura 2 applicazioni. Bisogna capire quanio di questi strumenti siano ufficiali. Certamente i numeri sono enormi: oltre 200mila supporter sul profilo ufficiale. Più impressionante è il numero dei gruppi a lui dedicati, oltre 500. La capacità enorme di Facebook di creare legami, oltre che dipendenza, si combina perfettamente con la necessità per Obama di creare enodorsement e uno zoccolo duro con un elettorato giovane. Di che tipo non si sa. Sicuramente, data la qualità della piattaforma di alto profilo e istruito.
    Ci sono anche delle applicazioni che tuttavia non hanno successo, visto il bassissimo numero di aderenti.

A corredo dell’operazione sui social network vengono forniti anche codici per inserire dei banner di sostegno nei profili o nei blog (come quello di sopra). 

L’epoca di Howard Dean sembra il mesozoico, invece era solo 4 anni fa. Chiaro i tempi non erano maturi però fa una certa impressione l’enorme scalino tra le due campagne.  

A causa della globalità della rete, il punto debole di queste cifre è separare il dato americano dal resto del mondo. Effettivamente – e questo post ne è una prova – noi Europei siamo molto attenti a quello che succede negli States, diamo il nostro sostegno dimenticandoci un particolare importante: non votiamo. Anche se, parafrasando una battuta di Eco, visto che gli US governano il mondo, perché non possiamo votare Barak anche noi?

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