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Ott 17 2012

Renzi: merito, modernità, fiducia nel futuro, responsabilità

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(Due righe in favore di Renzi. Ho deciso di partecipare)

Ho letto l’editoriale di Scalfari qualche domenica fa ed è stato uno shock il suo parere fortemente contrario a Renzi.

Una piccola introduzione: la tradizione cui mi rifaccio idealmente è quella del partito d’azione, in mancanza di questo i miei partiti di riferimento sono stati il partito Repubblicano, qualche puntatina in direzione Verdi (quelli di Alex Langer), Rete, Rosa nel Pugno per trovare infine una sponda e una casa nel PD alle cui primarie ho partecipato e di cui ho condiviso il progetto e sposati i princîpi. Il mio sostegno a Monti – di cui, anche se non fossi bocconiano, condivido le idee, le cure, i principi – è totale.
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Eppure c’è da pensare a un dopo: non pensarci significa semplicemente dare atto che Monti non è riuscito nel suo intento, quello di creare le condizioni perché questo Paese possa tornare ad avere fiducia nel futuro.
Penso che i 3 candidati alle primarie più importanti siano – con luci e qualche ombra – tutti delle brave persone e che sia un lusso poter scegliere tra persone di questo tipo: pertanto queste primarie, comunque vadano, saranno un successo, sempre che il centrosinistra non imploda nella sua storica litigiosità.
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Tuttavia, ho deciso di votare alle primarie per il sindaco di Firenze perché più di altri mi sembra che incarni, dopo 20 anni di giustificazioni e un clima avvelenato, un’idea di modernità, una visione delle esigenze di tutti, un senso di fiducia in un’Italia più responsabile.
A parte il discorso sulla rottamazione e un certo giovanilismo – che, personalmente, vedo più come esercizio retorico, visto che di vecchi come Scalfari o Elserino Piol c’è ancora bisogno – Renzi affonda le radici della sua azione in valori positivi come il merito, le opportunità e le responsabilità.
Quello che sta facendo Renzi, mi sembra di interpretare, è allevare una generazione di 30enni in grado di prendersi il potere non perché cooptati da chi il potere – non tanto di governare, bensì di mettere veto – ora ce l’ha ma di prenderselo perché si è più bravi, in grado di fare meglio e di rendere obsoleto il vecchio sistema.
In questo mi sembra ci sia un elemento di forte rottura rispetto agli altri duellanti.
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Non credo al tifo politico che dà un sostegno totale e si innamora di un esponente senza vederne i limiti. Nessuno è perfetto e ci sono cose che non mi piacciono di lui: a volte ha un piglio un po’ troppo toscano – è quel che dico anche alla mia ragazza di Firenze del resto -, e non mi sembra proprio il massimo della simpatia. Credo che di queste cose bisognerà farsene una ragione, visto che un presidente del consiglio simpatico lo abbiamo già avuto con degli effetti nefasti, e con un comico ignorante – ma con risvolti interessanti – l’incognita è enorme.
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Secondo me, Renzi più di altri rappresenta oggi un bel modo di concepire la politica e di riaffermare un profilo basato sul merito, cosa che lui sta facendo prendendo nel suo staff brave persone, come Gori, peraltro iscritto al PD di Bergamo.
Quello che dimostra la sua presenza al fianco di Renzi è che i bravi possono avere spazio, nonostante un passato certamente ingombrante. E’ questo che voglio dall’Italia del futuro e che in parte il governo cosiddetto dei Tecnici sta mostrando come normale: la competenza prima di tutto, le professionalità che si fanno spazio senza dover per opportunismo scegliere una parte con cui stare e farsi cooptare per tutta la vita.
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E’ che, dopo anni di fortissime divisioni, la buona politica deve tornare a un’era post-ideologica dove siano determinanti i voti d’opinione, e non quelli garantiti da curva dei tifosi: a dominare siano i programmi, le persone, il buonsenso e si riesca ad assecondare lo spirito sia di chi cerca il dinamismo dell’impresa e della libera professione sia di chi la sicurezza della propria condizione lavorativa.
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Non so se ho convinto qualcuno con questa tiritera: poco importa. Quello che vedo e auspico con queste primarie è che la gente si interessi, vada a votare e capisca che solo con la responsabilità e l’impegno a controllare gli eletti se ne potrà uscire fuori. Poi, gli uomini che ci guideranno sono importanti ma soprattutto lo sono le idee, al di là delle scelte in una cabina.
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Spesso, in queste scelte, l’elemento emotivo è quello più importante. Ovvero, scegliamo a priori con il cuore ma vogliamo pubblicamente ex post giustificare con la ragione i motivi intimi che ci portano a preferire una coalizione, una persona, ad altro.
Io ho scelto Renzi. Se poi non vincerà, pazienza. E si farà campagna per il candidato che avrà preso più voti.
Mi viene in mente che all’entrata della sede di Barilla, c’è una bella frase del fondatore: Tutto è fatto per il futuro. La fede è una parola importante. Andiamo avanti, andate avanti con coraggio. Passate le primarie, sarà così.

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Ott 16 2012

Il mio mentore

(post tratto da #ilmiomentore, un’iniziativa di una ONLUS, Mentoring USA Italia, per dare sostegno a ragazzi, prevenirne e contrastarne la dispersione scolastica) (grazie anche ad Antonella per la citazione nel suo post)

Quando sono stato contattato da Mentoring Usa Italia Onlus per scrivere un post sulla figura dei Mentori non ho avuto dubbi. E’ un concetto che ho sempre adorato perché una delle cose fondamentali che ho imparato è trarre giovamento da qualsiasi persona s’incontri, cogliendone ovviamente gli aspetti positivi, e che non c’è niente di più bello che dare. La lista è lunghissima: da alcuni prof del liceo (Garroni, Giorgioni, Marchesi) a chi mi ha preso in IBM come stagiaire, sono state molte le figure che mi hanno dato qualcosa, eppure l’annata chiave è il 2005. La mia esperienza in IBM era finita e mi aveva fatto esattamente capire quello che non volevo fare. Successivamente un mese in Irlanda e via alla ricerca di nuove avventure, soprattutto in un campo che all’epoca aveva delle potenzialità, quello dei Social Media.

In quel periodo le mie fisse gravitavano intorno ai blog e all’editoria, di nuovi modelli di business basati sulla partecipazione. Idee assolutamente velleitarie ma con un po’ di spirito le raccolsi in una bozza di progetto che sottoposi ad alcune persone del giro. Furono solo due le persone che mi risposero in modo adeguato a quello sforzo: a queste devo tutto.

La prima è Vittorio Zambardino, all’epoca figura di riferimento del Gruppo L’Espresso sulle tematiche del digitale, che con molta disponibilità mi scrisse una lunga mail di risposta: si confrontò su alcune idee e – ben più importante per chi aveva perso da tempo il proprio mentore di riferimento – mi esortava a continuare.

Da lui ho avuto prova che anche se sei in qualche modo arrivato (aka un supermegadirettorecondelegaalpoteredigitale) e pieno di impegni è una cosa bellissima dare una risposta a un giovane, soprattutto in Italia dove per molto meno si ha la tendenza a menarsela o a non degnare nemmeno di due righe chi ti scrive.

La cosa bella è che l’ho incontrato poche volte in vita mia ma è come lo conoscessi da una vita. Se prima di quella famosa mail Zambardino era un nome da stimare, in qualche modo è diventato qualcosa di più. E se oggi sono un professionista e soprattutto una persona – credo – stimata un po’ lo devo anche a lui quando incrociandolo a Riva del Garda, mi ricordò proprio quel progetto e mi stimolò in 5 minuti a capire – forse involontariamente o forse con la delicatezza che gli è propria, quando vuole : ) – quali fossero le cose importanti della vita (ovviamente è top secret, ogni mentore ti fa scoprire le sue e quelle che ognuno ha già in nuce).

L’altra figura importantissima è stata il mio primo capo vero, Paolo Guadagni, all’epoca in Digital PR, che alla mia mail nella sua risposta scrisse questa espressione che non conoscevo: Internet-savvy. Ancor oggi non so a cosa si riferisse ma mi sembrava fico.

Due anni sotto la sua guida sono stati importantissimi e penso che mi abbiano rivelato moltissimi segreti su come gestire un cliente e fare un lavoro. Le massime che più ricordo erano due:

1. “Under promising, over delivering. Over promising, under delivering“. Insegnamento che dico spesso in moltissime situazioni, non solo lavorative. A volte rielaborato anche in “over promising, mo’ over delivering” ma va preso assolutamente con le pinze. A uno tremendamente ritardatario come me era una frase che faceva effetto.

Mi ha anche insegnato che non si può arrivare in ritardo con la pioggia ma su quello credo di averlo tremendamente deluso : )

2. “L’ottimo è il nemico del bene” (ci sono molte varianti in materia ma il succo è lo stesso).

Quali lezioni dall’incontro con queste due persone?

Prima di scrivere questo post, pensavo che in qualche modo si venisse scelti dai propri mentori. Invece, non è proprio così: si possono anche scegliere i propri modelli di riferimento e, con un po’ di fortuna, esserne coinvolti.

La lezione che ho imparato conoscendo entrambi è che i mentori possono essere chiunque: possono partire da una firma sul giornale o un annuncio in una bacheca della Cattolica. Basta essere aperti, disponibili e recettivi, e il resto verrà da sé. Buona ricerca!

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Set 13 2012

LeWeb ’12: il fascino discreto di Internet

Pare che anche quest’anno ritornerò a seguire LeWeb, una di quelle conferenze con panel eccezionale e tanta socialità diffusa tra gente dell’Internet. Uno di quei posti dove è importante esserci perché incontri il mondo e manca soltanto Dio (e non mi riferisco a quello Steve morto l’anno scorso..).

A dir la verità, da queste parti, non ci si sperava tanto nella riconferma ma sono stato molto fortunato. Si sa che con Paris ho un feeling particolare e che per me LeWeb rappresenta un corso di igiene mentale sulle stato dell’Internèt.

Fatta questa premessa, quest’anno il tema 2012 è Internet of Things, ovvero come cose, sistemi e persone potranno comunicare attraverso un indirizzo ip: è il fascino discreto di Internet che penetra sempre più con facilità nelle nostre vite e, finalmente, nei nostri oggetti.
Ne avevo sentito per la prima volta su Working Capital con il progetto di Andrea Reginato e da allora sono passati due anni, le possibilità e i mercati sembrano illimitati e parlarne ora, dicono, è come prevedere il mercato per le plastiche nel 1940.
A LeWeb si proverà a farlo e per questo motivo invitano al solito gente che ne sa a pacchi anche se, pare, stanno ancora cercando qualcuno da invitare.
La prima persona che mi è venuta in mente è una persona molto intelligente che ho avuto l’onore di conoscere un anno fa e che mi ha travolto con la sua capacità di comprendere e interpretare Internet nelle sue 8 miliardi, come gli individui sulla Terra, di sfaccettature.
Questa persona si chiama Nerio Alessandri, il fondatore di Technogym, uno talmente figo che nella sua bio su twitter scrive Italian startupper, Technogym founder, promoting Wellness as an opportunity for a better World.

Secondo me lui può dare molto in termini di vision su come legare l’Internet of Things con il fine sociale (il Wellness), e si merita un palcoscenico internazionale. Io l’ho votato, perché non lo fate anche voi?

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Mag 21 2012

Le PR come propensione al meglio

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(giusto due righe per tornare a scrivere sul blog)

Durante la settimana del mobile, o Desiiiign Week come dicono gli sfighetti, mi sono confrontato con un’amica francese, PR freelance a Parigi per la stampa tradizionale, sul ruolo delle Relazioni Pubbliche. Al di là di quello che viene scritto sui manuali della materia, lei ed io ci interrogavamo su quali fattori distinguessero il buon consulente da quello meno bravo (siamo generosi, va) e cosa fossero effettivamente le Relazioni Pubbliche: la discussione è finita in pochi minuti con chiari vincitori.

Avendo avuto dei bravissimi méntori (Marco Massarotto e Paolo Guadagni), alla fine della fiera, si è sempre lì: passione, etica e, soprattutto, propensione al valore aggiunto. Mentre i primi due sono banali (si veda anche il buon MCC sulla questione dell’acquisto fans), quest’ultimo fattore è quello più importante: spesso le notizie che ci viene richiesto di comunicare sono delle non-notizie. Il bravo PR dev’essere quello in grado di trovare la chiave giusta – per ogni persona contattata, giornalista o bloggerz che sia – e trovare quel quid che rende appetibile una notizia. Quest’attitudine non è una caratteristica meramente professionale: il valore aggiunto, la positività di ogni situazione e trovare il lato buono delle cose sono qualità che vanno bene in ogni ambito e devono essere proprie del bravo consulente di comunicazione.

Prendere il meglio della persona che adori o capire che ogni supposta tragedia è solo l’opportunità per fare meglio ricordandosi che a far le cose facili sono bravi tutti, sono le cose migliori che si possa imparare facendo relazioni pubbliche e che può tornare utile, sempre.

Insomma, un bravo PR – ed è ancor più bravo quello che dice ogni tanto di no, rischiando di perdere l’offerta – è secondo me anche una brava persona interessante. [pro domo mea mode off].

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Dic 19 2011

Startup Competition di LeWeb: intervista ai vincitori di Beintoo

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Subito dopo aver vinto la Startup Competition di LeWeb, da queste parti si è avuta la possibilità di intervistare per primi Antonio Tomarchio e Rossella Dacono di Beintoo. Emozionati e affaticati da 3 giorni intensi mi han dedicato una decina di minuti per un’intervista senza fili che si è dovuto in gran parte tagliare nelle sue parti più divertenti ma tant’è.
Delle parole scambiate quello che emerge sono la consapevolezza per un bel prodotto, la cura dei dettagli e l’orgoglio di fare qualcosa di ottimo. Respect.
I temi toccati sono le prospettive future di Beintoo, la competizione di LeWeb, vantaggi e svantaggi dell’italianità per una startup dall’istinto globale.

Antonio, CEO e Founder di Beintoo, e Rossella Dacono, Marketing Director, hanno le idee chiare e un’ambizione. Scopritele in questa intervista di pochi minuti.

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Dic 15 2011

LeWeb 2011: 10 cose particolarmente überlike

Da queste parti ci si è divertiti a fare una breve presentazione su 10 cose particolarmente gradite a LeWeb, Paris. Anche se manca la spiega delle diapos, hope you dig it!

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Dic 08 2011

LeWeb, Startup Competition: pitch e impressioni

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Lo spazio dedicato alle Startup ha visto protagoniste 16 finaliste, come anticipato settimana scorsa. E’ difficile fare una valutazione dell’effettivo valore di alcune delle società in nuce viste sul palco ma da queste parti qualche impressione la si è avuta. Eccone una lista ma bisogna fare una piccola precisazione al solito: se hai superato la selezione tra oltre 600 application e la scrematura da 32 a 16 partecipanti, insomma, se sei lì, sul palco, a Parigi, a metterti in gioco e parlare di una tua creatura che peraltro stai già costruendo, dette queste cose, allora sei un grande. Si parla sempre, soprattutto da queste parti, ma se fai, hai ragione a prescindere.

  • La prima impressione è che ci siano delle boiate pazzesche in giro.
  • La possibilità di società molto più grandi di implementare il core business di molte startup è relativamente ampia.
  • Ad esempio, gli annunci georeferenziati possono essere facilmente replicati da altre realtà.
  • Dunque, il business model sembra essere non tanto quello di fare un prodotto di cui essere orgogliosi, bensì quello di farsi acquistare.
  • Tuttavia, da queste parti si crede che solo con un prodotto ottimo (sotto diversi aspetti) si possa avere la possibilità di essere acquisiti.
  • Finché le startup avranno come obiettivo principale quello di vendere a società più grandi senza un prodotto strafigo, sono condannate al nanismo o alla scomparsa.
  • Però esistono alcune startup che fanno qualcosa di visionary  e disruptive. Sono quelle che fanno innovazione.
  • Google, per bocca di Schmidt, ha dichiarato di fare un’acquisizione alla settimana.
  • In questo, l’ecosistema Web mi ricorda quello discografico: 3-4 major che fanno il mercato e una miriade di indipendenti.
  • Startup come le Indie, settore R&D come Artist and Repertoire del settore discografico.
  • Con la differenza che sono 100 i milioni disponibili solo in Italia. Una liquidità straordinaria in cerca non solo di idee forti ma anche di un team adeguato (“Io finanzio al 65% il team”, riferisce un investor)
  • In generale, dal punto di vista della comunicazione, pochi hanno eccelso.
  • Per competenza, padronanza e chiarezza, Antonio di Beintoo è stato molto bravo. Si avevano dubbi sul suo prodotto ma ora sono completamente fugati. Ne sentiremo ben parlare.
  • Pur timidi, i ragazzi di ClearKarma hanno fatto una bella presentazione anche se il loro mercato è duro per dievrse ragioni (foodzy, fooducate etc). D’altra parte la loro value proposition è abbastanza forte. Non cambieranno il mondo ma aiutano le persone motivate.
  • Da questo punto di vista, poche startup volano alto: poca vision e pathos nel voler costruire un prodotto eccellente e semplice.
  • La parola giusta per definire la più parte di queste è una: queste startup a Paris sono perlopiù loffe.
  • L’anno scorso c’erano Waze, Paper.li e la GrandeMarmite (non più pervenuta), quest’anno è difficile dire di quale ci ricorderemo il prossimo anno. O forse ci sarà un effetto Jalisse.

Si possono votare le diverse startup sullo spazio youtube dove sono presenti anche i pitch. Check’em out!

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Dic 08 2011

LeWeb 11: liveblogging II giorno

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Secondo giorno a LeWeb in diretta qui e soprattutto su twitter. Dalla sessione plenaria allo spazio startup #leweb

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Dic 07 2011

LeWeb11: No advise, follow your rules

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Si è aperta oggi a Parigi l’edizione 2011 di LeWeb, l’ormai tradizionale conferenza su Internet, business e dintorni, il vero punto di incontro tra la Silicon Valley e il vecchio continente.

Nonostante il focus fortemente orientato verso la tecnologia, l’appuntamento di oggi è partito con un’intervista di Loic Le Meur, l’organizzatore di LeWeb, al genio francese della moda, Karl Lagerfeld che ha stupito tutti per la sua capacità di legare tecnologia e moda. I due mondi hanno aree di sovrapposizione marcate più di quanto si immagini: si basano entrambi sull’innovazione, sul consenso di un pubblico bramoso di novità e sull’obsolescenza pianificata.
Il bello di una conferenza come LeWeb è proprio la sua capacità di unire mondi differenti, facendone una sintesi. Lagerfeld rientra perfettamente in questo caso: annuncia la sua devozione verso un couturier del design e dell’usabilità come Steve Jobs e riferisce, mostrandone una parte, della sua dotazione Apple: 4 iphone, un centinaio di ipod con la musica catalogata per tempo e luogo, 30 ipad che usa per fare i suoi disegni e schizzi.

La cosa curiosa è che non usa l’email: per lui questo strumento è per chi ha tempo. “Chi è indaffarato, non usa l’email“, dichiara. Al di là delle note di costume e di colore, è stato annunciato anche il lancio di Karl, la sua linea personale in collaborazione con Net-à-porter: la novità è rilevante.
Se negli anni la filiera della moda aveva abituato il pubblico ad un processo che partiva dalla casa di moda e in sei mesi arrivava ai consumatori tramite i buyer e i negozianti, con questa nuova linea lo stilista arriva direttamente agli utenti online, via web. La fase di disintermediazione – uno dei trend emergenti del web degli ultimi anni – viene fatta saltare anche nel caso dell’industria della moda.
Prima di chiudere, Karl Lagerfeld lancia anche il suo messaggio a chi gli chiede un consiglio per le startup: “no advise, follow your rules“.

La mattinata continua con diversi interventi, non tutti della caratura o dallo stesso impatto dello stilista. Bisognerà attendere il pomeriggio per avere un intervento di peso, quando sarà il turno di Eric Schmidt, l’uomo che da CEO ha fatto crescere Google prima di lasciare in aprile la carica a Larry Page. (qui il suo intervento)

Dopo una demo piuttosto istituzionale di Honeycomb, Schmidt si è lasciato andare a un dialogo molto franco e diretto con Loic Le Meur, dando una sua personale visione di come sarà nel futuro il rapporto dell’uomo con la tecnologia: “in 20-30 anni sia le macchine che gli umani continueranno a fare quello che sanno fare meglio. Le macchine hanno calcolo e infinita memoria, le persone creatività, intuizione, immaginazione“.
Schmidt sembra sincero quando parla dell’importanza della competizione e del ruolo emergente dell’Europa: “Silicon Valley needs a competitor and Paris is one of the cities that has the capacity to become one” e “places with the highest diversity and competition creates the strongest organisations” sono le frasi che più hanno fatto applaudire la platea. Proprio in Europa, a Parigi, Google ha appena aperto un nuovo polo Ricerca e Sviluppo, dal quale si spera di sviluppare un ecosistema di innovazione. Per Schmidt, “the Internet is the core source of future growth in Europe”.

Difficile mantenere i livelli dell’intervento di Schmidt. L’ultimo degno di nota della giornata è infatti quello dedicato a Mister Instragram, l’app che ha reso grandi fotografi 15M di utenti. Kevin Systrom ha spiegato come è nata la sua creatura, dedicando molto tempo alla user experience e alla costruzione di un team di eccellenza: “Per metterlo in piedi, ho pensato ai migliori ingegneri e designer da portare a bordo“. il prodotto prima di tutto, una lezione che dovrebbe essere tenuta a mente dalle startup che nei padiglioni a fianco stanno facendo i loro pitch per la Startup Competition 2011. Ma questa è una storia che si racconterà a parte con polemica e giudizio.

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Dic 04 2011

C’est chic, c’est glamour, c’est LeWeb

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Bene, il titolo di questo post è assolutamente vacuo e superficiale. Il motivo è che da queste parti è come fosse Capodanno, un nuovo inizio per ricaricare le pile e farsi un corso di igiene mentale. Questo rappresenta Le Web: il paese dei balocchi per chi è innamorato di business e Internet, pochi giorni per resettare e ragionare un poco sui prossimi mesi a livello professionale e amatoriale, facendosi ispirare dal panel delle persone presenti e dalle conoscenze serendipitose che capitano ogni anno.

Se proprio non avete altro da fare, da queste parti si dovrebbe dare adeguata copertura tramite Social Cosi, Twitter in primis ma anche FF e FB.
Di motivi per partecipare alla manifestazione (anche via streaming, è gratis) ce ne sono molti ma scritto qui fa molto scarrafone a mamma sua. Lasciamo parlare gente competente.

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Nov 28 2011

LeWeb: Startup Competition, le 16 finaliste

E’ online la lista delle 16 finaliste alla Startup Competition.

Purtroppo la più parte di queste faranno il lancio proprio in occasione della conferenza per cui è difficile farsi un’idea più o meno approfondita: alcune sembrano delle boiate pazzesche, altre invece sembrano ben fatte, altre ancora über-innovative.

La mia preferita è ClearKarma perché permette alle persone con problemi alimentari di scansionare un prodotto e sapere se lo possono mangiare o meno. Certamente ci sono altri competitor come Fooducate ma il taglio medico/salute mi sembra sia vincente per guadagnarsi una bella fetta di un settore molto importante.

Ecco la lista dei partecipanti, en tout cas:

  • 23minutes.to (US): questo sito aiuta le persone a organizzare in 23minuti incontri basati su wild ideas. Da lanciare.
  • Apila (FR): social network per il parcheggio da lanciare: lascio un parcheggio e te lo dico. Da lanciare.
  • ARNav (PL): applicazione di realtà aumentata per girare in città senza mappe o cartine. Da lanciare.
  • Babelverse (CL): app che permette la traduzione simultanea grazie a una community di interpreti. Da lanciare.
  • Beintoo (IT): community di fruizione di apps con programma premi e dinamiche di gaming.
  • ClearKarma (AT): app meravigliosa per la scelta dei cibi attraverso la scansione dei barcode.
  • Commerces & Co (FR): app per la scoperta dei negozi di prossimità. Ancora da lanciare.
  • Compath.me (JP): condividere i propri interessi e scoprire le attività inerenti intorno. Ancora da lanciare.
  • Echo Labs Limited (HK): app che permette di scoprire i pensieri vicini ai tuoi. Ancora da lanciare.
  • Flagfriend (FR): social gaming basato sulla geolocalizzazione.
  • Gauss (DE): social network di prossimità. Ancora da lanciare.
  • Geokiwi (FR):  annunci di prossimità. Ancora da lanciare.
  • HeyCrowd (FR): app per i sondaggi online da condividere.
  • inZair (CH): pubblicizzato come next mobile messaging. Ancora da lanciare.
  • RadikHub (IN): piattaforma per gestire più utenze sui social network. Ancora da lanciare.
  • Staround (FR): App per foto, opinioni, condivisioni.

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Nov 09 2011

Prendi quei soldi e goditeli: due casi di mancati pagamenti

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Qualche tempo fa, da queste parti, si era parlato di un credito vantato nei confronti di un’associazione che organizzava master privati.

La lettera dell’avvocato all’associazione non ha sortito risposte e gli eventuali passi legali richiedevano degli impegni economici non indifferenti, pur avendo la certezza, in giudizio, di poter ottenere una sentenza favorevole.

Gli organizzatori dei master CommunicActive, diretti da Cinzia Moretti, sono come scomparsi e non si riescono ad ottenere risposte. Insomma, la possibilità di rivedere quella cifra – non particolarmente importante ma che comunque fa comodo – è persa.

Con questo post rinuncio definitivamente: persone di CommunicActive, questi 1.500 euro prendeteveli e divertitevi, fate girare l’economia italiana oppure dateli in beneficenza. Quello che volete. Vanno bene anche le bollette che dovrete pagare ma anche birra e superalcolici. Sono vostri. A vostro insindacabile giudizio.

Altra storia micragnosa, forse anche peggiore della prima, è quella che riguarda il patinato mondo delle riviste di moda che comunque mi dà l’occasione di postare foto capaci di innalzare gli accessi (e non solo) :)

Nel maggio 2010 da queste parti si decide di dare la propria casa per uno shooting fotografico di un giorno. Il servizio, a firma di un mio contatto (che non cito perché non voglio che sia associato a questa storiaccia) esce qualche mese dopo in occasione di Pitti uomo. Parte delle foto sono quelle a fianco. Purtroppo la modella non è rimasta, il divano è sempre quello : )

Il pagamento concordato è di 250 euro lorde.

Secondo voi, com’è andata a finire? La fattura è partita con molti mesi di ritardo – mea culpa – a gennaio 2011 ma il bonifico non risulta ancora arrivato a novembre 2011, nonostante ripetute mail alla redazione e – si scopre in corso d’opera – a chi si dovrebbe occupare dei fornitori. Le diverse mail inviate a un certo punto da maggio 2011 non hanno più avuta alcuna risposta.

Da queste parti si stigmatizzano le questioni di principio ma a maggior ragione fa demoralizzare e imbestialire che non si paghino 250 euro.

Per una rivista di moda molto famosa dovrebbero essere bruscolini. Sembra quasi un modus operandi quanto gli stagisti non pagati che ho pure visto in in alcune aziende.

Anche qui, con questo post rinuncio definitivamenteEcco, signori di Maxim, fateci quel che volete, regalatevi un negroni di redazione il prossimo casual friday oppure date una mancia in più quando bevete il caffè al mattino. A vostro insindacabile giudizio. Sono vostri.

Se la situazione in Italia è questa, prima di lavorare con qualcuno, da queste parti si ricorrerà al pagamento anticipato o alle referenze sui potenziali clienti, la loro affidabilità nei pagamenti, la loro celerità. Il risultato sarà lavorare e guadagnare meno ma perlomeno il sangue amaro non ce lo si fa più.

Post ispirato a una conversazione con Roberto Chibbaro.

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