Archive for the 'vita reale' Category

Lug 23 2010

Tra identità privata che diventa pubblica e identità pubblica privata*

Published by admin under social network, vita reale

*da privare
Nelle sue foto su Facebook Michele sorride: le vacanze con le ragazze, le serate con gli amici e lo sport che lo ha accompagnato per tanti anni. Tutto lì nel social network più importante del momento. Non sono molti gli anni che Michele è iscritto ma ha avuto il tempo di riempire di contenuti il suo profilo che però resta aggiornato ad aprile 2009.
Sì, perché nel frattempo Michele è scomparso nel sonno. La bacheca presto si è riempita di ricordi e molti dei suoi amici - compagni di una vita e occasionali incontri di una sera - ancor oggi pezzi di ricordi e aneddoti che farebbero ridere e incazzare Michele, ragazzo generoso che come, tutti i timidi, oscillava tra ostentazione e massima riservatezza.

Quest’anno è venuto meno uno di quelli che la comunicazione in rete, quando ancora questa non esisteva, l’hanno creata. Il cordoglio significa una pagina Facebook aggiornata dalla compagna e presto riempita dalla rete di contatti che hanno accompagnato la vita di Alex.

Nel frattempo, dal Messico arriva la notizia di un attentato a un amico della sorella di chi scrive. “Un bravissimo ragazzo, sempre sorridente. Entra nelmio facebook, cerca [****], vai sulle foto e vedi il tipo poi capisci un sacco di cose”. Ma si continua a non capire il motivo di una morte così.

Già, la morte. I primi momenti in cui i Social Network hanno cominciato a prendere piede erano la novità con cui confrontarsi. La facilità di condivisione, i commenti, e le foto, i video: era tutto così gioioso e semplice pubblicare quello che la vita donava. A volte questa veniva accolta in diretta: ricordate la nascita di Milan, il figlio di Scoble, e il tweet del padre? (povero figlio, ça va sans dire)

Gli anni passano, i SN sono sempre più diffusi, specchi della realtà ormai rodati e patrimonio di tutti, e accade che i principali fruitori comincino, purtroppo, a mancare.
Così, càpita che il fatto più privato che ci possa essere - la propria scomparsa - venga raccontata da altri: questo perché sempre più, con questo straordinario strumento che è Internet, l’identità privata diventa ormai pubblica e l’identità pubblica viene privata - da privare - della sua linea di demarcazione con l’intimità.

Già, perché oggi i modi di utilizzo dei SN possono essere rappresentati come una linea lungo un continuum, ai di cui estremi ci sono l’identità digitale in senso stretto e la personal syndication.

In generale, i SN - Facebook in primis - rappresentano un ibrido tra identità digitale e distribuzione di contenuti più o meno personali.
Nella personale statistica di chi scrive, quelli più a rischio sono i giovani o i flaneur di professione, quelli che pubblicano tutto tranne significative eccezioni dettate dal ritegno e il pudore. Tra i contatti più maturi, tranne rari casi, invece prevale la tendenza a utilizzare Facebook e i suoi complementi come siti per segnalare eventi, prodotti o qualsiasi altra idea. Una sorta di syndacation di se stessi.
Chiaramente si oscilla tra le diverse tendenze ma il problema di un dopo, una vita oltre Facebook così come oltre la morte, è reale. Un’amica, Alessandra, mi scrive “si rischia di privare al morto la possibilità di replicare a quanto viene scritto su di lui… è un po’ una violenza. il necrologio è fatto di poche righe di commemorazione, sul sn puoi pubblicare di tutto“.

Da queste parti non si hanno idee al riguardo su cosa fare. Esistono servizi, immagino, che si occupano della propria presenza online quando uno non c’è più. Ma forse basterebbe affidarsi a un amico con un po’ di accortezza. Disposizioni chiare e chiavi di accesso alle diverse proprietà online. Ciononostante, i dubbi sono tanti come di quel che succederà, un giorno, a questo post.

PS Anche l’ottimo, al solito, Dario ne parla.

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Lug 21 2010

Giovami: nuove startup crescono

Nei mesi scorsi, un po’ per lavoro, un po’ per passione, da queste parti si è cominciato ad apprezzare il lavoro di Emanuele ed Alessandro. Dopo qualche mese di incubazione, la loro creaturina, Giovami.it, finalmente nasce il mese scorso.Alcuni potrebbero dire che si tratta del solito social network ma Giovami rappresenta un ibrido interessante tra social networking e agenda eventi. Un po’ ricorda Zero 2 ma con qualcosa in più - la raccolta punti - e un meccanismo forse un po’ complesso ma che a valle comporta tutta una serie di strumenti di marketing potenzialmente interessanti, sia in fase di leading sugli eventi che di controllo e valutazione risultati.Soprattutto, con la tendenza che si sta sviluppando intorno alla geolocalizzazione, si potrebbero rendere molto più semplici i meccanismi attuali di autotracking. Insomma, Giovami potrebbe ritagliarsi il suo spazio a Milano ed essere anche esportabile anche all’estero.Inoltre, le persone dietro sono competenti e lungimiranti, hanno visione strabica (cit. ”occhio ben puntato all’orizzonte e uno fisso per terra”) e hanno buon gusto nella scelta degli eventi da spingere con le gocce. Insomma, in bocca al lupo!

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Mar 31 2010

E-book: sòla o novità?

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Settimana scorsa, chi scrive è andato a un workshop sugli E-book. Numeroso il panel con la presenza di aziende quali Newspaper, Sole-24 ore, la Simplicissimus del buon Tombolini che ha fatto una ottima relazione, come gli altri relatori del resto. Alcune frasi sono state particolarmente efficaci.

Il profitto è un vincolo di sostenibilità, non può essere lo scopo dell’impresa. Non è che uno vive per respirare” (Tombolini, Simplicissimus)

Il modello di business è dato da un contenuto che non ha prezzo sia monetario che affettivo. Il valore economico è dato dall’accesso al prodotto e/o dalla sua trasformazione“ (Tombolini, Simplicissimus)

Per arrivare a 50milioni di utenti, la radio ci ha messo 38 anni, la TV 13, internet 4, l’ipod 3. L’e-reader quanto ci metterà?” (Franzoni, Sole-24 ore)

Con l’ipad, i magazine non avranno periodicità, avranno la pubblicità comportamentale e interattiva, gli articoli saranno più lunghi, grafica più complessa” (Franzoni, Sole-24 ore)

E-reader aumentano il mercato e portano i non-lettori ad acquistare” (Patierno, Simulation Intelligence)

Queste affermazioni, in parte basate su un device che deve ancora uscire, fanno un po’ discutere e creano dubbi, soprattutto tra gli editori tradizionali e gli osservatori.

In che senso articoli più lunghi quando c’è un tale deficit di attenzione, pure rimarcato dagli altri relatori, soprattutto tra le giovani generazioni, principale target che si vuole coinvolgere con l’editoria scolastica?
Se c’è la profilazione della pubblicità e degli articoli secondo la propria persona o lo storico delle letture, la serendipity - il vero valore aggiunto del cartaceo - dove sta?
Nell’industria editoriale dove si inseriscono i Social Network che sono un ibrido tra distributori di contenuti e la media company già oggi più grande al mondo?

E se l’ecosistema fosse composto da editori e lettori, parte dei quali, pur di ripubblicare gratis per il proprio network personale di contatti, è disposto a fare un micropagamento? Sarebbe sostenibile?

Il convegno si è spesso diviso tra gli e-reader che permettono senza eguali una sola cosa, leggere senza stancare gli occhi, e l’iPad di Apple di prossima uscita, che essendo basato su LCD pone dei problemi di lettura ma anche straordinari vantaggi in termini di interfaccia e interazione.
Proprio fuori dall’aula c’era un banchetto con gli apparecchi basati su inchiostro elettronico. Ad una prima prova sono anche interessanti ma di scarsa usabilità e attrazione. C’è ancora moltissimo da fare sotto questo profilo. A chi scrive sembra più un oggetto per vecchi, che forse preferiranno restare sul cartaceo, che da giovani. Questi ultimi peraltro preferiranno gli LCD che non stancherà loro visto che, essendo più attraente, rimedierà al deficit di attenzione e permette più multimedialità.
Dal convegno sembra emergere la volontà di indirizzarsi sull’editoria scolastica o la manualistica ma, soprattutto su quest’ultima, si ha come l’impressione che non sia corretto:
Per una rapida consultazione non è più semplice ed economico Internet?
La lobby editoriale vorrà mantenere il controllo sulla fruizione come ha fatto, sbagliando, l’industria discografica?
L’unico MKTG possibile è quello basato sull’impronta ecologica e su qualche modello di subscription o micropagamenti?

Insomma, un convegno che, pur volendo dare certezze, semina più dubbi, segno che comunque è un mercato in fibrillazione dove tutto può ancora succedere e operatori economici possono trovare una soluzione. Avete presente il Palio di Siena, gli attimi prima della partenza?

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Mar 31 2010

Cronache catanesi

Published by admin under io, vita reale

Hey Tony, finalmente vengo io giu’ e non tu al Nord. Be’, oh-Dio, anche tu ci metti di meno a venire a Milano che a Catania“.
Sindaco: “Ci dovete mettere nelle condizioni di poter lavorare
Giornalista: “Siete voi dell’amministrazione che dovete mettere le aziende nelle condizioni di poter operare
Sarebbe ingeneroso verso i partecipanti e i contenuti ridurre a queste frasi quanto invece di buono è stato e ha rappresentato questo convegno, perché a parte queste battute la giornata di Catania ha permesso a chi scrive di incontrare finalmente realtà diverse che hanno gli stessi problemi di quelli che ci sono al Nord, benché - è un’impressione - più amplificati.
Rispetto a tanti convegni celebrativi e autoreferenziali, veri e propri eventi di fuffa marketing, i dibattiti di Catania sono stati ricchi di spunti e non sono stati certamente ingessati.L’atmosfera che vi si respirava era tuttavia pieno di contraddizioni. Se al piano di sotto, c’erano gli Stati generali dell’ottimismo e del fare, sopra c’erano quelli della mestizia, disillusione, lamentela, tanto era lo sconforto su legalità, assistenzialismo, impunità.
Quel che è emerso è che ci vorrebbe una classe dirigente molto forte e autorevole. In effetti e’ un bel segnale, inciampo iniziale a parte, vedere il Sindaco seduto in penultima fila ad ascoltare e a non fare la figura del Paolo Romani, ovvero la figura di colui che con protervia e arroganza dimostra una chiara ignoranza della materia.
La coscienza di un problema e cominciare a cercare la soluzione, anche chiedendo consiglio agli esterni, sono già un buon inizio. Durante il dibattito, è stata anche buttata lì e raccolta l’idea di un tavolo operativo tra le diverse componenti sul palco, composta di imprenditori, venture capitalist e istituzioni. Si vedrà se sono le solite parole al vento.
In ogni caso, l’incontro è stato per chi scrive un corso di igiene mentale dove poter trovare conferma di alcuni stereotipi, cancellarne di altri e cogliere alcuni segnali di cambiamento, pur in un contesto segnato dall’immobilismo e dalla disillusione. Speriamo di coltivare questi segnali e farli crescere.
La prima parte della mattinata si è sviluppata intorno a dei dibattiti piuttosto accesi, in pieno stile catanese come mi ha spiegato la mia fonte locale.
Perché i talenti non sono messi nelle condizioni di lavorare? Tolleranza e Tecnologia dove sono? Proprio la brava Elita Schillaci, economista, ha dichiarato “Contaminazione tra culture, premiazione del merito, persistenza dell’azione devono essere le direttive secondo cui lavorare per l’innovazione“.
Come si colloca questa frase, perorata peraltro dalle mitiche formule di Richard Florida, non tanto a Catania ma in Italia, con una amministrazione che fa del diverso un delinquente a prescindere (vd il reato di immigrazione clandestina)?
Altri spunti significativi sono stati i seguenti:

Il gggiovane industriale: “Siamo in una regione dove i direttori generali vengono scelti dalla politica
Il rappresentante di ANCE: “No, il problema è che gli infermieri vengono scelti dalla politica

Il giovane sviluppatore/imprenditore a latere dice: “Lo spazio di 100mq all’incubatore con Sviluppo Italia costava 400€/mese prima che il Governo delegasse tutto alle regioni. Ora costa circa 800€/mese” (da verificare)

L’anima critica della città, 90enne architetto di sinistra: “Oggi c’erano 11 giocatori che giocavano tutti per una porta diversa“.

La guida di montagna, trasferitasi dal Nord qualche anno fa: “Qui c’è gente che non ha l’acqua e pensiamo alla tecnologia

Il consulente milanese: “Qui avete una risorsa enorme, il turismo, e la sfruttate male: forse l’innovazione dovrebbe partire da lì?

Il sociologo bollito: “Bisogna puntare sui digitali bla bla bla bla

Se vogliamo vedere gli aspetti positivi c’è coscienza di un problema e di alcune necessità ma si ha come l’impressione che sia una situazione gattopardesca. Si metta da parte questo elemento.

Nel pomerigio è stato il turno dei pitch, la maggior parte dei quali erano tuttavia un po’ embrionali, spesso senza slide e un’idea anche minima di metriche e struttura dei ricavi.
Per carità, quest’ultima cosa non è proprio necessaria. Parlando infatti con uno dei venture capistalist presenti, chi scrive gli ha fatto notare molte critiche che spesso vengono fatte ai VC proprio sulla loro richiesta di business plan, richieste che secondo i detrattori servono solo a farsi dare dati e idee gratis. Chiaramente non può essere così altrimenti il gioco non reggerebbe e il VC in questione avrebbe una pessima reputazione.
Quello che l’interlocutore ha detto di importante è che i business plan sono vecchi il giorno dopo e che servono solo a capire se le persone e il team hanno una volontà forte e una capacità di organizzare con coerenza un modello. Poi, più che il modello di business, sono importanti le eventuali metriche che possono esprimere il potenziale di un’idea.

Altri spunti più o meno interessanti sono stati InollSenseable Cities, la e-ludo di Salvo Mica (segnalatami dal buon Kurai) che sta creando un social - per viralità e valenza educativa - game sulla mafia, i Google Technology User Group su Catania del palermitano Francesco Passantino, l’importazione del modello di Barcellona di Roberto ChibbaroSeeMS per scrivere SMS in mobilità, Il Cubo mediatico per portare Internet nelle piazze.Il resto degli appunti li trovate su FriendFeed.

Tra le altre presentazioni quella del mio boss - #momentoslapslap - è stata ottima non solo perché ha preso temi a me cari (NDR chi scrive è laureato in scienza delle finanze) ma anche perché ha messo in rilievo alcune cose che lo Stato può già fare per permettere la nascita e la crescita sostenibile delle aziende: saldo iva al saldo fattura per le aziende sotto i 5 anni, conversione fiscale per chi produce utili e li reinveste per assumere nei primi 3 anni, finanziamenti fiscali ad hoc per le startup.Il loro limite è che sono di buon senso ma tant’è. A queste si potrebbe aggiungere una proposta: saldo fatture a 60 giorni effettivi, soprattutto da parte dello Stato che spesso fa i pagamenti. Hey, Brunetta della Pubblica Amministrazione, cominciamo a dare il buon esempio? Vuoi spiegare perché se un professionista salta il pagamento arriva la finanza, se lo fai tu invece non succede niente o al più ti fai un decreto interpretativo? Soprattutto, dovrebbe essere garantito dalla legge che chi va fuori dai pagamenti, va sotto controllo della finanza. Non la solita sequela dell’ufficio acquisti che ti paga dopo la scadenza e spesso chiedendoti pure lo sconto.

A questo punto è chiaro qual è il filo rosso che collega davvero gli interventi: il vero convitato di pietra della trasferta emerso qua e là nelle discussioni è il bisogno forte di legalità. Ancora dopo quasi 20 anni dalla primavera siciliana.

Se si dovesse riassumere tutto in poche domande: non è velleitario parlare di innovazione quando mancano le certezze su questo versante? Quando in alcuni paesini mancano le infrastrutture di base? Quando Catania e Palermo sono a un 1h30 di autostrada e 4 di treno con cambio a Gela? Possibile che in tre giorni chi scrive non abbia trovato una persona favorevole al ponte sullo stretto?

Alla fine della 3 giorni siciliana, si torna con più dubbi che certezze, e si è quindi piuttosto combattuti tra due orientamenti: ci concentriamo sull’innovazione come volano dello sviluppo possibile oppure proviamo a partire da zero? E quanto siamo disposti a cedere alle nostre pseudo libertà quotidiane per il bene comune? Una risposta precisa qui non si riesce a dare ma forse bisognerebbe cominciare a ragionare su questo aspetto.

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Mar 17 2010

5 domande sull’innovazione

Published by admin under segnalazioni, vita reale

Giovedi’ si sbarca per la prima volta a Catania, Sicilia, invitati dal Comune, per gli Stati Generali dell’Innovazione (con Facebook) e per il relativo Barcamp che si terranno il 19 marzo.
E’ la citta’ che reinventa se stessa con la partecipazione dei cittadini. Cool.

L’occasione e’ grande per capire lo stato dell’arte, sentire le ultime novita’ sulle tematiche che interessano molto a chi scrive, e fare alcune interviste a persone dell’ecosistema.
Le 5 domande sull’innovazione da porre a loro, a meno di casi specifici, dovrebbero essere le seguenti:

  1. Quali sono le 3 condizioni per l’innovazione?
  2. Qual’e’ la principale esigenza per una startup?
  3. Quali differenze rispetto al resto d’Europa/Mondo?
  4. Quale vantaggio competitivo ad investire in Italia?
  5. Se fossi un investitore, in quale settore ti orienteresti?

Altri suggerimenti, per favore?

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Feb 16 2010

Ultime news

Published by admin under io, vita reale

E’ da oltre un mese che non si aggiorna il blog. A dir la verita’ si e’ scritto molto ma pubblicato pochissimo, un po’ perche’ gli argomenti non erano adatti alle tematiche che questo blog affronta, un po’ perche’ sarebbe stato inopportuno per molti motivi.Agli inizi di gennaio si sono prese delle decisioni molto importanti: mollare tutto e lasciare questo Paese, destinazione l’amata Francia. Non proprio una scelta, quasi la necessita’ di cambiare per un ensemble di motivi che solo quelle 3-4 persone sanno. E in quel momento e’ arrivata la proposta giusta e che sapevo sarebbe arrivata come succede spesso quando uno e’ pronto a mettere sul piatto tutto.Cosi’ ci si ritrova in un nuovo ufficio, con nuove responsabilita’ e soprattutto nuove persone con le loro peculiarita’ e ricchezza.La cosa che mi fa impazzire e mi mette di buonumore tutte le mattine e’ come tutti abbiano conservato nel parlare la propria variante regionale: si puo’ ben distinguere il romano, lo spezzino, il lombardo, il veneziano, le toscanita’ varie e le cadenze distinte e differenti di quel triangolo ricchissimo tra Emilia e Romagna (deo gratias, nessun veronese). Forse, l’unico del luogo, inteso come Milano, e’ chi scrive.Cosi’ come e’ milanese il modo in cui ci si saluta al mattino, a pranzo, sera.”Ciao” e’ forse una parola troppo corta perche’ intervengano i dialetti o ne venga storpiata la dolcezza del suono. Ed e’ anche l’unica parola che viene pronunciata alla milanese, un po’ strascicata sulla C, indugiante sulla A e quel suono armonico nonostante l’unione di vocali tanto lontane fra loro fanno.Gia’, un “ciao” come questi e’ un motivo sufficiente per restare nell’amata Milano.

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Dic 16 2009

Vittorio Pasteris e il futuro dell’informazione

Published by admin under comunicazione, vita reale

Ieri sera a Milano, i ragazzi di Sottolapanca hanno organizzato un dibattito - a suo modo geniale la scelta di anticiparlo da un buffet - sul tema dell’informazione e l’autorevolezza ai tempi di crisi dell’editoria e dello user-generated content.Alla tavola era invitato anche Vittorio Pasteris: pochi giorni prima a LeWeb aveva rilasciato un’intervista in cui parlava proprio di questi temi.

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Dic 16 2009

Live blogging da Working Capital, Milano

Published by admin under segnalazioni, vita reale

Oggi live blogging dall’aula magna Bocconi per il Working Capital di Telecom Italia, evento italiano dedicato alle startup. 

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Dic 15 2009

10 dubbi e domande sulle startup italiane che a LeWeb non c’erano

Published by admin under vita reale

In Allmagna duecento e trentuna,cento in Francia, in Turchia novantuna,ma in Espagna son già mille e tre!Madamina, Il Catalogo e’ questo (dal Don Giovanni)A LeWeb 2010 il filo rosso che collegava i vari interventi della rassegna parigina era quello dell’imprenditoria e del venture capitalism: sul palco si sono alternati interventi ispiratori di quelli che ce l’hanno fatta, e panel degli esperti che vanno alla ricerca di idee gia’ avviate.In uno degli ultimi interventi, c’era un panel - la gang (bang) europea -  sull’imprenditoria che si e’ sviluppata nel vecchio continente.Effettivamente, la situazione era strana: il panel infatti era anticipato da un altro dibatitto al quale stavano partecipando perlopiu’ americani.Dal confronto dei diversi punti di vista emergono alcune differenze fondamentali come il ruolo negativo della politica e viceversa il vettore della domanda europea nel fornire una customer base di partenza troppo piccola per le aziende. (quest’ultimo non mi sembra una debolezza, bensi’ un’opportunita’, come vedremo piu’ avanti)Al di la’ di questo, Andrea pone un quesito interessante: perche’ in quel panel, nonostante una presenza blogger tricolore di spessore, non c’erano rappresentanti italiani?Per rispondere a questo quesito, ci si deve prima di tutto fare una serie di domande alla quale chi scrive e chi legge puo’ dare la propria personalissima risposta in base alle esperienze e conoscenze.1. L’Italia e’ veramente un paese di creativita’?Dipende. Al di la’ del discorso generalista e oltre al fatto che esistono tanti ambiti di espressione della creativita’, la mia impressione e’ che invece ci sia tanta scoppiazzatura di idee gia’ in qualche modo avviate in altri Paesi.2. E’ una peculiarita’ italiana?No, esistono cloni dappertutto, anche nell’amata Germania o in Francia.L’importante e’ farsi spazio in mercati locali, costruirsi una forte customer base nel proprio mercato per poi, eventualmente, aggredire quelli esteri e affini, e soprattutto fare bene e con passione il proprio lavoro. 3. Tuttavia come mai poche iniziative locali su scala mondiale?Probabilmente deriva dal fatto che le iniziative partono troppo tarate su base locale per sfruttare il legame con il territorio e non riescono viceversa a internazionalizzarsi, magari perche’ nel frattempo sono state copiate proprio dagli americani che riescono a lanciarle su scala mondiale. 4. In generale, come vengono accompagnate le idee dallo sviluppo al mercato?L’impressione e’ che troppe idee siano velleitarie, i modelli di business siano approssimativi del tipo “facciamo, poi si vedra’“.Il risultato diventa una perdita di tempo.5. E’ una prerogativa italiana?Direi proprio di no da quel che ho visto a LeWeb durante la startup competition.6. C’e’ spazio in Italia per le aziende tecnologiche o dobbiamo ridurci alle borsette o al design? Qui la questione si fa ardua: i talenti ci sono sia a livello di ingegneri che di marketer, tuttavia, a meno che non trovino spazio in qualche gruppo internazionale, in molte altre realta’ italiane diventano spesso talenti sprecati.7. Quindi e’ un problema di domanda, offerta o struttura del mercato italiane? Direi un po’ tutt’e’ tre. Nelle mie varie esperienze ho trovato risposte negative nella non programmazione, nell’incapacita’ di alcune persone di accettare idee fresche (magari presentate male da chi scrive, non lo si escluda) e nel fatto che forse il mercato italiano e’ troppo piccolo per determinati ambiti. 8. Ma l’ambiente italiano e’ tanto peggiore di altri?Perplessita’ e fastidio se si pensa all’ambiente italiano. C’e’ un problema oggettivo di burocrazia: l’annuale classifica dell’Ocse sulla competitivita’ ci pone di solito dietro la Malesia ma, che figata, prima del Burundi.Tuttavia, anche gli altri Paesi europei percepiscono la burocrazia locale come un peso, quindi e’ un falso problema locale.Un tedesco sul palco ha rilevato come Berlin - ma aggiungerei anche Hamburg, Munchen e Frankfurt - essendo una citta’ bella e con bassi affitti, e’ in grado di attrarre i talenti di Europa e offrire alle aziende il brodo di coltura per iniziative di successo e per far incontrare, magari in qualche club di musica elettrronica, le diverse figure aziendali.Quindi, probabilmente c’e’ un problema ambientale di un certo peso.Quante citta’ possono attrarre e trattenere i propri talenti in Italia?9. Forse c’e’ un problema di capitali? Se ben mi ricordo il tasso di risparmio italiano, insieme a quello giapponese, e’ ancora tra i piu’ alti al mondo. Quindi il problema e’ riuscire a convogliare questi capitali inattivi nei depositi in fondi di investimento abili a portare il giusto mezzo di competenze e liquidita’ nelle societa’ appena nate.Altre domande non me ne vengono in mente: magari al working capital di domani, mi verra’ in mente altro. Ovviamente se qualcun altro vuol aggiungere qualcosa e’ benvenuto.

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Nov 26 2009

Preparativi per il ringraziamento

Published by admin under io, vita reale

Nuovo episodio, questa volta da casa, tra i preparativi per il ringraziamento, biscotti della fortuna e l’avventura della spazzatura.

Special Guest: i temporary flatmates.

Va anche detto che il mattino seguente ci siamo persi la parata in programma ma tant’e’. La sera prima abbiam fatto bisboccia con Steve Angello e la gente simpatica dell’Illinois. Piu’ tardi si va a mangiare il tacchino e, perche’ no?, a tacchinare.

Prossimi episodi dal pranzo di thanksgiving e dalle strade commerciali di Chicago che domani vedrano una vera battaglia, dove uomini e donne si scontrano all’insegna dell’attivita’ piu’ amata dagli essere umani. Nel giorno che fa impazzire gli Stati Uniti e i suoi abitanti. Un giorno che comincia quando e’ ancora notte. Black friday.

Breakingzen, in modalita’ servizio pubblico, terra’ aggiornati gli utenti sui dati di spesa dei cittadini americani.

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