Archive for the 'social network' Category

Dic 09 2010

LeWeb ’10: Cronaca della prima giornata

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leweb10Per due giorni, in Europa c’è un’enclave della Silicon Valley: è Parigi dove si tiene LeWeb, la ormai tradizionale conferenza che parla di Internet, startup, funding e tante belle cose della Rete. E’ sicuramente l’appuntamento da vivere per la qualità e la quantità di contatti che si riescono ad ottenere.

Potenzialmente, ogni chiacchiera, sguardo e incrocio di sguardi possono essere forieri di qualcosa per internazionalizzare il proprio business, stringere accordi di partnership e – cosa non da poco – aprirsi la mente ai segnali deboli di innovazione.

Ci sono molti curiosi e commerciali senza pudore che si muovono tra le file ma è molto facile riuscire a fare due chiacchiere con le persone che contano. A titolo di esempio, chi scrive è riuscito a parlare con Dennis Crowley, founder di Foursquare, e le anime delle prossime next big thing che, tra le quinte, cercano investitori ai quali raccontare la propria idea rivoluzionaria.

Da queste parti, si è soliti dire e usare a sproposito una frase attribuita a “Joichi Ito”: i contenuti sono un pretesto per creare contesto e quindi soddisfare il bisogno primario delle persone che sono animali sociali (Platone still rulez). Stringere relazioni, fare networking, direbbero i moderni. LeWeb rappresenta perfettamente questa frase: non sono così importanti i contenuti in sé tanto che la più parte delle sessioni sono disponibili via streaming e coperti da una pletora di blogger ufficiali. Ciononostante, è importante esserci.

En tout cas, i contenuti. La giornata è cominciata con una prolusione di Carlos Ghosn, l’artefice di Nissan-Renault. E’ stata una scelta lungimirante da parte degli organizzatori quella di invitare qualcuno esterno al solito giro: è il segnale che la Rete vuole contare e non limitarsi al recinto di Farmville.
La visione di Ghosn è forse un po’ vecchia* (“quando ero giovane, l’oggetto del desiderio era una macchina e sarà sempre così“, dimenticando che oggigiorno il ventaglio dei beni aspirazionali si è enormemente allargato) ma, anziché criticarla, indica i passi che bisogna ancora fare per portare la Rete nell’approccio di tutti.

Ghosn a parte, ci si è dedicati alla startup competition più che alla sessione plenaria: da 450 business inviati, sono state selezionate 16 startup. La cosa strana è che a fare i pitch c’erano aziende molto diverse tra loro: chi ha appena lanciato il prodotto, chi è appena partito e si sta costruendo le metriche, chi non ha idea di un business model, chi ha appena ottenuto finanziamenti da 25 milioni di dollari e può già contare su una customer base di oltre 2 milioni di utenti senza, peraltro, idea di come monetizzarli.

A latere, nelle conversazioni di corridoio, ci si è stupiti di non avere nessuna startup italiana: in effetti, visti alcuni pitch e confrontati con alcuni seguìti quest’anno, le startup nostrane non sono messe male. Forse, quest’ultime soffrono della mancanza di una visione internazionale fin da subito che impedisce loro di accedere a queste manifestazioni. Non c’è niente da invidiare: alla competition di oggi c’erano i cloni, la fuffa e i mestizia, con qualche eccezione.

Dal punto di vista privilegiato di cui ho goduto nell’ultimo anno seguendo il mondo delle startup e delle diverse iniziative nazionali, gli italiani possono giocarsela e pure bene. Basta crederci (e inviare la richiesta il prossimo anno).

A commento della conferenza, alla fine della mattinata, si ha avuto la fortuna di incrociare Leonardo Camiciotti e Christan Racca di Top-IX, e Frank Gonella, dPixel, per due battute. Les voilà.

*Non c’entra molto ma ricordava Jack Nicholson in Codice d’onore

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Dic 09 2010

LeWeb10: Liveblogging della II giornata

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Qui viene fatto il liveblogging della II giornata di LeWeb, la più importante conferenza europea sul tema Internet e dintorni, praticamente una sorta di salto spaziotemporale che porta la Silicon Valley a Parigi. Ulalah.C’è una diretta delle diverse sessioni in streaming mentre per commentare c’è friendfeed e twitter.

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Dic 08 2010

LeWeb10: Liveblogging della I giornata

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Qui viene fatto il liveblogging della I giornata di LeWeb, la più importante conferenza europea sul tema Internet e dintorni, praticamente una sorta di salto spaziotemporale che porta la Silicon Valley a Parigi. C’est chic.

C’è una diretta delle diverse sessioni in streaming mentre per commentare c’è friendfeed e twitter.

Ecco il primo video della Matinée a LeWeb.

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Dic 07 2010

Microsoft Speed Dating: l’incontro aziendale definitivo

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Un paio di giovedì fa ho avuto la fortuna di poter partecipare come blogger alla serata di incontro di Microsoft, coadiuvata dall’agenzia con cui lavoro Hagakure, con alcune persone del calibro di GigiGuido, DiegoValentinaAndreaAlbertoSilvioDomitilla,
ElenaAndreaAlessioMauroNicolaSaraLucaFrancescoPieroPaolo,  Luca.

Il momento clou della serata è stato lo Speed Dating: 10 esponenti Microsoft di diverse aree, 5 minuti a disposizione per poter fare loro alcune domande a ruota libera. Luca ed io eravamo insieme a saltare di sedia in sedia. Al di là della gentilezza degli intervistati (e della pazienza, perlomeno nei miei confronti) i contenuti portati sono stati interessanti: la cosa alla quale bisognava fare attenzione era quella di non far parlare troppo perché 5 minuti sono pochi.

Le persone di Microsoft che abbiamo avuto il piacere di incontrare sono state:

  • Emanuele Colli, Online Services,  ci ha parlato di Doretta82 (RIP nonostante fosse presente su oltre 3 milioni di messenger) e che Bing sarà finalmente tra 1 anno tra noi: l’ho provato negli States per un mese e andava molto meglio per quel che dovevo farci, quindi non vedo l’ora.
  • Lorenza Poletto, Consumer Windows Client, ha parlato di Explorer 9 e di alcuni test ma, essendo un po’ impreparati, non abbiamo potuto fare particolari domande.
  • Con il mitico Fabrizio Albergati, Information Worker, si è parlato di Cloud computing e della garanzia che solo un grosso player può fornire in termini di infrastruttura e sicurezza.
  • Giorgio Stifano di Dynamics ci ha invece illustrato il suo software gestionale e ricordato che in Italia servono 500 aziende da 50 dip. in media.
  • Lavinia Pilardi, resp. del settore Scuola, ha ricordato le attività no profit di Microsoft nel settore educativo e come chiaramente sia un settore strategico visto che gli alunni di oggi sono i consumatori di domani.
  • Con Anders Nilsson, evangelist, si è parlato di BizPark e dei programmi Microsoft per il sostegno startup.
  • Matteo Mille, Genuine Software, ha parlato di come la pirateria sia incisiva in Italia e delle strategie per combatterla, legata soprattutto a campagne di prezzo, oltre che di sensibilizzazione.
  • Andrea Calcagni del Customer Service ha avuto gli occhi illuminati quando gli chiedo del Customer Service Microsoft su Twitter: 3 operatori, supporto su lingua, presto anche su Facebook, best practice all’interno della Corporate.
  • Roberta Cocco, Mktg e Communication manager, ha una grande passione e ci ha illustrato un po’ Futuro@lFemminile e i suoi programmi di formazione, imprenditoria femminile e sostegno alle mamme. Le ho chiesto cosa ruberebbe alle altre aziende in termini di sostegno alle donne, ha risposto che non avrebbe preso nulla da altri, anche perché Microsoft è ormai un’azienda consolidata con una presenza femminile di lungo corso.
  • Antonio Giolitto di XBox ha illustrato Kinect senza farsi lasciare dati sulle previsioni di diffusione (anche se nei giorni successivi ho letto che ad oggi ne han già venduti 2,5 pezzi e prevedono di raddoppiare per le feste). Dice che per 18 mesi Kinect sarà dedicato solo al Gaming, poi si aprirà al mondo delle accademie e delle facoltà (ad es. medicina).

La serata è poi finita con una chiacchierata con Pietro Scott Jovane che ha ricordato la transizione di Microsoft dal mondo del software a quello dei servizi, una certa fiducia nella Cloud, in eccellenze come Kinect e in prodotti di forte rilancio come Windows Phone 7.

In definitiva, è stato uno dei più bei incontri aziendali cui abbia mai partecipato in una delle più belle cornici di Milano che non conoscevo, U Barba. La cosa drammatica è che 5 minuti sono troppo pochi: nei discorsi si accavallano gli stimoli, le domande e tante finestre che si aprono e delle quali purtroppo si può dare solo un accenno. E’ stato a volte come parlare con una ragazza stra-cool per 5 minuti e dover andar via senza prendere il numero di telefono.
D’altra parte, forse è proprio per questo che sono tutti sembrati così interessanti.

In ogni caso, la regola dello Speed Dating (non quella, l’altra!) è che alla fine se ti piace una, la richiami. Well done!

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Dic 07 2010

LeWeb10: le schede della startup competition (2/2)

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Dopo la prima, ecco la seconda parte con le breve descrizioni delle startup che prenderanno parte alla competition di LeWeb.

  • Nuji, Gran Bretagna, ha l’obiettivo di permettere la scoperta e la condivisione dei prodotti con i propri amici.
    Purtroppo la beta è chiusa ma sulla carta, anzi sui pixel, le premesse sembrano buone per pulizia del layout della schermata (si dice così quando non c’è praticamente nulla).
  • Needium di Praized Media, Canada, è una piattaforma che permette alle PMI di intercettare le conversazioni (anzi, i bisogni) sui Social Media e offrire agli utenti servizi e prodotti selezionati nel rispetto della privacy. Attualmente il servizio è in beta su un campione di 8 città. L’unica in Europa è Paris, ça va sans dire.
    Sembra un ottimo strumento, visti gli screenshot, e in grado di generare conversazioni con il brand. Sta a quest’ultimo l’abilità di fare leading sui propri prodotti.
  • Paper.li di Smallrivers, Svizzera, raccoglie link condivisi su Twitter e li organizza come un quotidiano.
    C’è qualcuno che non lo conosce ancora? Probabile vincitore.
  • Super Marmite, Francia, il primo social network per mettere in vendita nelle vicinanze i piatti preparati a casa.
    Questa idea è geniale nella sua semplicità. Ci sono un po’ delle questioni legali, è forse troppo francese ma potrebbe avere risvolti clamorosi.
  • Tagattitude, Francia, è un servizio per le transazioni via telefonino.
    Ci sono altre aziende che stanno sviluppando in Europa queste cose. Vedremo a LeWeb in cosa Tagattitude si differenzia da queste.
  • Tinypay.me, Olanda, è un sito che permette, secondo il loro pay off, la vendita in 60 secondi sui propri social media. I pagamenti sono appoggiati a Paypal.
    La semplicità d’uso è disarmante. Altro possibile vincitore.
  • Waze, Israele, è un’app che permette di conoscere il traffico di una zona secondo le segnalazioni degli utenti.
    Sembra ben fatta tanto che si prevedono un aumento degli incidenti dal momento che in molti la consulteranno durante la guida!
  • Work4 Labs, Francia+US, un’app FB per fare recruiting ovvero offrire lavoro ai tempi del social network.
    Giuro, stamani in metro stavo pensando a declinare questa cosa con sistemi di premio/incentivi per chi trova il candidato giusto. Insomma, con questa App siamo su quella strada.

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Dic 05 2010

LeWeb10: le schede della startup competition (1/2)

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Pochi giorni e finalmente potrò assistere alla startup competition (e a latere svolgerà anche LeWeb). Come scritto poche settimane fa, ecco le schede delle startup partecipanti con alcuni miei punti di vista, anche se vale sempre la seguente regola: chi fa, ha ragione.

  • Badgeville, Olanda, è una piattaforma in white label che permette di creare dei programmi di loyalty e partecipazione basati sul sistema dei badge à la foursquare.
    Potenzialità incredibili per aumentare l’esperienza degli utenti sui siti delle aziende. Da testare al più presto.
  • PinPoints, Irlanda, di Cauwill è uno shorter di indirizzi fisici. Scrivi l’indirizzo fisico di un posto e ti restituisce una url ad una mappa du Google. Ad esempio, LeWeb si svolgerà in …(il sito in beta non funziona e non riesco a provare).
    Sembra dalle mille prospettive ma finché non parte una demo per la valutazione delle diverse caratteristiche e integrazioni con altri siti è difficile esprimersi.
  • Deways de City M, Francia, è un sito che permette di condividere la propria auto con altri privati. Hai una macchina che non usi spesso? La metti in condivisione per un tot al giorno.
    Una sola cosa e fatta bene che si inserisce in un trend emergente degli ultimi anni, quello del car sharing. Sembra carino, il sito è però un po’ tristanzuolo.
  • Phonedeck di Desk.io, Germania, è un’applicazione che permette la sincronizzazione tra telefono, social media e Outlook. Il loro valore aggiunto è fornire informazione su chi ti sta facendo la chiamata in arrivo.
    Ma non esistono già queste cose? Da testare anche questo.
  • Fiddme, Israele, è un social network dove pubblicare foto delle proprie scoperte culinarie con conseguente driving sui siti dei ristoranti.
    Fa’ una cosa e falla bene ma altri SN possono già benissimo sfruttare il loro vantaggio competitivo in termoni di customer base.
  • Garmz, Austria, raccoglie i bozzetti di giovani fashion designer: i più votati vengono messi in produzione. Non si capisce bene come evitare la copiatura.
    Molto carino ed elegante, è il caso di dirlo. Ci sono precedenti illustri come Threadless ma è molto più probabile che diventi in futuro una vetrina per designer.
  • Greendizer, Francia, permette pagamenti attraverso l’email.
    Sembra molto carino. Viene lanciato il 9 dicembre, quindi è tutto da vedere.
  • GreenPocket, Germania, è un software per il monitoraggio e la visualizzazione dei consumi energetici.
    Anche questo è da provare ma ben si inserisce nella green economy: potrebbe trovare spazio dappertutto.

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Nov 17 2010

LeWeb10: i nomi della startup competition

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Sono stati annunciati pochi giorni fa i nomi delle startup in gara all’edizione 2010 di LeWeb. Presto saranno disponibili delle brevi schede per meglio descriverle, in attesa di vederle live a Paris durante la startup competition.

Nota di colore, nessuna italiana: ci rifaremo il prossimo anno.

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Nov 09 2010

Venture Camp: Mind the Bridge

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Sabato scorso da queste parti si ha avuto la fortuna di assistere al Venture Camp 2010, organizzato da quei grandissimi di Mind The Bridge. I lavori, a dir il vero durati due giorni, hanno spiegato cosa vuol dire fare startup e impresa tecnologica grazie all’esempio di imprenditori che ce l’hanno fatta. E’ stato un corso di igiene mentale e di buoni consigli che dovrebbero aver ispirato la platea a fare meglio.

Purtroppo il periodo è quello che è per scriverne in modo ragionato. Ecco quindi qualche spunto volante della giornata di sabato:

  • Fabio Violante, Neptuny: we didn’t build the company to sell it, we built it to last
  • Roberto Bonzio, Italiani di frontiera: la capacità di creare link dev’essere il parametro di affidabilità di una persona.
  • Massimo Sgrelli, wave group:  metafora dei porcini: quando sei grosso devi diventare invisibile in Italia.
  • Alberto Onetti: Ricerca e attività di business. Perché non funziona?
  1. Problema Paese e barriere legali
  2. Mancanza di efficaci uffici per trasferimento tecnologici
  3. Accademici non parlano business
  4. Università non offrono incentivi per iniziative di spin-off
  5. Scarsità di executives con competenze ben specifiche
  6. Scarsa visione/vocazione di biz, non abbastanza ambiziosa
  7. Imprenditore ha dei limiti: un giorno deve fare un passo indietro
  • Ruggero Frezza, M31: Le prime startup non sono esplose perché mancavano strategie di mgmt e capitali
  • David Orban, Singularity University, ha ricordato la paura culturale del fallimento e come, se solo le startup ricevessero un decimo dell’attenzione delle grandi società, non ci sarebbero problemi.

I lavori sono finiti con un serie di consigli degli Alumni di Mind the Bridge per fare tesoro dell’esperienza nella Baia, premio cui i finalisti del Venture Camp ambiscono.

  • Ottimizzare i minuti (Marcello Orizi, Prossima isola)
  • Starci il più possibile e voglia di mettersi in gioco (Antonio Bonanno, Tripshake)
  • Sfruttate i ragazzi di MTB per il networking (Francesco Baschieri, Spreaker)
  • Buttatevi e fate maggiore networking possibile, chiedete feedback (Pietro Ferraris, Econoetica)
  • Andare in US con l’ambizione di cambiare il mondo: l’understatement non funziona (Umberto Malesci, Fluidmesh)

Finiti i lavori, si è finiti al N’Ombra de’ vin di via San Marco per una bevuta tra amici vecchi e nuovi. Si è avuta la possibilità di parlottare con uno dei più bravi e colti narratori in circolazione, Roberto Bonzio di Italiani di frontieraReuters: si è parlato con lui delle multinazionali come vasi comunicanti dove il livello alle estremità è uguale ma con diverse tubature.
Il punto è che in Italia l’ambiente è difficile, il vaso è incrostato di un sistema malato e il talento emerge con difficoltà ma se questo elemento viene inserito in un contesto estero, relativamente pulito, più facilmente emerge. Vedremo.

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Ott 25 2010

LeWeb10: les jeux sont faits

E’ ufficiale, si torna a Paris per LeWeb. Poter essere scelti di nuovo come official blogger è una bella fortuna e un bell’impegno: oltre alla copertura dell’anno scorso, da queste parti si spera di poter fare dei video e intervistare alcuni protagonisti, soprattutto italiani e/o dello spazio Startup competition. Ovviamente, se si hanno richieste particolari, a vostra disposizione: merito e fortuna vanno condivisi.

L’esperienza 2009, arrivata per caso e determinazione in un momento di confusione dopo un periodo di riflessione, è stata illuminante per il discorso intrapreso nel 2010. Tornare a Paris – amata e odiata città degli affetti – è sempre occasione per un po’ di ignoranza con gli amici di sempre – superfuffa su tutti – e scoprire le carte per il 2011. Paris è un po’ Heimat e sarà d’aiuto.

Nelle prossime settimane si decide l’impostazione della propria presenza all’evento: un anno in più, molte esperienze in cascina, diverse motivazioni e competenze renderanno LeWeb10 già indimenticabile.

(m.m. aka momento marketta se avete bisogno di un biglietto ormai è troppo tardi per l’early bird ma se acquistate dal mio link affiliato, mi prendo una commissione e vi offro una birra).

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Ago 26 2010

Il badge di Renzo e Foursquare per il turismo

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Sembrava dovesse essere l’anno di Chat Roulette e dei suoi cloni e , invece, lo sarà di 4square (vd. gli ottimi post di GBAVincos), il servizio di geolocalizzazione, che probabilmente riuscirà a spuntarla su tutti gli altri.
La cosa più interessante è come Crowley e soci siano riusciti a guidare la sua diffusione e capillarità sul territorio attraverso un meccanismo di gaming che assegna dei punti per ogni tappa, fino a definire una serie di lustrini, i badge, a decretare il sindaco di un luogo. La cosa si presta a tanti utilizzi ed è molto probabile come la caratteristica di gioco verrà vieppiù messa da parte a favore di altri usi. I tempi sono oggi maturi per cominciare a immaginare dei progetti.
Soprattutto, perché da queste parti – pur essendo mayor di 4 sole venue – si pensa che 4sq sarà per gli esercenti quello che è stato Facebook per gli utenti:è l’anello di congiunzione tra mondo reale e online e può essere ben sfruttato anche dalle aziende più importanti, fino a quella più importante, lo Stato.

Ispirato da Diomira che mi ha fatto leggere in privato un progetto per il turismo online – ho provato a immaginare 4sq sul nostro territorio e scenari in cui il ministero del turismo fosse coinvolto (fatta salva la precedenza di risorse a italia.it). Alle venue principali si possono associare link agli store di vari prodotti – cibo, letteratura, etc – che esprimano al meglio l’italianita’, ma soprattutto i badge possono essere tradotti nel linguaggio della letteratura italiana e dei grand tour del ‘700, quando un giro per lo stivale faceva parte del repertorio culturale e del cursus di formazione di qualsiasi giovine uomo.

Ad esempio, il badge Renzo per chi gira in Lombardia, il Conte di Carmagnola per il Piemonte, i badge Levi per chi unisce Torino ed Eboli, Fogazzaro per il piccolo mondo antico della campagna veneta, Dante per chi, scacciato da Firenze, si rifugia a Verona, il badge Svevo per chi non si decide di andar via da Trieste e fa check in in un tabaccaio locale*.

Insomma, il gioco si presta a mille declinazioni su un target heavy user che ha voglia di comunicare dove si trova in questo momento e dove alla presenza online si lega la narrazione di quella piccola cosa che fai quando non fai tutto il resto e che si chiama vita.

*quali altri badge potrebbero esserci?

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Lug 23 2010

Tra identità privata che diventa pubblica e identità pubblica privata*

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*da privare
Nelle sue foto su Facebook Michele sorride: le vacanze con le ragazze, le serate con gli amici e lo sport che lo ha accompagnato per tanti anni. Tutto lì nel social network più importante del momento. Non sono molti gli anni che Michele è iscritto ma ha avuto il tempo di riempire di contenuti il suo profilo che però resta aggiornato ad aprile 2009.
Sì, perché nel frattempo Michele è scomparso nel sonno. La bacheca presto si è riempita di ricordi e molti dei suoi amici – compagni di una vita e occasionali incontri di una sera – ancor oggi pezzi di ricordi e aneddoti che farebbero ridere e incazzare Michele, ragazzo generoso che come, tutti i timidi, oscillava tra ostentazione e massima riservatezza.

Quest’anno è venuto meno uno di quelli che la comunicazione in rete, quando ancora questa non esisteva, l’hanno creata. Il cordoglio significa una pagina Facebook aggiornata dalla compagna e presto riempita dalla rete di contatti che hanno accompagnato la vita di Alex.

Nel frattempo, dal Messico arriva la notizia di un attentato a un amico della sorella di chi scrive. “Un bravissimo ragazzo, sempre sorridente. Entra nelmio facebook, cerca [****], vai sulle foto e vedi il tipo poi capisci un sacco di cose”. Ma si continua a non capire il motivo di una morte così.

Già, la morte. I primi momenti in cui i Social Network hanno cominciato a prendere piede erano la novità con cui confrontarsi. La facilità di condivisione, i commenti, e le foto, i video: era tutto così gioioso e semplice pubblicare quello che la vita donava. A volte questa veniva accolta in diretta: ricordate la nascita di Milan, il figlio di Scoble, e il tweet del padre? (povero figlio, ça va sans dire)

Gli anni passano, i SN sono sempre più diffusi, specchi della realtà ormai rodati e patrimonio di tutti, e accade che i principali fruitori comincino, purtroppo, a mancare.
Così, càpita che il fatto più privato che ci possa essere – la propria scomparsa – venga raccontata da altri: questo perché sempre più, con questo straordinario strumento che è Internet, l’identità privata diventa ormai pubblica e l’identità pubblica viene privata – da privare – della sua linea di demarcazione con l’intimità.

Già, perché oggi i modi di utilizzo dei SN possono essere rappresentati come una linea lungo un continuum, ai di cui estremi ci sono l’identità digitale in senso stretto e la personal syndication.

In generale, i SN – Facebook in primis – rappresentano un ibrido tra identità digitale e distribuzione di contenuti più o meno personali.
Nella personale statistica di chi scrive, quelli più a rischio sono i giovani o i flaneur di professione, quelli che pubblicano tutto tranne significative eccezioni dettate dal ritegno e il pudore. Tra i contatti più maturi, tranne rari casi, invece prevale la tendenza a utilizzare Facebook e i suoi complementi come siti per segnalare eventi, prodotti o qualsiasi altra idea. Una sorta di syndacation di se stessi.
Chiaramente si oscilla tra le diverse tendenze ma il problema di un dopo, una vita oltre Facebook così come oltre la morte, è reale. Un’amica, Alessandra, mi scrive “si rischia di privare al morto la possibilità di replicare a quanto viene scritto su di lui… è un po’ una violenza. il necrologio è fatto di poche righe di commemorazione, sul sn puoi pubblicare di tutto“.

Da queste parti non si hanno idee al riguardo su cosa fare. Esistono servizi, immagino, che si occupano della propria presenza online quando uno non c’è più. Ma forse basterebbe affidarsi a un amico con un po’ di accortezza. Disposizioni chiare e chiavi di accesso alle diverse proprietà online. Ciononostante, i dubbi sono tanti come di quel che succederà, un giorno, a questo post.

PS Anche l’ottimo, al solito, Dario ne parla.

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Lug 21 2010

Giovami: nuove startup crescono

Nei mesi scorsi, un po’ per lavoro, un po’ per passione, da queste parti si è cominciato ad apprezzare il lavoro di Emanuele ed Alessandro. Dopo qualche mese di incubazione, la loro creaturina, Giovami.it, finalmente nasce il mese scorso.Alcuni potrebbero dire che si tratta del solito social network ma Giovami rappresenta un ibrido interessante tra social networking e agenda eventi. Un po’ ricorda Zero 2 ma con qualcosa in più – la raccolta punti – e un meccanismo forse un po’ complesso ma che a valle comporta tutta una serie di strumenti di marketing potenzialmente interessanti, sia in fase di leading sugli eventi che di controllo e valutazione risultati.Soprattutto, con la tendenza che si sta sviluppando intorno alla geolocalizzazione, si potrebbero rendere molto più semplici i meccanismi attuali di autotracking. Insomma, Giovami potrebbe ritagliarsi il suo spazio a Milano ed essere anche esportabile anche all’estero.Inoltre, le persone dietro sono competenti e lungimiranti, hanno visione strabica (cit. “occhio ben puntato all’orizzonte e uno fisso per terra”) e hanno buon gusto nella scelta degli eventi da spingere con le gocce. Insomma, in bocca al lupo!

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