Archive for the 'social network' Category

Feb 25 2010

Censura o tutela per la liberta’ di essere dei cretini?

Published by admin under comunicazione, social network

(ovviamente per liberta’ dei cretini si intende anche quella di chi scrive castronerie come queste)

Generare una notizia e’ a volte molto semplice e bastano pochi elementi:

  1. Un sentimento becero, moralmente e socialmente scorretto
  2. L’hype del momento, in questo periodo Facebook

Nei giorni scorsi se n’e’ avuta l’ennesima dimostrazione quando si e’diffusa la notizia di un gruppo su Facebook, con oltre un migliaio di iscritti, dove, con un certo disgusto, si incitava a giocare al bersaglio con i ragazzi down.

Dopo le varie denunce sui media sono anche sorti 3 gruppi, per un totale di oltre 200mila persone, per chiedere la chiusura del gruppo.

Era da un po’ di giorni che da queste parti si voleva andare a curiosare in quel gruppo per verificare delle ipotesi che ronzavano per la testa. L’ipotesi riguardava i bassi legami sociali di queste persone.

Quando, finalmente si ha avuto un po’ di tempo libero, si e’ partiti con la ricerca, solo che il gruppo era scomparso - bannato, cancellato, autocensurato? - insieme ai volti degli idioti che vi si erano iscritti.

Anche alla luce della sentenza di oggi contro Google o di altri episodi simili, mi sembra inopportuno che la piattaforma, se non e’ stata un’azione del fondatore, provveda a cancellare, come richiesto dagli oltre 200mila utenti dei gruppi contro, quella che secondo me e’ liberta’ di espressione: ognuno ha il diritto di essere un cretino ed essere esposto per questo al pubblico ludibrio. (come capita o e’ capitato a chi scrive, ça sans dire).

A volte e’ difficile non fare una figuraccia: il click facile, la superficialita’ o la mancanza di pudore possono portare ad aderire a gruppi dal nome molto equivoco o a giudicare frettolosamente. E’ quel che e’ successo a chi scrive quando ha visto che alcuni dei suoi contatti, omosessuali, si erano iscritti al gruppo “Le 10 ragioni per dire no al matrimonio gay”. Incuriosito da questa contraddizione, chi scrive va su quella pagina e nota che e’ tutto una cosa ironica e che con ragionamenti per assurdo si andava a smontare tutte le critiche che i conservatori illiberali portano avanti. Adesione immediata. 

Eppure, dopo poco, alcuni contatti fecero una richiesta di spiegazioni, privata o pubblica, commentando negativamente l’attivita’ presente sulla bacheca. Pur conoscendo le idee in merito, si stupivano dell’adesione a quel gruppo, senza neanche avere la curiosita’ di andare a vedere e verificare.

Il senso di questo discorso riguarda il controllo che i Social Network dovrebbero poter agevolare.

In sociologia urbana o in architettura si da’ molta importanza ai concetti di comunita’ che si sviluppano intorno ai complessi residenziali: l’edilizia popolare di Chicago Sud o i palazzoni anonimi della periferia parigina rendono l’individuo anonimo e poco controllato socialmente perche’ non favoriscono le relazioni e i legami che la conoscenza regala. La stessa logica regna nei Social Network.

Presi questi elementi, sarebbe venuto da se’ l’esperimento comparativo in mente.

L’ipotesi di partenza era questa: chi si iscrive a quei gruppi beceri ha un numero di contatti minore rispetto alla media, contatti che possono pubblicamente criticare le scelte e, infine, toglierti la possibilita’ di essere un idiota. Se ho pochi contatti, saro’ piu’ portato a tirare fuori il peggio di me perche’ poche persone mi diranno che sbaglio o mi faranno ragionare.

Altro elemento – banale ma importante – da considerare e’ che le persone in generale si trovano e diventano amici – piu’ facilmente nel senso di FB - per via di interessi comuni.

Insomma, per poter verificare questa ipotesi bastava, per modo di dire, andarsi a vedere gli aderenti al gruppo e vedere il numero medio di contatti. Sono abbastanza sicuro che il numero medio di contatti fosse abbastanza limitato e inferiore alla media.

Per inferenza - okkkkey, processo logico fallace in partenza - potremmo quindi parlare di cluster piccoli e dai legami deboli con qualche caratteristica comune, l’idiozia, ma effettivamente non so quali altre ipotesi far conseguire.

So solo che qualsiasi liberta’ di espressione – e, va da se’, di dimostrare di essere dei deficienti - vada punita dal pubblico ludibrio piu’ che da quella che da queste parti e’ vista come voglia di censura.

Che ne dite? 

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Feb 17 2010

La vivisezione dei dipendenti

Published by admin under comunicazione, social network

(post in cantiere da quasi 2 mesi, aggiornato per altri motivi. Specifichiamo giusto per far capire quanto sia stato “messed up” poi quel che e’ successo dal 2 febbraio e’ un’altra cosa, ok?)

Nel post di Marco si parla molto di come le marche siano sottoposte allo svisceramento che gli utenti, prima che consumatori, fanno verso un particolare brand.
Quando ci si avvicina ad una marca e’ molto utile per molti sapere cosa ne pensano altre persone: l’ambiente degli User-generated media (Ugm) ha acquisito vieppiu’ importanza negli ultimi anni sino ad arrivare ai vertici di molte aziende, quotate e no. Ed e’ per questo che sono nate e cresciute delle belle realta’ che dello studio e dell’applicazione su questi nuovi media stanno facendo un’attivita’ redditizia.

Un aspetto al quale, tuttavia, si comincia a dare rilievo sempre piu’ e’ quello degli Sgm, Stakeholders-generatedmedia, ovvero il sottoinsieme di Ugm che fa riferimento a quell’universo variegato di stakeholder che ruota intorno ad un’azienda: azionisti, partner, collaboratori, fornitori, dipendenti. In qualche modo, su questo versante, aveva intuito qualcosa Wal-Mart quando qualche anno fa aveva tirato su quel fake blog in cui due persone, prendendo a pretesto il viaggio tra East e West coast  per andare a trovare il figlio, raccontavano l’ambiente degli stakeholder di Wal-Mart. L’iniziativa venne chiusa dopo qualche giorno, quando venne scoperto dal Washington Post che queste persone erano, invece, pagate da un’associazione sostenuta da Edelman, allora agenzia di Wal-Mart.

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Al di la’ degli ipermercati e degli stakeholder in generale, e’ molto importante conoscere il giudizio dei dipendenti sulla societa’ in cui lavorano. Proprio grazie a Marco, vengo a conoscere di questa iniziativa che valuta da questo punto di vista le societa’, una sorta di Great places to work ma con valutazione dal basso. 

Sopo.it raccoglie in via anonima giudizi dei dipendenti sulla societa’ e si va configurando come uno di piu’ interessanti esperimenti per quanto riguarda la comunicazione interna. In merito abbiamo ottimi esempi - come quello di Fiat - che da queste parti si conosce da molti anni, eppure questa branca e’ stranamente scissa dalla comunicazione offline, figurarsi per quanto riguarda l’online.

Nonostante queste divisioni, esistono realta’ che riescono a coniugare i due aspetti in un unicum bizzarro quanto interessante come l’ornitorinco con la differenza che questo animale ha un po’ la nomea del looser (e da queste parti lo si ama per l’appunto).

Tutto questo discorso sulla comunicazione interna fa venire in mente a chi scrive il discorso a LeWeb di Tony Hsieh, ceo di zappos.com, dal titolo “delivery happiness” (vd. slideshare). A un certo punto, ha detto che se qualcuno avesse voluto il libro della societa’, lo avrebbe fatto spedire, cosa che ho richiesto in pochi secondi.

Cosi’, dopo una settimana, il volume e’ arrivato a casa direttamente da Las Vegas. Va bene il tono apologetico e autoincensante tipico delle pubblicazioni aziendali ma il libro e’ denso di citazioni entusiastiche dei dipendenti. Se si unisce questo elemento al fatto che secondo Fortune, zappos.com e’ tra le 100 societa’ dove si sta meglio, forse viene da pensare che in fondo non e’ tanto male questa azienda nata nel ’99 e che nel 2008 ha sfondato il fatturato di 1 miliardo di dollari.

Il punto dove si vuole arrivare con quanto scritto e’ che nella costruzione di una societa’, dalla sua immagine al suo posizionamento, si dovrebbe pensare ai suoi dipendenti non solo come rotelline un po’ stupide di un ingranaggio – vedi quello che diceva Watson della sua IBM – ma anche formare i dipendenti come evangelist - wow, una parola di moda - della propria azienda.

E per farlo ci vogliono non tanto i soldi bensi’ una cultura imprenditoriale che il libro di Zappos.com ben spiega. Da un management illuminato a un ambiente recettivo e stimolante, dove la proposizione del dipendente e’ ben vista e associata. Non e’ un caso che Zappos si trovi in Nevada dove le T di Florida - tecnologia, talento e tolleranza - sono la regola. Divagazioni.

Una volta che Sopo sara’ fornito di molte recensioni, sara’ interessante fare un confronto con l’annuale ricerca di Great places to work. E, infatti, viene segnalato da Wolly che Ferrari non sarebbe poi un cosi’ gran bel posto dove lavorare. Certo, ci sono da scontare molti fattori - anonimato si’ o no dei commenti? Il bad riding frutto dell’anonimato etc etc - pero’  questa discrasia va in qualche modo regolata. 

Cosa puo’ fare dunque un’azienda: creare un ambiente aperto, fare buoni prodotti e renderne orgogliosi i dipendenti in modo che questi possano inondare la rete di commenti genuini e coprire le invidie. Sono loro, i dipendenti, il tuo passaparola. 

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Dic 22 2009

Speranze e delusioni a Working Capital, Milano

Published by admin under segnalazioni, social network

La scorsa settimana si e’ svolta a Milano la tappa milanese del Working Capital, organizzato in Bocconi da Telecom e Dpixel. Accanto a un panel sull’innovazione, lo si chiami cosi’ per semplicita’, ci sono stati i cosiddetti pitch: presentazioni di idee - gia’ avviate e no - da parte di aspiranti imprenditori. Ogni sessione di 3 minuti e’ seguita da domande di una giuria composta da esperti del settore. Ogni domanda e’ atta a valutare la bonta’ dell’idea e la profittabilita’ di un eventuale investimento.Della ventina di presentazioni viste, si salvano davvero poche imprese.

Il modello di business di molte imprese, infatti, e’ piuttosto farraginoso, vuoi per la grandezza degli investimenti  - uno si proponeva di sostituire le macchine per le fototessere con altre che realizzassero anche video - vuoi per la lentezza del ritorno sull’eventuale investimento. I promotori non sembravano molto soddisfatti.
Altri motivi di sconforto sono stati la bassa qualita’ di alcune presentazioni: in platea spesso si faceva fatica a leggere le diapositive, alcuni relatori erano decisamente incapaci di parlare in pubblico, qualcuno denotava una scarsa conoscenza dell’ambiente competitivo in cui operano oppure riproponeva in salsa italiana esperienze estere gia’ avviate (e aggiungo io, gia’ tentate nel nostro Paese), altri ancora non si capiva proprio che cosa volessero fare o perche’ fossero li’.

In generale, il modello di business sembrava essere quello del provare a tirare su qualcosa, fare il botto e vendere al primo che capita. Un po’ come Twitter , solo che ora Twitter i profitti li fa per davvero, contrariamente a molte aspettative.

D’altra parte, proprio un paio di affermazioni da parte degli organizzatori sono sembrate interessanti:

  1. Se non avete un’idea della struttura dei ricavi, l’importante e’ creare delle metriche condivise che possano far capire la qualita’ delle operazioni.
  2. Se pensate di avere un’idea originale, allora forse non e’ tanto profittevole oppure non avete considerato i concorrenti.

Insomma, esperienza positiva ma i contenuti, in qualche modo dal basso, non erano all’altezza delle aspettative.

Sono disponibili i miei appunti su gran parte dei singoli interventi.

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Nov 09 2009

Prossimi passi: US e LeWeb

Domani mattina partenza per un breve giro negli States. Da queste parti ci si aspettano le solite meravigliose sorprese dettate da uno dei pochi princìpi guida, la serendipity.

L’altra volta è stato intenso, pur breve, l’ideale per un assaggino di cheesecake.  Tra le immagini che rimarranno ci saranno i Cubs vincenti - cosa assai rara - il sorriso delle persone e la luce rapida di Chicago tra i grattacieli del loop ma anche a North Michigan av.

Quest’anno si è preso gusto e quindi i giorni sono diventati 28, fino al 6 dicembre, con una tappa New York da un’amica e una deviazione all’ultimo in luogo da decidersi.

Il ritorno è su Paris il 7 dicembre dove si ricomincia con la professione, diciamo così: si va lì per assistere a LeWeb e per costruire e riprendere i contatti del lavoro precedente all’ultima esperienza, lavoro dove grazie ai miei ex colleghi ho lasciato un buon ricordo, anche tra gli addetti.

Dopo l’avventura, persa, dell’ultimo anno si è abbastanza restii a rischiare. Come dicono nei Balcani, quando ci si scotta con acqua calda, anche lo yoghurt fa paura. Quindi, si va a Paris con uno spirito eccitato ma controllato, riflessivo ma anche un po’ sfrontato se si vuole fare una buona copertura dell’evento, come vorrei. Qualcuno in proposito ha da suggerire qualche domanda per LeWeb?
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Nov 05 2009

IAB, impressioni a caldo

I ragazzuoli di Blogosfere mi han chiesto un piccolo contributo: avrei voluto essere più spinto e dedicarmi ad alcuni temi ma c’erano troppe hostess da vedere e gadget da prendere, altro che smau 1991.

Come Natale e Capodanno, inesorabile come ogni anno arriva lo Iab. Alle fiere di settore, solitamente, esistono varie tipologie di avventori:

  • Le persone che fanno PR di se stessi: solitamente si trovano sul palco
  • Quelli che cercano lavoro: si muovono tra gli addetti ai lavori e conoscono tutti
  • Quelli che vengono per stare lontano dall’ufficio: se ne stanno al bar
  • Responsabili di grandi brand concupiti - peggio di alcune bionde nei club - dalla categoria più camaleontica in assoluto (vd. sotto)
  • Gli account e dai commerciali più agguerriti: sono quelli con il nodo grosso della cravattae l’istinto psicotico omicida
  • Vari ed eventuali (scrivere nei commenti, per favore)

Lo Iab di quest’anno segue esattamente la stessa logica.

La differenza è che lo IAB è utile. Tutto nasce dalla sfortuna di svolgersi in un Paese arretrato come l’Italia dove il tema del digitale è oscurato in favore di altri media.

In Finlandia la fibra e la banda larga sono diritti fondamentali, qui invece sembra che siano il capriccio di pochi, dimenticando che l’accessibilità e le modalità di fruizione di internet sono un asset fondamentale per il Paese.

Pertanto ben vengano iniziative come lo Iab: vituperato, discusso, bistrattato ma dall’indubbio valore formativo per un pubblico generalista e così ampio di aziende che devono essere educate costantemente sui temi del digitale. Il crescente successo negli anni - e dei contenuti - rendono Iab indispensabile, una risorsa per il Paese.

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Nov 03 2009

Preparazione per LeWeb

Da queste parti c’è grande eccitazione per le prossime settimane: partenza per gli States (l’amata Chicago e New York) e ritorno su Paris per LeWeb.

Come già accennato, ci si è riusciti a farsi accreditare come blogger ufficiali, per commentare live i dibattiti, ad esempio da friendfeed.

Grazie a una botta, questa qualifica di ufficialità dà la possibilità di entrare gratis. Altrimenti, la spesa non sarebbe stata affrontabile e fortunatamente, peraltro, si può contare sull’ospitalità parigina del collettivo rue monge.

Sto insomma tentando di organizzare questo mese di trasferta, considerando che al ritorno, a meno dell’ipotesi B, ci si dovrà trovare un lavoro.

Mi piacerebbe trovare un po’ di domande da fare al panel e, perché no?, coinvolgere i pochi lettori di questo blog.

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Ott 26 2009

A’ Paris pour LeWeb: la côté charmante de l’Internet

Published by admin under io, segnalazioni, social network

Oggi pomeriggio si è finito un ciclo di lezioni di marketing presso un master: ragazzi bravi, carini e sorridenti. Ora ci si può dedicare ad impicci burocratici riguardo casa e altre quisquilie.
Quello che arriva si preannuncia un mese duro e ricco di sorprese: quando non hai nulla da perdere, arriva il meglio.

In ogni caso, il solo appuntamento certo per le prossime settimane è Paris nei primi di dicembre.
Non si sa perché ma gira e rigira si è sempre lì. Sarà per gli amici e la straordinaria allure che mi lega a Lutetia?

Da queste parti, infatti, si è riusciti con un po’ di fortuna a ottenere un bel pass da official blogger per seguire LeWeb, insieme ad altri 4 compatrioti: Luca, Tiziano, Dario che ritrovo dopo qualche anno, e Stefano, il quarto, che non ho ancora avuto modo di conoscere.

Il panel è dappaura, gli incontri saranno interessanti e sarà l’occasione di allargare le proprie conoscenze professionali e umane: soprattutto, si potrà sperimentare nuove tecniche di copertura eventi attraverso l’uso di friendfeed per il live blogging e del blog stesso per discorsi più strutturati.

C’è qualche giorno per decidere la brevissima scheda biografica: son indeciso fra bof manager e il sempre valido fashion victim manager ma si accettano volentieri suggerimenti.

Per eventuali sconti, cè questo codice del 10%: BLOG09.

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Set 18 2009

Mixcloud, ci piace!

Published by admin under musica, social network

Grazie a Techcrunch UK, si ha potuto provare Mixcloud, una nuova piattaforma di musica che permette, lato produttore, di caricare show, DJ mixes e podcast e, lato utente, di scoprire facilmente nuovi contenuti: la definizione di Techcruch di youtube delle radio online mi sembra un po’ limitativa. Dentro c’è twitter e amazon, delicious e lastfm, raccomandazioni e following, e soprattutto tante playlist.

September 4 Mix Cloud Minimal Podcast(Exclusive) by Mut&Hell on Mixcloud

La mia impressione? E’ presto per fare previsioni, forse è l’ennessimo social network sulla musica, pur ben fatto, e mancherà la mission in fatto di podcast ma potrebbe diventare un bel repository per playlist di DJ.

Da lunedì aprirà al pubblico, non solo ai beta-testers: solo allora si potranno avere delle valutazioni oggettive.

Se vuoi un codice invito, fammi sapere, sempre che non siano già finiti visto che se n’è twittato in merito.

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Feb 17 2009

Il primo blog IBM Italia

La filiale italiana di IBM ha aperto pochi giorni fa un blog intitolato IBM Softwareland. Ogni iniziativa che porti l’apertura di un’azienda verso l’esterno non può che essere ben accetta: da queste parti si considera molto importante non solo per l’utente, prima che il consumatore, ma anche per l’azienda stessa. E’ molto meglio avere in casa che altrove le eventuali critiche.

Entrando nel merito del progetto, anche se per adesso ci sono solo 3 post, il blog dovrebbe essere dedicato al sofware IBM e alle soluzioni che questo porta alla quotidianità.
E’ prevista anche una sezione in cui gli utenti possono proporre le proprie idee (a fronte di che?). Ottimo che non ci sia bisogno di registrazione e che i commenti vengano subito approvati.

L’unica cosa secondo me un po’ misleading - come dicono in IBM* ;) - è la dicitura Editoriale per la parte principale del blog. Dettagli.

Così concepito, quello di Softwareland mi sembra un esperimento che potrebbe portare ad un corporate blog di IBM Italia, sulla falsariga di quanto già fatto in precedenza da altre multinazionali, come Microsoft, di stanza a Segrate, che forse è il comune italiano con il più alto tasso di aziende enormi per fatturato presenti con un blog. (NDR: potremmo inventarci un misuratore con abitanti del comune, fatturato multinazionali, numero blog aziendali).

In ogni caso, è prematuro dirlo: è più probabile che sia un pilota sul quale misurare questa eventualità. Ciò che è certo è che IBM, finalmente, vuole sperimentare - nel pensiero di uno dei suoi responsabili, Stefano - nuovi canali di comunicazione, più interattivi, che trascendano il sito internet di IBM Italia. Bravi.

* ho fatto lì lo stage, peraltro con gente fantastica, per cui so come parlano. Una volta, alla mensa, una tizia mi fa “puoi shiftare di un posto, per favore?”

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Ott 09 2008

Facebook apre a Paris

Published by admin under comunicazione, social network

Avete mandato il CV?

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