Archive for the 'segnalazioni' Category

set 13 2012

LeWeb ’12: il fascino discreto di Internet

Pare che anche quest’anno ritornerò a seguire LeWeb, una di quelle conferenze con panel eccezionale e tanta socialità diffusa tra gente dell’Internet. Uno di quei posti dove è importante esserci perché incontri il mondo e manca soltanto Dio (e non mi riferisco a quello Steve morto l’anno scorso..).

A dir la verità, da queste parti, non ci si sperava tanto nella riconferma ma sono stato molto fortunato. Si sa che con Paris ho un feeling particolare e che per me LeWeb rappresenta un corso di igiene mentale sulle stato dell’Internèt.

Fatta questa premessa, quest’anno il tema 2012 è Internet of Things, ovvero come cose, sistemi e persone potranno comunicare attraverso un indirizzo ip: è il fascino discreto di Internet che penetra sempre più con facilità nelle nostre vite e, finalmente, nei nostri oggetti.
Ne avevo sentito per la prima volta su Working Capital con il progetto di Andrea Reginato e da allora sono passati due anni, le possibilità e i mercati sembrano illimitati e parlarne ora, dicono, è come prevedere il mercato per le plastiche nel 1940.
A LeWeb si proverà a farlo e per questo motivo invitano al solito gente che ne sa a pacchi anche se, pare, stanno ancora cercando qualcuno da invitare.
La prima persona che mi è venuta in mente è una persona molto intelligente che ho avuto l’onore di conoscere un anno fa e che mi ha travolto con la sua capacità di comprendere e interpretare Internet nelle sue 8 miliardi, come gli individui sulla Terra, di sfaccettature.
Questa persona si chiama Nerio Alessandri, il fondatore di Technogym, uno talmente figo che nella sua bio su twitter scrive Italian startupper, Technogym founder, promoting Wellness as an opportunity for a better World.

Secondo me lui può dare molto in termini di vision su come legare l’Internet of Things con il fine sociale (il Wellness), e si merita un palcoscenico internazionale. Io l’ho votato, perché non lo fate anche voi?

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set 12 2012

Arctic15, startup competition

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Nei giorni scorsi si sono concluse le votazioni per decidere le startup partecipanti alla fase finale di Arctic15, una conferenza molto interessante che si svolge ogni anno in Finlandia. 
La competition ha visto oltre 100 startup partecipare, certo siamo lontani dai numeri di LeWeb anche perché vengono fatte delle restrizioni sulla provenienza geografica delle startup, ma a me quella scena è sempre piaciuta tantissimo e – insieme a HackFwd – mi sembra riesca a coniugare freschezza e tecnologia. Per questo la seguo sempre con attenzione e, se non lo fai già, sottoscriverei tutti i loro profili Social Media.

La rassegna nasce grazie a quell’incubatore che è Arctic Startup e quest’anno vedranno in gara per la vittoria finale e 30mila euro (cash e servizi) alcuni soggetti/startup che si sono distinti per una caratteristica particolare, dal lancio di prodotto al design. Eccoli di seguito con un breve commento.

Best product launch: Catchbox, Finland

E’ un microfono dall’aspetto bizzarro per le domande dal pubblico. Ha un bellissimo design, è facilmente replicabile ma non è escluso possa diventare la Rovio dei device proprio cominciando da una nicchia particolare e dall’incubo dei dibattiti. Quello che dovrebbe fare è Turning Q&A into Q&A&A&A&Q&A&Q&A. Incognita.

Best enterprise startup: datatracker, Iceland

Purtroppo è in private beta ma le premesse sono quelle di rendere facile e divertente l’estrazione e l’analisi dei dati. Già prevista l’integrazione con Salesforce. Incognita.

Best consumer startup: Gamebook, Finland

Un’app gratuita per le partite di golf con gli amici da vivere e rivivere: bellissima grafica, l’usabilità sembra ottima. Purtroppo mancano i termini di paragone ma la nicchia scelta e le possibilità di ecommerce possono essere un bel volano per il successo. Ne sentiremo parlare.

Best gaming startup: Ovelin, Finland

App a pagamento per imparare a suonare la propria chitarra, vera, con ipad attraverso alcuni giochini ben studiati. Sembra ben fatta, forse manca un piano freemium ma i €3.99 forse sono una soglia abbastanza bassa rispetto ad altri competitor. La futura Rovio per la musica? Ne sentiremo parlare.

Best mobile startup: Eskimi, Lithuania

Scoprire nuovi amici con il proprio smartphone. Se il posizionamento non diventa simile a quello di grindr et sim., non vedo sviluppi rispetto ad altre app di nicchia. User experience agghiacciante, utenti iscritti peggio, modello freemium. Vabbe’ ci provano, fanno bene.

Best new startup in 2012: Infogr.am, Latvia

La mia preferita: permette di fare belle infografiche. Si può già fare qualcosina sul sito: basta avere i dati e un po’ di fantasia nel montarli. Ne sentiremo parlare. Per me vincono.

Best side project: Mentimeter, Sweden

Grosso punto interrogativo: si tratta di un tool per fare domande a risposta multipla e ricevere risposta con tanto di grafico. Molto semplice, pure troppo forse, e con modello freemium: Pick1 è molto più avanti. Incognita.

Best startup accelerator program: Startup Sauna, Finland

In gara pure un programma di accelerazione. Giudicate voi dal portfolio. Di sicuro si presentano bene. Senza voto.

Best new recruit: Coursio, Sweden

Tool per la gestione online di programmi di formazione per classi piccole fino a 10milan utenti. Previsto un modello freemium. Tutto si gioca sull’usabilità e l’interfaccia utente. Incognita.

Best design: Publishzer, Finland

Tool per la produzione di magazine online (magari lo si userà per il WP Mag :) ). Dal video sembra una cosa molto ben fatta per i magazine fotografici o dai contenuti stilosi. Ne sentiremo parlare.

Best marketing campaign: Gajatri Studios, Finland

Questi li conoscevo già tanto che li avevo segnalati: yoga e gaming sono gli ingredienti per questa società che ha l’obiettivo di diffondere il benessere psicofisico alle persone. Ne sentiremo parlare. Vicini alla vittoria.

Most deserved investment: The Eye Tribe, Denmark

Tecnologia che permette l’uso di tablet e smartphone tramite la vista. Sembra una figata anche se personalmente ho forti dubbi per l’utilizzo prolungato di questi apparecchi. Comunque faranno la loro figura. Ne sentiremo parlare.

Best Nordic startup: Cabforce, Finland

E’ come über ma per i taxi e in molti più Paesi d’Europa: prenota un taxi o un ncc con un’app. Pare funzioni anche a Milano ma solo per le vetture private “due to local regulation“. Comunque è ben fatta sia su app che via web. Ne sentiremo parlareVicini alla vittoria.

Best Baltic startup: Pipedrive, Estonia

Software per i commerciali e i venditori: sembra molto usabile di primo acchito. Ne sentiremo parlare.

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lug 13 2012

Steve McQueen e perché Thomas Crown è epico

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Da queste parti, si sa, si adora Steve McQueen e tutto quel mondo di velocità e stile che lo circonda. Eppure, c’è un film suo che mi piace più di altri: è Il Caso Thomas Crown, che lo vide protagonista con una splendida Faye Dunaway in una storia composta principalmente di elementi torbidi, passione e pericolo. Un mix perfetto per quell’anno, il 1968.

In stile Saviano, esistono 10 motivi per cui adoro questo film.

  1. All’epoca i banchieri alla Steve McQueen avevano la tendenza a non fare danni alla società: si limitavano a rapinare la loro stessa banca con l’ausilio di sconosciuti.
  2. La figura del ladro gentiluomo sarà uno stereotipo ma con Steve raggiunge livelli più alti del più celebre Cary Grant di “caccia al ladro”: provate a prenderli (e confrontarli).
  3. Mai partita a scacchi al cinema fu così sensuale: credeteci.
  4. Il silenzio del volo in aliante.
  5. Le Dune Buggy e la libertà che questa comporta sono sempre über-top;
  6. La Ferrari è definita come “una di quelle cose rosse italiane”: nonchalance e stile per il king of cool.
  7. Il piano e la preparazione del colpo dovrebbero essere patrimonio dell’umanità.
  8. La regia della rapina sono magistrali per tempi e ritmo.
  9. Il vintage degli effetti grafici e dello split screen sono cosa buona e giusta.
  10. Faye Dunaway ha un epico dubbio fra ragione e sentimento, altro che Jane Austen.

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mag 22 2012

Social Business Forum 2012: I Social Media sono i CCT di un’azienda

Per le aziende i Social Media possono essere CCT che, quando va bene, si possono intendere sicuri come gli agés Certificati di credito del Tesoro, oppure, quando va male, come i famigerati Confusione Casini Trambusto. Dipende – come qualsiasi mezzo – dalla padronanza e dall’uso che se ne fa.

A mettere ordine nella materia e a dare spunti per un uso corretto dei Social Media, sia in ottica b2c che b2b, ci pensa ogni anno una realtà come Open Knowledge che anche per questo giugno si è messa a organizzare il Social Business Forum. (mi sembra di essere il Rutelli di Guzzanti, ma chi ve lo fa’ fare, siete dei grandi).

Anche quest’anno la conferenza sembra avere il suo perché: la comunicazione tout court non può più bastare, alle aziende bisogna dare idea dei tassi di conversione e di come un uso dei social media possa influire, positivamente, sui processi aziendali e verso gli utenti. Un’azienda più aperta, lavora meglio, è più recettiva al cambiamento, si evolve, sopravvive.

In particolare, i temi di quest’anno sono:

  • Coinvolgimento attivo del cliente;
  • Social Commerce;
  • Integrazione di collaborazione e processi;
  • Social Support e Customer Service;
  • Social Media Marketing e Strategy;
  • Social Business Intelligence e Insights;
  • Innovazione collaborativa e Crowdsourcing.

Insomma, con questa conferenza i Social Media possono dare quegli spunti in più per aiutare le aziende a migliorarsi e a investire in ciò che può aiutarle a uscire, meglio di altre, da questa crisi.

Social Media: da CCT cattivi a buone commodities.

(nel prossimo post, ci sarà un’intervista a uno degli speaker, a mia scelta. Chi posso coinvolgere?)

[Disclaimer, grazie alla mia proverbiale fortuna, una mia vecchia conoscenza, Stefano Besana di Open Knowledge nonché speaker, mi ha invitato ad assistere al Social Business Forum i prossimi 5-6 giugno. In cambio mi ha chiesto due post, uno sul Forum e un’intervista a uno speaker: inutile dire che solo questa ultima possibilità vale il gioco]

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feb 13 2012

I desideri sono ambizioni: Clärchens Ballhaus

Published by under io,segnalazioni

Ci sono luoghi fantastici in giro per il mondo, basta esser curiosi e fortunati, due caratteristiche che, di grazia, non mancano da queste parti. Clärchens è uno di questi, un luogo a Berlino, in Auguststr, Mitte, davanti al quale sono passato spesso davanti incuriosito senza mai osare fare il passo decisivo. Paradossalmente, si hanno meno timori ad entrare da soli in un club piuttosto che in una balera. Perché è proprio di questo che si tratta.
Clärchens è uno di quei luoghi che le guide, tranne quelle redatte da persone fighe, non sempre citano. E così una domenica pomeriggio – complici il gelo, la chiusura di negozi e, soprattutto, l’ignoranza – la curiosità porta un gruppetto a sperimentare.
Il piano di sotto è una sala da thè con un palco e un dj: qui fanno la loro comparsa uno sparuto manipolo di radical chic – i miei amici ed io – da una parte e famiglie numerose dall’altra con un nutrito gruppo di persone agé. La musica è quella della DDR, pop ballabile crucco. E già qui vale la visita.
Al piano di sopra, invece, la vera meraviglia: la sala dei concerti, gli stucchi alle pareti con muri scrostati, specchi 3×4 ancora scheggiati delle ferite della guerra e, ad un lato dello spazio, un gruppo klezmer con clarinetto, fisarmonica, contrabbasso, xilofono, violini. Tutto dominato da un lampadario enorme in vetro e illuminato da candelabri accesi sparsi per la sala. In una parola, decadente, come lo ha definito l’amica che mi ha convinto a dare una chance a questo posto.

Con elementi di questo tipo possono capitare molte cose.

Che un gruppo italo-franco-tedesco si metta a ballare su un palchetto in cima a una scala dal quale si domina la sala. Pubblico in delirio, musicisti anche, gestore pure. Tranne il tecnico. Lui “Raus”.

Che i musicisti facciano spazio davanti a loro per permettere il ballo di sala.

Che si sia un po’ timidi e si resti per 5 minuti ai margini, senza riappropriarsi della scena. Finché non ci si guardi e si decida di trascinare il suddetto gruppo in mezzo alla sala con una frase stupida. “Oh-my-god, it’s fame” (più o meno alla loro maniera).

Le movenze erano quelle di Cats perché da queste parti il ballo e la teatralità sono essenziali.
Come i musicanti di Brema o il pifferaio di Hämmerlin – d’altra parte siamo in Crucconia – la carovana si muove con passo inesorabile verso il centro.
Con la coda dell’occhio, da queste parti si nota che una tipa guarda e quel che si pensa in quel preciso momento, è che non si è mai ballato con Madre e che “avrebbe fatto piacere farlo con lei piuttosto che ballare con queste ragazzette della mia età”. Così si prende la tipa e comincia la danza: avrà avuto 70 anni, per questo avevo pensato a mia matre.
Qualcuno potrà pensare che si tratti di un mero protocollo XXX, dove XXX è un caro amico che usa scientemente questa tattica: prendi la tipa più vecchia del locale, ballaci, tutte ti guarderanno con occhi migliori. Ma tant’è.
Il bello della Germania – di Berlino, anzi, che è ben diverso – è che la gente si prende decisamente molto meno sul serio. Si lavora seriamente, ci si devasta nel weekend e si lavora forse più duramente non solo con un senso di colpa da lunedì ma anche con un senso di stupore che a volte parte, come in questo caso, dalla coda dell’occhio.

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dic 19 2011

Startup Competition di LeWeb: intervista ai vincitori di Beintoo

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Subito dopo aver vinto la Startup Competition di LeWeb, da queste parti si è avuta la possibilità di intervistare per primi Antonio Tomarchio e Rossella Dacono di Beintoo. Emozionati e affaticati da 3 giorni intensi mi han dedicato una decina di minuti per un’intervista senza fili che si è dovuto in gran parte tagliare nelle sue parti più divertenti ma tant’è.
Delle parole scambiate quello che emerge sono la consapevolezza per un bel prodotto, la cura dei dettagli e l’orgoglio di fare qualcosa di ottimo. Respect.
I temi toccati sono le prospettive future di Beintoo, la competizione di LeWeb, vantaggi e svantaggi dell’italianità per una startup dall’istinto globale.

Antonio, CEO e Founder di Beintoo, e Rossella Dacono, Marketing Director, hanno le idee chiare e un’ambizione. Scopritele in questa intervista di pochi minuti.

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dic 15 2011

LeWeb 2011: 10 cose particolarmente überlike

Da queste parti ci si è divertiti a fare una breve presentazione su 10 cose particolarmente gradite a LeWeb, Paris. Anche se manca la spiega delle diapos, hope you dig it!

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dic 08 2011

LeWeb, Startup Competition: pitch e impressioni

Published by under segnalazioni,vita reale

Lo spazio dedicato alle Startup ha visto protagoniste 16 finaliste, come anticipato settimana scorsa. E’ difficile fare una valutazione dell’effettivo valore di alcune delle società in nuce viste sul palco ma da queste parti qualche impressione la si è avuta. Eccone una lista ma bisogna fare una piccola precisazione al solito: se hai superato la selezione tra oltre 600 application e la scrematura da 32 a 16 partecipanti, insomma, se sei lì, sul palco, a Parigi, a metterti in gioco e parlare di una tua creatura che peraltro stai già costruendo, dette queste cose, allora sei un grande. Si parla sempre, soprattutto da queste parti, ma se fai, hai ragione a prescindere.

  • La prima impressione è che ci siano delle boiate pazzesche in giro.
  • La possibilità di società molto più grandi di implementare il core business di molte startup è relativamente ampia.
  • Ad esempio, gli annunci georeferenziati possono essere facilmente replicati da altre realtà.
  • Dunque, il business model sembra essere non tanto quello di fare un prodotto di cui essere orgogliosi, bensì quello di farsi acquistare.
  • Tuttavia, da queste parti si crede che solo con un prodotto ottimo (sotto diversi aspetti) si possa avere la possibilità di essere acquisiti.
  • Finché le startup avranno come obiettivo principale quello di vendere a società più grandi senza un prodotto strafigo, sono condannate al nanismo o alla scomparsa.
  • Però esistono alcune startup che fanno qualcosa di visionary  e disruptive. Sono quelle che fanno innovazione.
  • Google, per bocca di Schmidt, ha dichiarato di fare un’acquisizione alla settimana.
  • In questo, l’ecosistema Web mi ricorda quello discografico: 3-4 major che fanno il mercato e una miriade di indipendenti.
  • Startup come le Indie, settore R&D come Artist and Repertoire del settore discografico.
  • Con la differenza che sono 100 i milioni disponibili solo in Italia. Una liquidità straordinaria in cerca non solo di idee forti ma anche di un team adeguato (“Io finanzio al 65% il team”, riferisce un investor)
  • In generale, dal punto di vista della comunicazione, pochi hanno eccelso.
  • Per competenza, padronanza e chiarezza, Antonio di Beintoo è stato molto bravo. Si avevano dubbi sul suo prodotto ma ora sono completamente fugati. Ne sentiremo ben parlare.
  • Pur timidi, i ragazzi di ClearKarma hanno fatto una bella presentazione anche se il loro mercato è duro per dievrse ragioni (foodzy, fooducate etc). D’altra parte la loro value proposition è abbastanza forte. Non cambieranno il mondo ma aiutano le persone motivate.
  • Da questo punto di vista, poche startup volano alto: poca vision e pathos nel voler costruire un prodotto eccellente e semplice.
  • La parola giusta per definire la più parte di queste è una: queste startup a Paris sono perlopiù loffe.
  • L’anno scorso c’erano Waze, Paper.li e la GrandeMarmite (non più pervenuta), quest’anno è difficile dire di quale ci ricorderemo il prossimo anno. O forse ci sarà un effetto Jalisse.

Si possono votare le diverse startup sullo spazio youtube dove sono presenti anche i pitch. Check’em out!

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dic 08 2011

LeWeb 11: liveblogging II giorno

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Secondo giorno a LeWeb in diretta qui e soprattutto su twitter. Dalla sessione plenaria allo spazio startup #leweb

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dic 07 2011

LeWeb11: No advise, follow your rules

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Si è aperta oggi a Parigi l’edizione 2011 di LeWeb, l’ormai tradizionale conferenza su Internet, business e dintorni, il vero punto di incontro tra la Silicon Valley e il vecchio continente.

Nonostante il focus fortemente orientato verso la tecnologia, l’appuntamento di oggi è partito con un’intervista di Loic Le Meur, l’organizzatore di LeWeb, al genio francese della moda, Karl Lagerfeld che ha stupito tutti per la sua capacità di legare tecnologia e moda. I due mondi hanno aree di sovrapposizione marcate più di quanto si immagini: si basano entrambi sull’innovazione, sul consenso di un pubblico bramoso di novità e sull’obsolescenza pianificata.
Il bello di una conferenza come LeWeb è proprio la sua capacità di unire mondi differenti, facendone una sintesi. Lagerfeld rientra perfettamente in questo caso: annuncia la sua devozione verso un couturier del design e dell’usabilità come Steve Jobs e riferisce, mostrandone una parte, della sua dotazione Apple: 4 iphone, un centinaio di ipod con la musica catalogata per tempo e luogo, 30 ipad che usa per fare i suoi disegni e schizzi.

La cosa curiosa è che non usa l’email: per lui questo strumento è per chi ha tempo. “Chi è indaffarato, non usa l’email“, dichiara. Al di là delle note di costume e di colore, è stato annunciato anche il lancio di Karl, la sua linea personale in collaborazione con Net-à-porter: la novità è rilevante.
Se negli anni la filiera della moda aveva abituato il pubblico ad un processo che partiva dalla casa di moda e in sei mesi arrivava ai consumatori tramite i buyer e i negozianti, con questa nuova linea lo stilista arriva direttamente agli utenti online, via web. La fase di disintermediazione – uno dei trend emergenti del web degli ultimi anni – viene fatta saltare anche nel caso dell’industria della moda.
Prima di chiudere, Karl Lagerfeld lancia anche il suo messaggio a chi gli chiede un consiglio per le startup: “no advise, follow your rules“.

La mattinata continua con diversi interventi, non tutti della caratura o dallo stesso impatto dello stilista. Bisognerà attendere il pomeriggio per avere un intervento di peso, quando sarà il turno di Eric Schmidt, l’uomo che da CEO ha fatto crescere Google prima di lasciare in aprile la carica a Larry Page. (qui il suo intervento)

Dopo una demo piuttosto istituzionale di Honeycomb, Schmidt si è lasciato andare a un dialogo molto franco e diretto con Loic Le Meur, dando una sua personale visione di come sarà nel futuro il rapporto dell’uomo con la tecnologia: “in 20-30 anni sia le macchine che gli umani continueranno a fare quello che sanno fare meglio. Le macchine hanno calcolo e infinita memoria, le persone creatività, intuizione, immaginazione“.
Schmidt sembra sincero quando parla dell’importanza della competizione e del ruolo emergente dell’Europa: “Silicon Valley needs a competitor and Paris is one of the cities that has the capacity to become one” e “places with the highest diversity and competition creates the strongest organisations” sono le frasi che più hanno fatto applaudire la platea. Proprio in Europa, a Parigi, Google ha appena aperto un nuovo polo Ricerca e Sviluppo, dal quale si spera di sviluppare un ecosistema di innovazione. Per Schmidt, “the Internet is the core source of future growth in Europe”.

Difficile mantenere i livelli dell’intervento di Schmidt. L’ultimo degno di nota della giornata è infatti quello dedicato a Mister Instragram, l’app che ha reso grandi fotografi 15M di utenti. Kevin Systrom ha spiegato come è nata la sua creatura, dedicando molto tempo alla user experience e alla costruzione di un team di eccellenza: “Per metterlo in piedi, ho pensato ai migliori ingegneri e designer da portare a bordo“. il prodotto prima di tutto, una lezione che dovrebbe essere tenuta a mente dalle startup che nei padiglioni a fianco stanno facendo i loro pitch per la Startup Competition 2011. Ma questa è una storia che si racconterà a parte con polemica e giudizio.

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dic 07 2011

LeWeb 11: liveblogging I giorno

Published by under segnalazioni,social network

Come ogni anno si segue LeWeb in diretta. Dalla sessione plenaria allo spazio startup:

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dic 04 2011

C’est chic, c’est glamour, c’est LeWeb

Published by under segnalazioni,vita reale

Bene, il titolo di questo post è assolutamente vacuo e superficiale. Il motivo è che da queste parti è come fosse Capodanno, un nuovo inizio per ricaricare le pile e farsi un corso di igiene mentale. Questo rappresenta Le Web: il paese dei balocchi per chi è innamorato di business e Internet, pochi giorni per resettare e ragionare un poco sui prossimi mesi a livello professionale e amatoriale, facendosi ispirare dal panel delle persone presenti e dalle conoscenze serendipitose che capitano ogni anno.

Se proprio non avete altro da fare, da queste parti si dovrebbe dare adeguata copertura tramite Social Cosi, Twitter in primis ma anche FF e FB.
Di motivi per partecipare alla manifestazione (anche via streaming, è gratis) ce ne sono molti ma scritto qui fa molto scarrafone a mamma sua. Lasciamo parlare gente competente.

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