Archive for the 'segnalazioni' Category

Mar 11 2016

Consigli per mangiare bene a Firenze

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Gli ingredienti per l'Inzimino mon amour

Facendo la spola con Firenze da oltre 4 anni, mi si chiede spesso di fornire consigli culinari per il weekend e così con il mio lapis ho deciso di fare una sciacquata in Arno con quello che Ilaria ed io – ma lei partiva avvantaggiata – abbiamo scoperto in questi anni.

È un po’ un’ossimoro ma sono un po’ tutti i miei posti preferiti, spesso per la cucina, ogni tanto per il carattere, sempre per una loro punta di unicità. Ovviamente, è tutto molto soggettivo (come vedrai, non c’è il Lampredotto per il quale non vado ghiotto) e peraltro aspetto ancora di provare alcune icone come Burde e Coco Lezzone.
Una cortesia: se trovi utile questo post, metti un like e rilancialo su Facebook per favore, così magari raccogliamo qualche altro indirizzo. Ora noi si parte, però: troppe parole e noi si ha già fame! :)

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Set 02 2015

Pop Economy tra Big Data, Gamification e Crowdfunding

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luciano pop economyQuesta recensione va cominciata con una premessa ragionevole quanto necessaria: poi ognuno metta la tara, come meglio crede.
Conosco Luciano Canova, l’autore, dal primo anno di università, da quando sentivano il mitico prof. Marco Cattini di storia economica spiegare il suo obiettivo per quell’anno, quello di fare un corso di igiene mentale – espressione che ormai, da allora, ho fatto mia –  per aiutarci a pensare da storici con tutto quel che ne consegue: profondità di giudizio, capacità di considerare più aspetti e variabili, l’abilità di immedesimarsi nella razionalità dei diversi soggetti che avremmo incontrato.
Ecco, Luciano con Pop Economy (Hoepli) ha perfettamente assimilato quell’insegnamento e sia riuscito a combinarla con gli insegnamenti di quel libro immortale che è Lezioni Americane del buon Calvino.
Dopo un attacco così non vorrei alzare il livello dell’aspettativa: Pop Economy è un libro divulgativo, sistema argomenti già conosciuti per gli addetti ai lavori che quotidianamente si informano leggendo riviste e blog da tutto il mondo, ma non si limita a mettere ordine a diverse materie e spunti ma ha il grande merito di porre delle domande e di lasciare al lettore la curiosità di seguirlo nei suoi ragionamenti.
Ho in particolar modo apprezzato i capitoli sulla “Spinta Gentile”, le “Cascate Informative” e le “Reti della Società Iper-connessa”. La prosa è scorrevole, le citazioni sono mai banali e gli esempi sono chiari.

Non voglio rovinare la sorpresa ma sono soldi ben spesi (10,97 euro carta, 5,97 su Kindle con possibilità di un estratto gratuito) per una gradevole lettura di poche ore che vi aiuterà a restare curiosi.

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Dic 02 2014

Nerio Alessandri, un libro per smuovere

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NerioCoverPer Nerio Alessandri da queste parti si nutre una grandissima stima: è una di quelle persone in grado di cogliere gli aspetti fondamentali di una disciplina e applicarli rapidamente, e con successo, al proprio ambito.

Fin dagli inizi, con questo spirito il giovane Nerio riesce a crescere e a creare quel gioiellino che è Technogym. Dalla meccanica all’elettronica al digitale e, per il prossimo futuro, l’Internet of Things.

Di fronte al suo libro – “Nati per muoverci“, Baldini & Castoldi, (IBS o Amazon) – è raro trovare un testo in grado di prestarsi a così tanti livelli di lettura: un viaggio negli anni ’80, un saggio di formazione, un’epopea imprenditoriale, un manuale di business innovation e management, un programma politico nel senso più nobile dell’espressione.
Gli elementi che legano questi generi così diversi sono quelli dei materiali preziosi per una mente viva: curiosità, consapevolezza, intuizioni, cultura del lavoro.

Il libro è godibile in grandissima parte e si legge tutto in un fiato, forse si trascina un po’ nel finale ma riesce a restituire in quasi tutte le sue righe una gran quantità di concetti e aneddoti legati agli inizi, ai sodalizi sportivi e agli incontri più importanti legati allo sport, allo spettacolo e alla politica: Senna, Briatore, Schumacher, Todt, McCartney fino all’episodio meraviglioso del Cremlino o all’inaugurazione del Technogym Village.

Non sono solo storie piacevoli o interessanti. Lungo le pagine Alessandri riesce a spiegare con semplicità l’elemento centrale del suo modus operandi, che è il vero protagonista del libro: l’imbestio di suo conio, quel misto di fame e grinta per il risultato e il prodotto, quella forza che porta lui e i suoi collaboratori a migliorarsi sempre, a non sedersi mai sugli allori.

Se una cosa ha successo, è già vecchia” è uno degli adagi più paradossali di Alessandri: riesce a comunicare pienamente l’amata distruzione creatrice di Schumpeter che, tuttavia, non si limita ai concorrenti o all’ambiente in cui opera l’azienda ma passa soprattutto per la propria azienda.
Il grande merito di Alessandri è quello di aver posizionato la sua azienda su concetti più alti, non solo aggiungendo il tocco in più, quello italiano legato al design, ma anche associando la propria impresa – la lingua italiana che permette questa doppia sfumatura è una lingua meravigliosa – alla filosofia del Wellness catalizzando e cavalcando una vera e propria domanda latente. 

L’obiettivo di Alessandri è ambizioso: il miglioramento della vita delle persone attraverso uno stile di vita adeguato che include il movimento, la salute e la prevenzione. A questo proposito c’è una sua frase dalle implicazioni molto forti: “la cura è un diritto, la prevenzione un dovere“. Dentro ci si vede una dottrina politica fatta di consapevolezza e responsabilità, sia verso gli altri che verso se stessi.

Sarebbe fantastico poter scrivere molto altro sul libro ma non si vuole correre il rischio di rovinare il piacere della lettura (disclaimer, tomo che ho avuto in dono ma che avrei acquistato).
Un ultimo consiglio. Per questo Natale fate un favore alla comunità, regalate “Nati per muoverci”a chi è in crisi, si piange addosso, deve crescere se stesso (o i figli), oppure prendetelo per voi stessi, leggetelo e poi gambe in spalla per rendere questo mondo un posto migliore.

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Mag 14 2014

Hackathon aziendali: R&D per aziende smart

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Appathon UnicreditDa queste parti uno dei cavalli di battaglia più abusati è la similitudine tra ecosistema odierno delle startup e il mercato discografico di qualche anno fa: una volta, 3-4 major importanti e la miriade di etichette indipendenti che facevano A&R e scouting alla scoperta di nuovi artisti; oggi, gli agguerriti player che, oltre che internamente, trovano innovazione anche tramite acquisizioni di startup esterne.
Questo mondo emergente è fatto di giovani imprenditori (basta chiamarli startupper) che tentano nuovi modelli di business, adattando quelli tradizionali o scoprendone di nuovi.
Ci sono, poi, le classiche aziende che si sono accorte di questo fermento – un R&D fatto dalle startup e da giovani di talento – e tentano di cavalcarlo più o meno bene.

Qualche mese fa, ad esempio, un’iniziativa di Metropolitana Milanese organizzava un hackathon per la realizzazione di un’app e un montepremi di 1.000€ (sic!): con un brief così dettagliato (leggi qui) sembrava una gara a basso costo, un modo per risparmiare sulle agenzie e avere lavoro quasi gratis facendo leva sul bisogno delle persone di emergere.
Per fortuna non tutte le aziende sono così: imprese illuminate, coadiuvate da ottimi partner, cominciano a guardare con reale interesse –  senza dare la mera impressione di sfruttare in una sola direzione, la propria ça va sans dire – a questo fenomeno genuino degli hackaton.

Tra gli ultimi eventi più interessanti su cui sono stato recentemente coinvolto, oltre all’iniziativa Iveco con Talent Garden Torino, c’è Unicredit che ha lanciato un Appathon e lo ha fatto nel modo giusto dando valore vero ai partecipanti –  web designer, developer e business – con diversi punti di forza:
a. Il montepremi, prima di tutto: 18.000 euro, di cui 10.000 al team vincitore, saranno bruscolini per una banca ma sono un bel cambiamento di rotta rispetto alla “visibilità” che spesso si traduce in visibilità solo per l’organizzatore.
b. L’impegno di risorse della banca: sono 24 i mentor coinvolti da ogni livello e settore di Unicredit durante la maratona, notte compresa. Mentre quello della banca è evidente, il valore per i partecipanti è aver piena focalizzazione sul business e avere stimoli di pragmatismo. A memoria non ricordo un impegno così forte da parte di una società tanto importante.
c. I brief e i temi sono talmente generici – mobile banking e edu-finance – da dare l’impressione di una reale apertura di Unicredit alle idee esterne che possano essere di innovazione vera.
L’innovazione è infatti tale se è vicina ai bisogni dei clienti, come hanno più volte affermato durante la conferenza di lancio.
d. La possibilità per i partecipanti di farsi notare e di vedersi riconosciuto il talento finalmente in modo proficuo. Purtroppo – ma non potrebbe essere altrimenti – le gare delle grandi imprese su certi servizi sono spesso sottoposte a molti vincoli. Questo Appathon supera questi limiti e permette ai talentuosi fuori dal mondo delle agenzie di fare il loro.

Combinando questi elementi, Appathon è forse il primo esempio in Italia di strategia azzeccata di hackathon aziendali da parte di una realtà enorme: le aziende smart sono quelle che tramite questi eventi hanno uno scambio paritario,  in modo onesto e proficuo per tutte le parti, con un reparto R&D diffuso fatto di talenti.

L’appuntamento è per il 21 e il 22 giugno. Io ci sarò, chi mi fa compagnia?

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Gen 24 2014

Una giornata attraverso i brand ovvero Brand ergo sum

A volte, da queste parti, si ha (e si dà) l’impressione che senza citare un brand non si riesca ad avere quel social sollazzo che sono cuori e like.
Spesso è come se le persone – in primis da queste parti, eh – senza marche non riuscissero a stare, come se la presenza di una marca riuscisse a nobilitare di riflesso la presenza online di chi la mostra. I brand rassicurano.
Brand ergo sum, verrebbe da dire. 
E dopo tutto è la funzione che si prefigurano i brand che mirano a costruire un valore intorno alla propria identità, capaci di generare un fenomeno di esibizione e desiderio, aspirazionale in una parola, aderenza alla marca e ai suoi valori.
Visto questo fenomeno cosa succederebbe se si decidesse di descrivere la propria giornata non in base a quello che si è fatto ma citando direttamente i brand che si incrociano?
Così, complice questo video, mi ricordo di una vecchia campagna in cui un utente cita i brand che incontra durante il giorno*.
Si è fatto lo stesso in una giornata invernale.
Piccola nota metodologica: per inciso, non ho inserito le marche che vedo su Facebook o Twitter né tutte le auto che ho incrociato per strada. Solo pubblicità, brand riconosciuti che uso, siti che visito, brand per cui lavoro o citati nei discorsi con gli amici e i clienti. 
Il totale è di 34: avrei detto molti di più ma in effetti alcuni non li avrei neanche contati e invece erano lì con la loro presenza.
La curiosità – ma a pensarci bene è ovvio – la distribuzione statistica è concentrata soprattutto al mattino: i brand si ripresentano più volte durante la giornata. Come gli zombie o la peperonata, a volte ritornano.
Scorrendo la lista, è possibile ricostruire la giornata facendola raccontare ai brand che usiamo e citiamo. Non so se è divertente ma certamente fa riflettere.
Madamina il catalogo è questo:
Apple, 3Italia, Jägermeister, Nespresso, Esselunga, Carhartt, Adidas,
Barbour, Toyota, Whatsapp, Facebook, Instagram, Vodafone, Jack Daniels,
Campari, Barclays, Eni, Bulgari, Billa, Pam, Amazon, Monocle,
Ikea, Samsung, Deus ex Machina, Google, L’Espresso, La Repubblica,
Dove, Philips, Fructis, L’Oréal, Crodino, Ebay, Woolrich, Esselunga.

 

*Credo ne avesse parlato Michele ma, ahimè, non trovo il post né il riferimento. Santo Google, aiutami tu. [update, Michele riporta il suo post]
** L’immagine non c’entra niente: l’ho trovata qui.

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Dic 09 2013

LeWeb 2013: le 10 persone più interessanti

Parigi è l’ormai tradizionale corso di igiene mentale che mi prendo ogni anno grazie agli organizzatori di LeWeb. Quest’anno, come al solito, sono riusciti a portare personaggi molto importanti. Eccone una lista.

Li seguirò senza dubbio nei loro interventi anche se la speranza è quella di beccarli nei corridoi o di conoscerne di ben più interessanti. LeWeb è, infatti, sinonimo di Serendipity.

LeWeb13: le 10 persone più interessanti from Zeno Tomiolo

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Dic 04 2013

FT accelerator goes to Milan

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Settimana scorsa ho avuto la fortuna di assistere al primo demo day di FT accelerator, in cui alcune startup coreane hanno mostrato i loro prodotti a una platea qualificata di investitori e appassionati.
Il campo era quello del digital applicato al mondo della moda e del lusso, non solo in modalità business-to-consumer ma anche business-to-business.

Il livello era  generalmente piuttosto alto – c’era un’azienda che fattura 1M di dollari al mese, per dire – e sicuramente è stata l’occasione per avere un altro punto di vista, questa volta pieno di orgoglio.

FT, infatti, è un programma di accelerazione con sedi a Seoul, Milano, California. L’idea di base è prendere il meglio che questi luoghi possono offrire – accesso al mercato asiatico, stile italiano e tecnologia della Silicon Valley – e magari mischiarli.

Il capitale è in gran parte italiano, mi è parso di capire, ma soprattutto trovo molto interessante che per una volta sia l’Italia, con il suo connubio di eleganza e know-how, a essere degna di una visita.

A me sembra che l’idea sia geniale: verticalità su un’eccellenza italiana, internazionalità nel DNA, team che unisce diverse anime (finanza, lusso, tecnologia), team di advisor. Penso che ne sentiremo ancora parlare.

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Dic 03 2013

Il Digital è di Lusso: lo studio di ContactLab

Negli ultimi 2 anni – un po’ per attività diretta, un po’ per passione – ho visto letteralmente esplodere le strategie digitali di alcuni brand del lusso. Dalla mera presenza online a minisiti di lancio, dall’e-commerce agli utilizzi PR e video, non c’è brand che non possa considerare le opportunità che la rete offre sia verso i consumatori che verso gli operatori.
Per questo ricevo e volentieri pubblico Luxury Digital Behaviour Study, il report di ContactLab sul comportamento digitale per i beni di lusso, che analizza la relazione tra i consumatori e i prodotti dell’abbigliamento e degli accessori di alta gamma in due mercati particolarmente evoluti e competitivi (New York e Shanghai) misurando il posizionamento e l’attrattività di oltre 20 brand. L’indagine è stata realizzata su un campione di 1000 residenti rappresentativi delle due città, tra i 25 e i 54 anni e con accesso regolare ad Internet.

Nonostante il reddito medio a Shanghai sia un quarto di quello newyorkese, i dati cinesi hanno una forza simbolica molto forte: dal taglio medio degli ultimi acquisti alle intenzioni per i prossimi, l’impressione è quella di una capacità di spesa e di una fiducia nel futuro molto forti in Cina. Alcuni dati di Shanghai, infatti, hanno valori alti tra il 25% e l’80% in più rispetto a NYC, in base a una delle 3 tipologie: capi, scarpe, borse.

Si spera che a breve il report sia disponibile per tutti.

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Ott 24 2013

StartupBus su La3

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Apr 02 2013

Boost Milano: Adidas e Social Media

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Pur non essendo più uno sportivo, per diversi motivi da queste parti si è tenuto sempre d’occhio Adidas, le cui campagne sui Social Media si distinguono da anni per intelligenza e impatto, senza le esagerazioni tipiche di altri brand.

Anche l’ultima – Boost Milano – non è stata da meno: per caso e di grazia, peraltro, si è stati avvicinati qualche settimana fa a proposito del lancio di questa loro scarpa, quindi c’è stata un’attenzione particolare.

Il primo contatto è stato una scatola con dentro una minicassa per la musica, una maglietta con il mio nickname twitter sul dorso, un invito video per un party sul Pirellone con dei giocatori di calcio (?) che mi immagino tutto il giorno a ripetere la stessa scena per N inviti: personalizzazione, impegno e coinvolgimento su più livelli, varietà di oggetti da scoprire, riferimenti a mondi sportivi e musicale, location meravigliosa, evento di accompagnamento (vertical running di un atleta) e mapping della facciata del Pirellone, il tutto ben raccontato sui Social Media e anticipato da una campagna per accapparrarsi i biglietti creando un equilibrio tra esclusività, aspirazionalità, accessibilità (perché le cose da menosi da queste parti si odiano). Se poi c’è l’open bar, è anche meglio.

Bella campagna, complimenti, frutto dell’avere committenti svegli e bravi partner. 

Rif: TwitterFacebook

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Gen 15 2013

Berlino: qualche mio consiglio di viaggio

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Mi si chiede spesso di Berlino, una delle città in cui mi trovo meglio. Ogni volta mi trovo a dover spiegare questo e quell’altro, fare copia-incolla di innumerevoli mail, tra cui quella che poi ha fatto riferimento a un bell’articolo di un’amica che non trovo più. Ora ho sistemato e messo qui senza  nessuna velleità di fare il pretenzioso o essere esaustivo: solo i posti che mi sono piaciuti e dove mi sono trovato bene. La città è ricchissima di opportunità (partire da qui magari), i posti cambiano continuamente e i gusti sono diversi. Comunque, se tu che passi hai gradito quanto ho scritto, metti un like o un commento, grazieContinue Reading »

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Nov 20 2012

CheBanca! Che like su Facebook!

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Ieri allo spazio Pavè c’è stata una chiacchierata informale con i vertici di CheBanca!, la costola online del gruppo Mediobanca dedicata al retail. Il motivo di tanto interesse stava nell’attenzione che CheBanca ha avuto nei confronti delle tematiche a me care. Il loro CheFuturo rappresenta infatti uno degli esperimenti più riusciti di engagement dai tempi di Telco & Co. di Franco Carlini.  Continue Reading »

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