Sabato 28 giugno 2008- dalle 22 all’alba
@San Nicolao (CH, Svizzera non è Chieti)
(10 minuti da Mendrisio e 15 dal confine ItaloSvizzero) Free Entry & Bar a prezzi popolari
Videoproiezioni, griglia sempre accesa e gadgets
Info: letortefatteincasa@gmail.com Mini-Promo-Mix in streaming e/o download qui. ARRIVATE DA MILANO? C’è la possibilità di dormire alla festa, ci sono delle camerate (al momento abbiamo una ventina scarsa di posti ancora disponibili): il costo per un posto letto è di dieci euro e potete rimanere lì fino alle due di pomeriggio della domenica.
via subliminalpop
(ma sì, anche bolla)
Due settimane impegnative di ambientamento al nuovo lavoro e poi, grazie ad un mio collega, ho recuperato le cose importanti: il titolo di un pezzo che nn riuscivo a trovare. Pensavo provenisse dalla parte buona della Foresta nera e invece è di un duo della mondanissima Rimini. Il video poi è da paura!
Uno dei pensieri cui più spesso si rivolge la mente è chiedersi come sarebbero alcune persone se fossero ancora in vita. Ogni tanto capiterà anche a te di sognare, tra i tanti, due mostri sacri del rock: John e Jim.
Nei sogni di chi scrive, John è sempre lui, uguale a se stesso, anticonformista, vivace, irriverente, cosciente, mentre Jim con l’età è diventato un po’ la caricatura di se stesso, un tipo da Las Vegas per intenderci. In questi sogni (oddio, conosco persone cui è capitata anche questa stessa cosa ma tant’è) il suo essere crooner - già evidente in canzoni come touch me -sembra la naturale prosecuzione dei suoi spettacoli giovanili.
Per John il discorso è chiaramente diverso, lui era così bambino e più innocente di chiunque altro. Non sarebbe diventato patetico come Mc Cartney. Non si sarebbe mai venduto. Non avrebbe divorziato dalle pagine del Sun.
Più un dio che altro in gioventù, Jim con la sua sicura deriva da casinò sarebbe diventato più simile a noi, alle nostre debolezze. Solo la morte a 28 anni, uno in meno di chi scrive, lo ha reso leggendario.
John - più che Jules - e Jim: nomi che fanno pensare alla regolarità del genio e della sregolatezza. Alcuni potrebbero pensare che nella vita siano tanto più interessanti le persone come loro. Poi magari ti capita il Paul della situazione, così perfettino, pulitino e - francamente - fucking boring di primo acchito ma capace, al momento giusto, di piazzarti helter skelter.
Uffie, che post lungo: I’ve got blisters on my fingers!
Si sa, da queste parti si ama l’inglese: è la lingua della socialità, delle bevute migliori, di tante altre facezie da raccontare solo in privato. In una parola sola, è la lingua del fun (tanto per smentirmi, Ale e Davide). Non lo si parla molto bene ma si prova lentamente a impararlo tentando di avere dei modelli di riferimento da imitare. Come già si è fatto per altre lingue, con risultati disastrosi.
Fortunatamente, per la lingua della perfida Albione si è cominciato a prendere come modello prima un drogato, accantonato velocemente per un ubriacone. Così quando c’è da fare il fake british accent (quando so cosa dire o su quelle cose che spesso si ripetono), diciamo che la parlata sembra quella di uno scaricatore dell’East End. Tant’è. Peraltro proprio la cadenza - basata su veri e propri stand by - aiuta parecchio a pensare e trovare le parole.
Vi sono altri gruppi per avere un bella parlata, pur declinato sulle varianti locali come liverpool, brighton o glasgow.
Ogni volta che sento parlare di british accent mi viene in mente la parte femminile di Homecoming dei Teenagers: al 1m34s non riesco mai a trattenermi dal sorridere e pensare a tutte le strane situazioni in cui la lingua, più che essere un ostacolo, diventava un legame. The cutest british accent ever. Già, la risposta a qualsiasi problema.
Tutta questa introduzione non solo per fare il ragazzo smart o menarmela su una cosa che peraltro lascia un po’ interdetti i miei interlocutori, ma perché su youtube ho trovato tutta una serie di video sul british accent.
Persone che provano a farne l’imitazione, contest per definirne il migliore, ragazzotti americani che ne scimmiottano il ritmo o alcuni benemeriti che danno alcuni consigli per potersi esprimere al meglio.
Noi si era da qualche parte in mezzo a fare i gggiovani. Uno dei migliori set in assoluto con perle da mstrkrft, justice, bloc party, daft punk. Qui l’immancabile myspace.
Da un punto di vista tecnico e musicale, c’è gente di un certo livello che ne ha già raccontato in modo ben più competente. Mi limito a dire che è stato da paura. O che i peletti delle braccia hanno fatto un bel po’ di ginnastica domenica con i nuovi pezzi che anche dal vivo rendono decisamente bene: tornare 10 anni dopo, fare un disco diverso ma sempre loro non è da tutti.
Brunch domenicale al Roialto, bimbi fortunati, commensali piacevoli, qualche reduce di una walk of glory (o shame, dipende) e di sottofondo un’orribile quanto vecchia easy-listening che pure qualche anno fa piaceva.
Fortunatamente a tirar su di morale il pensiero (musicale, of course) di quel che verrà. E così stasera si recupera qualcosa del proprio passato: in ottima compagnia, alla volta dell’alcatraz, per un concerto in hold on da molti anni, da quando, magicamente - anzi, grazie ema - due dischi fecero la loro comparsa nel cassetto del lettore per portare alla luce una generazione di ombre e intimità segnata dalla voce di Beth Gibbons.
Probabilmente sarà anche l’evento mondano indie di questo 2008. Impossibile non andarci con la maglietta sgualcita, l’espressione un po’ così e il fare très blasé.
Dopo essermi perso - ubi maior… - il concerto che sognavo da una vita (vabbe’ 8 anni), si parte per una bella maratona di concerti, ad alcuni dei quali, naturalmente, mancherò all’ultimo:
Stanno molestando Laura? Natale è sporco? Oppure i Soviet sono il new sound del futuro?
L’ottimo Eazye saprebbe meglio rispondere di me ma si lascia scappare questa preggerìa del corso. Paris Dj (qui il blog)raccoglie podcast scaricabili gratuitamente: dj sconosciuti su cui farsi un po’ di cultura e altri da coccolare come Flevans (sponsored by Eazye).