Non si può andare a tutti i concerti che si vorrebbe, bisogna saper fare delle scelte, rinunce, sacrifici (NB adoro i climax, soprattutto d’estate, come i kleenex d’inverno), ben consapevoli del rischio che uno dei gruppi cui hai rinunciato potrebbe diventare la colonna sonora della tua estate, così in bilico tra giovinezza e prese di coscienze. Ed è così che è cominciata.
I Cut Copy nascono da queste parti in marzo e, dopo la sbornia americana a base di beatles, li ho riscoperti: 316 ascolti in 3 settimane su 7-8 canzoni (la mia preferita è feel love, subito dopo il bridge) nn sono pochi, più quelli della loro compilation sotto il marchio Fabric, il locale londinese.
Il loro pop elettronico è l’ideale per chi vive la sua ultima estate prima degli autunnali 30: rigurgiti adolescenziali, temi leopardiani da dì di festa di allora, atmosfere delle feste di oggi dove scatta il “liberi tutti” e ci si pente subito dopo di una vita vuota.
Una solarità che volge alla nostalgia e al tramonto, proprio come i 30.
Così pare che il nostro Nino Moroni stia piacendo: sesto nella classifica dei più scaricati su Dj Store e con punteggio pieno di popolarità su iTunes, come la Winehouse de’ noantri. Questi gli aridi numeri.
Dal punto di vista musicale, invece, è bello vedere come nasce un brano in un’industria come quella discografica che deve sapere coniugare emozioni e numeri: dopo qualche perplessità iniziale, qui in azienda ce ne siamo innamorati per la melodia semplice ed orecchiabile, il testo a doppia chiave di lettura, il tema molto sentito in questo periodo di declino all’italiana.
Qui vi avevo anticipato un video. Dato che si tratta del nostro primo brano rilasciato come Sounday e ne siamo piuttosto orgogliosi, posso mettere a disposizione alcuni mp3 da scaricare. Se mi fate sapere, ve lo invio, ma magari lo avrete già ricevuto. Qualcuno ne vuole approfittare? Altrimenti c’è l’immancabile store
Il nostro primo artista Sounday nasce lontano dalle logiche discografiche: un giro di demo, un dj in visita per altri motivi che lo sente e se ne innamora, un artista che riprende il brano dello zio scomparso, lo riaggiorna e lo pubblica con il nome dello zio stesso. Non ascoltatelo più di due volte: può provocare dipendenza. Nino Moroni, Vivere in Italia
Ecco la vera killer application della produttività aziendale: my playlist lyrics è il servizio che coniuga musica in streaming (ma che si può anche scaricare), flickr per le immagini in heavy rotation e il testo della canzone scelta a lato.
Per essere perfetto mancano solo un codice da embeddare, uno widget da integrare con last fm o iTunes e, forse, un business plan.
Ovviamente questo blog non poteva non spacciare un esempio con la divina.
via (mashable)
Sabato 28 giugno 2008- dalle 22 all’alba
@San Nicolao (CH, Svizzera non è Chieti)
(10 minuti da Mendrisio e 15 dal confine ItaloSvizzero) Free Entry & Bar a prezzi popolari
Videoproiezioni, griglia sempre accesa e gadgets
Info: letortefatteincasa@gmail.com Mini-Promo-Mix in streaming e/o download qui. ARRIVATE DA MILANO? C’è la possibilità di dormire alla festa, ci sono delle camerate (al momento abbiamo una ventina scarsa di posti ancora disponibili): il costo per un posto letto è di dieci euro e potete rimanere lì fino alle due di pomeriggio della domenica.
via subliminalpop
(ma sì, anche bolla)
Due settimane impegnative di ambientamento al nuovo lavoro e poi, grazie ad un mio collega, ho recuperato le cose importanti: il titolo di un pezzo che nn riuscivo a trovare. Pensavo provenisse dalla parte buona della Foresta nera e invece è di un duo della mondanissima Rimini. Il video poi è da paura!
Uno dei pensieri cui più spesso si rivolge la mente è chiedersi come sarebbero alcune persone se fossero ancora in vita. Ogni tanto capiterà anche a te di sognare, tra i tanti, due mostri sacri del rock: John e Jim.
Nei sogni di chi scrive, John è sempre lui, uguale a se stesso, anticonformista, vivace, irriverente, cosciente, mentre Jim con l’età è diventato un po’ la caricatura di se stesso, un tipo da Las Vegas per intenderci. In questi sogni (oddio, conosco persone cui è capitata anche questa stessa cosa ma tant’è) il suo essere crooner - già evidente in canzoni come touch me -sembra la naturale prosecuzione dei suoi spettacoli giovanili.
Per John il discorso è chiaramente diverso, lui era così bambino e più innocente di chiunque altro. Non sarebbe diventato patetico come Mc Cartney. Non si sarebbe mai venduto. Non avrebbe divorziato dalle pagine del Sun.
Più un dio che altro in gioventù, Jim con la sua sicura deriva da casinò sarebbe diventato più simile a noi, alle nostre debolezze. Solo la morte a 28 anni, uno in meno di chi scrive, lo ha reso leggendario.
John - più che Jules - e Jim: nomi che fanno pensare alla regolarità del genio e della sregolatezza. Alcuni potrebbero pensare che nella vita siano tanto più interessanti le persone come loro. Poi magari ti capita il Paul della situazione, così perfettino, pulitino e - francamente - fucking boring di primo acchito ma capace, al momento giusto, di piazzarti helter skelter.
Uffie, che post lungo: I’ve got blisters on my fingers!
Si sa, da queste parti si ama l’inglese: è la lingua della socialità, delle bevute migliori, di tante altre facezie da raccontare solo in privato. In una parola sola, è la lingua del fun (tanto per smentirmi, Ale e Davide). Non lo si parla molto bene ma si prova lentamente a impararlo tentando di avere dei modelli di riferimento da imitare. Come già si è fatto per altre lingue, con risultati disastrosi.
Fortunatamente, per la lingua della perfida Albione si è cominciato a prendere come modello prima un drogato, accantonato velocemente per un ubriacone. Così quando c’è da fare il fake british accent (quando so cosa dire o su quelle cose che spesso si ripetono), diciamo che la parlata sembra quella di uno scaricatore dell’East End. Tant’è. Peraltro proprio la cadenza - basata su veri e propri stand by - aiuta parecchio a pensare e trovare le parole.
Vi sono altri gruppi per avere un bella parlata, pur declinato sulle varianti locali come liverpool, brighton o glasgow.
Ogni volta che sento parlare di british accent mi viene in mente la parte femminile di Homecoming dei Teenagers: al 1m34s non riesco mai a trattenermi dal sorridere e pensare a tutte le strane situazioni in cui la lingua, più che essere un ostacolo, diventava un legame. The cutest british accent ever. Già, la risposta a qualsiasi problema.
Tutta questa introduzione non solo per fare il ragazzo smart o menarmela su una cosa che peraltro lascia un po’ interdetti i miei interlocutori, ma perché su youtube ho trovato tutta una serie di video sul british accent.
Persone che provano a farne l’imitazione, contest per definirne il migliore, ragazzotti americani che ne scimmiottano il ritmo o alcuni benemeriti che danno alcuni consigli per potersi esprimere al meglio.
Noi si era da qualche parte in mezzo a fare i gggiovani. Uno dei migliori set in assoluto con perle da mstrkrft, justice, bloc party, daft punk. Qui l’immancabile myspace.