Archive for the 'libri' Category

Feb 02 2017

Sulle spalle di un gigante come Merton

Published by under comunicazione,libri,social network

Sulle spalleLo scorso weekend ho finito “Sulle spalle dei giganti“*, il saggio di Robert K. Merton – quello della Serendipity*, banalizzando tanto – sul detto che aveva avuto una gestazione un po’ più articolata della popolare attribuzione a Isaac Newton: “se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti.  
Anche se un po’ noiosetto in alcuni punti – perlomeno per il lettore italiano medio quale sono che ignora molti degli autori del mondo anglosassone citati – il libro è comunque avvincente: piacque anche a Umberto Eco che ne curò la prefazione.
Il viaggio è una scheggia impazzita all’origine del detto, risalendo fino al medioevo e verificando come l’evoluzione del suo significato si adattasse a interpretazioni figlie del tempo in cui il senso dell’aforisma veniva ripreso tra umiltà e superbia.
Non anticipo nulla ma a un certo punto Merton spiega la dinamica delle discussioni scientifiche secondo il principio che lui ha poi ribattezzato di Hooke-Netwon-Merton: gli uomini di scienza in un contesto pubblico non hanno come fine primario la verità disinteressata, bensì salvare le loro ipotesi e facce.
Al contrario – riprendendo la lettera di Hooke a Newton, dal cui carteggio letterario nacque l’assegnazione della “paternità” dell’aforisma a Newton – “quello che si fa davanti a molti testimoni raramente manca di qualche altro interesse diverso da quello per la verità: ma ciò che avviene in privato tra amici di solito merita il nome di consultazione e non di contesa“.
Queste parole mi sono sembrate estremamente vicine al nostro modo di rapportarci oggi ai Social Media, quando commentiamo o esponiamo un’idea, ed è il motivo per cui evito il più possibile confronti pubblici.
Se hai detto una cosa che non mi piace e abbiamo un po’ di confidenza, probabilmente ti ho già scritto un messaggio privato. E d’altra parte anche Leonardo diceva che gli amici si riprendono in privato, soprattutto quelli di Facebook, aggiungo io, da nano.

*Se acquisti da questo link mi arriva una piccola percentuale e posso continuare a consigliarti libri. 

Commenti disabilitati su Sulle spalle di un gigante come Merton

Ott 17 2016

Strategia Digitale di Laurita e Venturini, un’introduzione

Published by under comunicazione,libri

9788820375072Trovai molto valida la prima edizione del manuale di Strategia Digitale di Giuliana Laurita e Roberto Venturini, 2016 Hoepli, tanto da conservarne sulla scrivania una copia – dedicata – perché repetita iuvant, sempre.
Quando poi, qualche mese fa, Giuliana mi ha chiesto di scrivere – insieme ad altri ben più bravi di me – un’introduzione alla nuova edizione, scritta sempre con Roberto, non potevo non accogliere con entusiasmo questa richiesta.
Così, mi misi a scrivere alcune righe che sentii particolarmente e di cui sono orgoglioso. Eccole.


In un film del 1962, Jules et Jim, Truffaut faceva raccontare a uno dei personaggi un aneddoto sulle aspirazioni e le professioni.

Il poco che so lo devo al mio professore, Albert Sorel.
“Cosa vuol diventare?”, mi domandò.
“Diplomatico.”
“Ha una grossa fortuna?”
“No.”
“Può con qualche apparenza di legittimità aggiungere al suo cognome un nome celebre?”
“No.”
“E allora rinunci alla diplomazia.”
“Ma allora cosa posso fare?”
“Il curioso.”
“Non è un mestiere.”
“Non è ancora un mestiere. Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito. L’avvenire è dei curiosi di professione. I francesi sono rimasti chiusi in casa per troppo tempo. Troverà sempre un giornale che paghi le sue scappatelle”. 

Se Truffaut potesse riprendere la sua poetica e portarla ai giorni nostri probabilmente aggiornerebbe questo dialogo. Nel frattempo, dagli anni ’60 del novecento, il giornalismo è sempre più in difficoltà e, quasi come per la professione di diplomatico descritta dal film, sembra appannaggio di chi se lo può permettere (trattasi di generalizzazione, ovviamente, quelli bravi emergono indipendentemente da ogni variabile, di grazia).
C’è dunque un mestiere che permetta di mantenere viva la curiosità e, in un certo senso, di viaggiare costantemente? Esiste eccome e ha che fare con il digitale.
È infatti la curiosità la leva che non deve mancare allo stratega digitale di professione: grazie a Internet e ai nuovi Media, è aumentata esponenzialmente la possibilità di informarsi, ricevere stimoli, scoprire per serendipity – che, anche se non è proprio così, amo vedere come la capacità di trovare qualcosa di bello in via inaspettata – nuovi trend da portare in Italia, capire perché una cosa funziona in un paese piuttosto che un altro, coglierne le diverse sensibilità culturali.
Tuttavia, la curiosità è nulla senza disciplina, un metodo e schemi che portino l’interlocutore a ragionare perché sia meglio prendere una direzione già all’inizio.
Ecco, Roberto Venturini – dopo aver inventato, con pochi, nel nostro Paese una nuova figura professionale – ha diffuso dalle colonne del suo blog il bello e la profondità di essere un comunicatore, e non solo, digitale.
Portando un costante contributo in termini di rigore e conoscenza, ha fatto innamorare del digitale più di una generazione di professionisti della rete proprio perché inseriva nelle sue righe – ricche di temi, coerenti e leggere come avesse assorbito le Lezioni Americane di Calvino – la libertà senza confini della rete, unita a una capacità critica di lettura e di creazione di schemi che rendono una strategia digitale meglio di altre.
Questa stessa ragion d’essere è riconoscibile nel libro scritto a 4 mani con Giuliana Laurita, ormai due anni fa.
Strategia Digitale è, difatti, un prezioso vademecum che non dà formule taumaturgiche, bensì pone domande intelligenti, mette in rilevo i punti focali di come andare su Internet e come trattare gli utenti, mette al riparo dal vedere il digitale come la panacea di tutti i mali.
Il nostro Paese, bellissimo e per certi versi sventurato, ha questo retaggio tra il religioso e il culturale del Deus ex Machina. Il digitale rischia di fare spesso questa fine, come se una formula aristotelica permettesse automaticamente dei risultati di un certo tipo.
Portare una strategia digitale è invece spesso un gioco di fino vicino alla psicologia, sempre in equilibrio tra le esigenze dell’utente e quelle della committenza, a sua volta suddivisa tra parrocchie, entusiasti, critici.
Roberto e Giuliana con questo volume, aggiornato di alcune riflessioni che emergono sempre a posteriori una volta pubblicata la prima edizione, fanno un corso di igiene mentale su ciò che si può fare e non fare con il digitale, preparano le aspettative e anticipano i limiti delle azioni.
Troppi progetti falliscono oggi perché mancano di base nel cliente le giuste cognizioni, sostituite troppo spesso dall’intercessione di consulenti inclini a chiudere i contratti alzando le aspettative. A proposito, il vecchio capo che ha accomunato Roberto e me in diversi periodi avrebbe detto “over promising, under delivering“.
Questo libro non è solo un manuale ma dovrebbe essere una guida per orientare nelle scelte dei consulenti (e delle agenzie) e nei compiti di controllo gli imprenditori, i responsabili marketing e chiunque metta dei soldi per sfruttare il digitale, che altrimenti – a risultati non ottenuti – rischia di fare la fine del bambino e dell’acqua sporca.
Serve anche ai professionisti del digitale, quelli seri, perché repetita iuvant, agli studenti e a tutti coloro che vogliono imparare fin da subito a padroneggiare il linguaggio di una materia apparentemente facile e spesso derubricata a “cose da ragazzini”.
Invece, se studiato a dovere, proprio un libro come questo risulta essere il tassello che mancava per una misura di ciò che di buono o meno buono può essere fatto.
L’augurio per questo libro è che, al rinnovarsi delle edizioni, resti sulle scrivanie dei comunicatori digitali così come altre professioni – gli ingegneri e gli avvocati, in primis – hanno i loro manuali tra gli scaffali, usurati dal tempo e dalle rapide consultazioni.

Commenti disabilitati su Strategia Digitale di Laurita e Venturini, un’introduzione

Set 02 2015

Pop Economy tra Big Data, Gamification e Crowdfunding

Published by under libri,segnalazioni

luciano pop economyQuesta recensione va cominciata con una premessa ragionevole quanto necessaria: poi ognuno metta la tara, come meglio crede.
Conosco Luciano Canova, l’autore, dal primo anno di università, da quando sentivano il mitico prof. Marco Cattini di storia economica spiegare il suo obiettivo per quell’anno, quello di fare un corso di igiene mentale – espressione che ormai, da allora, ho fatto mia –  per aiutarci a pensare da storici con tutto quel che ne consegue: profondità di giudizio, capacità di considerare più aspetti e variabili, l’abilità di immedesimarsi nella razionalità dei diversi soggetti che avremmo incontrato.
Ecco, Luciano con Pop Economy (Hoepli) ha perfettamente assimilato quell’insegnamento e sia riuscito a combinarla con gli insegnamenti di quel libro immortale che è Lezioni Americane del buon Calvino.
Dopo un attacco così non vorrei alzare il livello dell’aspettativa: Pop Economy è un libro divulgativo, sistema argomenti già conosciuti per gli addetti ai lavori che quotidianamente si informano leggendo riviste e blog da tutto il mondo, ma non si limita a mettere ordine a diverse materie e spunti ma ha il grande merito di porre delle domande e di lasciare al lettore la curiosità di seguirlo nei suoi ragionamenti.
Ho in particolar modo apprezzato i capitoli sulla “Spinta Gentile”, le “Cascate Informative” e le “Reti della Società Iper-connessa”. La prosa è scorrevole, le citazioni sono mai banali e gli esempi sono chiari.

Non voglio rovinare la sorpresa ma sono soldi ben spesi (10,97 euro carta, 5,97 su Kindle con possibilità di un estratto gratuito) per una gradevole lettura di poche ore che vi aiuterà a restare curiosi.

Commenti disabilitati su Pop Economy tra Big Data, Gamification e Crowdfunding

Dic 02 2014

Nerio Alessandri, un libro per smuovere

Published by under libri,segnalazioni,vita reale

NerioCoverPer Nerio Alessandri da queste parti si nutre una grandissima stima: è una di quelle persone in grado di cogliere gli aspetti fondamentali di una disciplina e applicarli rapidamente, e con successo, al proprio ambito.

Fin dagli inizi, con questo spirito il giovane Nerio riesce a crescere e a creare quel gioiellino che è Technogym. Dalla meccanica all’elettronica al digitale e, per il prossimo futuro, l’Internet of Things.

Di fronte al suo libro – “Nati per muoverci“, Baldini & Castoldi, (IBS o Amazon) – è raro trovare un testo in grado di prestarsi a così tanti livelli di lettura: un viaggio negli anni ’80, un saggio di formazione, un’epopea imprenditoriale, un manuale di business innovation e management, un programma politico nel senso più nobile dell’espressione.
Gli elementi che legano questi generi così diversi sono quelli dei materiali preziosi per una mente viva: curiosità, consapevolezza, intuizioni, cultura del lavoro.

Il libro è godibile in grandissima parte e si legge tutto in un fiato, forse si trascina un po’ nel finale ma riesce a restituire in quasi tutte le sue righe una gran quantità di concetti e aneddoti legati agli inizi, ai sodalizi sportivi e agli incontri più importanti legati allo sport, allo spettacolo e alla politica: Senna, Briatore, Schumacher, Todt, McCartney fino all’episodio meraviglioso del Cremlino o all’inaugurazione del Technogym Village.

Non sono solo storie piacevoli o interessanti. Lungo le pagine Alessandri riesce a spiegare con semplicità l’elemento centrale del suo modus operandi, che è il vero protagonista del libro: l’imbestio di suo conio, quel misto di fame e grinta per il risultato e il prodotto, quella forza che porta lui e i suoi collaboratori a migliorarsi sempre, a non sedersi mai sugli allori.

Se una cosa ha successo, è già vecchia” è uno degli adagi più paradossali di Alessandri: riesce a comunicare pienamente l’amata distruzione creatrice di Schumpeter che, tuttavia, non si limita ai concorrenti o all’ambiente in cui opera l’azienda ma passa soprattutto per la propria azienda.
Il grande merito di Alessandri è quello di aver posizionato la sua azienda su concetti più alti, non solo aggiungendo il tocco in più, quello italiano legato al design, ma anche associando la propria impresa – la lingua italiana che permette questa doppia sfumatura è una lingua meravigliosa – alla filosofia del Wellness catalizzando e cavalcando una vera e propria domanda latente. 

L’obiettivo di Alessandri è ambizioso: il miglioramento della vita delle persone attraverso uno stile di vita adeguato che include il movimento, la salute e la prevenzione. A questo proposito c’è una sua frase dalle implicazioni molto forti: “la cura è un diritto, la prevenzione un dovere“. Dentro ci si vede una dottrina politica fatta di consapevolezza e responsabilità, sia verso gli altri che verso se stessi.

Sarebbe fantastico poter scrivere molto altro sul libro ma non si vuole correre il rischio di rovinare il piacere della lettura (disclaimer, tomo che ho avuto in dono ma che avrei acquistato).
Un ultimo consiglio. Per questo Natale fate un favore alla comunità, regalate “Nati per muoverci”a chi è in crisi, si piange addosso, deve crescere se stesso (o i figli), oppure prendetelo per voi stessi, leggetelo e poi gambe in spalla per rendere questo mondo un posto migliore.

Commenti disabilitati su Nerio Alessandri, un libro per smuovere

Apr 16 2013

Mobile Marketing, rivoluzione in punta di dita, anzi, di tap

A volte ci si dimentica che il marketing sta vivendo una rivoluzione in punta di dita, anzi, di tap. Quello che sta accadendo è il progressivo passaggio verso l’Internet mobile, quello che qualcuno ha definito Internet con una mano sola. Cambiano le modalità di relazione e – piuttosto che “ma” –  l’utente è sempre più al centro con il suo bisogno di esperienze, anche in mobilità. Bisogna provare a capirlo di più nel suo processo di fruizione dei contenuti anche digitali, così da fornire alle aziende migliori strumenti per coinvolgerlo. 

E’ quello che fa Marco Massarotto, mio ex capo per due anni, che esamina il cambiamento di paradigma nel mondo del marketing con il suo primo ebookMobile marketing, coll. Sushi, Apogeo. Non tragga in inganno il titolo, la cosa fondamentale è quel che si scrive dopo – riflessioni sul nuovo rapporto tra azienda e consumatore – perché in effetti Marco riesce a cogliere il passaggio epocale che la modalità Always On comporta nei nostri comportamenti di consumatori quando siamo in relazione con un prodotto, un’azienda, un marchio. 

Il libello è un vademecum scorrevole, si legge nel tragitto Milano-Firenze e presenta moltissimi spunti di rilievo tanto che gli appunti salvati sono arrivati a oltre 10 pagine: dalla introduzione fino al cuore principale della discussione – quello che dovrebbe interessare soprattutto chi fa marketing oggigiorno – Mobile Marketing è un bel corso di igiene mentale. Mobile First è il mantra che viene portato avanti da Google e WPP: Marco spiega alcuni passaggi fondamentali di questa rivoluzione per far sì che l’azienda possa cavalcare al meglio questa tendenza basata, ma non solo, sull’interstizialità dei momenti, la soglia di attenzione, l’elasticità della fruizione

L’Internet mobile cambia la natura del rapporto tra le persone e la Rete. Cambia il modo in cui si fruisce dei contenuti e quello in cui li si produce; cambia la natura della ricerca dei contenuti e quindi della navigazione o dell’esperienza utente.

Ecco, forse sarei meno assoluto ma il valore euristico di queste parole è fondamentale.

Il libro di Marco, peraltro, cade proprio a ridosso dell’annuncio di Facebook Home, la suite tra telefonino e utente. Timing perfetto per il libro che riesce così a far capire la direzione che Facebook sta prendendo nel creare questo frameLe aziende, sugli input di Facebook, potranno comunicare meglio in base alle attività dell’utente: Marco fa l’esempio di alcune newsletter che arrivano al mattino quando l’utente, secondo alcuni studi, non ha voglia di riceverne, o come la corsa mattutina ha ripercussioni su quel che riceviamo via mail. 

L’azienda con le innovazioni che una piattaforma simile a FB Home permetterà, non farà tanto invii di newsletter in base all’orario ma bensì all’attività solita che l’utente in quel momento starà seguendo. Non appena l’utente si sarà preso un momento di pausa, potrà ricevere la comunicazione di un certo prodotto, ad esempio. Alla base, non c’è solo marketing ma anche un lavoro di intelligence e di CRM incredibile sulla base delle indicazioni che Marco ha ben abbozzato negli ultimi capitoli. 

Dalle sue intuizioni su e-commerce, viaggi e turismo, sport, salute, moda si passa allo studio di una strategia basata sul luogo, il momento e le esperienze dell”utente, studio che rende ben spesi i €3.99 di “Mobile marketing”  acquistabile in un paio di click, anzi, di tap. 

Commenti disabilitati su Mobile Marketing, rivoluzione in punta di dita, anzi, di tap

Nov 03 2011

Facce da schiaffi

Published by under libri,segnalazioni,vita reale

[Attenzione, post nell’odiosa prima persona singolare]
Una delle scene migliori di quel capolavoro che è Colazione da Tiffany è quando i due protagonisti vanno in libreria alla ricerca del libro di lui e Holly – ma come “chi?”, è la divina – con l’espressione che più le si confà dice al commesso che l’autore è proprio lì di fronte.
Un po’ con questo spirito ci si è avvicinati alla cassa di un’anonima Feltrinelli il mercoledì sera: l’orgoglio di comprare* il libro di un amico e fare una foto, sfocata, alla pila di libri in barba alla security: “la foto è per l’autore!” (scusa da riutilizzare).

Quel cialtrone di Mattia – l’uomo che ha riabilitato Angelina in società e dato spessore a sua magresse Carlabruni – ha scritto con Facce da schiaffi, Add Editore, questa galleria di ritratti. Riguarda tutti, tranne te (tributo).

Probabilmente, proprio parlando con qualcuno di voi, gli è venuto in mente alcuni dei personaggi descritti. Da queste parti, ci si riconosce in almeno 20 caratteri, compresa la figa mondiale ça va sans dire.

Scherzi a parte, per quel poco che ho divorato in nottata, il libro merita ed è riduttivo definirlo un libro satirico. La risata e l’invettiva sono pretesti per uno sguardo spietato sulla società di oggi, per guardarsi dentro con autoironia e, infine, migliorarsi. Con moderazione, ovviamente. Altrimenti, Sberla Mattia non potrà prendersi ulteriori schiaffi.

Riassumendo. Insomma, l’autore è figo, la lettura scorrevole, è sotto le 200 pagine: è il libro che vi aspetta per la strenna natalizia, cattàtelo o uno schiaffo vi seppellirà!

*NB il libro è stato comprato perché i bro/fratelli fighi/compagni di colazione si aiutano.

2 responses so far

Gen 11 2011

Tra Crowdsourcing e bookcrossing, facciamo un esperimento?

Published by under io,libri

Chi non adora ricevere regali, soprattutto tornati al lavoro dalle vacanze, sulla scrivania? Così, uno dei due sorrisi della giornata è stato trovare il libro sul Crowdsourcing di Jeff Howe con gli auguri di Bruno e dello staff di TheBlogTV che ne ha curato l’edizione italiana.
Non l’ho ancora letto ma mi piacerebbe riuscire a farlo in un paio di settimane per poi passarlo a qualcun altro che a sua volta può passarlo a qualcun altro e così via: bookcrossing del crowdsourcing, I dig it! Dopo 5-6 persone mi piacerebbe metterlo in libreria ma prima vorrei condividere questa cosa: quando si hanno fortune come questa, non si deve essere soli. It’s always more fun to share with everyone!

Insomma, le regole sono queste:

  1. Si tiene il libro per max due settimane.
  2. Appena lo si riceve, si scrive un post come questo per aprire la successiva selezione.
  3. La selezione si basa su criteri puramente arbitrari di chi ha appena ricevuto il libro.
  4. Consegna a mano (nei limiti), a posta (a carico del destinatario).
  5. Sui libri si possono vergare tutte le note che si vuole purché in matita.
  6. Ritorno al sottoscritto.

Sarà mia cura rileggerlo e segnare tutte le note più interessanti per farne un post über-crowded.

Ovviamente sembrano regole di chi porta il pallone all’oratorio pappappero ma dimenticavo il principio più importante: essendo il crowdsourcing, le regole si possono cambiare (tranne la 5, per favore: ci tengo blink blink), a maggioranza.

Proviamo? Il criterio per il T1 lo vorrei dare al primo milanese, anche d’adozione, che mi scrive la cosa più figa che gli è capitata nel 2010 tra le mura dei bastioni.

4 responses so far

Mar 12 2008

L’eccezione conferma la regola?

Published by under libri

La peggèrrima Darièlla si interroga sull’espressione “l’eccezione che conferma la regola?”. Pure io ho (avuto) qualche problema nel provare a spiegarla, senza venirne a capo.

Giusto ieri, tuttavia, trafficando con il mio L.a.d.r.o. (libro attualmente di riferimento occulto, sembra un acronimo alla topolino che poi tanto occulto non è viso che lo cito abbastanza spesso), ho scovato questa affermazione sulla traduzione inglese dell’espressione che è “the exception proves the rule“.

Most people take this to mean that the exception confirms the rule but they usually cannot explain the logic in this statement. […] The answer is that an earlier meaning of prove was to test (a sense preserved in proving ground) and with that meaning the statement suddenly becomes sensible – the exception tests the rule.

7 responses so far

Mar 10 2008

Mother tongue e la sagra degli errori

Published by under io,libri

Grazie alla mia ottima Fede, mi sto divertendo un mondo a leggere un libro di Bryson, intitolato Mother tongue, che tratta – recita la quarta di copertina – di come una lingua considerata per centinaia d’anni alla stregua di una lingua inadegata e per rozzi sia ora diventata la lingua globale per eccellenza. E’ un libro che sublima il mio desiderio di conoscenza per una lingua che parlo male ma che trovo straordinariamente ricca di parole di cui innamorarsi. Bryson affronta diversi argomenti: come la lingua si è evoluta, le pronunce, i tipi di inglese, come l’inglese ha importato parole straniere all’interno della propria cultura e, viceversa, come l’inglese è andato imponendosi in molti idiomi e, infine, come alcune parole hanno fatto la spola tra il vecchio e il nuovo mondo.

Il lbro non è solo un tributo alla lingua: tra le righe si può leggere quanto di meglio è espressione della cultura anglosassone. Tutti quei fattori che rendono attraente per molte persone l’idea di trasferirsi oltre la Manica: l’ironia, l’entusiasmo per le cose, la cultura del rischio e dell’errore, l’incoscienza.

Proprio questi ultimi punti mi stanno facendo riflettere parecchio negli ultimi tempi. Già una frase citata da Stefano (if you’re not prepare to be wrong, you’ll never come with anything original) è stata per me illuminante, ma soprattutto l’altro giorno lo è stato una cosa che mi è successa: è venuta ospite da me una ragazza americana, strà-cutie ça va sans dire, conosciuta in un bar d’oltralpe dal mio amico. Scesa giù in Italia per portare il suo bimbo a casa, è venuta da me perché aveva dei problemi di alloggio. Come minimo, come dice il mio amico, nella stessa situazione – in Italia, a casa dell’amico di un tipo conosciuto poche sere prime e copletamente ubriaco – temerei per le mie reni!

Questo è indicativo di un’intera nazione. Poi penso alla situazione italiana, a come siamo fatti, a come la maggior parte delle persone si relaziona in Italia, e prende un po’ lo sconforto, per quanto un Paese come questo, alla vigilia delle elezioni, sia proprio in una fase di crisi culturale diffusa. La gente non si prende dei rischi prima di tutto nei rapporti con gli altri e, di conseguenza, neanche con se stessi. La forte chiusura nei confronti del nuovo impedisce la formazione di rapporti e pone forti barriere all’ingresso per la paura di prendersi la fregatura. Dovremmo essere più liberali nell’animo: il protezionismo è una grande fregatura e la teoria dei campioni nazionali ha fatto il suo tempo perché viveva un’epoca dove il fallimento era una condizione negativa e perpetua. Le correnti liberali invece predicano il fallimento, o meglio la possibilità del fallimento, come condizione naturale per lo sviluppo di soluzioni nuove.

Penso che se riuscissimo a unire questa cultura anglosassone alle virtù italiane un nuovo rinascimento* prevarrà, perché è sempre meglio un errore dell’inerzia che abbiamo vissuto in questi anni. Quindi, il 13 aprile vado a votare con il rischio di fare ancora una volta la scelta sbagliata.

* questa del nuovo rinascimento l’ho letta da qualche parte stamani ma nn riesco a trovarne la citazione, help!

3 responses so far

Gen 13 2008

Generazione X

Published by under libri,segnalazioni

generazione xPoche palle, una prima lettura in italiano, qualche mese di sedimentazione e un’edizione in inglese di cui capisco (veramente poco) e finalmente un nuovo libro preferito. Generazione X di Coupland è il libro definitivo per chi infila una parola di francese nei propri discorsi, ha dubbi esistenziali, ha un profondo disgusto per i furbetti del quartierino.
Dalla quarta di copertina: overeducated, intensely private and unpredictable non è proprio il mio caso ma è la descrizione di molti dei miei amici. La cosa pazzesca è che dopo oltre 15 anni questo libro è ancora attuale nel descrivere quell’età di passaggio verso i 30 di una generazione nata senza grossi problemi ambientali come guerre varie, pentapartito, rivoluzioni fallite. Non è un libro indicativo del proprio tempo, bensì uno semplicemente universale.

Basta prendere una delle tanti frasi esplicative ai margini della pagina.

  • Aspiranti yuppie: sottoclasse della generazione X per la quale il mito degli yuppie sembra essere soddisfacente e proponibile. Caratteritiche principali: tendenza a trovarsi sempre in debito, dipendenza da una o più sostanze psicotrope, propensione a parlare del giudizio universale.
  • Vogliamo parlare del DAM (Dispositivo Anti Massificazione)? Esso è qualsiasi accessorio aggiunto a una tenuta per dimostrare al mondo che nel proprio animo sopravvive ancora una scintilla di individualità. Come avere al polso un piccolo braccialetto di un festival tenutosi mesi prima.
  • Pensiero minore: corrente filosofica secondo cui la riconcializione con se stessi si ottiene riducendo al minimo le aspettative di ricchezza materiale: ormai non mi interessa più avere successo […], mi basta solo trovare felicità emagari aprire un piccolo agriturismo nelle Marche o in Umbria

Difatti, il friend of mine dice sempre che è il mio libro e gli fa specie che sia stato proprio moi a regalarglielo.

E’colpa di Michele, che a suo tempo ne aveva parlato assez, se me ne sono invaghito.

Commenti disabilitati su Generazione X

Nov 11 2007

I due libri di novembre

Published by under libri,segnalazioni

Coupland nostradamus Douglas Coupland ritorna in Italia con un inedito del 2003, “Hey Nostradamus” (scheda), edito da Frassinelli. Lo scrittore canadese parla di una strage avvenuta nel liceo del suo paese d’origine. La narrazione si sviluppa tra flashback, aforismi pungenti e lucidità nel descrivere le contraddizioni della sua generazione e, con la lungimiranza che lo contraddistingue, di quelle successive: la società moderna affonda nella perdita dei valori e nel senso religioso incapace di dare risposte puntuali.

Un frase dall’incipit: quello che distingue l’umanità da ogni altra cosa al mondo […] credo sia che solo essa ha la capacità in qualunque momento di commettere ogni possibile peccato.

Nell’originale – peccato per la traduzione italiana – si gioca molto sulla frase “God is nowhere, God is now here”: vera e perfetta. Per una recensione seria Michele.

Cipolla Pericoli Allegro ma nn troppo

Carlo M. Cipolla: lo storico economico più pazzo del mondo accademico torna in libreria con una nuova edizione del suo classico “Allegro ma non troppo” (scheda), arricchita dei disegni di Tullio Pericoli, edizioni Il Mulino. In un libro solo, due riferimenti fondamentali della cultura, quella vera, italiana.

“Allegro ma non troppo” è la romantica storia economica e sociale del Medioevo: i veri motori della storia sono stati l’importazione delle spezie e la produzione dei tessuti. Per certi versi può ricordare ciò che Zoolander diceva rispetto alla cupola del mondo, la lobby degli stilisti.

In appendice anche lo studio semiserio dal titolo “le leggi fondamentali della stupidità umana”, dove Cipolla, con tanto di grafici ed equazioni, spiega i pericoli di una particolare categoria umana, gli stupidi.

RSS Iscrìviti al mio feed rss

One response so far