Archive for the 'libri' Category

Mar 12 2008

L’eccezione conferma la regola?

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La peggèrrima Darièlla si interroga sull’espressione “l’eccezione che conferma la regola?”. Pure io ho (avuto) qualche problema nel provare a spiegarla, senza venirne a capo.

Giusto ieri, tuttavia, trafficando con il mio L.a.d.r.o. (libro attualmente di riferimento occulto, sembra un acronimo alla topolino che poi tanto occulto non è viso che lo cito abbastanza spesso), ho scovato questa affermazione sulla traduzione inglese dell’espressione che è “the exception proves the rule“.

Most people take this to mean that the exception confirms the rule but they usually cannot explain the logic in this statement. […] The answer is that an earlier meaning of prove was to test (a sense preserved in proving ground) and with that meaning the statement suddenly becomes sensible - the exception tests the rule.

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Mar 10 2008

Mother tongue e la sagra degli errori

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Grazie alla mia ottima Fede, mi sto divertendo un mondo a leggere un libro di Bryson, intitolato Mother tongue, che tratta - recita la quarta di copertina - di come una lingua considerata per centinaia d’anni alla stregua di una lingua inadegata e per rozzi sia ora diventata la lingua globale per eccellenza. E’ un libro che sublima il mio desiderio di conoscenza per una lingua che parlo male ma che trovo straordinariamente ricca di parole di cui innamorarsi. Bryson affronta diversi argomenti: come la lingua si è evoluta, le pronunce, i tipi di inglese, come l’inglese ha importato parole straniere all’interno della propria cultura e, viceversa, come l’inglese è andato imponendosi in molti idiomi e, infine, come alcune parole hanno fatto la spola tra il vecchio e il nuovo mondo.

Il lbro non è solo un tributo alla lingua: tra le righe si può leggere quanto di meglio è espressione della cultura anglosassone. Tutti quei fattori che rendono attraente per molte persone l’idea di trasferirsi oltre la Manica: l’ironia, l’entusiasmo per le cose, la cultura del rischio e dell’errore, l’incoscienza.

Proprio questi ultimi punti mi stanno facendo riflettere parecchio negli ultimi tempi. Già una frase citata da Stefano (if you’re not prepare to be wrong, you’ll never come with anything original) è stata per me illuminante, ma soprattutto l’altro giorno lo è stato una cosa che mi è successa: è venuta ospite da me una ragazza americana, strà-cutie ça va sans dire, conosciuta in un bar d’oltralpe dal mio amico. Scesa giù in Italia per portare il suo bimbo a casa, è venuta da me perché aveva dei problemi di alloggio. Come minimo, come dice il mio amico, nella stessa situazione - in Italia, a casa dell’amico di un tipo conosciuto poche sere prime e copletamente ubriaco - temerei per le mie reni!

Questo è indicativo di un’intera nazione. Poi penso alla situazione italiana, a come siamo fatti, a come la maggior parte delle persone si relaziona in Italia, e prende un po’ lo sconforto, per quanto un Paese come questo, alla vigilia delle elezioni, sia proprio in una fase di crisi culturale diffusa. La gente non si prende dei rischi prima di tutto nei rapporti con gli altri e, di conseguenza, neanche con se stessi. La forte chiusura nei confronti del nuovo impedisce la formazione di rapporti e pone forti barriere all’ingresso per la paura di prendersi la fregatura. Dovremmo essere più liberali nell’animo: il protezionismo è una grande fregatura e la teoria dei campioni nazionali ha fatto il suo tempo perché viveva un’epoca dove il fallimento era una condizione negativa e perpetua. Le correnti liberali invece predicano il fallimento, o meglio la possibilità del fallimento, come condizione naturale per lo sviluppo di soluzioni nuove.

Penso che se riuscissimo a unire questa cultura anglosassone alle virtù italiane un nuovo rinascimento* prevarrà, perché è sempre meglio un errore dell’inerzia che abbiamo vissuto in questi anni. Quindi, il 13 aprile vado a votare con il rischio di fare ancora una volta la scelta sbagliata.

* questa del nuovo rinascimento l’ho letta da qualche parte stamani ma nn riesco a trovarne la citazione, help!

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Gen 13 2008

Generazione X

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generazione xPoche palle, una prima lettura in italiano, qualche mese di sedimentazione e un’edizione in inglese di cui capisco (veramente poco) e finalmente un nuovo libro preferito. Generazione X di Coupland è il libro definitivo per chi infila una parola di francese nei propri discorsi, ha dubbi esistenziali, ha un profondo disgusto per i furbetti del quartierino.
Dalla quarta di copertina: overeducated, intensely private and unpredictable non è proprio il mio caso ma è la descrizione di molti dei miei amici. La cosa pazzesca è che dopo oltre 15 anni questo libro è ancora attuale nel descrivere quell’età di passaggio verso i 30 di una generazione nata senza grossi problemi ambientali come guerre varie, pentapartito, rivoluzioni fallite. Non è un libro indicativo del proprio tempo, bensì uno semplicemente universale.

Basta prendere una delle tanti frasi esplicative ai margini della pagina.

  • Aspiranti yuppie: sottoclasse della generazione X per la quale il mito degli yuppie sembra essere soddisfacente e proponibile. Caratteritiche principali: tendenza a trovarsi sempre in debito, dipendenza da una o più sostanze psicotrope, propensione a parlare del giudizio universale.
  • Vogliamo parlare del DAM (Dispositivo Anti Massificazione)? Esso è qualsiasi accessorio aggiunto a una tenuta per dimostrare al mondo che nel proprio animo sopravvive ancora una scintilla di individualità. Come avere al polso un piccolo braccialetto di un festival tenutosi mesi prima.
  • Pensiero minore: corrente filosofica secondo cui la riconcializione con se stessi si ottiene riducendo al minimo le aspettative di ricchezza materiale: ormai non mi interessa più avere successo […], mi basta solo trovare felicità emagari aprire un piccolo agriturismo nelle Marche o in Umbria

Difatti, il friend of mine dice sempre che è il mio libro e gli fa specie che sia stato proprio moi a regalarglielo.

E’colpa di Michele, che a suo tempo ne aveva parlato assez, se me ne sono invaghito.

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Nov 11 2007

I due libri di novembre

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Coupland nostradamus Douglas Coupland ritorna in Italia con un inedito del 2003, “Hey Nostradamus” (scheda), edito da Frassinelli. Lo scrittore canadese parla di una strage avvenuta nel liceo del suo paese d’origine. La narrazione si sviluppa tra flashback, aforismi pungenti e lucidità nel descrivere le contraddizioni della sua generazione e, con la lungimiranza che lo contraddistingue, di quelle successive: la società moderna affonda nella perdita dei valori e nel senso religioso incapace di dare risposte puntuali.

Un frase dall’incipit: quello che distingue l’umanità da ogni altra cosa al mondo […] credo sia che solo essa ha la capacità in qualunque momento di commettere ogni possibile peccato.

Nell’originale - peccato per la traduzione italiana - si gioca molto sulla frase “God is nowhere, God is now here”: vera e perfetta. Per una recensione seria Michele.

Cipolla Pericoli Allegro ma nn troppo

Carlo M. Cipolla: lo storico economico più pazzo del mondo accademico torna in libreria con una nuova edizione del suo classico “Allegro ma non troppo” (scheda), arricchita dei disegni di Tullio Pericoli, edizioni Il Mulino. In un libro solo, due riferimenti fondamentali della cultura, quella vera, italiana.

“Allegro ma non troppo” è la romantica storia economica e sociale del Medioevo: i veri motori della storia sono stati l’importazione delle spezie e la produzione dei tessuti. Per certi versi può ricordare ciò che Zoolander diceva rispetto alla cupola del mondo, la lobby degli stilisti.

In appendice anche lo studio semiserio dal titolo “le leggi fondamentali della stupidità umana”, dove Cipolla, con tanto di grafici ed equazioni, spiega i pericoli di una particolare categoria umana, gli stupidi.

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