Archive for the 'io' Category

Gen 15 2013

Berlino: qualche mio consiglio di viaggio

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Mi si chiede spesso di Berlino, una delle città in cui mi trovo meglio. Ogni volta mi trovo a dover spiegare questo e quell’altro, fare copia-incolla di innumerevoli mail, tra cui quella che poi ha fatto riferimento a un bell’articolo di un’amica che non trovo più. Ora ho sistemato e messo qui senza  nessuna velleità di fare il pretenzioso o essere esaustivo: solo i posti che mi sono piaciuti e dove mi sono trovato bene. La città è ricchissima di opportunità (partire da qui magari), i posti cambiano continuamente e i gusti sono diversi. Comunque, se tu che passi hai gradito quanto ho scritto, metti un like o un commento, grazieContinue Reading »

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Ott 26 2012

All’Agenzia Digitale uno delle Poste. E’ la scelta giusta?

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Sarà che della short list ne conosco e stimo 3 su 4 (Salvo, Quinta e Fuggetta) ma sono riusciti proprio a nominare quello che non conoscevo, il direttore innovazione di Poste Italiane. Magari è bravissimo, vedremo.

A voler trovare sempre il lato ottimo delle cose, di primo acchito, di positivo ci sarà forse un particolare affiatamento con Passera che di Poste è stato l’ad molto tempo fa, e ho pensato che la nomina fosse in linea con il proposito di portare il “vecchio” apparato sul digitale, poi mi sono ricordato che il banco posta online chiude la sera alle 10.30. E’ la scelta giusta, dunque?

PS non so se ancora chiude a quell’ora so solo che lo trovo spesso offline la sera. (img tratta da qui)

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Ott 17 2012

Renzi: merito, modernità, fiducia nel futuro, responsabilità

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(Due righe in favore di Renzi. Ho deciso di partecipare)

Ho letto l’editoriale di Scalfari qualche domenica fa ed è stato uno shock il suo parere fortemente contrario a Renzi.

Una piccola introduzione: la tradizione cui mi rifaccio idealmente è quella del partito d’azione, in mancanza di questo i miei partiti di riferimento sono stati il partito Repubblicano, qualche puntatina in direzione Verdi (quelli di Alex Langer), Rete, Rosa nel Pugno per trovare infine una sponda e una casa nel PD alle cui primarie ho partecipato e di cui ho condiviso il progetto e sposati i princîpi. Il mio sostegno a Monti – di cui, anche se non fossi bocconiano, condivido le idee, le cure, i principi – è totale.
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Eppure c’è da pensare a un dopo: non pensarci significa semplicemente dare atto che Monti non è riuscito nel suo intento, quello di creare le condizioni perché questo Paese possa tornare ad avere fiducia nel futuro.
Penso che i 3 candidati alle primarie più importanti siano – con luci e qualche ombra – tutti delle brave persone e che sia un lusso poter scegliere tra persone di questo tipo: pertanto queste primarie, comunque vadano, saranno un successo, sempre che il centrosinistra non imploda nella sua storica litigiosità.
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Tuttavia, ho deciso di votare alle primarie per il sindaco di Firenze perché più di altri mi sembra che incarni, dopo 20 anni di giustificazioni e un clima avvelenato, un’idea di modernità, una visione delle esigenze di tutti, un senso di fiducia in un’Italia più responsabile.
A parte il discorso sulla rottamazione e un certo giovanilismo – che, personalmente, vedo più come esercizio retorico, visto che di vecchi come Scalfari o Elserino Piol c’è ancora bisogno – Renzi affonda le radici della sua azione in valori positivi come il merito, le opportunità e le responsabilità.
Quello che sta facendo Renzi, mi sembra di interpretare, è allevare una generazione di 30enni in grado di prendersi il potere non perché cooptati da chi il potere – non tanto di governare, bensì di mettere veto – ora ce l’ha ma di prenderselo perché si è più bravi, in grado di fare meglio e di rendere obsoleto il vecchio sistema.
In questo mi sembra ci sia un elemento di forte rottura rispetto agli altri duellanti.
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Non credo al tifo politico che dà un sostegno totale e si innamora di un esponente senza vederne i limiti. Nessuno è perfetto e ci sono cose che non mi piacciono di lui: a volte ha un piglio un po’ troppo toscano – è quel che dico anche alla mia ragazza di Firenze del resto -, e non mi sembra proprio il massimo della simpatia. Credo che di queste cose bisognerà farsene una ragione, visto che un presidente del consiglio simpatico lo abbiamo già avuto con degli effetti nefasti, e con un comico ignorante – ma con risvolti interessanti – l’incognita è enorme.
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Secondo me, Renzi più di altri rappresenta oggi un bel modo di concepire la politica e di riaffermare un profilo basato sul merito, cosa che lui sta facendo prendendo nel suo staff brave persone, come Gori, peraltro iscritto al PD di Bergamo.
Quello che dimostra la sua presenza al fianco di Renzi è che i bravi possono avere spazio, nonostante un passato certamente ingombrante. E’ questo che voglio dall’Italia del futuro e che in parte il governo cosiddetto dei Tecnici sta mostrando come normale: la competenza prima di tutto, le professionalità che si fanno spazio senza dover per opportunismo scegliere una parte con cui stare e farsi cooptare per tutta la vita.
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E’ che, dopo anni di fortissime divisioni, la buona politica deve tornare a un’era post-ideologica dove siano determinanti i voti d’opinione, e non quelli garantiti da curva dei tifosi: a dominare siano i programmi, le persone, il buonsenso e si riesca ad assecondare lo spirito sia di chi cerca il dinamismo dell’impresa e della libera professione sia di chi la sicurezza della propria condizione lavorativa.
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Non so se ho convinto qualcuno con questa tiritera: poco importa. Quello che vedo e auspico con queste primarie è che la gente si interessi, vada a votare e capisca che solo con la responsabilità e l’impegno a controllare gli eletti se ne potrà uscire fuori. Poi, gli uomini che ci guideranno sono importanti ma soprattutto lo sono le idee, al di là delle scelte in una cabina.
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Spesso, in queste scelte, l’elemento emotivo è quello più importante. Ovvero, scegliamo a priori con il cuore ma vogliamo pubblicamente ex post giustificare con la ragione i motivi intimi che ci portano a preferire una coalizione, una persona, ad altro.
Io ho scelto Renzi. Se poi non vincerà, pazienza. E si farà campagna per il candidato che avrà preso più voti.
Mi viene in mente che all’entrata della sede di Barilla, c’è una bella frase del fondatore: Tutto è fatto per il futuro. La fede è una parola importante. Andiamo avanti, andate avanti con coraggio. Passate le primarie, sarà così.

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Ott 16 2012

Il mio mentore

(post tratto da #ilmiomentore, un’iniziativa di una ONLUS, Mentoring USA Italia, per dare sostegno a ragazzi, prevenirne e contrastarne la dispersione scolastica) (grazie anche ad Antonella per la citazione nel suo post)

Quando sono stato contattato da Mentoring Usa Italia Onlus per scrivere un post sulla figura dei Mentori non ho avuto dubbi. E’ un concetto che ho sempre adorato perché una delle cose fondamentali che ho imparato è trarre giovamento da qualsiasi persona s’incontri, cogliendone ovviamente gli aspetti positivi, e che non c’è niente di più bello che dare. La lista è lunghissima: da alcuni prof del liceo (Garroni, Giorgioni, Marchesi) a chi mi ha preso in IBM come stagiaire, sono state molte le figure che mi hanno dato qualcosa, eppure l’annata chiave è il 2005. La mia esperienza in IBM era finita e mi aveva fatto esattamente capire quello che non volevo fare. Successivamente un mese in Irlanda e via alla ricerca di nuove avventure, soprattutto in un campo che all’epoca aveva delle potenzialità, quello dei Social Media.

In quel periodo le mie fisse gravitavano intorno ai blog e all’editoria, di nuovi modelli di business basati sulla partecipazione. Idee assolutamente velleitarie ma con un po’ di spirito le raccolsi in una bozza di progetto che sottoposi ad alcune persone del giro. Furono solo due le persone che mi risposero in modo adeguato a quello sforzo: a queste devo tutto.

La prima è Vittorio Zambardino, all’epoca figura di riferimento del Gruppo L’Espresso sulle tematiche del digitale, che con molta disponibilità mi scrisse una lunga mail di risposta: si confrontò su alcune idee e – ben più importante per chi aveva perso da tempo il proprio mentore di riferimento – mi esortava a continuare.

Da lui ho avuto prova che anche se sei in qualche modo arrivato (aka un supermegadirettorecondelegaalpoteredigitale) e pieno di impegni è una cosa bellissima dare una risposta a un giovane, soprattutto in Italia dove per molto meno si ha la tendenza a menarsela o a non degnare nemmeno di due righe chi ti scrive.

La cosa bella è che l’ho incontrato poche volte in vita mia ma è come lo conoscessi da una vita. Se prima di quella famosa mail Zambardino era un nome da stimare, in qualche modo è diventato qualcosa di più. E se oggi sono un professionista e soprattutto una persona – credo – stimata un po’ lo devo anche a lui quando incrociandolo a Riva del Garda, mi ricordò proprio quel progetto e mi stimolò in 5 minuti a capire – forse involontariamente o forse con la delicatezza che gli è propria, quando vuole : ) – quali fossero le cose importanti della vita (ovviamente è top secret, ogni mentore ti fa scoprire le sue e quelle che ognuno ha già in nuce).

L’altra figura importantissima è stata il mio primo capo vero, Paolo Guadagni, all’epoca in Digital PR, che alla mia mail nella sua risposta scrisse questa espressione che non conoscevo: Internet-savvy. Ancor oggi non so a cosa si riferisse ma mi sembrava fico.

Due anni sotto la sua guida sono stati importantissimi e penso che mi abbiano rivelato moltissimi segreti su come gestire un cliente e fare un lavoro. Le massime che più ricordo erano due:

1. “Under promising, over delivering. Over promising, under delivering“. Insegnamento che dico spesso in moltissime situazioni, non solo lavorative. A volte rielaborato anche in “over promising, mo’ over delivering” ma va preso assolutamente con le pinze. A uno tremendamente ritardatario come me era una frase che faceva effetto.

Mi ha anche insegnato che non si può arrivare in ritardo con la pioggia ma su quello credo di averlo tremendamente deluso : )

2. “L’ottimo è il nemico del bene” (ci sono molte varianti in materia ma il succo è lo stesso).

Quali lezioni dall’incontro con queste due persone?

Prima di scrivere questo post, pensavo che in qualche modo si venisse scelti dai propri mentori. Invece, non è proprio così: si possono anche scegliere i propri modelli di riferimento e, con un po’ di fortuna, esserne coinvolti.

La lezione che ho imparato conoscendo entrambi è che i mentori possono essere chiunque: possono partire da una firma sul giornale o un annuncio in una bacheca della Cattolica. Basta essere aperti, disponibili e recettivi, e il resto verrà da sé. Buona ricerca!

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Lug 13 2012

Steve McQueen e perché Thomas Crown è epico

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Da queste parti, si sa, si adora Steve McQueen e tutto quel mondo di velocità e stile che lo circonda. Eppure, c’è un film suo che mi piace più di altri: è Il Caso Thomas Crown, che lo vide protagonista con una splendida Faye Dunaway in una storia composta principalmente di elementi torbidi, passione e pericolo. Un mix perfetto per quell’anno, il 1968.

In stile Saviano, esistono 10 motivi per cui adoro questo film.

  1. All’epoca i banchieri alla Steve McQueen avevano la tendenza a non fare danni alla società: si limitavano a rapinare la loro stessa banca con l’ausilio di sconosciuti.
  2. La figura del ladro gentiluomo sarà uno stereotipo ma con Steve raggiunge livelli più alti del più celebre Cary Grant di “caccia al ladro”: provate a prenderli (e confrontarli).
  3. Mai partita a scacchi al cinema fu così sensuale: credeteci.
  4. Il silenzio del volo in aliante.
  5. Le Dune Buggy e la libertà che questa comporta sono sempre über-top;
  6. La Ferrari è definita come “una di quelle cose rosse italiane”: nonchalance e stile per il king of cool.
  7. Il piano e la preparazione del colpo dovrebbero essere patrimonio dell’umanità.
  8. La regia della rapina sono magistrali per tempi e ritmo.
  9. Il vintage degli effetti grafici e dello split screen sono cosa buona e giusta.
  10. Faye Dunaway ha un epico dubbio fra ragione e sentimento, altro che Jane Austen.

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Mag 21 2012

Le PR come propensione al meglio

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(giusto due righe per tornare a scrivere sul blog)

Durante la settimana del mobile, o Desiiiign Week come dicono gli sfighetti, mi sono confrontato con un’amica francese, PR freelance a Parigi per la stampa tradizionale, sul ruolo delle Relazioni Pubbliche. Al di là di quello che viene scritto sui manuali della materia, lei ed io ci interrogavamo su quali fattori distinguessero il buon consulente da quello meno bravo (siamo generosi, va) e cosa fossero effettivamente le Relazioni Pubbliche: la discussione è finita in pochi minuti con chiari vincitori.

Avendo avuto dei bravissimi méntori (Marco Massarotto e Paolo Guadagni), alla fine della fiera, si è sempre lì: passione, etica e, soprattutto, propensione al valore aggiunto. Mentre i primi due sono banali (si veda anche il buon MCC sulla questione dell’acquisto fans), quest’ultimo fattore è quello più importante: spesso le notizie che ci viene richiesto di comunicare sono delle non-notizie. Il bravo PR dev’essere quello in grado di trovare la chiave giusta – per ogni persona contattata, giornalista o bloggerz che sia – e trovare quel quid che rende appetibile una notizia. Quest’attitudine non è una caratteristica meramente professionale: il valore aggiunto, la positività di ogni situazione e trovare il lato buono delle cose sono qualità che vanno bene in ogni ambito e devono essere proprie del bravo consulente di comunicazione.

Prendere il meglio della persona che adori o capire che ogni supposta tragedia è solo l’opportunità per fare meglio ricordandosi che a far le cose facili sono bravi tutti, sono le cose migliori che si possa imparare facendo relazioni pubbliche e che può tornare utile, sempre.

Insomma, un bravo PR – ed è ancor più bravo quello che dice ogni tanto di no, rischiando di perdere l’offerta – è secondo me anche una brava persona interessante. [pro domo mea mode off].

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Feb 29 2012

Lasciare un lavoro, crearsene uno

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Sono passati 2 anni da quando sono entrato in Hagakure, più che un’agenzia, una bella scuola di vita che ha ispirato, pare, addirittura un libro#truestory.

Tuttavia, ci sono momenti in cui bisogna crescere in qualche modo e cambiare. Prima di procedere, comunque, una piccola premessa.

Fin da piccolo, ci sono state storie che mi hanno guidato, tutte storie un po’ sfigate ma tant’è. Eccone un paio.

  • La prima è quella di Icaro: la sua brama lo portò ad avvicinarsi troppo al sole che gli sciolse le ali e lo fece finire in mare.
  • La seconda è la vecchiaia di Ulisse, raccontata da Dante e interpretata da Gassmann, aka la perfezione: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza“. Ulisse decide di andare oltre le Colonne d’Ercole ma il suo è sterile desiderio di conoscenza fine a se stesso e per questo viene fatto punire con un naufragio, nel Sud del mondo.

Queste storie erano il caldo disincentivo per qualsiasi velleità finché, nell’ultimo anno, ci si è ricordati delle vere storie che contano, quelle di Zio Paperone.

Un po’ la colpa è aver riscoperto tra i propri scaffali gli allegati più fighi della storia di un giornale, più delle figurine di Veltroni: erano gli albi sull’economia che il Sole 24 ore distribuiva con il quotidiano, il lunedì se non ricordo male. L’economia raccontata attraverso i fumetti di Paperone aveva un sapore strano, quello dell’avventura, l’invenzione, il rischio.

Zio Paperone era quello che poi, all’università, dava pieno valore all’espressione schumpeteriana di Distruzione Creatrice.

In quest’ottica, anche da queste parti, bisogna distruggere il proprio presente per poter creare qualcosa di nuovo: sono stati ottimi anni quelli in vle Bligny ma era l’ora di guardare avanti. E provare a muoversi verso altre direzioni con pragmatica incoscienza, graduale ottimismo, tanta autodisciplina.

Inutile dire che a Marco, Chiara e Matteo – pur nella diversità di vedute, normale quando ci sono in ballo personalità forti – si deve moltissimo e che questo gioiellino che si chiama Hagakure nasce dalla loro capacità di non far limitare le persone al compitino ma di farle andare oltre se stesse, senza scomodare le Colonne d’Ercole. A loro la mia gratitudine e riconoscenza per due anni fondamentali.

Senza nulla togliere, mi mancheranno anche alcuni colleghi (per tutti – non me ne vogliano gli altri – l’ottima Mara), alcuni clienti (su tutti, Enrico e Giovanni!), fornitori e amici bloggerz con i quali ho avuto la fortuna di avere un rapporto sempre basato sul reciproco rispetto e la trasparenza. Non è un addio, questo è un mondo piccolo e promiscuo e la vita è piena di sorprese: anzi, probabilmente si avrà la fortuna di beccarli con meno rigidità e necessari formalismi.

Insomma, due anni si chiudono, con la consapevolezza di aver, da una parte, meno occasioni di incontrare alcune di queste persone e, dall’altra, di aver trovato, in alcuni casi, degli amici.

Viel Spaß e, come nelle migliori delle tradizioni, fate del vostro peggio.

OST: Midnight JuggernautsInto the Galaxy.

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Feb 13 2012

I desideri sono ambizioni: Clärchens Ballhaus

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Ci sono luoghi fantastici in giro per il mondo, basta esser curiosi e fortunati, due caratteristiche che, di grazia, non mancano da queste parti. Clärchens è uno di questi, un luogo a Berlino, in Auguststr, Mitte, davanti al quale sono passato spesso davanti incuriosito senza mai osare fare il passo decisivo. Paradossalmente, si hanno meno timori ad entrare da soli in un club piuttosto che in una balera. Perché è proprio di questo che si tratta.
Clärchens è uno di quei luoghi che le guide, tranne quelle redatte da persone fighe, non sempre citano. E così una domenica pomeriggio – complici il gelo, la chiusura di negozi e, soprattutto, l’ignoranza – la curiosità porta un gruppetto a sperimentare.
Il piano di sotto è una sala da thè con un palco e un dj: qui fanno la loro comparsa uno sparuto manipolo di radical chic – i miei amici ed io – da una parte e famiglie numerose dall’altra con un nutrito gruppo di persone agé. La musica è quella della DDR, pop ballabile crucco. E già qui vale la visita.
Al piano di sopra, invece, la vera meraviglia: la sala dei concerti, gli stucchi alle pareti con muri scrostati, specchi 3×4 ancora scheggiati delle ferite della guerra e, ad un lato dello spazio, un gruppo klezmer con clarinetto, fisarmonica, contrabbasso, xilofono, violini. Tutto dominato da un lampadario enorme in vetro e illuminato da candelabri accesi sparsi per la sala. In una parola, decadente, come lo ha definito l’amica che mi ha convinto a dare una chance a questo posto.

Con elementi di questo tipo possono capitare molte cose.

Che un gruppo italo-franco-tedesco si metta a ballare su un palchetto in cima a una scala dal quale si domina la sala. Pubblico in delirio, musicisti anche, gestore pure. Tranne il tecnico. Lui “Raus”.

Che i musicisti facciano spazio davanti a loro per permettere il ballo di sala.

Che si sia un po’ timidi e si resti per 5 minuti ai margini, senza riappropriarsi della scena. Finché non ci si guardi e si decida di trascinare il suddetto gruppo in mezzo alla sala con una frase stupida. “Oh-my-god, it’s fame” (più o meno alla loro maniera).

Le movenze erano quelle di Cats perché da queste parti il ballo e la teatralità sono essenziali.
Come i musicanti di Brema o il pifferaio di Hämmerlin – d’altra parte siamo in Crucconia – la carovana si muove con passo inesorabile verso il centro.
Con la coda dell’occhio, da queste parti si nota che una tipa guarda e quel che si pensa in quel preciso momento, è che non si è mai ballato con Madre e che “avrebbe fatto piacere farlo con lei piuttosto che ballare con queste ragazzette della mia età”. Così si prende la tipa e comincia la danza: avrà avuto 70 anni, per questo avevo pensato a mia matre.
Qualcuno potrà pensare che si tratti di un mero protocollo XXX, dove XXX è un caro amico che usa scientemente questa tattica: prendi la tipa più vecchia del locale, ballaci, tutte ti guarderanno con occhi migliori. Ma tant’è.
Il bello della Germania – di Berlino, anzi, che è ben diverso – è che la gente si prende decisamente molto meno sul serio. Si lavora seriamente, ci si devasta nel weekend e si lavora forse più duramente non solo con un senso di colpa da lunedì ma anche con un senso di stupore che a volte parte, come in questo caso, dalla coda dell’occhio.

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Nov 09 2011

Prendi quei soldi e goditeli: due casi di mancati pagamenti

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Qualche tempo fa, da queste parti, si era parlato di un credito vantato nei confronti di un’associazione che organizzava master privati.

La lettera dell’avvocato all’associazione non ha sortito risposte e gli eventuali passi legali richiedevano degli impegni economici non indifferenti, pur avendo la certezza, in giudizio, di poter ottenere una sentenza favorevole.

Gli organizzatori dei master CommunicActive, diretti da Cinzia Moretti, sono come scomparsi e non si riescono ad ottenere risposte. Insomma, la possibilità di rivedere quella cifra – non particolarmente importante ma che comunque fa comodo – è persa.

Con questo post rinuncio definitivamente: persone di CommunicActive, questi 1.500 euro prendeteveli e divertitevi, fate girare l’economia italiana oppure dateli in beneficenza. Quello che volete. Vanno bene anche le bollette che dovrete pagare ma anche birra e superalcolici. Sono vostri. A vostro insindacabile giudizio.

Altra storia micragnosa, forse anche peggiore della prima, è quella che riguarda il patinato mondo delle riviste di moda che comunque mi dà l’occasione di postare foto capaci di innalzare gli accessi (e non solo) :)

Nel maggio 2010 da queste parti si decide di dare la propria casa per uno shooting fotografico di un giorno. Il servizio, a firma di un mio contatto (che non cito perché non voglio che sia associato a questa storiaccia) esce qualche mese dopo in occasione di Pitti uomo. Parte delle foto sono quelle a fianco. Purtroppo la modella non è rimasta, il divano è sempre quello : )

Il pagamento concordato è di 250 euro lorde.

Secondo voi, com’è andata a finire? La fattura è partita con molti mesi di ritardo – mea culpa – a gennaio 2011 ma il bonifico non risulta ancora arrivato a novembre 2011, nonostante ripetute mail alla redazione e – si scopre in corso d’opera – a chi si dovrebbe occupare dei fornitori. Le diverse mail inviate a un certo punto da maggio 2011 non hanno più avuta alcuna risposta.

Da queste parti si stigmatizzano le questioni di principio ma a maggior ragione fa demoralizzare e imbestialire che non si paghino 250 euro.

Per una rivista di moda molto famosa dovrebbero essere bruscolini. Sembra quasi un modus operandi quanto gli stagisti non pagati che ho pure visto in in alcune aziende.

Anche qui, con questo post rinuncio definitivamenteEcco, signori di Maxim, fateci quel che volete, regalatevi un negroni di redazione il prossimo casual friday oppure date una mancia in più quando bevete il caffè al mattino. A vostro insindacabile giudizio. Sono vostri.

Se la situazione in Italia è questa, prima di lavorare con qualcuno, da queste parti si ricorrerà al pagamento anticipato o alle referenze sui potenziali clienti, la loro affidabilità nei pagamenti, la loro celerità. Il risultato sarà lavorare e guadagnare meno ma perlomeno il sangue amaro non ce lo si fa più.

Post ispirato a una conversazione con Roberto Chibbaro.

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Ott 12 2011

E rieccolo

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Da queste parti si è un po’ scomparsi negli ultimi mesi, complici l’estate, i suoi ritmi e anche un po’ di sani distacco e disinteresse per il blog. Niente di grave per fortuna.

UPDATE: l’ottimo Andrea ne approfitta per ricordarmi del suo why I blog, e così gli rispondo: torno a scrivere perché mi piace condividere parte di quello che faccio, mi aiuta sull’aspetto professionale e quello personale (ovvero, marketing di me stesso). Aggiornare un blog mi sta permettendo sempre più di seguire cose – come LeWeb Paris o Next a Berlino ma ce n’erano anche altri che ho dovuto declinare – che altrimenti non potrei fare, e di avere quella regolarità e lucidità necessaria per mettere in chiaro le cose che mi passano per la testa. Insomma, seguire un blog è principalmente il mio esercizio di igiene mentale (con benefici attesi). FINE UPDATE.

Fortunatamente l’autunno – la stagione storicamente la preferita, insieme a tutte le altre peraltro, in cui tradizionalmente si dà il meglio di sé – rimette le cose in sesto con i concertini, le cene e nuovi programmi in vista.
Per i mesi a venire sarà un meraviglioso macello perché vale come sempre la regola dell’orologio a cucù.

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Giu 03 2011

Oggi va così: Berlin as a state of mind

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Milano è bellissima ma oggi va così: Berlin as a state of mind dove tutto sembra facile e, in fondo, lo è.

Little Berlin / LensBaby + tilt-shift from Giovanni Antico on Vimeo.

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Mar 22 2011

L’invidia delle passioni: cronache dalla Milano-Sanremo di auto d’epoca

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Partecipare alla Coppa Milano-Sanremo di auto d’epoca è una di quelle esperienze da ricordare. Non si tratta solo di auto, è qualcosa di più: si tratta di condividere dei momenti che non tutti possono avere. Non si parla proprio di disponibilità economica o di limiti particolari, l’unica barriera d’entrata è la passione per un piccolo mondo antico di marmitte e linee sinuose dei bei tempi in cui il design non era ancora industriale bensì artigianato.
Da queste parti, grazie ai buoni uffici della società, si è avuta la possibilità di seguire la manifestazione – di cui Hagakure era media partner – da Milano a Sanremo, dal pomeriggio di venerdì al pranzo di sabato.
Dopo aver fatto il flâneur tra le auto in esposizione (qui la gallery delle foto), alla ricerca di angolature e riflessi particolari, siamo finalmente montati su una macchinina niente male.
La prima tratta fino ad Alessandria è stata su una Jaguar XKR-S, decappottabile. Siamo usciti da piazza Duomo, Milano, tra due ali di folla, direzione traffico della circonvalla.

Date le caratteristiche dell’auto e l’assegnazione dei turni di guida, chi scrive all’inizio era seduto dietro, scarpe levate e disteso miami-beach style, fotografando le persone e godendo della vista della città e del cielo di cui troppo spesso ci si dimentica.

Nonostante il forte ritardo che avevamo, abbiamo fatto le stradine per paesini sconosciuti in middle of nowhere, fino alla volta di Alessandria, dove abbiamo fatto un pit-stop volante e, finalmente, ho preso in mano il gioiellino.

Dico solo due due cose: tuc-tuc ovvero il rumore delle marce che scalano, salgono e scendono. Era un attimo per arrivare a far girare il motore, veramente molto divertente.

Poco prima di Torino, altro cambio alla vita in tempo per arrivare a mangiare verso mezzanotte e qualcosa, lavoricchiare su due cose in sospeso e fare due salti da Giancarlo, sui Murazzi. Un paio d’ore a letto e poi pronti alla partenza sotto lo sguardo severo di Garibaldi.

Fortunatamente, abbiamo conosciuto un tipo che aveva un posto libero come navigatore nella sua Jaguar E-type, così sono riuscito a spararmi questo viaggio da Torino a Sanremo, passando per Carrù e San Bartolomeo su questo gioiellino degli anni ’60.

Il viaggio con questo signore è stato un bel corso di igiene mentale: ha raccontato le sue esperienze, il suo lavoro, la sua passione per le macchine e in particolare per questo modello, che quest’anno compiva 50 anni. Lui l’ha acquistata 30 anni fa a 22 anni e da allora ha probabilmente cambiato più donne che auto. Un amore decisamente duraturo: quando mi ha detto di salire dopo la partenza perché c’era la palta, gli ho detto che non c’era problema per le mie scarpe. Ha risposto  che “no, infatti è per i tappetini dell’auto“.

Comunque, il discorso della passione ritorna: parlando con lui, mi ha fatto capire che, come dappertutto per le belle cose, ci sono sia quelli che adottano uno stile di vita, sia i poser dell’auto d’epoca, quelli che vogliono partecipare a queste cose senza sposarne i valori e – i dolori – di questa scelta. Li riconosci subito. Ho scoperto da un lato di un vero e proprio mercato degli affitti d’auto d’epoca con pacchetti che, evidentemente, vanno a ruba in Russia – tanta era la loro presenza – e dall’altro che l’appassionato d’auto d’epoca, un vero e proprio viaggiatore nel tempo che fu, ha sempre in macchina un libro, anch’esso d’epoca, per “aspettare il carro d’attrezzi quando la macchina ti abbandona“. E una delle cose interessanti è proprio la conta dei feriti e delle casualties sul percorso di gara. Fortunatamente ci sono diverse auto di scorta e carri attrezzi in caso di incidenti e guasti, cosa che in parte abbiamo rischiato anche noi. “Zeno, si è rotta una specie di guida del volante, c’è un piccolo rischio ma la nota positiva è che se cadiamo in un burrone, moriamo all’istante“.”Ok“.

Arrivati sani e salvi a Sanremo, le chiacchiere finiscono e cominciano i ricordi ma si può dire che è stata una grande fortuna poter fare questo viaggio, imparare qualcosa in più su questo mondo e su questa nicchia di appassionati, fare da navigatore e conoscere da vicino questi gioiellini.

Tutto questo ti lascia una domanda che non è mai “quanto costa comprare una [inserire modello d’epoca a caso] ? ” ma “cosa devo fare per meritarmi una [ins. modello]?

Riferimenti:

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