Archive for the 'io' Category

Mar 11 2016

Consigli per mangiare bene a Firenze

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Gli ingredienti per l'Inzimino mon amour

Facendo la spola con Firenze da oltre 4 anni, mi si chiede spesso di fornire consigli culinari per il weekend e così con il mio lapis ho deciso di fare una sciacquata in Arno con quello che Ilaria ed io – ma lei partiva avvantaggiata – abbiamo scoperto in questi anni.

È un po’ un’ossimoro ma sono un po’ tutti i miei posti preferiti, spesso per la cucina, ogni tanto per il carattere, sempre per una loro punta di unicità. Ovviamente, è tutto molto soggettivo (come vedrai, non c’è il Lampredotto per il quale non vado ghiotto) e peraltro aspetto ancora di provare alcune icone come Burde e Coco Lezzone.
Una cortesia: se trovi utile questo post, metti un like e rilancialo su Facebook per favore, così magari raccogliamo qualche altro indirizzo. Ora noi si parte, però: troppe parole e noi si ha già fame! :)

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Dic 03 2014

Idee regalo per il primo Natale #zerostress

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fighter_324_1Natale #zerostress è quella cosa che ti capita con Paypal quando gli altri si stanno azzuffando nei negozi. Parafrasando il più grande dei Fab 4, è quello che mi è venuto in mente quando è finito #nataleconpaypal, l’operazione Paypal – di cui peraltro sono un grandissimo fan – che mi ha permesso di chiudere al primo dicembre tutti i doni previsti per Natale.

L’impegno preso con Paypal è stato quello di partecipare, rispettando un budget predefinito, alla settimana dello shopping on line che culminava nel Black Friday e nel Cyber Monday, occasioni US ormai sdoganate anche al di qua dell’Atlantico.
Questi due eventi nascono in US per dare inizio alla stagione degli acquisti natalizi. Il primo, in particolare, è anche un indicatore economico molto importante – che determina una previsione degli andamenti della stagione – e pertanto spesso le aziende si impegnano per la buona riuscita con offerte e sconti. Le code presso il retail iniziano dalla sera precedente, a volte scattano a mezzanotte: insomma, stress totale garantito.
Di fronte a questa prospettiva, quando Paypal mi ha sfidato, insieme ad altri shopping guru (lol), a compiere tutti gli acquisti per Natale in una settimana, la risposta è stata affermativa e, a sette giorni, la sfida vinta.
A parte che ho scoperto come funzionano con Paypal i pagamenti in app terze (momento nerd, spettacolo!), l’operazione mi ha dato la possibilità di andare alla ricerca di prodotti e siti diversi dai soliti noti.
Dai libri e dal lego Star Wars da IBS.it alle stampe di foto Instagram – Printic, codice sconto 0BC476, e Polagram, codice PGL5UTSK – ad abbonamenti Spotify, a biglietti del treno e a della tecnologia per runner da Decathlon, gli acquisti più particolari – e di cui saranno particolarmente felici i riceventi – sono stati quelli da IloveDoodle, una disegnatrice malesiana incredibile capace di unire semplicità e fantasia, e Donna Wilson, un’artista dallo straordinario talento.

Sono però i calzini oybo l’acquisto definitivo di cui sono più orgoglioso, grazie all’edizione speciale dedicata a Fight the Stroke, l’associazione benefica che due straordinarie persone hanno creato partendo dall’esperienza del figlio (qui il TED meraviglioso).
Se Natale è occasione per fare del bene, partirei da loro: se poi è #zerostress e vi permette di godervi la vita mentre gli altri sono in coda, anche meglio.

[Disclaimer: post per certi versi sponsorizzato].

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Feb 28 2014

Pavé: una strada sostenibile da percorrere

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Qualche mese fa ho letto una cosa un po’ melensa ma vera: quando una cosa si rompe oggi la si butta, mentre una volta la si riparava. Lo stesso pensiero mi è venuto in mente con uno dei simboli di Milano, il pavé, che per volere di alcuni rischia di fare la fine dei Navigli: chiusi durante il periodo fascista per ansia da bonifica e, secondo alcuni, per far spazio alle auto, oggi vengono rivalutati tanto che qualcuno li vorrebbe riaprire.
Detto questo, le argomentazioni #bastapavé mi hanno riportato con la memoria ad Asfalto che ride di Carcarlo Pravettoni, partito fuffa che nel ’98 al mio seggio dove facevo lo scrutatore prese parecchi voti, nulli ovviamente #truestory.
Su queste argomentazioni ho voluto riportare le mie impressioni da cittadino che si muove prevalentemente in bici, ogni tanto in auto, e sostiene una mobilità sostenibile.

a. Dato storico ed estetico: il pavé è diventato negli anni l’essenza di Milano come lo furono i Navigli, capace di rendere più bella ogni strada della città, anche di periferia come in via Montegani. Lo sa anche il Comune di Milano che è una cosa di pregio tanto da continuare a utilizzarlo in alcune zone. Ora, provate a immaginare visivamente con l’asfalto una strada oggi in pavé. Cosa è meglio? Poi pensate a S. Gottardo e via Meda su cui qualche anno fa è stato steso l’asfalto subito pieno di buche, lo dico anche da ciclista. Erano meglio prima o dopo? Ecco, magari non facciamo lo stesso errore.

b. Dato di fatto, ecologico ed economico: manca la manutenzione. In una discussione su FB una persona che lavora alla comunicazione del Comune di Milano ha candidamente ammesso, salvo poi cancellarsi dal thread, che dal 2006 manca un piano di manutenzione ordinaria del pavé. Perché? Se facciamo un confronto con l’asfalto, anche quest’ultimo va mantenuto e peraltro rifatto ogni tot anni. Ma è meglio una lastra da risistemare o piuttosto rattoppare una strada con materiali che si deteriorano (e spesso macchinari ingombranti) per cui dopo 2 anni siamo punto e a capo? La media di manutenzione del pavé è di minimo 10 anni (intesa come sistemazione di tutta la carreggiata) mentre gli interventi occasionali valgono tanto quanto le riparazioni delle buche con il sacchetto di asfalto, così dicono. E’ come prendere delle scarpe di qualità che ti durano 10 anni invece di quelle economiche che butti dopo 2 anni e al terzo mese già scricchiolano.
Argomentazione extra: il pavé resiste al gelo e al sale non come l’asfalto che si rovina ogni inverno (e fu così che il global warming salverà l’asfalto). Peraltro, ho come l’impressione che l’asfalto scaldi di più d’estate.

c. Dato culturale e pratico: in numerose città la pavimentazione storica, non necessariamente a lastroni, viene valorizzata. Gli Champs Elysées a Parigi fino alle vie di Piacenza e Ferrara. La manutenzione è solo questione di know-how (che si può recuperare dall’esperienza di queste città) e di volontà politica per un tessuto urbano vivibile e compatibile, anche in periferia o in zone non particolarmente belle. Se abbiamo una cosa bella e valorizzata pure in altre parti del mondo o in Italia, perché toglierla a Milano? 

d. Esperienza storica personale: si dice che la pavimentazione storica non sia adatta per il traffico pesante. A parte che il pavé è stato tolto anche in vie residenziali in area C come via Aurelio Saffi, nella mia esperienza di 30 anni a Milano, quando ero piccolo negli anni ’80 alcune vie in pavé come Ticinese, corso Magenta, via Torino erano aperte al traffico di ogni genere e non avevano problemi di lastre divelte. Oggi, nonostante siano in gran parte chiuse al traffico regolare, sono messe ben peggio, quindi non è una questione di automobili e traffico, riflettiamoci.
Se poi pensiamo a pza. Duomo con traffico inesistente e al suo recente rifacimento, ecco, è la conferma che il problema sono le ditte milanesi e/o la mancata manutenzione. 

f. Esperienza di ciclista: vero che l’asfalto è più scorrevole ma molti ciclisti con cui ho parlato sono pronti ad avere una città più bella (con un pavé ben mantenuto) e più sicura: con il pavé, infatti, le macchine vanno più piano e sono più attente. Il pavé è dunque compatibile con una città più sostenibile e bella per tutti e con l’orientamento del Comune a limitare la velocità dei veicoli a motore.

g. “Il pavé è sporco“. L’asfalto è pulitissimo, invece.

f. “Il pavé è più rumoroso“. Concesso (soprattutto, se le macchine non facessero rumore).

h. “Si lascia il pavé nelle vie storiche e di pregio e dove lo decide la sovrintendenza“. A parte che la lista delle strade da asfaltare andrebbe annunciata per tempo, con affermazioni di questo tipo si ammette, giustamente, che il pavé sia di pregio. Da persona attenta verso tutti, vorrei che questo pregio fosse mantenuto, se non esteso, anche per chi non ha avuto la fortuna di essere inserito in una zona di pregio e potesse così avere la possibilità di godere di quella piccola bellezza che il pavé rappresenta e porta.
Dalla Moratti niente ma da una giunta di centrosinistra mi aspetto questo genere di sensibilità.

i. “Il pavé rovina le sospensioni“: se non è dissestato non le rovina, così come peraltro le buche. E’ poi paradossale che da chi sostiene una mobilità alternativa alle auto arrivino queste argomentazioni ma tant’è.

l. Insomma, il pavé risulta essere forse meno veloce dell’asfalto ma in una città forse dovremmo pensare a molti elementi quali la bellezza di una soluzione, le tradizioni, l’economia, la sostenibilità delle cose e la sua funzionalità generali. Credo che il pavé presenti molti più vantaggi rispetto all’asfalto e che quelle cose negative siano facilmente risolvibili con minimo di volontà politica.  

Piuttosto che perdere il tempo con il falso problema del pavé – basta la manutenzione richiesta peraltro in quantità maggiore anche dall’asfalto – creiamo delle soluzioni per consentire il traffico delle bici in una corsia riservata e punire i comportamenti che indipendentemente dal pavé sono da riprendere come sosta selvaggia o eccesso di velocità.

Non roviniamo una cosa che molti ci invidiano o che, in alcune parti d’Italia, stanno riscoprendo, altrimenti finirà come per i Navigli: negli anni ’20 ricoperti dai fascisti, oggi in odore di riapertura. Facciamo già adesso quello che faremo fra 80 anni: valorizziamo il pavé. #ForzaPavé.

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Feb 17 2014

Mattèo, i piccoli fan e l’ecologia del linguaggio

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Quando si parla e si discute di politica, soprattutto sui Social Media, sempre più si incontrano i fan di questa o quella fazione arroccati sulle proprie posizioni: non esiste confronto ma solo un continuo sbattere la propria verità in faccia agli altri (cit. Vittorio), a volte forzando i presupposti su cui quella stessa verità – anzi, narrazione detto nella maniera di qualche figuro – si era costruita.

A proposito, cito sempre questa frase fantastica* del sindaco di New York negli anni ’80, Ed Koch, perché mi sembra estremamente indicativa rispetto ad alcune polemiche e relative risposte di questi giorni – tutte estremamente razionali a modo loro, tutte fallaci in uno scambio di ruoli molto interessante – a beneficio di un’ecologia del linguaggio (cit. Gilioli):

If you agree with me on 9 out of 12 issues, vote for me. If you agree with me on 12 out of 12 issues, see a psychiatrist”.

*Ovviamente, al netto di quella più importante pronunciata da lui che abbiamo un po’ tutti sentito in vita nostra incisa sul CD live o , con tanta fortuna, al Central Park: “Ladies and gentlemen, Simon ad Garfunkel”.

PS A scanso di equivoci, il Mattèo del titolo è solo uno spunto di questi giorni per dinamiche che interessano anche i Pippo, i Beppe et al.

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Gen 24 2014

Una giornata attraverso i brand ovvero Brand ergo sum

A volte, da queste parti, si ha (e si dà) l’impressione che senza citare un brand non si riesca ad avere quel social sollazzo che sono cuori e like.
Spesso è come se le persone – in primis da queste parti, eh – senza marche non riuscissero a stare, come se la presenza di una marca riuscisse a nobilitare di riflesso la presenza online di chi la mostra. I brand rassicurano.
Brand ergo sum, verrebbe da dire. 
E dopo tutto è la funzione che si prefigurano i brand che mirano a costruire un valore intorno alla propria identità, capaci di generare un fenomeno di esibizione e desiderio, aspirazionale in una parola, aderenza alla marca e ai suoi valori.
Visto questo fenomeno cosa succederebbe se si decidesse di descrivere la propria giornata non in base a quello che si è fatto ma citando direttamente i brand che si incrociano?
Così, complice questo video, mi ricordo di una vecchia campagna in cui un utente cita i brand che incontra durante il giorno*.
Si è fatto lo stesso in una giornata invernale.
Piccola nota metodologica: per inciso, non ho inserito le marche che vedo su Facebook o Twitter né tutte le auto che ho incrociato per strada. Solo pubblicità, brand riconosciuti che uso, siti che visito, brand per cui lavoro o citati nei discorsi con gli amici e i clienti. 
Il totale è di 34: avrei detto molti di più ma in effetti alcuni non li avrei neanche contati e invece erano lì con la loro presenza.
La curiosità – ma a pensarci bene è ovvio – la distribuzione statistica è concentrata soprattutto al mattino: i brand si ripresentano più volte durante la giornata. Come gli zombie o la peperonata, a volte ritornano.
Scorrendo la lista, è possibile ricostruire la giornata facendola raccontare ai brand che usiamo e citiamo. Non so se è divertente ma certamente fa riflettere.
Madamina il catalogo è questo:
Apple, 3Italia, Jägermeister, Nespresso, Esselunga, Carhartt, Adidas,
Barbour, Toyota, Whatsapp, Facebook, Instagram, Vodafone, Jack Daniels,
Campari, Barclays, Eni, Bulgari, Billa, Pam, Amazon, Monocle,
Ikea, Samsung, Deus ex Machina, Google, L’Espresso, La Repubblica,
Dove, Philips, Fructis, L’Oréal, Crodino, Ebay, Woolrich, Esselunga.

 

*Credo ne avesse parlato Michele ma, ahimè, non trovo il post né il riferimento. Santo Google, aiutami tu. [update, Michele riporta il suo post]
** L’immagine non c’entra niente: l’ho trovata qui.

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Gen 21 2014

Cityrunners, parte una nuova esperienza di running

Ci sono cose che aspettano solo di una scusa e di uno stimolo esterno per cominciare: correre è una di queste e la fortuna ha voluto che da queste parti si venisse selezionati all’interno di #Cityrunners. Si tratta di un programma di allenamento con cui Adidas ha coinvolto 42 milanesi, di nascita o adozione, per portarli a correre la maratona di Milano di aprile con una staffetta 4x10km.

A margine dell’operazione i partecipanti verranno seguiti da 4 trainer, 1 mental coach, 1 nutrizionista per sviluppare al proprio meglio la propria preparazione in 6 incontri quindicinali e il supporto di una piattaforma.
Da queste parti si è molto felici di potervi partecipare per diversi motivi.

1. Mi ha sempre affascinato la capacità dei corridori di mantenere la concentrazione e di sapersi dosare lungo il percorso.

2. Nel giro digitale ho sempre guardato con ammirazione i km di Andrea Beggi.

3. Correre può essere un buon modo per visitare le città, cosa che ad Alessio Jacona riesce particolarmente bene quando nelle brume del mattino riesce a cogliere particolari di una città spoglia.

4. Avevo bisogno di una bella scusa per tornare a fare con costanza un’attività fisica dopo un anno fermo e una misura superiore di jeans.

5. Adoro osservare da dentro le operazioni che coinvolgono blogger e amici conosciuti in rete.

6. Adidas è un brand che trovo super, non solo perché tedesco ma per la filosofia senza fronzoli, molto tecnica, solo tu, la strada, la tua voglia di fare. E in più sono curioso di correre con delle scarpe specifiche, cosa che non ho mai fatto. Nella foto in calce al post “trova le differenze” tra le adidas street yeah e le Supernova Glide 6 :).

7. Amo i numeri e le statistiche per cui non vedo l’ora di monitorarmi, sfidare gli amici, e condividere i miglioramenti o, perlomeno, i risultati.

8. Perché leggendo la LSDP Top 100 Sports Thinkers of 2013, ho scoperto quel figo di Fauja Singh, il maratoneta che si è ritirato a 103 anni,  e le iniziative di politica dello sport che partono dalla corsa per diffondere il benessere pubblico. 

Di come si svolgerà l’iniziativa parlerò soprattutto su Instagram e Twitter, con hashtag #cityrunners. Go!
[Disclaimer, in quanto selezionato da Adidas sono stato omaggiato di materiale: scarpe e abbigliamento]

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Dic 08 2013

Primarie del PD: finalmente, comincia la parte difficile

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Nov 11 2013

In 20 anni, in Italia.

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Nov 05 2013

Cervelli in viaggio, non in fuga: l’esperienza e il dietro le quinte di StartupBus in Italia

Con Giovanni Natella, Chiara Adam, Paolo Bertolero, Alessandro Gambera e Mr. X* (“colui che non vuole mostrarsi in pubblico ma potrebbe essere proprio accanto a voi, anzi, potreste esserlo voi stessi“) si è organizzata la parte italiana di una manifestazione internazionale per aspiranti imprenditori (non chiamateli startupper, vi prego). StartupBus** non era mai arrivato in Italia. E’ stato un rischio enorme, una scommessa vinta. Ecco come. 

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Ott 24 2013

StartupBus su La3

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Ott 07 2013

Nutella, l’operazione sei tu

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Apr 02 2013

Boost Milano: Adidas e Social Media

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Pur non essendo più uno sportivo, per diversi motivi da queste parti si è tenuto sempre d’occhio Adidas, le cui campagne sui Social Media si distinguono da anni per intelligenza e impatto, senza le esagerazioni tipiche di altri brand.

Anche l’ultima – Boost Milano – non è stata da meno: per caso e di grazia, peraltro, si è stati avvicinati qualche settimana fa a proposito del lancio di questa loro scarpa, quindi c’è stata un’attenzione particolare.

Il primo contatto è stato una scatola con dentro una minicassa per la musica, una maglietta con il mio nickname twitter sul dorso, un invito video per un party sul Pirellone con dei giocatori di calcio (?) che mi immagino tutto il giorno a ripetere la stessa scena per N inviti: personalizzazione, impegno e coinvolgimento su più livelli, varietà di oggetti da scoprire, riferimenti a mondi sportivi e musicale, location meravigliosa, evento di accompagnamento (vertical running di un atleta) e mapping della facciata del Pirellone, il tutto ben raccontato sui Social Media e anticipato da una campagna per accapparrarsi i biglietti creando un equilibrio tra esclusività, aspirazionalità, accessibilità (perché le cose da menosi da queste parti si odiano). Se poi c’è l’open bar, è anche meglio.

Bella campagna, complimenti, frutto dell’avere committenti svegli e bravi partner. 

Rif: TwitterFacebook

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