Archive for the 'comunicazione' Category

apr 03 2013

Garance Doré per Kering: il rebranding corporate raccontato da una blogger

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Da queste parti, dopo un passato nel settore tecnologia, ci si è sempre più interessati alla moda: il motivo è presto detto. E’ forse l’unico ambiente in cui l’Italia ha un qualche tipo di ruolo guida. Se unite questo fatto alle tendenze social, c’è la possibilità di fare delle belle cose in questo settore.

Le dinamiche, inoltre, dal punto di vista dei social media, sono per certi versi simili a quelle già viste in passato e ricalcano quelle dell’annata 2004-2008 del settore tech (per me, per diversi motivi, lo spartiacque fu la nascita inizio del blog di Microsoft Italia, M-Clips).

Ora stiamo entrando in un’altra fase, in cui i contenuti cominciano ad emergere prepotentemente. Non è tanto la foto con il prodotto che è fashion blog – l’outfit – ma parlare di moda significa capire le atmosfere, i prodotti, le persone e le storie che ci sono dietro, come fanno già bravi giornalisti (Marchetti, Verratti) della stampa. E anche in Italia cominciano ad esserci bei nomi che riescono a coniugare moda e social media. Ho alcune brave ex colleghe, amiche o semplici conoscenti che mi hanno stupito per professionalità e varietà di contenuti come, in particolare e diversi modi, Simona, Chiara LuciaCaterinaChiaraElena, Laura, Simone, Alessandra. Ci vuole cultura per emergere dalla superficialità del like e della foto marketta.

E’ quello che devono aver pensato in casa Pinault quando hanno deciso di coinvolgere Garance Doré nel processo di rebranding corporate. Non so voi, ma quando l’ho letto mi sono stupito per diversi motivi.

Immaginate uno dei gruppi più importanti al mondo di moda, PPR, che decide di cambiare il nome in Kering e, non solo, di affidare il racconto della transizione non a una classica giornalista ma a una blogger. I video, nella loro normalità, riescono a comunicare quello che vuole il committente, una delle più belle parole italiane capace di esprimere responsabilità sociale e lungimiranza: adesione ai nuovi linguaggi giovanili, digitali, taglio sofisticato senza essere affettato, freschezza che unisce brand diversissimi come Gucci e Volcom.

Il mondo della moda, l’ho notato in questo ultimo anno, è fatto di dinamiche diversissime, tendenze conservatrici da una parte, aspirazionali ed apparentemente esclusive dall’altra. E con questa operazione di Kering, capace a volte di slanci molto innovativi.

 

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apr 02 2013

Boost Milano: Adidas e Social Media

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Pur non essendo più uno sportivo, per diversi motivi da queste parti si è tenuto sempre d’occhio Adidas, le cui campagne sui Social Media si distinguono da anni per intelligenza e impatto, senza le esagerazioni tipiche di altri brand.

Anche l’ultima – Boost Milano – non è stata da meno: per caso e di grazia, peraltro, si è stati avvicinati qualche settimana fa a proposito del lancio di questa loro scarpa, quindi c’è stata un’attenzione particolare.

Il primo contatto è stato una scatola con dentro una minicassa per la musica, una maglietta con il mio nickname twitter sul dorso, un invito video per un party sul Pirellone con dei giocatori di calcio (?) che mi immagino tutto il giorno a ripetere la stessa scena per N inviti: personalizzazione, impegno e coinvolgimento su più livelli, varietà di oggetti da scoprire, riferimenti a mondi sportivi e musicale, location meravigliosa, evento di accompagnamento (vertical running di un atleta) e mapping della facciata del Pirellone, il tutto ben raccontato sui Social Media e anticipato da una campagna per accapparrarsi i biglietti creando un equilibrio tra esclusività, aspirazionalità, accessibilità (perché le cose da menosi da queste parti si odiano). Se poi c’è l’open bar, è anche meglio.

Bella campagna, complimenti, frutto dell’avere committenti svegli e bravi partner. 

Rif: TwitterFacebook

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ott 09 2012

Ecommerce, una ricerca

Published by under comunicazione,Web Economy

Grazie alla segnalazione di Federica sono venuto a sapere di questo bel report sull’ecommerce in Italia a cura di Contactlab.

Il dato che più mi ha colpito è la differenza nei processi di acquisto tra uomini e donne – gli uomini si informano di più online prima di comprare in negozio – poi pensandoci bene ho provato a rielaborare il mio processo che spesso è invece contrario per moltissime tipologie di prodotti come elettronica e abbigliamento.

Prima li vedo in un certo tipo di negozio, poi confronto i prezzi online e, se conviene, procedo, altrimenti torno al negozio a completare l’acquisto premiando in qualche modo il negoziante e avendo maggiori garanzie.

Per i libri il processo è ambivalente ma senza dubbio si chiude spesso su Amazon: non mi sono ancora abituato a Kindle (o a Kobo di Mondadori), ho sempre presente quella frase di John Waters che dice ““If you go home with somebody and they don’t have books, don’t fuck them”. E comunque è meraviglioso toccare con mano prima e poi andare su Amazon dove trovo spesso sconti. Per i libri quelli più di nicchia, perlopiù stranieri, invece, il processo si esaurisce velocemente online.

Un altro dato che mi ha colpito è la gobba a pagina 18 sul totale della propria spesa online. Basta metterci l’assicurazione auto, un paio di biglietti e viaggi, qualche libro e la cifra è fatta. Se le cose stanno così, in Italia il potenziale è enorme.

Le cifre aumentano per chi è iscritto alle newsletter: magari questi mezzi non sono übercool ma alla fine sono sempre molto efficaci. Credo che il segreto sia nel fatto che chi si iscrive è davvero appassionato e quindi ha una propensione maggiore verso un particolare prodotto, servizio, società.

Avevo letto poco tempo fa (se qualcuno trova il link mi fa un favore) che aumentando la propria attività di spesa online, si possono arrivare a risparmi di 2000 euro. Questo report lo conferma.

Insomma, un bel report da far leggere più approfonditamente soprattutto a chi ha una presenza digitale forte e vuole confrontarsi con il Paese reale non con la spocchia del diverso ma per avere consapevolezza del potenziale incredibile là fuori. E voi quanto vi ritrovate nel report?


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set 13 2012

LeWeb ’12: il fascino discreto di Internet

Pare che anche quest’anno ritornerò a seguire LeWeb, una di quelle conferenze con panel eccezionale e tanta socialità diffusa tra gente dell’Internet. Uno di quei posti dove è importante esserci perché incontri il mondo e manca soltanto Dio (e non mi riferisco a quello Steve morto l’anno scorso..).

A dir la verità, da queste parti, non ci si sperava tanto nella riconferma ma sono stato molto fortunato. Si sa che con Paris ho un feeling particolare e che per me LeWeb rappresenta un corso di igiene mentale sulle stato dell’Internèt.

Fatta questa premessa, quest’anno il tema 2012 è Internet of Things, ovvero come cose, sistemi e persone potranno comunicare attraverso un indirizzo ip: è il fascino discreto di Internet che penetra sempre più con facilità nelle nostre vite e, finalmente, nei nostri oggetti.
Ne avevo sentito per la prima volta su Working Capital con il progetto di Andrea Reginato e da allora sono passati due anni, le possibilità e i mercati sembrano illimitati e parlarne ora, dicono, è come prevedere il mercato per le plastiche nel 1940.
A LeWeb si proverà a farlo e per questo motivo invitano al solito gente che ne sa a pacchi anche se, pare, stanno ancora cercando qualcuno da invitare.
La prima persona che mi è venuta in mente è una persona molto intelligente che ho avuto l’onore di conoscere un anno fa e che mi ha travolto con la sua capacità di comprendere e interpretare Internet nelle sue 8 miliardi, come gli individui sulla Terra, di sfaccettature.
Questa persona si chiama Nerio Alessandri, il fondatore di Technogym, uno talmente figo che nella sua bio su twitter scrive Italian startupper, Technogym founder, promoting Wellness as an opportunity for a better World.

Secondo me lui può dare molto in termini di vision su come legare l’Internet of Things con il fine sociale (il Wellness), e si merita un palcoscenico internazionale. Io l’ho votato, perché non lo fate anche voi?

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set 12 2012

Arctic15, startup competition

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Nei giorni scorsi si sono concluse le votazioni per decidere le startup partecipanti alla fase finale di Arctic15, una conferenza molto interessante che si svolge ogni anno in Finlandia. 
La competition ha visto oltre 100 startup partecipare, certo siamo lontani dai numeri di LeWeb anche perché vengono fatte delle restrizioni sulla provenienza geografica delle startup, ma a me quella scena è sempre piaciuta tantissimo e – insieme a HackFwd – mi sembra riesca a coniugare freschezza e tecnologia. Per questo la seguo sempre con attenzione e, se non lo fai già, sottoscriverei tutti i loro profili Social Media.

La rassegna nasce grazie a quell’incubatore che è Arctic Startup e quest’anno vedranno in gara per la vittoria finale e 30mila euro (cash e servizi) alcuni soggetti/startup che si sono distinti per una caratteristica particolare, dal lancio di prodotto al design. Eccoli di seguito con un breve commento.

Best product launch: Catchbox, Finland

E’ un microfono dall’aspetto bizzarro per le domande dal pubblico. Ha un bellissimo design, è facilmente replicabile ma non è escluso possa diventare la Rovio dei device proprio cominciando da una nicchia particolare e dall’incubo dei dibattiti. Quello che dovrebbe fare è Turning Q&A into Q&A&A&A&Q&A&Q&A. Incognita.

Best enterprise startup: datatracker, Iceland

Purtroppo è in private beta ma le premesse sono quelle di rendere facile e divertente l’estrazione e l’analisi dei dati. Già prevista l’integrazione con Salesforce. Incognita.

Best consumer startup: Gamebook, Finland

Un’app gratuita per le partite di golf con gli amici da vivere e rivivere: bellissima grafica, l’usabilità sembra ottima. Purtroppo mancano i termini di paragone ma la nicchia scelta e le possibilità di ecommerce possono essere un bel volano per il successo. Ne sentiremo parlare.

Best gaming startup: Ovelin, Finland

App a pagamento per imparare a suonare la propria chitarra, vera, con ipad attraverso alcuni giochini ben studiati. Sembra ben fatta, forse manca un piano freemium ma i €3.99 forse sono una soglia abbastanza bassa rispetto ad altri competitor. La futura Rovio per la musica? Ne sentiremo parlare.

Best mobile startup: Eskimi, Lithuania

Scoprire nuovi amici con il proprio smartphone. Se il posizionamento non diventa simile a quello di grindr et sim., non vedo sviluppi rispetto ad altre app di nicchia. User experience agghiacciante, utenti iscritti peggio, modello freemium. Vabbe’ ci provano, fanno bene.

Best new startup in 2012: Infogr.am, Latvia

La mia preferita: permette di fare belle infografiche. Si può già fare qualcosina sul sito: basta avere i dati e un po’ di fantasia nel montarli. Ne sentiremo parlare. Per me vincono.

Best side project: Mentimeter, Sweden

Grosso punto interrogativo: si tratta di un tool per fare domande a risposta multipla e ricevere risposta con tanto di grafico. Molto semplice, pure troppo forse, e con modello freemium: Pick1 è molto più avanti. Incognita.

Best startup accelerator program: Startup Sauna, Finland

In gara pure un programma di accelerazione. Giudicate voi dal portfolio. Di sicuro si presentano bene. Senza voto.

Best new recruit: Coursio, Sweden

Tool per la gestione online di programmi di formazione per classi piccole fino a 10milan utenti. Previsto un modello freemium. Tutto si gioca sull’usabilità e l’interfaccia utente. Incognita.

Best design: Publishzer, Finland

Tool per la produzione di magazine online (magari lo si userà per il WP Mag :) ). Dal video sembra una cosa molto ben fatta per i magazine fotografici o dai contenuti stilosi. Ne sentiremo parlare.

Best marketing campaign: Gajatri Studios, Finland

Questi li conoscevo già tanto che li avevo segnalati: yoga e gaming sono gli ingredienti per questa società che ha l’obiettivo di diffondere il benessere psicofisico alle persone. Ne sentiremo parlare. Vicini alla vittoria.

Most deserved investment: The Eye Tribe, Denmark

Tecnologia che permette l’uso di tablet e smartphone tramite la vista. Sembra una figata anche se personalmente ho forti dubbi per l’utilizzo prolungato di questi apparecchi. Comunque faranno la loro figura. Ne sentiremo parlare.

Best Nordic startup: Cabforce, Finland

E’ come über ma per i taxi e in molti più Paesi d’Europa: prenota un taxi o un ncc con un’app. Pare funzioni anche a Milano ma solo per le vetture private “due to local regulation“. Comunque è ben fatta sia su app che via web. Ne sentiremo parlareVicini alla vittoria.

Best Baltic startup: Pipedrive, Estonia

Software per i commerciali e i venditori: sembra molto usabile di primo acchito. Ne sentiremo parlare.

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mag 22 2012

Social Business Forum 2012: I Social Media sono i CCT di un’azienda

Per le aziende i Social Media possono essere CCT che, quando va bene, si possono intendere sicuri come gli agés Certificati di credito del Tesoro, oppure, quando va male, come i famigerati Confusione Casini Trambusto. Dipende – come qualsiasi mezzo – dalla padronanza e dall’uso che se ne fa.

A mettere ordine nella materia e a dare spunti per un uso corretto dei Social Media, sia in ottica b2c che b2b, ci pensa ogni anno una realtà come Open Knowledge che anche per questo giugno si è messa a organizzare il Social Business Forum. (mi sembra di essere il Rutelli di Guzzanti, ma chi ve lo fa’ fare, siete dei grandi).

Anche quest’anno la conferenza sembra avere il suo perché: la comunicazione tout court non può più bastare, alle aziende bisogna dare idea dei tassi di conversione e di come un uso dei social media possa influire, positivamente, sui processi aziendali e verso gli utenti. Un’azienda più aperta, lavora meglio, è più recettiva al cambiamento, si evolve, sopravvive.

In particolare, i temi di quest’anno sono:

  • Coinvolgimento attivo del cliente;
  • Social Commerce;
  • Integrazione di collaborazione e processi;
  • Social Support e Customer Service;
  • Social Media Marketing e Strategy;
  • Social Business Intelligence e Insights;
  • Innovazione collaborativa e Crowdsourcing.

Insomma, con questa conferenza i Social Media possono dare quegli spunti in più per aiutare le aziende a migliorarsi e a investire in ciò che può aiutarle a uscire, meglio di altre, da questa crisi.

Social Media: da CCT cattivi a buone commodities.

(nel prossimo post, ci sarà un’intervista a uno degli speaker, a mia scelta. Chi posso coinvolgere?)

[Disclaimer, grazie alla mia proverbiale fortuna, una mia vecchia conoscenza, Stefano Besana di Open Knowledge nonché speaker, mi ha invitato ad assistere al Social Business Forum i prossimi 5-6 giugno. In cambio mi ha chiesto due post, uno sul Forum e un'intervista a uno speaker: inutile dire che solo questa ultima possibilità vale il gioco]

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mag 21 2012

Le PR come propensione al meglio

Published by under comunicazione,io,vita reale

(giusto due righe per tornare a scrivere sul blog)

Durante la settimana del mobile, o Desiiiign Week come dicono gli sfighetti, mi sono confrontato con un’amica francese, PR freelance a Parigi per la stampa tradizionale, sul ruolo delle Relazioni Pubbliche. Al di là di quello che viene scritto sui manuali della materia, lei ed io ci interrogavamo su quali fattori distinguessero il buon consulente da quello meno bravo (siamo generosi, va) e cosa fossero effettivamente le Relazioni Pubbliche: la discussione è finita in pochi minuti con chiari vincitori.

Avendo avuto dei bravissimi méntori (Marco Massarotto e Paolo Guadagni), alla fine della fiera, si è sempre lì: passione, etica e, soprattutto, propensione al valore aggiunto. Mentre i primi due sono banali (si veda anche il buon MCC sulla questione dell’acquisto fans), quest’ultimo fattore è quello più importante: spesso le notizie che ci viene richiesto di comunicare sono delle non-notizie. Il bravo PR dev’essere quello in grado di trovare la chiave giusta – per ogni persona contattata, giornalista o bloggerz che sia – e trovare quel quid che rende appetibile una notizia. Quest’attitudine non è una caratteristica meramente professionale: il valore aggiunto, la positività di ogni situazione e trovare il lato buono delle cose sono qualità che vanno bene in ogni ambito e devono essere proprie del bravo consulente di comunicazione.

Prendere il meglio della persona che adori o capire che ogni supposta tragedia è solo l’opportunità per fare meglio ricordandosi che a far le cose facili sono bravi tutti, sono le cose migliori che si possa imparare facendo relazioni pubbliche e che può tornare utile, sempre.

Insomma, un bravo PR – ed è ancor più bravo quello che dice ogni tanto di no, rischiando di perdere l’offerta – è secondo me anche una brava persona interessante. [pro domo mea mode off].

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feb 29 2012

Lasciare un lavoro, crearsene uno

Published by under comunicazione,io

Sono passati 2 anni da quando sono entrato in Hagakure, più che un’agenzia, una bella scuola di vita che ha ispirato, pare, addirittura un libro#truestory.

Tuttavia, ci sono momenti in cui bisogna crescere in qualche modo e cambiare. Prima di procedere, comunque, una piccola premessa.

Fin da piccolo, ci sono state storie che mi hanno guidato, tutte storie un po’ sfigate ma tant’è. Eccone un paio.

  • La prima è quella di Icaro: la sua brama lo portò ad avvicinarsi troppo al sole che gli sciolse le ali e lo fece finire in mare.
  • La seconda è la vecchiaia di Ulisse, raccontata da Dante e interpretata da Gassmann, aka la perfezione: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza“. Ulisse decide di andare oltre le Colonne d’Ercole ma il suo è sterile desiderio di conoscenza fine a se stesso e per questo viene fatto punire con un naufragio, nel Sud del mondo.

Queste storie erano il caldo disincentivo per qualsiasi velleità finché, nell’ultimo anno, ci si è ricordati delle vere storie che contano, quelle di Zio Paperone.

Un po’ la colpa è aver riscoperto tra i propri scaffali gli allegati più fighi della storia di un giornale, più delle figurine di Veltroni: erano gli albi sull’economia che il Sole 24 ore distribuiva con il quotidiano, il lunedì se non ricordo male. L’economia raccontata attraverso i fumetti di Paperone aveva un sapore strano, quello dell’avventura, l’invenzione, il rischio.

Zio Paperone era quello che poi, all’università, dava pieno valore all’espressione schumpeteriana di Distruzione Creatrice.

In quest’ottica, anche da queste parti, bisogna distruggere il proprio presente per poter creare qualcosa di nuovo: sono stati ottimi anni quelli in vle Bligny ma era l’ora di guardare avanti. E provare a muoversi verso altre direzioni con pragmatica incoscienza, graduale ottimismo, tanta autodisciplina.

Inutile dire che a Marco, Chiara e Matteo - pur nella diversità di vedute, normale quando ci sono in ballo personalità forti – si deve moltissimo e che questo gioiellino che si chiama Hagakure nasce dalla loro capacità di non far limitare le persone al compitino ma di farle andare oltre se stesse, senza scomodare le Colonne d’Ercole. A loro la mia gratitudine e riconoscenza per due anni fondamentali.

Senza nulla togliere, mi mancheranno anche alcuni colleghi (per tutti – non me ne vogliano gli altri – l’ottima Mara), alcuni clienti (su tutti, Enrico e Giovanni!), fornitori e amici bloggerz con i quali ho avuto la fortuna di avere un rapporto sempre basato sul reciproco rispetto e la trasparenza. Non è un addio, questo è un mondo piccolo e promiscuo e la vita è piena di sorprese: anzi, probabilmente si avrà la fortuna di beccarli con meno rigidità e necessari formalismi.

Insomma, due anni si chiudono, con la consapevolezza di aver, da una parte, meno occasioni di incontrare alcune di queste persone e, dall’altra, di aver trovato, in alcuni casi, degli amici.

Viel Spaß e, come nelle migliori delle tradizioni, fate del vostro peggio.

OST: Midnight JuggernautsInto the Galaxy.

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dic 15 2011

LeWeb 2011: 10 cose particolarmente überlike

Da queste parti ci si è divertiti a fare una breve presentazione su 10 cose particolarmente gradite a LeWeb, Paris. Anche se manca la spiega delle diapos, hope you dig it!

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nov 28 2011

LeWeb: Startup Competition, le 16 finaliste

E’ online la lista delle 16 finaliste alla Startup Competition.

Purtroppo la più parte di queste faranno il lancio proprio in occasione della conferenza per cui è difficile farsi un’idea più o meno approfondita: alcune sembrano delle boiate pazzesche, altre invece sembrano ben fatte, altre ancora über-innovative.

La mia preferita è ClearKarma perché permette alle persone con problemi alimentari di scansionare un prodotto e sapere se lo possono mangiare o meno. Certamente ci sono altri competitor come Fooducate ma il taglio medico/salute mi sembra sia vincente per guadagnarsi una bella fetta di un settore molto importante.

Ecco la lista dei partecipanti, en tout cas:

  • 23minutes.to (US): questo sito aiuta le persone a organizzare in 23minuti incontri basati su wild ideas. Da lanciare.
  • Apila (FR): social network per il parcheggio da lanciare: lascio un parcheggio e te lo dico. Da lanciare.
  • ARNav (PL): applicazione di realtà aumentata per girare in città senza mappe o cartine. Da lanciare.
  • Babelverse (CL): app che permette la traduzione simultanea grazie a una community di interpreti. Da lanciare.
  • Beintoo (IT): community di fruizione di apps con programma premi e dinamiche di gaming.
  • ClearKarma (AT): app meravigliosa per la scelta dei cibi attraverso la scansione dei barcode.
  • Commerces & Co (FR): app per la scoperta dei negozi di prossimità. Ancora da lanciare.
  • Compath.me (JP): condividere i propri interessi e scoprire le attività inerenti intorno. Ancora da lanciare.
  • Echo Labs Limited (HK): app che permette di scoprire i pensieri vicini ai tuoi. Ancora da lanciare.
  • Flagfriend (FR): social gaming basato sulla geolocalizzazione.
  • Gauss (DE): social network di prossimità. Ancora da lanciare.
  • Geokiwi (FR):  annunci di prossimità. Ancora da lanciare.
  • HeyCrowd (FR): app per i sondaggi online da condividere.
  • inZair (CH): pubblicizzato come next mobile messaging. Ancora da lanciare.
  • RadikHub (IN): piattaforma per gestire più utenze sui social network. Ancora da lanciare.
  • Staround (FR): App per foto, opinioni, condivisioni.

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giu 22 2011

Pisapia e il buongoverno dell’amministrare con i piedi (degli altri)

Published by under comunicazione,vita reale

Qualche settimana prima delle elezioni ho avuto la bdc aka opportunità di incontrare Pisapia con un manipolo di bloggerz milanesi.
Il leit motiv dell’incontro sembrava essere “cosa vorremmo da Pisapia per dargli il nostro voto?” oppure il ruolo della Rete nel processo di watch dog (tanto per fare gli anglomilanesi), invece è stato qualcosa di più profondo e per certi versi contrario.
Erano i giorni precedenti ai #Morattiquotes e a tutte quelle cose di cui in moltissimi, con maggior competenza peraltro, hanno parlato. Quindi, in effetti, si è visto poi il ruolo che la Rete, perlomeno in campagna elettorale, ha avuto. Una risata li ha seppelliti.
L’incontro ha poi preso altre strade con alcune domande più o meno pertinenti: da queste parti si ha avuta la possibilità di farne una sui propri temi di interesse come innovazione, imprenditoria giovanile, Internet bla bla, ricordando la bella esperienza di Berlino dove lo sviluppo attuale è legato alle 3 T che più ci sono care: tolleranza, tecnologia e…(come si chiama? Scusi, glielo dico fra 5 minuti…ah, talento!. (un altro tassello alla lista delle fdm). La risposta è stata più o meno convincente, sono curioso di vedere nei prossimi mesi e anni.
Detto questo, di Pisapia e della sua capacità di ascoltare si è già parlato ma quel che più ha colpito è stata la domanda diretta che l’allora candidato a un certo punto ha posto più o meno in questi termini: “Come possono le dinamiche della Rete aiutare la città?”. Nessuna risposta di rilievo, forse anche per questo motivo è stato un tarlo che ha continuato ad agire in background. La prima idea era quella di usare il trend emergente per eccellenza della geolocalizzazione per la segnalazione di problemi, ci si è ricordati di alcune piattaforme che peraltro da queste parti si sta usando per altre cose in cantiere : ), e si è data un’occhiata ad altri progetti in cui la geolocalizzazione fosse al servizio del cittadino attivo.
Pochi giorni prima del ballottaggio lo staff digitale ha agito in tal senso ma le diverse segnalazioni risentivano della tensione e dell’ansia rispetto alla prossimità del voto. Poi sappiamo com’è andata ed è ora di pensare alla parte più difficile, quella dell’amministrazione della città.
Ora è uscita questa piattaforma di Google su L’Aquila. Noi L’Aquila è un’iniziativa molto bella, che ruota intorno alle sezioni “esplora e ricorda” e “ispira il futuro”. La prima per il passato, il ricordo, la condivisione. La seconda per la ricostruzione. Überlike.
Lo stesso concetto si può portare per l’amministrazione: aspettiamoci un governo della città con cittadini vigili, armati di smartphone, twitter e foursquare, pronti a segnalare le beghe all’amministrazione tramite l’utilizzo consapevole di hashtag. Una luce – con tutto quel che comporta in termini di sicurezza – che non funziona? E l’hashtag #luce fu. La discarica abusiva o il rifiuto ingombrante? Ci pensa #amsa.
Insomma, il governo della città può passare attraverso un uso consapevole e distribuito degli strumenti digitali che lanciano messaggi da raccogliere e convogliare. Avendo una certa visibilità su progetti simili, da queste parti si sa che l’implementazione di processi, raccolta e analisi dati richiede competenze, coordinamento, lavoro ma non sono cose impossibili. Basta provarci contando su una minoranza rumorosa che usi volontariamente certi strumenti. Poi in futuro si andrà oltre, con sistemi automatici.
In scienza delle finanze, se ben ricordo, c’era un concetto come “votare con i piedi“, situazione perfetta e “mobile” di decisione politica per cui, trasferendosi da un territorio all’altro senza costi di transazione, gli elettori di fatto esprimevano una preferenza sull’amministrazione. Rubando l’immagine, i prossimi 5 anni, grazie all’opportunità dei Social Media, potrebbero essere dunque quelli dell’amministrare con i piedi, degli altri. Ma in questo caso, sarà una buona cosa.

(img tratta da 0.2)

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giu 01 2011

Social Business Forum 2011

Published by under comunicazione

Grazie all’interessamento di Stefano Besana, da queste parti si dovrebbe riuscire a partecipare al Social Business Forum, che si terrà a Milano la prossima settimana, organizzato dagli amici di Open Knowledge. Dopo tanti anni passati a capire come gli utenti – prima che consumatori – possono essere toccati dalle aziende e dalle marche, è la possibilità di capire le dinamiche del 2.0 applicate al mondo dell’impresa. Insomma, sarà un bel corso di igiene mentale e soprattutto una ventata di aria fresca.

Si deve ancora dare una scorsa al programma che si presenta in modalità freemium, niente male. Nei prossimi giorni dovrei riuscire a parlare con qualcuno della manifestazione e capirne di più. Stay tuned!

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