Archive for the 'comunicazione' Category

giu 01 2011

Social Business Forum 2011

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Grazie all’interessamento di Stefano Besana, da queste parti si dovrebbe riuscire a partecipare al Social Business Forum, che si terrà a Milano la prossima settimana, organizzato dagli amici di Open Knowledge. Dopo tanti anni passati a capire come gli utenti – prima che consumatori – possono essere toccati dalle aziende e dalle marche, è la possibilità di capire le dinamiche del 2.0 applicate al mondo dell’impresa. Insomma, sarà un bel corso di igiene mentale e soprattutto una ventata di aria fresca.

Si deve ancora dare una scorsa al programma che si presenta in modalità freemium, niente male. Nei prossimi giorni dovrei riuscire a parlare con qualcuno della manifestazione e capirne di più. Stay tuned!

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mag 04 2011

Kultur experience: Magno, imprenditori si diventa

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Startup è uno dei termini più interessanti – e a volte abusati – nel panorama odierno: complici una relativa facilità nel creare un’impresa e un mondo sempre più individualista e attento a singole persone da celebrare nel tritacarne dei media, essere imprenditori è tornato di moda e, con esso, la figura di chi costruisce qualcosa di nuovo partendo da zero.
Kultur Experience non si sottrae a questi assunti, anzi da un certo punto di vista spinge ancora di più su di questi, riuscendo tuttavia a distinguersi da alcuni eventi dedicati agli startupper per una semplicissima ragione: dare spazio – ma per davvero – ad un singolo imprenditore, approfondendone gli aspetti legati al business, gli errori e le fortune. Bei contenuti sulla carta e, lo si vedrà, anche ben deliverato, è il caso di dirlo.

Per il primo incontro, è stato il turno di Marco Magnocavallo che, con una formula molto semplice, ha illustrato in una decina di slide le 6 aziende che lo hanno portato ad essere quello che è oggi, un geek curioso con il pallino per gli affari.
Le slide seguivano un format molto chiaro, da vero imprenditore seriale: nome società, cose che ha imparato, errori che non avrebbe voluto fare. Ottima anche la moderazione attenta e gentile di Emil Abirascid che ha lasciato spazio al flusso di ricordi che il Magno ha profuso. Si spera che vengano condivise le slide, [UPDATE ecco le slide] ne vale davvero la pena.

Istruttivo, ben organizzato, stimolante e fresco, Kultur Experience ha così debuttato sulla scena milanese centrando pienamente il suo obiettivo, quello di far emergere e raccontare le storie degli imprenditori che, dall’Italia, sono riusciti a creare un progetto distintivo nel campo degli Online & Digital Media.

Se continua così, la creatura di Nico Sica & c. rischia di diventare per gli aspiranti imprenditori ciò che Meet the Media Guru è per la comunità di sociologi legati e studiosi legati al mondo della Rete: un punto di riferimento per la Milano dei media digitali.


Si bissa l’11 giugno con Vito Lomele di Jobrapido oppure si pranza il 9 giugno con Kultur Convivio, sempre da loro organizzato. Bravi!

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apr 26 2011

L’originalità dei palloncini

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Qualche tempo fa un politico, Rotondi, aveva copiato lo slogan di Galbani (“Vuol dire fiducia”). Poche settimane fa, invece, ho visto questa pubblicità che si ispira al mitico palloncino Bic di Baldoni e a tutto il mondo delle fiere di paese dove si svolgevano le gare di lame e palloncini.

La pubblicità originale era un capolavoro: sensibilità e poesia. Questa con AGG non mi sembra: prende uno spunto senza evolverlo, giocarci o rendergli omaggio. E’ citazione senza cultura. Dislike.
Colpa dei clienti che vogliono così facili o delle agenzie senza idee? Da queste parti non ci si esprime. C’è solo molta tristezza nel vedere le cose belle dissipate così.

(foto Chiara Di Piano)

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gen 07 2011

Foursquare, farsi confermare la venue di Oca Giulietta

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Pochi giorni fa, è arrivata nella casa veronese una busta. Il logo era inconfondibile: Foursquare ha mandato finalmente il codice per confermare la proprietà della venue.

Oca Giulietta ha quindi una propria presenza ufficiale su Foursquare oltre a quella su Facebook. (per il sito web vero e proprio, ci sarà bisogno di ancora qualche settimana).

L’idea alla base è quella di fare delle offerte speciali per i diversi canali, non tanto per aumentare chiffre d’affaires – oggi il tasso di riempimento è già alto e mia madre, deux ex machina di Oca Giulietta, non riesce già starci molto dietro – ma per spingere verso utenti più acculturati che siano venuti a conoscenza di Oca Giulietta attraverso il passaparola. (e si spera in questo modo che quelli maleducati tendano a zero).

In ogni caso, per farsi confermare la venue, basta andare nella scheda di quest’ultima su Foursquare, cliccare “Do you manage this venue? Claim here” in alto a destra e seguire i pochi passaggi necessari. Avendo difficoltà a fare la conferma via telefono, si è richiesta la conferma attraverso la cara e vecchia posta. Dopo qualche settimana, è arrivata la busta con codice e vetrofania e di lì il passo è stato breve.

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dic 15 2010

Basilico, il calendario Epson

Da queste parti si è avuta la fortuna di incrociare un update su Facebook in cui si diceva che ai primi 10 veniva data la possibilità di assistere a un incontro con Gabriele Basilico, fotografo tra i preferiti. Difficile descrivere la meraviglia di sapere che fosse un incontro vero e proprio e non una conferenza stampa. Ancor più incredibile scoprire quanto fosse amabile e gentile, vista la sua fama e precedenti racconti.

Da queste parti si aveva la curiosità di scoprire il suo rapporto con le nuove tecnologie e i social media e tutto quel mondo fatto di hipstamatic o instagram. Dalla sua risposta, diciamo che è un’altra generazione rispetto alla nuova leva di fotografi che va in giro con digitale, compatta, reflex e iPhone ma tant’è. E’ stato un ottimo incontro powered by Epson Italia, che ringrazio per la disponibilità, la loro presenza sui Social e per il calendario, autografato sul momento e stampato – incredibile dictu – su carta con Epson.

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ott 25 2010

LeWeb10: les jeux sont faits

E’ ufficiale, si torna a Paris per LeWeb. Poter essere scelti di nuovo come official blogger è una bella fortuna e un bell’impegno: oltre alla copertura dell’anno scorso, da queste parti si spera di poter fare dei video e intervistare alcuni protagonisti, soprattutto italiani e/o dello spazio Startup competition. Ovviamente, se si hanno richieste particolari, a vostra disposizione: merito e fortuna vanno condivisi.

L’esperienza 2009, arrivata per caso e determinazione in un momento di confusione dopo un periodo di riflessione, è stata illuminante per il discorso intrapreso nel 2010. Tornare a Paris – amata e odiata città degli affetti – è sempre occasione per un po’ di ignoranza con gli amici di sempre - superfuffa su tutti – e scoprire le carte per il 2011. Paris è un po’ Heimat e sarà d’aiuto.

Nelle prossime settimane si decide l’impostazione della propria presenza all’evento: un anno in più, molte esperienze in cascina, diverse motivazioni e competenze renderanno LeWeb10 già indimenticabile.

(m.m. aka momento marketta se avete bisogno di un biglietto ormai è troppo tardi per l’early bird ma se acquistate dal mio link affiliato, mi prendo una commissione e vi offro una birra).

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ago 26 2010

Il badge di Renzo e Foursquare per il turismo

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Sembrava dovesse essere l’anno di Chat Roulette e dei suoi cloni e , invece, lo sarà di 4square (vd. gli ottimi post di GBAVincos), il servizio di geolocalizzazione, che probabilmente riuscirà a spuntarla su tutti gli altri.
La cosa più interessante è come Crowley e soci siano riusciti a guidare la sua diffusione e capillarità sul territorio attraverso un meccanismo di gaming che assegna dei punti per ogni tappa, fino a definire una serie di lustrini, i badge, a decretare il sindaco di un luogo. La cosa si presta a tanti utilizzi ed è molto probabile come la caratteristica di gioco verrà vieppiù messa da parte a favore di altri usi. I tempi sono oggi maturi per cominciare a immaginare dei progetti.
Soprattutto, perché da queste parti – pur essendo mayor di 4 sole venue – si pensa che 4sq sarà per gli esercenti quello che è stato Facebook per gli utenti:è l’anello di congiunzione tra mondo reale e online e può essere ben sfruttato anche dalle aziende più importanti, fino a quella più importante, lo Stato.

Ispirato da Diomira che mi ha fatto leggere in privato un progetto per il turismo online - ho provato a immaginare 4sq sul nostro territorio e scenari in cui il ministero del turismo fosse coinvolto (fatta salva la precedenza di risorse a italia.it). Alle venue principali si possono associare link agli store di vari prodotti – cibo, letteratura, etc – che esprimano al meglio l’italianita’, ma soprattutto i badge possono essere tradotti nel linguaggio della letteratura italiana e dei grand tour del ’700, quando un giro per lo stivale faceva parte del repertorio culturale e del cursus di formazione di qualsiasi giovine uomo.

Ad esempio, il badge Renzo per chi gira in Lombardia, il Conte di Carmagnola per il Piemonte, i badge Levi per chi unisce Torino ed Eboli, Fogazzaro per il piccolo mondo antico della campagna veneta, Dante per chi, scacciato da Firenze, si rifugia a Verona, il badge Svevo per chi non si decide di andar via da Trieste e fa check in in un tabaccaio locale*.

Insomma, il gioco si presta a mille declinazioni su un target heavy user che ha voglia di comunicare dove si trova in questo momento e dove alla presenza online si lega la narrazione di quella piccola cosa che fai quando non fai tutto il resto e che si chiama vita.

*quali altri badge potrebbero esserci?

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lug 21 2010

Giovami: nuove startup crescono

Nei mesi scorsi, un po’ per lavoro, un po’ per passione, da queste parti si è cominciato ad apprezzare il lavoro di Emanuele ed Alessandro. Dopo qualche mese di incubazione, la loro creaturina, Giovami.it, finalmente nasce il mese scorso.Alcuni potrebbero dire che si tratta del solito social network ma Giovami rappresenta un ibrido interessante tra social networking e agenda eventi. Un po’ ricorda Zero 2 ma con qualcosa in più – la raccolta punti – e un meccanismo forse un po’ complesso ma che a valle comporta tutta una serie di strumenti di marketing potenzialmente interessanti, sia in fase di leading sugli eventi che di controllo e valutazione risultati.Soprattutto, con la tendenza che si sta sviluppando intorno alla geolocalizzazione, si potrebbero rendere molto più semplici i meccanismi attuali di autotracking. Insomma, Giovami potrebbe ritagliarsi il suo spazio a Milano ed essere anche esportabile anche all’estero.Inoltre, le persone dietro sono competenti e lungimiranti, hanno visione strabica (cit. ”occhio ben puntato all’orizzonte e uno fisso per terra”) e hanno buon gusto nella scelta degli eventi da spingere con le gocce. Insomma, in bocca al lupo!

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mar 16 2010

Facebook, realta’ aumentata, QR code

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qr codePoche ore fa, verso mezzogiorno, Facebook ha rilasciato una nuova funzione, proprio sotto la foto del profilo, per generare un QR code del proprio status.

I QR code sono quei quadrati con dentro altri quadratini, delle specie di codici a barre piu’ complessi che permettono agli utenti di alcuni telefonini di avere delle informazioni aggiuntive.

Interessante e’ la funzione di generare il PDF del codice da inserire su documenti, biglietti da visita, cartelloni pubblicitari. Basta puntare l’obiettivo del telefonino sul QR code e, nel caso di quello fornito da Facebook, si e’ veicolati verso il profilo utente o la Fanpage.

Niente piu’ problemi nei club rumorosi. Bastera’ usare un telefonino e scambiarsi il QR code.

La funzione era – e’ d’obbligo l’imperfetto perche’ dopo pochi minuti e’ stata tolta – presente anche sulle Fanpage aziendali e non funzionava, i codici nn venivano generati ne’ esportati.

Tuttavia, dopo la mossa di fondere la Chat di Facebook con il Messenger, e’ interessante capire come si sta muovendo il colosso di Palo Alto: sta fornendo alle Aziende la possibilita’ di creare maggiore interazione e viceversa, forte dei suoi 400 milioni di utenti, suggerisce una stretta identificazione tra QR code e la piattaforma stessa. E’ il definitivo sdoganamento sulla massa degli utenti, la forzatura per rendere piu’ coinvolgente la presenza delle aziende su Facebook e portarle sempre piu’ sotto il suo cortile.

Le domande dunque sono: sempre piu’ vedremo aziende con il sito principale su Facebook? Quanto le aziende sono disposte a cedere il controllo dei dati sui  proprio utenti alla piattaforma? Ma, soprattutto, quanto gli utenti saranno contenti di questa funzionalita’?

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feb 25 2010

Censura o tutela per la liberta’ di essere dei cretini?

Published by under comunicazione,social network

(ovviamente per liberta’ dei cretini si intende anche quella di chi scrive castronerie come queste)

Generare una notizia e’ a volte molto semplice e bastano pochi elementi:

  1. Un sentimento becero, moralmente e socialmente scorretto
  2. L’hype del momento, in questo periodo Facebook

Nei giorni scorsi se n’e’ avuta l’ennesima dimostrazione quando si e’diffusa la notizia di un gruppo su Facebook, con oltre un migliaio di iscritti, dove, con un certo disgusto, si incitava a giocare al bersaglio con i ragazzi down.

Dopo le varie denunce sui media sono anche sorti 3 gruppi, per un totale di oltre 200mila persone, per chiedere la chiusura del gruppo.

Era da un po’ di giorni che da queste parti si voleva andare a curiosare in quel gruppo per verificare delle ipotesi che ronzavano per la testa. L’ipotesi riguardava i bassi legami sociali di queste persone.

Quando, finalmente si ha avuto un po’ di tempo libero, si e’ partiti con la ricerca, solo che il gruppo era scomparso - bannato, cancellato, autocensurato? – insieme ai volti degli idioti che vi si erano iscritti.

Anche alla luce della sentenza di oggi contro Google o di altri episodi simili, mi sembra inopportuno che la piattaforma, se non e’ stata un’azione del fondatore, provveda a cancellare, come richiesto dagli oltre 200mila utenti dei gruppi contro, quella che secondo me e’ liberta’ di espressione: ognuno ha il diritto di essere un cretino ed essere esposto per questo al pubblico ludibrio. (come capita o e’ capitato a chi scrive, ça sans dire).

A volte e’ difficile non fare una figuraccia: il click facile, la superficialita’ o la mancanza di pudore possono portare ad aderire a gruppi dal nome molto equivoco o a giudicare frettolosamente. E’ quel che e’ successo a chi scrive quando ha visto che alcuni dei suoi contatti, omosessuali, si erano iscritti al gruppo “Le 10 ragioni per dire no al matrimonio gay”. Incuriosito da questa contraddizione, chi scrive va su quella pagina e nota che e’ tutto una cosa ironica e che con ragionamenti per assurdo si andava a smontare tutte le critiche che i conservatori illiberali portano avanti. Adesione immediata. 

Eppure, dopo poco, alcuni contatti fecero una richiesta di spiegazioni, privata o pubblica, commentando negativamente l’attivita’ presente sulla bacheca. Pur conoscendo le idee in merito, si stupivano dell’adesione a quel gruppo, senza neanche avere la curiosita’ di andare a vedere e verificare.

Il senso di questo discorso riguarda il controllo che i Social Network dovrebbero poter agevolare.

In sociologia urbana o in architettura si da’ molta importanza ai concetti di comunita’ che si sviluppano intorno ai complessi residenziali: l’edilizia popolare di Chicago Sud o i palazzoni anonimi della periferia parigina rendono l’individuo anonimo e poco controllato socialmente perche’ non favoriscono le relazioni e i legami che la conoscenza regala. La stessa logica regna nei Social Network.

Presi questi elementi, sarebbe venuto da se’ l’esperimento comparativo in mente.

L’ipotesi di partenza era questa: chi si iscrive a quei gruppi beceri ha un numero di contatti minore rispetto alla media, contatti che possono pubblicamente criticare le scelte e, infine, toglierti la possibilita’ di essere un idiota. Se ho pochi contatti, saro’ piu’ portato a tirare fuori il peggio di me perche’ poche persone mi diranno che sbaglio o mi faranno ragionare.

Altro elemento – banale ma importante – da considerare e’ che le persone in generale si trovano e diventano amici – piu’ facilmente nel senso di FB – per via di interessi comuni.

Insomma, per poter verificare questa ipotesi bastava, per modo di dire, andarsi a vedere gli aderenti al gruppo e vedere il numero medio di contatti. Sono abbastanza sicuro che il numero medio di contatti fosse abbastanza limitato e inferiore alla media.

Per inferenzaokkkkey, processo logico fallace in partenza – potremmo quindi parlare di cluster piccoli e dai legami deboli con qualche caratteristica comune, l’idiozia, ma effettivamente non so quali altre ipotesi far conseguire.

So solo che qualsiasi liberta’ di espressione – e, va da se’, di dimostrare di essere dei deficienti – vada punita dal pubblico ludibrio piu’ che da quella che da queste parti e’ vista come voglia di censura.

Che ne dite? 

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feb 17 2010

La vivisezione dei dipendenti

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(post in cantiere da quasi 2 mesi, aggiornato per altri motivi. Specifichiamo giusto per far capire quanto sia stato “messed up” poi quel che e’ successo dal 2 febbraio e’ un’altra cosa, ok?)

Nel post di Marco si parla molto di come le marche siano sottoposte allo svisceramento che gli utenti, prima che consumatori, fanno verso un particolare brand.
Quando ci si avvicina ad una marca e’ molto utile per molti sapere cosa ne pensano altre persone: l’ambiente degli User-generated media (Ugm) ha acquisito vieppiu’ importanza negli ultimi anni sino ad arrivare ai vertici di molte aziende, quotate e no. Ed e’ per questo che sono nate e cresciute delle belle realta’ che dello studio e dell’applicazione su questi nuovi media stanno facendo un’attivita’ redditizia.

Un aspetto al quale, tuttavia, si comincia a dare rilievo sempre piu’ e’ quello degli Sgm, Stakeholders-generatedmedia, ovvero il sottoinsieme di Ugm che fa riferimento a quell’universo variegato di stakeholder che ruota intorno ad un’azienda: azionisti, partner, collaboratori, fornitori, dipendenti. In qualche modo, su questo versante, aveva intuito qualcosa Wal-Mart quando qualche anno fa aveva tirato su quel fake blog in cui due persone, prendendo a pretesto il viaggio tra East e West coast  per andare a trovare il figlio, raccontavano l’ambiente degli stakeholder di Wal-Mart. L’iniziativa venne chiusa dopo qualche giorno, quando venne scoperto dal Washington Post che queste persone erano, invece, pagate da un’associazione sostenuta da Edelman, allora agenzia di Wal-Mart.

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Al di la’ degli ipermercati e degli stakeholder in generale, e’ molto importante conoscere il giudizio dei dipendenti sulla societa’ in cui lavorano. Proprio grazie a Marco, vengo a conoscere di questa iniziativa che valuta da questo punto di vista le societa’, una sorta di Great places to work ma con valutazione dal basso. 

Sopo.it raccoglie in via anonima giudizi dei dipendenti sulla societa’ e si va configurando come uno di piu’ interessanti esperimenti per quanto riguarda la comunicazione interna. In merito abbiamo ottimi esempi – come quello di Fiat – che da queste parti si conosce da molti anni, eppure questa branca e’ stranamente scissa dalla comunicazione offline, figurarsi per quanto riguarda l’online.

Nonostante queste divisioni, esistono realta’ che riescono a coniugare i due aspetti in un unicum bizzarro quanto interessante come l’ornitorinco con la differenza che questo animale ha un po’ la nomea del looser (e da queste parti lo si ama per l’appunto).

Tutto questo discorso sulla comunicazione interna fa venire in mente a chi scrive il discorso a LeWeb di Tony Hsieh, ceo di zappos.com, dal titolo “delivery happiness” (vd. slideshare). A un certo punto, ha detto che se qualcuno avesse voluto il libro della societa’, lo avrebbe fatto spedire, cosa che ho richiesto in pochi secondi.

Cosi’, dopo una settimana, il volume e’ arrivato a casa direttamente da Las Vegas. Va bene il tono apologetico e autoincensante tipico delle pubblicazioni aziendali ma il libro e’ denso di citazioni entusiastiche dei dipendenti. Se si unisce questo elemento al fatto che secondo Fortune, zappos.com e’ tra le 100 societa’ dove si sta meglio, forse viene da pensare che in fondo non e’ tanto male questa azienda nata nel ’99 e che nel 2008 ha sfondato il fatturato di 1 miliardo di dollari.

Il punto dove si vuole arrivare con quanto scritto e’ che nella costruzione di una societa’, dalla sua immagine al suo posizionamento, si dovrebbe pensare ai suoi dipendenti non solo come rotelline un po’ stupide di un ingranaggio – vedi quello che diceva Watson della sua IBM – ma anche formare i dipendenti come evangelist – wow, una parola di moda – della propria azienda.

E per farlo ci vogliono non tanto i soldi bensi’ una cultura imprenditoriale che il libro di Zappos.com ben spiega. Da un management illuminato a un ambiente recettivo e stimolante, dove la proposizione del dipendente e’ ben vista e associata. Non e’ un caso che Zappos si trovi in Nevada dove le T di Florida – tecnologia, talento e tolleranza – sono la regola. Divagazioni.

Una volta che Sopo sara’ fornito di molte recensioni, sara’ interessante fare un confronto con l’annuale ricerca di Great places to work. E, infatti, viene segnalato da Wolly che Ferrari non sarebbe poi un cosi’ gran bel posto dove lavorare. Certo, ci sono da scontare molti fattori – anonimato si’ o no dei commenti? Il bad riding frutto dell’anonimato etc etc – pero’  questa discrasia va in qualche modo regolata. 

Cosa puo’ fare dunque un’azienda: creare un ambiente aperto, fare buoni prodotti e renderne orgogliosi i dipendenti in modo che questi possano inondare la rete di commenti genuini e coprire le invidie. Sono loro, i dipendenti, il tuo passaparola. 

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dic 16 2009

Vittorio Pasteris e il futuro dell’informazione

Published by under comunicazione,vita reale

Ieri sera a Milano, i ragazzi di Sottolapanca hanno organizzato un dibattito – a suo modo geniale la scelta di anticiparlo da un buffet – sul tema dell’informazione e l’autorevolezza ai tempi di crisi dell’editoria e dello user-generated content.Alla tavola era invitato anche Vittorio Pasteris: pochi giorni prima a LeWeb aveva rilasciato un’intervista in cui parlava proprio di questi temi.

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