Archive for the 'comunicazione' Category

Feb 02 2017

Sulle spalle di un gigante come Merton

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Sulle spalleLo scorso weekend ho finito “Sulle spalle dei giganti“*, il saggio di Robert K. Merton – quello della Serendipity*, banalizzando tanto – sul detto che aveva avuto una gestazione un po’ più articolata della popolare attribuzione a Isaac Newton: “se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti.  
Anche se un po’ noiosetto in alcuni punti – perlomeno per il lettore italiano medio quale sono che ignora molti degli autori del mondo anglosassone citati – il libro è comunque avvincente: piacque anche a Umberto Eco che ne curò la prefazione.
Il viaggio è una scheggia impazzita all’origine del detto, risalendo fino al medioevo e verificando come l’evoluzione del suo significato si adattasse a interpretazioni figlie del tempo in cui il senso dell’aforisma veniva ripreso tra umiltà e superbia.
Non anticipo nulla ma a un certo punto Merton spiega la dinamica delle discussioni scientifiche secondo il principio che lui ha poi ribattezzato di Hooke-Netwon-Merton: gli uomini di scienza in un contesto pubblico non hanno come fine primario la verità disinteressata, bensì salvare le loro ipotesi e facce.
Al contrario – riprendendo la lettera di Hooke a Newton, dal cui carteggio letterario nacque l’assegnazione della “paternità” dell’aforisma a Newton – “quello che si fa davanti a molti testimoni raramente manca di qualche altro interesse diverso da quello per la verità: ma ciò che avviene in privato tra amici di solito merita il nome di consultazione e non di contesa“.
Queste parole mi sono sembrate estremamente vicine al nostro modo di rapportarci oggi ai Social Media, quando commentiamo o esponiamo un’idea, ed è il motivo per cui evito il più possibile confronti pubblici.
Se hai detto una cosa che non mi piace e abbiamo un po’ di confidenza, probabilmente ti ho già scritto un messaggio privato. E d’altra parte anche Leonardo diceva che gli amici si riprendono in privato, soprattutto quelli di Facebook, aggiungo io, da nano.

*Se acquisti da questo link mi arriva una piccola percentuale e posso continuare a consigliarti libri. 

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Ott 17 2016

Strategia Digitale di Laurita e Venturini, un’introduzione

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9788820375072Trovai molto valida la prima edizione del manuale di Strategia Digitale di Giuliana Laurita e Roberto Venturini, 2016 Hoepli, tanto da conservarne sulla scrivania una copia – dedicata – perché repetita iuvant, sempre.
Quando poi, qualche mese fa, Giuliana mi ha chiesto di scrivere – insieme ad altri ben più bravi di me – un’introduzione alla nuova edizione, scritta sempre con Roberto, non potevo non accogliere con entusiasmo questa richiesta.
Così, mi misi a scrivere alcune righe che sentii particolarmente e di cui sono orgoglioso. Eccole.


In un film del 1962, Jules et Jim, Truffaut faceva raccontare a uno dei personaggi un aneddoto sulle aspirazioni e le professioni.

Il poco che so lo devo al mio professore, Albert Sorel.
“Cosa vuol diventare?”, mi domandò.
“Diplomatico.”
“Ha una grossa fortuna?”
“No.”
“Può con qualche apparenza di legittimità aggiungere al suo cognome un nome celebre?”
“No.”
“E allora rinunci alla diplomazia.”
“Ma allora cosa posso fare?”
“Il curioso.”
“Non è un mestiere.”
“Non è ancora un mestiere. Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito. L’avvenire è dei curiosi di professione. I francesi sono rimasti chiusi in casa per troppo tempo. Troverà sempre un giornale che paghi le sue scappatelle”. 

Se Truffaut potesse riprendere la sua poetica e portarla ai giorni nostri probabilmente aggiornerebbe questo dialogo. Nel frattempo, dagli anni ’60 del novecento, il giornalismo è sempre più in difficoltà e, quasi come per la professione di diplomatico descritta dal film, sembra appannaggio di chi se lo può permettere (trattasi di generalizzazione, ovviamente, quelli bravi emergono indipendentemente da ogni variabile, di grazia).
C’è dunque un mestiere che permetta di mantenere viva la curiosità e, in un certo senso, di viaggiare costantemente? Esiste eccome e ha che fare con il digitale.
È infatti la curiosità la leva che non deve mancare allo stratega digitale di professione: grazie a Internet e ai nuovi Media, è aumentata esponenzialmente la possibilità di informarsi, ricevere stimoli, scoprire per serendipity – che, anche se non è proprio così, amo vedere come la capacità di trovare qualcosa di bello in via inaspettata – nuovi trend da portare in Italia, capire perché una cosa funziona in un paese piuttosto che un altro, coglierne le diverse sensibilità culturali.
Tuttavia, la curiosità è nulla senza disciplina, un metodo e schemi che portino l’interlocutore a ragionare perché sia meglio prendere una direzione già all’inizio.
Ecco, Roberto Venturini – dopo aver inventato, con pochi, nel nostro Paese una nuova figura professionale – ha diffuso dalle colonne del suo blog il bello e la profondità di essere un comunicatore, e non solo, digitale.
Portando un costante contributo in termini di rigore e conoscenza, ha fatto innamorare del digitale più di una generazione di professionisti della rete proprio perché inseriva nelle sue righe – ricche di temi, coerenti e leggere come avesse assorbito le Lezioni Americane di Calvino – la libertà senza confini della rete, unita a una capacità critica di lettura e di creazione di schemi che rendono una strategia digitale meglio di altre.
Questa stessa ragion d’essere è riconoscibile nel libro scritto a 4 mani con Giuliana Laurita, ormai due anni fa.
Strategia Digitale è, difatti, un prezioso vademecum che non dà formule taumaturgiche, bensì pone domande intelligenti, mette in rilevo i punti focali di come andare su Internet e come trattare gli utenti, mette al riparo dal vedere il digitale come la panacea di tutti i mali.
Il nostro Paese, bellissimo e per certi versi sventurato, ha questo retaggio tra il religioso e il culturale del Deus ex Machina. Il digitale rischia di fare spesso questa fine, come se una formula aristotelica permettesse automaticamente dei risultati di un certo tipo.
Portare una strategia digitale è invece spesso un gioco di fino vicino alla psicologia, sempre in equilibrio tra le esigenze dell’utente e quelle della committenza, a sua volta suddivisa tra parrocchie, entusiasti, critici.
Roberto e Giuliana con questo volume, aggiornato di alcune riflessioni che emergono sempre a posteriori una volta pubblicata la prima edizione, fanno un corso di igiene mentale su ciò che si può fare e non fare con il digitale, preparano le aspettative e anticipano i limiti delle azioni.
Troppi progetti falliscono oggi perché mancano di base nel cliente le giuste cognizioni, sostituite troppo spesso dall’intercessione di consulenti inclini a chiudere i contratti alzando le aspettative. A proposito, il vecchio capo che ha accomunato Roberto e me in diversi periodi avrebbe detto “over promising, under delivering“.
Questo libro non è solo un manuale ma dovrebbe essere una guida per orientare nelle scelte dei consulenti (e delle agenzie) e nei compiti di controllo gli imprenditori, i responsabili marketing e chiunque metta dei soldi per sfruttare il digitale, che altrimenti – a risultati non ottenuti – rischia di fare la fine del bambino e dell’acqua sporca.
Serve anche ai professionisti del digitale, quelli seri, perché repetita iuvant, agli studenti e a tutti coloro che vogliono imparare fin da subito a padroneggiare il linguaggio di una materia apparentemente facile e spesso derubricata a “cose da ragazzini”.
Invece, se studiato a dovere, proprio un libro come questo risulta essere il tassello che mancava per una misura di ciò che di buono o meno buono può essere fatto.
L’augurio per questo libro è che, al rinnovarsi delle edizioni, resti sulle scrivanie dei comunicatori digitali così come altre professioni – gli ingegneri e gli avvocati, in primis – hanno i loro manuali tra gli scaffali, usurati dal tempo e dalle rapide consultazioni.

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Dic 03 2014

Idee regalo per il primo Natale #zerostress

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fighter_324_1Natale #zerostress è quella cosa che ti capita con Paypal quando gli altri si stanno azzuffando nei negozi. Parafrasando il più grande dei Fab 4, è quello che mi è venuto in mente quando è finito #nataleconpaypal, l’operazione Paypal – di cui peraltro sono un grandissimo fan – che mi ha permesso di chiudere al primo dicembre tutti i doni previsti per Natale.

L’impegno preso con Paypal è stato quello di partecipare, rispettando un budget predefinito, alla settimana dello shopping on line che culminava nel Black Friday e nel Cyber Monday, occasioni US ormai sdoganate anche al di qua dell’Atlantico.
Questi due eventi nascono in US per dare inizio alla stagione degli acquisti natalizi. Il primo, in particolare, è anche un indicatore economico molto importante – che determina una previsione degli andamenti della stagione – e pertanto spesso le aziende si impegnano per la buona riuscita con offerte e sconti. Le code presso il retail iniziano dalla sera precedente, a volte scattano a mezzanotte: insomma, stress totale garantito.
Di fronte a questa prospettiva, quando Paypal mi ha sfidato, insieme ad altri shopping guru (lol), a compiere tutti gli acquisti per Natale in una settimana, la risposta è stata affermativa e, a sette giorni, la sfida vinta.
A parte che ho scoperto come funzionano con Paypal i pagamenti in app terze (momento nerd, spettacolo!), l’operazione mi ha dato la possibilità di andare alla ricerca di prodotti e siti diversi dai soliti noti.
Dai libri e dal lego Star Wars da IBS.it alle stampe di foto Instagram – Printic, codice sconto 0BC476, e Polagram, codice PGL5UTSK – ad abbonamenti Spotify, a biglietti del treno e a della tecnologia per runner da Decathlon, gli acquisti più particolari – e di cui saranno particolarmente felici i riceventi – sono stati quelli da IloveDoodle, una disegnatrice malesiana incredibile capace di unire semplicità e fantasia, e Donna Wilson, un’artista dallo straordinario talento.

Sono però i calzini oybo l’acquisto definitivo di cui sono più orgoglioso, grazie all’edizione speciale dedicata a Fight the Stroke, l’associazione benefica che due straordinarie persone hanno creato partendo dall’esperienza del figlio (qui il TED meraviglioso).
Se Natale è occasione per fare del bene, partirei da loro: se poi è #zerostress e vi permette di godervi la vita mentre gli altri sono in coda, anche meglio.

[Disclaimer: post per certi versi sponsorizzato].

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Feb 17 2014

Mattèo, i piccoli fan e l’ecologia del linguaggio

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Quando si parla e si discute di politica, soprattutto sui Social Media, sempre più si incontrano i fan di questa o quella fazione arroccati sulle proprie posizioni: non esiste confronto ma solo un continuo sbattere la propria verità in faccia agli altri (cit. Vittorio), a volte forzando i presupposti su cui quella stessa verità – anzi, narrazione detto nella maniera di qualche figuro – si era costruita.

A proposito, cito sempre questa frase fantastica* del sindaco di New York negli anni ’80, Ed Koch, perché mi sembra estremamente indicativa rispetto ad alcune polemiche e relative risposte di questi giorni – tutte estremamente razionali a modo loro, tutte fallaci in uno scambio di ruoli molto interessante – a beneficio di un’ecologia del linguaggio (cit. Gilioli):

If you agree with me on 9 out of 12 issues, vote for me. If you agree with me on 12 out of 12 issues, see a psychiatrist”.

*Ovviamente, al netto di quella più importante pronunciata da lui che abbiamo un po’ tutti sentito in vita nostra incisa sul CD live o , con tanta fortuna, al Central Park: “Ladies and gentlemen, Simon ad Garfunkel”.

PS A scanso di equivoci, il Mattèo del titolo è solo uno spunto di questi giorni per dinamiche che interessano anche i Pippo, i Beppe et al.

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Gen 24 2014

Una giornata attraverso i brand ovvero Brand ergo sum

A volte, da queste parti, si ha (e si dà) l’impressione che senza citare un brand non si riesca ad avere quel social sollazzo che sono cuori e like.
Spesso è come se le persone – in primis da queste parti, eh – senza marche non riuscissero a stare, come se la presenza di una marca riuscisse a nobilitare di riflesso la presenza online di chi la mostra. I brand rassicurano.
Brand ergo sum, verrebbe da dire. 
E dopo tutto è la funzione che si prefigurano i brand che mirano a costruire un valore intorno alla propria identità, capaci di generare un fenomeno di esibizione e desiderio, aspirazionale in una parola, aderenza alla marca e ai suoi valori.
Visto questo fenomeno cosa succederebbe se si decidesse di descrivere la propria giornata non in base a quello che si è fatto ma citando direttamente i brand che si incrociano?
Così, complice questo video, mi ricordo di una vecchia campagna in cui un utente cita i brand che incontra durante il giorno*.
Si è fatto lo stesso in una giornata invernale.
Piccola nota metodologica: per inciso, non ho inserito le marche che vedo su Facebook o Twitter né tutte le auto che ho incrociato per strada. Solo pubblicità, brand riconosciuti che uso, siti che visito, brand per cui lavoro o citati nei discorsi con gli amici e i clienti. 
Il totale è di 34: avrei detto molti di più ma in effetti alcuni non li avrei neanche contati e invece erano lì con la loro presenza.
La curiosità – ma a pensarci bene è ovvio – la distribuzione statistica è concentrata soprattutto al mattino: i brand si ripresentano più volte durante la giornata. Come gli zombie o la peperonata, a volte ritornano.
Scorrendo la lista, è possibile ricostruire la giornata facendola raccontare ai brand che usiamo e citiamo. Non so se è divertente ma certamente fa riflettere.
Madamina il catalogo è questo:
Apple, 3Italia, Jägermeister, Nespresso, Esselunga, Carhartt, Adidas,
Barbour, Toyota, Whatsapp, Facebook, Instagram, Vodafone, Jack Daniels,
Campari, Barclays, Eni, Bulgari, Billa, Pam, Amazon, Monocle,
Ikea, Samsung, Deus ex Machina, Google, L’Espresso, La Repubblica,
Dove, Philips, Fructis, L’Oréal, Crodino, Ebay, Woolrich, Esselunga.

 

*Credo ne avesse parlato Michele ma, ahimè, non trovo il post né il riferimento. Santo Google, aiutami tu. [update, Michele riporta il suo post]
** L’immagine non c’entra niente: l’ho trovata qui.

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Gen 21 2014

Cityrunners, parte una nuova esperienza di running

Ci sono cose che aspettano solo di una scusa e di uno stimolo esterno per cominciare: correre è una di queste e la fortuna ha voluto che da queste parti si venisse selezionati all’interno di #Cityrunners. Si tratta di un programma di allenamento con cui Adidas ha coinvolto 42 milanesi, di nascita o adozione, per portarli a correre la maratona di Milano di aprile con una staffetta 4x10km.

A margine dell’operazione i partecipanti verranno seguiti da 4 trainer, 1 mental coach, 1 nutrizionista per sviluppare al proprio meglio la propria preparazione in 6 incontri quindicinali e il supporto di una piattaforma.
Da queste parti si è molto felici di potervi partecipare per diversi motivi.

1. Mi ha sempre affascinato la capacità dei corridori di mantenere la concentrazione e di sapersi dosare lungo il percorso.

2. Nel giro digitale ho sempre guardato con ammirazione i km di Andrea Beggi.

3. Correre può essere un buon modo per visitare le città, cosa che ad Alessio Jacona riesce particolarmente bene quando nelle brume del mattino riesce a cogliere particolari di una città spoglia.

4. Avevo bisogno di una bella scusa per tornare a fare con costanza un’attività fisica dopo un anno fermo e una misura superiore di jeans.

5. Adoro osservare da dentro le operazioni che coinvolgono blogger e amici conosciuti in rete.

6. Adidas è un brand che trovo super, non solo perché tedesco ma per la filosofia senza fronzoli, molto tecnica, solo tu, la strada, la tua voglia di fare. E in più sono curioso di correre con delle scarpe specifiche, cosa che non ho mai fatto. Nella foto in calce al post “trova le differenze” tra le adidas street yeah e le Supernova Glide 6 :).

7. Amo i numeri e le statistiche per cui non vedo l’ora di monitorarmi, sfidare gli amici, e condividere i miglioramenti o, perlomeno, i risultati.

8. Perché leggendo la LSDP Top 100 Sports Thinkers of 2013, ho scoperto quel figo di Fauja Singh, il maratoneta che si è ritirato a 103 anni,  e le iniziative di politica dello sport che partono dalla corsa per diffondere il benessere pubblico. 

Di come si svolgerà l’iniziativa parlerò soprattutto su Instagram e Twitter, con hashtag #cityrunners. Go!
[Disclaimer, in quanto selezionato da Adidas sono stato omaggiato di materiale: scarpe e abbigliamento]

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Dic 20 2013

LeWeb 2013: 10 momenti TOP + 1 überfun

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Credits: Heisenberg Media

Sono molto felice e fortunato di aver partecipato a LeWeb Paris anche quest’anno: è una conferenza che non solo ho visto crescere negli ultimi 5 anni ma che presenta anche discorsi di forte ispirazione.

Con questa slide metto a disposizione di chi non c’era i momenti che mi porterò da questa edizione.

Ah, c’è un elemento überfun nella presentazione, qual è? Tra chi lo trova sarà estratta una sorpresina (stupida ma ci piace giocare, no?).

LeWeb 2013: 10 momenti top più 1 überfun from Zeno Tomiolo

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Dic 11 2013

Kawasaki a LeWeb 2013

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Adoro Guy Kawasaki e forse anche per questo i momenti migliori di LeWeb 2013 sono stati quelli con lui: nel suo CV ci sono Apple, Sequoia, Motorola, sempre all’insegna della tecnologia e delle imprese in grado di fargli muovere un interesse che sfocia nell’investimento, la passione e l’uso compulsivo. E’ affabile e disponibile Kawasaki, sempre pronto ad ascoltare e dare buoni consigli da buon pater familias in un linguaggio molto semplice e diretto. A un ragazzo consigliato dal proprio investitore di trasferirsi dove si trova il fondo di investimento, ha detto di cercarsi un altro investitore, non è amore se vengono poste delle condizioni di questo tipo, piuttosto è meglio aprirsi una società in Delaware con l’headquarter sulla West Coast lasciando i programmatori a Parigi.
Kawasaki ha molto parlato di prototipi da costruire, è per lui il modo migliore per diventare imprenditori e ottenere l’attenzione di chi mette i soldi: qualcosa di cui essere assidui utilizzatori in primis e di cui innamorarsi, sperando di non essere il solo al mondo a volerla usare.
Interessante anche il suo punto di vista sui Social Media, che lui usa tramite Buffer, un prodotto di cui si è innamorato tanto da investirci. Il suo pensiero in merito è che se nessuno si è lamentato con te, significa che non li stai usando abbastanza.
Un’altra nota di colore della sua presenza riguarda una lamentela in occasione di LeWeb: negli anni tra i punti deboli della conferenza (e di Parigi in generale), c’erano stati trasporti, wifi e, addirittura, riscaldamento. Quest’anno l’unica lamentela ha riguardato la taglia troppo piccola, secondo Kawasaki, degli asciugamani, segno che, nonostante il cambio della proprietà e una minore grandeur che in passato, le cose hanno funzionato.

[update] A margine del suo intervento, ho scattato una foto con lui. Come ho scritto su Twitter è stato come essree in presenza del mio GGG del Tech. E’ così che lo vedo. Bellissimi anche i commenti che si sono sviluppati su Facebook: più che una presa in giro – che ci sta –  per il mio essere poser, l’ho vista come una bella dimostrazione d’affetto.

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Dic 09 2013

LeWeb 2013: le 10 persone più interessanti

Parigi è l’ormai tradizionale corso di igiene mentale che mi prendo ogni anno grazie agli organizzatori di LeWeb. Quest’anno, come al solito, sono riusciti a portare personaggi molto importanti. Eccone una lista.

Li seguirò senza dubbio nei loro interventi anche se la speranza è quella di beccarli nei corridoi o di conoscerne di ben più interessanti. LeWeb è, infatti, sinonimo di Serendipity.

LeWeb13: le 10 persone più interessanti from Zeno Tomiolo

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Dic 04 2013

FT accelerator goes to Milan

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Settimana scorsa ho avuto la fortuna di assistere al primo demo day di FT accelerator, in cui alcune startup coreane hanno mostrato i loro prodotti a una platea qualificata di investitori e appassionati.
Il campo era quello del digital applicato al mondo della moda e del lusso, non solo in modalità business-to-consumer ma anche business-to-business.

Il livello era  generalmente piuttosto alto – c’era un’azienda che fattura 1M di dollari al mese, per dire – e sicuramente è stata l’occasione per avere un altro punto di vista, questa volta pieno di orgoglio.

FT, infatti, è un programma di accelerazione con sedi a Seoul, Milano, California. L’idea di base è prendere il meglio che questi luoghi possono offrire – accesso al mercato asiatico, stile italiano e tecnologia della Silicon Valley – e magari mischiarli.

Il capitale è in gran parte italiano, mi è parso di capire, ma soprattutto trovo molto interessante che per una volta sia l’Italia, con il suo connubio di eleganza e know-how, a essere degna di una visita.

A me sembra che l’idea sia geniale: verticalità su un’eccellenza italiana, internazionalità nel DNA, team che unisce diverse anime (finanza, lusso, tecnologia), team di advisor. Penso che ne sentiremo ancora parlare.

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Dic 03 2013

Il Digital è di Lusso: lo studio di ContactLab

Negli ultimi 2 anni – un po’ per attività diretta, un po’ per passione – ho visto letteralmente esplodere le strategie digitali di alcuni brand del lusso. Dalla mera presenza online a minisiti di lancio, dall’e-commerce agli utilizzi PR e video, non c’è brand che non possa considerare le opportunità che la rete offre sia verso i consumatori che verso gli operatori.
Per questo ricevo e volentieri pubblico Luxury Digital Behaviour Study, il report di ContactLab sul comportamento digitale per i beni di lusso, che analizza la relazione tra i consumatori e i prodotti dell’abbigliamento e degli accessori di alta gamma in due mercati particolarmente evoluti e competitivi (New York e Shanghai) misurando il posizionamento e l’attrattività di oltre 20 brand. L’indagine è stata realizzata su un campione di 1000 residenti rappresentativi delle due città, tra i 25 e i 54 anni e con accesso regolare ad Internet.

Nonostante il reddito medio a Shanghai sia un quarto di quello newyorkese, i dati cinesi hanno una forza simbolica molto forte: dal taglio medio degli ultimi acquisti alle intenzioni per i prossimi, l’impressione è quella di una capacità di spesa e di una fiducia nel futuro molto forti in Cina. Alcuni dati di Shanghai, infatti, hanno valori alti tra il 25% e l’80% in più rispetto a NYC, in base a una delle 3 tipologie: capi, scarpe, borse.

Si spera che a breve il report sia disponibile per tutti.

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Nov 05 2013

Cervelli in viaggio, non in fuga: l’esperienza e il dietro le quinte di StartupBus in Italia

Con Giovanni Natella, Chiara Adam, Paolo Bertolero, Alessandro Gambera e Mr. X* (“colui che non vuole mostrarsi in pubblico ma potrebbe essere proprio accanto a voi, anzi, potreste esserlo voi stessi“) si è organizzata la parte italiana di una manifestazione internazionale per aspiranti imprenditori (non chiamateli startupper, vi prego). StartupBus** non era mai arrivato in Italia. E’ stato un rischio enorme, una scommessa vinta. Ecco come. 

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