Ott 17 2016

Strategia Digitale di Laurita e Venturini, un’introduzione

Published by at 12:11 under comunicazione,libri

9788820375072Trovai molto valida la prima edizione del manuale di Strategia Digitale di Giuliana Laurita e Roberto Venturini, 2016 Hoepli, tanto da conservarne sulla scrivania una copia – dedicata – perché repetita iuvant, sempre.
Quando poi, qualche mese fa, Giuliana mi ha chiesto di scrivere – insieme ad altri ben più bravi di me – un’introduzione alla nuova edizione, scritta sempre con Roberto, non potevo non accogliere con entusiasmo questa richiesta.
Così, mi misi a scrivere alcune righe che sentii particolarmente e di cui sono orgoglioso. Eccole.


In un film del 1962, Jules et Jim, Truffaut faceva raccontare a uno dei personaggi un aneddoto sulle aspirazioni e le professioni.

Il poco che so lo devo al mio professore, Albert Sorel.
“Cosa vuol diventare?”, mi domandò.
“Diplomatico.”
“Ha una grossa fortuna?”
“No.”
“Può con qualche apparenza di legittimità aggiungere al suo cognome un nome celebre?”
“No.”
“E allora rinunci alla diplomazia.”
“Ma allora cosa posso fare?”
“Il curioso.”
“Non è un mestiere.”
“Non è ancora un mestiere. Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito. L’avvenire è dei curiosi di professione. I francesi sono rimasti chiusi in casa per troppo tempo. Troverà sempre un giornale che paghi le sue scappatelle”. 

Se Truffaut potesse riprendere la sua poetica e portarla ai giorni nostri probabilmente aggiornerebbe questo dialogo. Nel frattempo, dagli anni ’60 del novecento, il giornalismo è sempre più in difficoltà e, quasi come per la professione di diplomatico descritta dal film, sembra appannaggio di chi se lo può permettere (trattasi di generalizzazione, ovviamente, quelli bravi emergono indipendentemente da ogni variabile, di grazia).
C’è dunque un mestiere che permetta di mantenere viva la curiosità e, in un certo senso, di viaggiare costantemente? Esiste eccome e ha che fare con il digitale.
È infatti la curiosità la leva che non deve mancare allo stratega digitale di professione: grazie a Internet e ai nuovi Media, è aumentata esponenzialmente la possibilità di informarsi, ricevere stimoli, scoprire per serendipity – che, anche se non è proprio così, amo vedere come la capacità di trovare qualcosa di bello in via inaspettata – nuovi trend da portare in Italia, capire perché una cosa funziona in un paese piuttosto che un altro, coglierne le diverse sensibilità culturali.
Tuttavia, la curiosità è nulla senza disciplina, un metodo e schemi che portino l’interlocutore a ragionare perché sia meglio prendere una direzione già all’inizio.
Ecco, Roberto Venturini – dopo aver inventato, con pochi, nel nostro Paese una nuova figura professionale – ha diffuso dalle colonne del suo blog il bello e la profondità di essere un comunicatore, e non solo, digitale.
Portando un costante contributo in termini di rigore e conoscenza, ha fatto innamorare del digitale più di una generazione di professionisti della rete proprio perché inseriva nelle sue righe – ricche di temi, coerenti e leggere come avesse assorbito le Lezioni Americane di Calvino – la libertà senza confini della rete, unita a una capacità critica di lettura e di creazione di schemi che rendono una strategia digitale meglio di altre.
Questa stessa ragion d’essere è riconoscibile nel libro scritto a 4 mani con Giuliana Laurita, ormai due anni fa.
Strategia Digitale è, difatti, un prezioso vademecum che non dà formule taumaturgiche, bensì pone domande intelligenti, mette in rilevo i punti focali di come andare su Internet e come trattare gli utenti, mette al riparo dal vedere il digitale come la panacea di tutti i mali.
Il nostro Paese, bellissimo e per certi versi sventurato, ha questo retaggio tra il religioso e il culturale del Deus ex Machina. Il digitale rischia di fare spesso questa fine, come se una formula aristotelica permettesse automaticamente dei risultati di un certo tipo.
Portare una strategia digitale è invece spesso un gioco di fino vicino alla psicologia, sempre in equilibrio tra le esigenze dell’utente e quelle della committenza, a sua volta suddivisa tra parrocchie, entusiasti, critici.
Roberto e Giuliana con questo volume, aggiornato di alcune riflessioni che emergono sempre a posteriori una volta pubblicata la prima edizione, fanno un corso di igiene mentale su ciò che si può fare e non fare con il digitale, preparano le aspettative e anticipano i limiti delle azioni.
Troppi progetti falliscono oggi perché mancano di base nel cliente le giuste cognizioni, sostituite troppo spesso dall’intercessione di consulenti inclini a chiudere i contratti alzando le aspettative. A proposito, il vecchio capo che ha accomunato Roberto e me in diversi periodi avrebbe detto “over promising, under delivering“.
Questo libro non è solo un manuale ma dovrebbe essere una guida per orientare nelle scelte dei consulenti (e delle agenzie) e nei compiti di controllo gli imprenditori, i responsabili marketing e chiunque metta dei soldi per sfruttare il digitale, che altrimenti – a risultati non ottenuti – rischia di fare la fine del bambino e dell’acqua sporca.
Serve anche ai professionisti del digitale, quelli seri, perché repetita iuvant, agli studenti e a tutti coloro che vogliono imparare fin da subito a padroneggiare il linguaggio di una materia apparentemente facile e spesso derubricata a “cose da ragazzini”.
Invece, se studiato a dovere, proprio un libro come questo risulta essere il tassello che mancava per una misura di ciò che di buono o meno buono può essere fatto.
L’augurio per questo libro è che, al rinnovarsi delle edizioni, resti sulle scrivanie dei comunicatori digitali così come altre professioni – gli ingegneri e gli avvocati, in primis – hanno i loro manuali tra gli scaffali, usurati dal tempo e dalle rapide consultazioni.

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