Nov 05 2013

Cervelli in viaggio, non in fuga: l’esperienza e il dietro le quinte di StartupBus in Italia

Published by at 12:47 under comunicazione,io,Startup,vita reale,Web Economy

Con Giovanni Natella, Chiara Adam, Paolo Bertolero, Alessandro Gambera e Mr. X* (“colui che non vuole mostrarsi in pubblico ma potrebbe essere proprio accanto a voi, anzi, potreste esserlo voi stessi“) si è organizzata la parte italiana di una manifestazione internazionale per aspiranti imprenditori (non chiamateli startupper, vi prego). StartupBus** non era mai arrivato in Italia. E’ stato un rischio enorme, una scommessa vinta. Ecco come. 

Problemi ce ne sono stati – è stata una prima edizione per l’Italia – ma i risultati sono stati eccezionali in termini di esperienza, sia per i buspreneur, sia per i mentor, sia per chi ha messo in piedi la baracca, sia per i risultati conseguiti dai ragazzi.
A differenza di altre manifestazioni simili in cui conta soprattutto la quantità di persone che si riesce a far iscrivere, per un bus i posti sono limitati.
L’attività di comunicazione di lancio ci ha permesso di ricevere una bella cifra di candidature, oltre 140, dalle quali abbiamo ricavato una short-list di 25 persone, non solo disposte a pagare una quota per coprire i costi di un viaggio scomodo e a farsi carico di una fatica e un lavoro immani con ritmi molto serrati e variabili improvvise, ma anche a dare un contributo fortissimo in termini di motivazione e leadership. Sulla base di questa selezione di talenti, la qualità delle persone presenti era molto alta. Erano presenti anche due under 18, un 15enne e un 17enne che, tuttavia, abbiamo selezionato per bravura e potenzialità, non per la giovane età.
StartupBus è stato disegnato in Italia con una logica precisa: triangolare tra comunicazione, importantissima in fase di lancio per ricevere candidature di valore e fare leva su potenziali sponsor, eventi di qualità per i partecipanti e il pubblicosessioni di mentoring che dessero strumenti ai buspreneur. L’obiettivo è che i buspreneur possano camminare con le loro gambe oltre la mera durata del viaggio in bus.
Non è un caso che nelle semifinali di Treviso da H-Farm l’Italia delle startup abbia battuto la Spagna 3-0 con pitch di livello altissimo tra coerenza dei business model ed esposizione chiara.
Le tappe, il viaggio
Roma, sabato pomeriggio, ore 16. Giorno 0
Si è cominciato nei laboratori di Luiss/Enlabs in quello che è forse il posto esteticamente più bello per far crescere la propria creatura e idea (in questo senso influenza che da queste parti si abbia un amore particolare per l’architettura razionalista romana, travertino e linee pulitissime). I nostri speaker sono stati Alessandro Nasini – che ha posto le basi per un buon lavoro dei ragazzi, spingendo sull’organizzare con criterio il business, la pianificazione dei dettagli, le diverse fasi di creazione di una filiera – e Massimiliano Picone e Diva Tommei di Axelera, l’organizzazione che rappresenta la Singularity University in Italia. La loro presenza ha fatto sì che i ragazzi fossero intelligentemente ambiziosi per i 3 giorni dell’esperienza e ragionassero sulle 3P: Planet, People, Profit.
Roma, domenica mattina ore 6. Giorno 1
Meeting point e partenza dalla stazione Termini, direzione Torino. Scaletta per il viaggio: pitch delle idee, formazione dei team, business canvas.

Ma prima di tutto una fermata in un Autogrill dell’alto Lazio per un test della propria idea da presentare ai propri compagni di viaggio. 15 minuti di sosta in cui i ragazzi dovevano andare dalle persone presenti e parlar loro di quello che avevano in mente come idea imprenditoriale. Abbiamo visto buspreneur andare da persone quantomeno folcloristiche come comitive di vecchi albanesi e coatti (“Non ho capito ma spaccate il culo agli Spagnoli). 
Una fatica far tornare i ragazzi sul Bus: così tanto che uno di loro, Filippo, ha pensato a una sorta di braccialetto che permettesse un rapido check dei presenti. Impersonando durante il pitch un bambino in gita di 7 anni, ha declinato subito il problema e ideato una soluzione. Un’idea che è piaciuta, è stata sviluppata e risultata molto gradita alle giurie che si sono viste per 3 giorni. Forse è la prima volta che un’idea nasce letteralmente proprio sul bus. 
Durante il viaggio, è stato spiegato loro il Business Canvas, un approccio che ha dei limiti ma fondamentale nelle prime fasi di formazione di un’impresa.
I ragazzi hanno appeso ai finestrini del bus dei cartelloni gialli su cui appiccicare dei post-it secondo una certa disposizione dello schema Canvas e, attraverso la connettività in movimento fornitaci da una telco (non ha voluto sponsorizzarci, non cito), hanno potuto validare l’idea, fare ricerche ed effettuare le prime operazioni per mockup, presidi Social Media.
Torino, domenica pomeriggio, ore 15
Arrivati in i3p, l’incubatore del Politecnico di Torino che ci ha riservato una splendida accoglienza, i ragazzi hanno dovuto fare subito un pitch di fronte a una giuria locale: Adriano Marconetto, Prox to me, è stato un incubo per molti dei ragazzi. I feedback che ha dato sono stati molto duri e diretti, ben argomentati pur non essendo definitivi: con un po’ di esperienza sarebbe stato differente, ma così i ragazzi hanno capito che la startup non è una cosa cool ma ci vuole lavoro, umiltà, prontezza e che forse è cool proprio per questi motivi. Lezione imparata.
Da iStarter/Talent Garden Torino i ragazzi hanno potuto staccare e seguire gli interventi della scena torinese: Alberto Giusti e Gian Gherardo Aprile (serial entrepreneur), Michele Padovano (iStarter), Filippo Psacharopulo (Piemontech), Christian Racca (Top-IX), Massimiliano Ceaglio (I3P).

Torino, domenica sera e notte. 
La giornata è stata lunga, dura e cominciata presto. Abbiamo pensato che fosse una buona idea rifocillarci alle Officine del Gusto con una cena rilassante con pitch improvvisati dei ragazzi alla presenza di alcuni speaker, partner e amici.
Tornati in albergo, NH Hotel ci ha messo a disposizione una sala per lavorare. Tra una riunione e l’altra gli organizzatori sono andati a letto alle 3.45: a quell’ora, in sala c’erano ancora persone, una decina, che lavoravano e si confrontavano.
Il risultato incredibile di StartupBus è quello di rendere possibile qualcosa in 72h: condizioni difficili e poco tempo permettono di focalizzarsi e superare agilmente i problemi e le discordie intorno a un obiettivo comune ma anche di creare un senso di fratellanza fra tutti i team. Pur essendo in gara, durante le sessioni di presentazione delle idee i ragazzi si davano feedback importanti e, a meno di comportamenti perversi, i riscontri erano di grande aiuto.
Milano, pomeriggio e sera. Giorno 2 
Partiti per Milano in mattinata, siamo arrivati ospiti da Talent Garden che ci ha messo a disposizione l’intera sala conferenze.
Alle 14 sono arrivati i mentor, tutti di diversa estrazione e dalle diverse sensibilità, per aiutare i team che ovviamente avevano esigenze differenti: David Orban, Axelera; Paola Bonomo, Italian Angels for GrowthMax Uggeri, MU Investments; Alberto D’OttaviBlommingMattia Soragni, Vivocha; Luca Bona e Roberto Venturini con un delizioso speech sui gattini :); e Paolo Privitera, Pick1, convitato di pietra. Tutti loro hanno fatto un lavoro eccezionale: hanno elevato il talento dei ragazzi a un altro livello.
I mentor, infatti, hanno girato i 4 team che si erano organizzati sui tavoli della sala conferenze: ogni volta dovevano sentire la presentazione, aiutandoli a raffinare i pitch da una parte e, dall’altra, a migliorare il disegno della proposta. In alcuni casi, siamo abbastanza certi che alcuni incontri abbiano cambiato la vita di alcuni ragazzi. La capacità dei mentor di incidere sui team è stata molto sentita e di diverso grado. Alcuni mentor si adattavano più ad alcune idee che altre. E’ stato importante mantenere una varianza nella scelta di chi far intervenire.
L’alta qualità dei team ha attirato subito l’attenzione di alcuni soggetti: Max Uggeri ha dichiarato al microfono che avrebbe investito in una delle startup nate poco prima di 24h; Samsung, contattata da uno dei team per il go-to-market, si è letteralmente precipitata dall’hinterland milanese (e ha viaggiato sul bus il giorno dopo) per avere più informazioni e ha mostrato interesse anche verso altri soggetti. Già così – 1 finanziamento annunciato, 2 forti manifestazioni di interesse – StartupBus è un successo. Se poi i feedback di alcuni docenti sono così magnifici, si è già oltre il successo ma alla responsabilità della consapevolezza: fare meglio, fare di più.
Successivamente, i mentor hanno partecipato anche a una conferenza pubblica su go-to-market e scalabilità: Alberto D’Ottavi ha discusso di strategie di growth-hacking, tanto nel dettaglio per essere pragmatico, quanto da flaneur per tenere alta l’attenzione. Ha anche illustrato una presentazione di Startup Humour che ha dato un tocco di leggerezza calviniana alla conferenza.
Treviso, tarda mattinata. Giorno 3
Partiti da Milano alla volta di H-Farm, a bordo si comincia a sentire la tensione per la sfida: a Treviso, infatti, si incontrano i 5 team spagnoli e i 4 italiani: solo un team andrà in finale. Le startup italiane sono Foodball, un’app ben presentata per ordinare cibo allo stadio con consegna al proprio posto; iTransport.it, una piattaforma per il pick-up and delivery distribuito, My Angel Children Care, un braccialetto RFID per bambini con le informazioni fondamentali per la salute del bimbo; Feedbadge, un sistema per aiutare i bambini a migliorare i propri obiettivi scolastici.
Accede direttamente alla finale di Vienna proprio quest’ultima con menzione d’onore per My Angel Children Care e iTransport.it.
Vienna, giorno 4
10 ore di bus, Red Bull, connettività Internet funzionante alla grande, progetti da accelerare rapidamente a un altro stadio. Ci sono i ripescaggi di 4 squadre a Vienna, infatti: una di queste sarà My Angel Children Care, che porterà la presenza italiana nella finalissima a 2 su 8, divenute 9 con l’aggiunta last minute di Aiden che risulterà vincitrice con un’app per il feedback paziente-psicologo.
A rendere perfetta la prima esperienza di StartupBus Italia mancava solo la vittoria finale. Sarà uno stimolo per migliorarsi l’anno prossimo.
Prima di chiudere, bisognerebbe citare gli sponsorLottomaticaNH Hotel. I primi hanno creduto nel progetto e soprattutto nei talenti italiani che siamo riusciti a selezionare. Se con StartupBus abbiamo Cervelli in viaggio, non in fuga, è grazie a loro.
Per quanto riguarda dormire, per alcuni di noi era preferibile una soluzione hardcore di StartupBus: entrepreneurs are dirty, dice il fondatore di Rocket Internet, e ad alcuni piaceva l’idea di puzzare e di un sacco a pelo come amico.
A posteriori, l’ospitalità di NH – fatta semplicemente di una doccia, un letto comodo e un’area dove lavorare – ha permesso quello stacco necessario per recuperare lucidità mentale e far sì che i prodotti dei buspreneur fossero di alto livello.
Un grazie anche a Simone Cosimi, Alessio Nisi, Federica Ricca per i preziosi consigli e le belle parole.
Un super hi5 a Silvia Vianello per averci dato spazio su Smart Valley.
Il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico e il sostegno di persone come Flavio ZanonatoMattia Corbetta e di Enrico Martini sono stati fondamentali per avere una maggiore coscienza della portata di quello che stavamo facendo, senza dimenticare i ragazzi di Reputation HDVoicemap, Fluentify, che hanno fornito un supporto tecnico puntuale e di livello.
Se oggi abbiamo 25 persone che vogliono fare impresa e credono in loro stesse è grazie in primis al sostegno di tutti loro e al team straordinario che ha portato in Italia StartupBus.
Su StartupBus, in 72h sono nate innovazioni di processo e di prodotto, nuovi paradigmi con potenziali enormi. Se faranno bene, come crediamo, daranno occupazione non solo a loro stesse ma a tante persone, magari 10^9, facendo sì che, non solo per i partecipanti, StartupBus sia un’esperienza che ti cambia davvero la vita.
*Segnatevi questi nomi: ne sentirete parlare. 
** StartupBus è un viaggio da Roma a Vienna: 25 giovani, suddivisi tra coder, business e designer in diversi team, 72h per costruire e lanciare una startup, 4 città italiane con 4 eventi, una destinazione finale, il Pioneers Festival di Vienna, dove si sono incontrati gli altri 5 bus provenienti da UK, Germania, Francia, Benelux, Spagna per la sfida finale.

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