Pisapia e il buongoverno dell’amministrare con i piedi (degli altri)

Qualche settimana prima delle elezioni ho avuto la bdc aka opportunità di incontrare Pisapia con un manipolo di bloggerz milanesi.

Il leit motiv dell’incontro sembrava essere “cosa vorremmo da Pisapia per dargli il nostro voto?” oppure il ruolo della Rete nel processo di watch dog (tanto per fare gli anglomilanesi), invece è stato qualcosa di più profondo e per certi versi contrario.

Erano i giorni precedenti ai #Morattiquotes e a tutte quelle cose di cui in moltissimi, con maggior competenza peraltro, hanno parlato. Quindi, in effetti, si è visto poi il ruolo che la Rete, perlomeno in campagna elettorale, ha avuto. Una risata li ha seppelliti.

L’incontro ha poi preso altre strade con alcune domande più o meno pertinenti: da queste parti si ha avuta la possibilità di farne una sui propri temi di interesse come innovazione, imprenditoria giovanile, Internet bla bla, ricordando la bella esperienza di Berlino dove lo sviluppo attuale è legato alle 3 T che più ci sono care: tolleranza, tecnologia e…(come si chiama? Scusi, glielo dico fra 5 minuti…ah, talento!. (un altro tassello alla lista delle fdm). La risposta è stata più o meno convincente, sono curioso di vedere nei prossimi mesi e anni.

Detto questo, di Pisapia e della sua capacità di ascoltare si è già parlato ma quel che più ha colpito è stata la domanda diretta che l’allora candidato a un certo punto ha posto più o meno in questi termini: “Come possono le dinamiche della Rete aiutare la città?”. Nessuna risposta di rilievo, forse anche per questo motivo è stato un tarlo che ha continuato ad agire in background. La prima idea era quella di usare il trend emergente per eccellenza della geolocalizzazione per la segnalazione di problemi, ci si è ricordati di alcune piattaforme che peraltro da queste parti si sta usando per altre cose in cantiere : ), e si è data un’occhiata ad altri progetti in cui la geolocalizzazione fosse al servizio del cittadino attivo.

Pochi giorni prima del ballottaggio lo staff digitale ha agito in tal senso ma le diverse segnalazioni risentivano della tensione e dell’ansia rispetto alla prossimità del voto. Poi sappiamo com’è andata ed è ora di pensare alla parte più difficile, quella dell’amministrazione della città.

Ora è uscita questa piattaforma di Google su L’Aquila. Noi L’Aquila è un’iniziativa molto bella, che ruota intorno alle sezioni “esplora e ricorda” e “ispira il futuro”. La prima per il passato, il ricordo, la condivisione. La seconda per la ricostruzione. Überlike.

Lo stesso concetto si può portare per l’amministrazione: aspettiamoci un governo della città con cittadini vigili, armati di smartphone, twitter e foursquare, pronti a segnalare le beghe all’amministrazione tramite l’utilizzo consapevole di hashtag. Una luce – con tutto quel che comporta in termini di sicurezza – che non funziona? E l’hashtag #luce fu. La discarica abusiva o il rifiuto ingombrante? Ci pensa #amsa.

Insomma, il governo della città può passare attraverso un uso consapevole e distribuito degli strumenti digitali che lanciano messaggi da raccogliere e convogliare. Avendo una certa visibilità su progetti simili, da queste parti si sa che l’implementazione di processi, raccolta e analisi dati richiede competenze, coordinamento, lavoro ma non sono cose impossibili. Basta provarci contando su una minoranza rumorosa che usi volontariamente certi strumenti. Poi in futuro si andrà oltre, con sistemi automatici.

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