Dic 09 2010

LeWeb ’10: Cronaca della prima giornata

Published by at 12:17 under social network,vita reale

leweb10Per due giorni, in Europa c’è un’enclave della Silicon Valley: è Parigi dove si tiene LeWeb, la ormai tradizionale conferenza che parla di Internet, startup, funding e tante belle cose della Rete. E’ sicuramente l’appuntamento da vivere per la qualità e la quantità di contatti che si riescono ad ottenere.

Potenzialmente, ogni chiacchiera, sguardo e incrocio di sguardi possono essere forieri di qualcosa per internazionalizzare il proprio business, stringere accordi di partnership e – cosa non da poco – aprirsi la mente ai segnali deboli di innovazione.

Ci sono molti curiosi e commerciali senza pudore che si muovono tra le file ma è molto facile riuscire a fare due chiacchiere con le persone che contano. A titolo di esempio, chi scrive è riuscito a parlare con Dennis Crowley, founder di Foursquare, e le anime delle prossime next big thing che, tra le quinte, cercano investitori ai quali raccontare la propria idea rivoluzionaria.

Da queste parti, si è soliti dire e usare a sproposito una frase attribuita a “Joichi Ito”: i contenuti sono un pretesto per creare contesto e quindi soddisfare il bisogno primario delle persone che sono animali sociali (Platone still rulez). Stringere relazioni, fare networking, direbbero i moderni. LeWeb rappresenta perfettamente questa frase: non sono così importanti i contenuti in sé tanto che la più parte delle sessioni sono disponibili via streaming e coperti da una pletora di blogger ufficiali. Ciononostante, è importante esserci.

En tout cas, i contenuti. La giornata è cominciata con una prolusione di Carlos Ghosn, l’artefice di Nissan-Renault. E’ stata una scelta lungimirante da parte degli organizzatori quella di invitare qualcuno esterno al solito giro: è il segnale che la Rete vuole contare e non limitarsi al recinto di Farmville.
La visione di Ghosn è forse un po’ vecchia* (“quando ero giovane, l’oggetto del desiderio era una macchina e sarà sempre così“, dimenticando che oggigiorno il ventaglio dei beni aspirazionali si è enormemente allargato) ma, anziché criticarla, indica i passi che bisogna ancora fare per portare la Rete nell’approccio di tutti.

Ghosn a parte, ci si è dedicati alla startup competition più che alla sessione plenaria: da 450 business inviati, sono state selezionate 16 startup. La cosa strana è che a fare i pitch c’erano aziende molto diverse tra loro: chi ha appena lanciato il prodotto, chi è appena partito e si sta costruendo le metriche, chi non ha idea di un business model, chi ha appena ottenuto finanziamenti da 25 milioni di dollari e può già contare su una customer base di oltre 2 milioni di utenti senza, peraltro, idea di come monetizzarli.

A latere, nelle conversazioni di corridoio, ci si è stupiti di non avere nessuna startup italiana: in effetti, visti alcuni pitch e confrontati con alcuni seguìti quest’anno, le startup nostrane non sono messe male. Forse, quest’ultime soffrono della mancanza di una visione internazionale fin da subito che impedisce loro di accedere a queste manifestazioni. Non c’è niente da invidiare: alla competition di oggi c’erano i cloni, la fuffa e i mestizia, con qualche eccezione.

Dal punto di vista privilegiato di cui ho goduto nell’ultimo anno seguendo il mondo delle startup e delle diverse iniziative nazionali, gli italiani possono giocarsela e pure bene. Basta crederci (e inviare la richiesta il prossimo anno).

A commento della conferenza, alla fine della mattinata, si ha avuto la fortuna di incrociare Leonardo Camiciotti e Christan Racca di Top-IX, e Frank Gonella, dPixel, per due battute. Les voilà.

*Non c’entra molto ma ricordava Jack Nicholson in Codice d’onore

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