Nov 18 2009

Vivere con il fuso: bella figura, facezie e video

Published by admin at 09:22 under vita reale

Da queste parti si adora la sensazione del vivere la lontananza sfasati rispetto al momento in cui la piu’ parte dei propri contatti vivono. I primi giorni e’ stato difficile per via del jet lag, poi il prestigio e la meraviglia: andare a letto quando gli altri si svegliano, pranzare alla fine della giornata altrui di lavoro, cenare nel sonno profondo dei propri amici, far colazione nella pausa pranzo degli ex colleghi.
Una strana sensazione di liberta’ e di tranquillita’.  Sette ore sono un attimo ma sono un abisso. Come un abisso, a volte, puo’ essere la differenza tra i diversi costumi che separano Americani ed Europei. In questa breve esperienza in Illinois, come gia’ si e’ accennato su Facebook, si ha avuto la possibilita’ di incontrare persone sul territorio. Tra i recenti incontri - di quelli ovviamente pubblicabili - ce ne sono stati due che mi hanno particoalrmente colpito che peraltro meriteranno un post a parte.

Il primo e’ stata la cena con un professore del mio temporary flatmate. In Italia e’ particolarmente sentito il concetto della bella figura con i parenti, gli amici, i genitori, i colleghi. Cosi’ spesso si fanno matrimoni particolarmente fastosi perche’ e’ l’ambiente che lo richiede e se non sono presenti almeno 200 invitati ne viene meno il buon nome della famiglia. Ma c’e’ anche l’auto di rappresentanza oppure iscriversi a una determinata palestra o frequentare un certo master. Spesso, sono questioni di mera apparenza, altre invece sono questioni piu’ genuine, come appunto una occasione di convivialita’ con il proprio mentore. Da queste parti piacciono queste manifestazioni: il lavoro e’ una parte importante della propria vita, e’ quello che ti permette di stare lontano dai propri affetti e, in questo mondo, di farli funzionare. Soprattutto ancor piu’ importante e’ quando si fa entrare l’attivita’ professionale nella propria sfera degli affetti.

Cosi’, venerdi’ sera viene qui a cena, con l’ottima moglie, il professore di uno dei ragazzi che ospitano lo scriba. La cena prevede portate italiane: prosciutto crudo e cotto, lasagne alla maniera di Reggio Emilia, tiramisu, ribattezzato per l’occasione pick me up. La conversazione risulta essere quella tipica americana fatta di small talk e curiosita’. I due ospiti sono molto giovali e aperti, curiosi e gran conoscitori anche della provincia piu’ remota italiana. Non si fanno nomi per non generare discussioni.

Il punto e’ il seguente. Da queste parti si e’ avuta, di grazia, un’educazione molto rigida quanto a stare a tavola: posizione eretta, nessuna parola mentre si mastica, nessun gomito sul tavolo ne’ tantomeno mano inattiva sotto (tantomeno una mano attiva). Proprio quest’ultima e’ quella che i un incontro che ruota intorno all’Atlantico puo’ porre dei problemi. Da questa parte dell’Atlantico, infatti, il galateo prevede che la mano inattiva non venga appoggiata sul tavolo e resti bensi’ sulla gamba. Quindi, la situazione era questa: due signori di mezz’eta’ del buon ceto riflessivo americano con la mano sotto il tavolo, tre ragazzi italiani di buona famiglia con una mano, la sinistra, sopra il tavolo. Un gioco di contrapposizioni.

Un altro episodio e’ piu’ recente: e’ lunedi’ sera e si decide di andare ad una serata di house Chicago style. La compagnia, gia’ di per se’ ottima, si impreziosice di un ragazzo italiano di 26 anni e di suoi 3 amici locali. Questo ragazzo, Davide, vive qui da ormai 12 anni: i suoi decidono di trasferirsi dall’Italia con il figlio adolescente. Il ragazzo e’ perfettamente bilingue, capace anche di fare freestyle e, dalle poche parole scambiate, si vede che e’ uno sveglio. Il classico esempio di integrazione e di come sia possibile passare da un costume ad un altro, anche - e’ probabile - a tavola.

Le serate sono poi piacevolmente volate con le varie missioni compiute: il mio temporary flatmate ha fatto bella figura, Davide si e’ fatto una.

Di seguito altro episodio con i dettagli dello scalo a Londra, questa volta dalla ruota panoramica di Chicago: da queste parti si adora fare i turisti, non c’e’ niente di male. In ogni caso, ancora in fase sperimentazione, piuttosto rincoglioniti, fuori fase e con problemi di fuso.

5 Responses to “Vivere con il fuso: bella figura, facezie e video”

  1. eMaon 18 Nov 2009 at 15:05

    belga per la panoramicaaaaaaaaaaa!

  2. eMaon 18 Nov 2009 at 15:06

    gran bel post pure…

  3. adminon 18 Nov 2009 at 23:36

    ahahah grazie Ciro, detto dal mio maestro di videoblogging e’ un onore!!!

  4. margotmoodon 19 Nov 2009 at 03:29

    god save l’etilometro! comunque quella storia è assurda, mai fidarsi dei piloti sbevazzoni inglesi. Come resistere davanti a una pinta al pub prima di un lungo volo? A meno che non fosse americano, ma in ogni caso a un birrozzo bello fresco non sarei stata capace di dire di no nemmeno io :)

    se quando torni sono ancora con il fuso di san francisco ce ne andiamo insieme per la città di notte insieme, anche se considerato che non tornerai prima di due mesi nel frattempo potrei benissimo essere morta per la stanchezza oppure essere stata emarginata da tutti.

    Buon proseguimento! :)

  5. adminon 19 Nov 2009 at 08:33

    Gran Juliette!

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