Nov 05 2009
IAB, impressioni a caldo
I ragazzuoli di Blogosfere mi han chiesto un piccolo contributo: avrei voluto essere più spinto e dedicarmi ad alcuni temi ma c’erano troppe hostess da vedere e gadget da prendere, altro che smau 1991.
Come Natale e Capodanno, inesorabile come ogni anno arriva lo Iab. Alle fiere di settore, solitamente, esistono varie tipologie di avventori:
- Le persone che fanno PR di se stessi: solitamente si trovano sul palco
- Quelli che cercano lavoro: si muovono tra gli addetti ai lavori e conoscono tutti
- Quelli che vengono per stare lontano dall’ufficio: se ne stanno al bar
- Responsabili di grandi brand concupiti - peggio di alcune bionde nei club - dalla categoria più camaleontica in assoluto (vd. sotto)
- Gli account e dai commerciali più agguerriti: sono quelli con il nodo grosso della cravattae l’istinto psicotico omicida
- Vari ed eventuali (scrivere nei commenti, per favore)
Lo Iab di quest’anno segue esattamente la stessa logica.
La differenza è che lo IAB è utile. Tutto nasce dalla sfortuna di svolgersi in un Paese arretrato come l’Italia dove il tema del digitale è oscurato in favore di altri media.
In Finlandia la fibra e la banda larga sono diritti fondamentali, qui invece sembra che siano il capriccio di pochi, dimenticando che l’accessibilità e le modalità di fruizione di internet sono un asset fondamentale per il Paese.
Pertanto ben vengano iniziative come lo Iab: vituperato, discusso, bistrattato ma dall’indubbio valore formativo per un pubblico generalista e così ampio di aziende che devono essere educate costantemente sui temi del digitale. Il crescente successo negli anni - e dei contenuti - rendono Iab indispensabile, una risorsa per il Paese.
E i giornalai
ahahahah