Dal buon Tombolini, vengo a sapere di questa iniziativa di Amazon: As a valued Kindle DX customer, we would like to offer you the chance to participate in this study. Please be assured that this project is strictly for market research purposes and does not involve any type of sales or promotions as a result of replying to this e-mail or participating in the research. Those who are selected to be interviewed will receive a $150 honorarium for 1½ hours of participation.
In soldoni - è il caso di dirlo - Amazon darà a selezionati clienti Kindle 150$ per un’intervista. Di questo annuncio adoro questi elementi:
La trasparenza tutta anglosassone di indicare il compenso - cosa che si fa, a volte, anche negli annunci di lavoro più seri,
La promessa che tale annuncio non comporta alcun tipo di promozioni o vendite,
Il riconoscimento dei clienti come risorsa attiva e non come focus group (gratuito),
Il coinvolgimento dei clienti che possono, peraltro, rientrare di alcune spese affrontate per l’acquisto del bene stesso. In questo caso, alcuni clienti avranno un rientro di circa un terzo di quanto affrontato per avere il Kindle.
Grazie a Techcrunch UK, si ha potuto provare Mixcloud, una nuova piattaforma di musica che permette, lato produttore, di caricare show, DJ mixes e podcast e, lato utente, di scoprire facilmente nuovi contenuti: la definizione di Techcruch di youtube delle radio online mi sembra un po’ limitativa. Dentro c’è twitter e amazon, delicious e lastfm, raccomandazioni e following, e soprattutto tante playlist.
La mia impressione? E’ presto per fare previsioni, forse è l’ennessimo social network sulla musica, pur ben fatto, e mancherà la mission in fatto di podcast ma potrebbe diventare un bel repository per playlist di DJ.
Da lunedì aprirà al pubblico, non solo ai beta-testers: solo allora si potranno avere delle valutazioni oggettive.
Se vuoi un codice invito, fammi sapere, sempre che non siano già finiti visto che se n’è twittato in merito.
Difficile descrivere le sensazioni di un martedì sera a manifestare, soprattutto dopo quello che Marco, fra gli altri, ha scritto. La cosa era nata in uno stanzino di friendfeed, quasi come una boutade all’interno di un discorso più ampio e in linea con altre manifestazioni. Poi la cosa è stata portata su FB e di lì sono arrivate perlomeno 1500 persone, tante rispetto alle previsioni iniziali. E’ sempre unaquestione di under promising and over delivering.
A latere di quanto da altri riportato, la cosa che colpisce è proprio la partecipazione di Milano, una città che si è un po’ persa negli anni dietro un effimero senso esteriore della vita e del disimpegno.
Se ne parlava con Alessio e Luca in corteo: Milano è una città che ha nel suo DNA la passione per una società equa e una vocazione per dettare al Paese come muoversi. E sta vivendo il suo periodo peggiore – non solo dal punto di vista intellettuale ma anche meramente finanziario - proprio nel momento in cui a guidare c’è un governo che si dice espressione della milanesità.
Nel dopoguerra, il modello Milano prevedeva un impegno della borghesia illuminata che, in preda ai complessi di colpa, restituiva alla città parte della ricchezza accumulata.
Il modello è andato in cortocircuito negli anni ’80 quando la televisione commerciale ha sdoganato qualsiasi mezzo per arricchirsi e fatto sì che la ricchezza fosse giustificata in quanto tale, esattamente come oggi è il successo la chiave di tutto.
Milano – locomotiva di Italia – ha mutuato e fatto suoi modelli provenienti da altre parti, dalla provincia e dall’estero, e creato le condizioni per esportarle nel resto di Italia. Lo ha fatto con il socialismo, il centrosinistra, il cattolicesimo ambrosiano ma anche con il fascismo e il berlusconismo. Quest’ultimo è ciò che ha trascinato tutto al ribasso, annullando anche il senso del pudore, già fortemente provato dagli anni ’80*.
Per questo, vedere tanta gente arrivata in piazza con il potere del semplice passaparola, è carico di significato e ottimismo. Forse è troppo per parlare di rinascita di Milano ma credo proprio che solo da Milano possa partire un segnale nuovo, insieme ad altri.
*A proposito, grazie alla gentilezza e alla cortesia di Current e Livia, ho potuto assistere al miglior film dell’orrore degli ultimi anni, Videocracy, che parla proprio del berlusconismo. Temi già affontati altrove e, in gran parte, risaputi ma una narrazione asciutta e scelte registiche ben studiate lo rendono un film degno del prezzo del biglietto. Da vedere.
HMV acquista il 50% di 7digital per circa £7,7 milioni. L’acquirente è la principale catena di dischi, e non solo, nel Regno Unito mentre 7digital è uno dei principali fornitori di piattaforme di e-commerce per clienti come Sony, Warner music, Emi, Universal e last.fm.
Mi sembra sia la prima volta che ci sia una così forte integrazione tra fisico e digitale dal punto di vista del retail. Purtroppo, questa novità sarà limitata solo alla perfida Albione ma potrebbe essere un esperimento per altre realtà locali.
Adesso il passo successivo sarà una possibile integrazione a monte verso il publishing. La prossima vittima potrebbe essere Emi?
Pitchfork pubblica la sua personale top 50: alcuni sono di gran fattura, altri erano totalmente sconosciuti.
Sono presenti, ovviamente, Gondry e Jonze, i Röyksopp, un video allucinante di Gnarls Barkley. L’amata Feist si trova - scherzo del destino - al 5° posto con 1-2-3-4.
Perplessità sulle prime posizioni, a parte quella poesia che è since I left you degli Avalanches. D’altra parte, stiamo parlando di Pitchfork.