Ott 19 2008

Radiohead, un anno dopo le cifre definitive

Published by admin at 23:58 under musica

Dopo tanto speculare (ricordo una discussione animata da quinta), pare che siano uscite le statistiche definitive sull’album dei Radiohead uscito giusto giusto un anno fa.
A me, anche se li definivo già superati per certi aspetti, sembra un successo anche dal punto di vista commerciale con tutti i dettagli del caso (fedeltà dei fans, esperimento, band storica).
Eppure, questo è un album che verrà ricordato più per la modalità di vendita che per i meriti artistici, quindi forse un vero successo - per i radiohead come artisti, più che per il brand radiohead - non lo è.

Alessio, Brugo, Eazye, Paolino, che ne dite? Bolla no, che notoriamente capisci poco di musica…

THE STATS
• After being made available for free for 3 months the album was no.1 in the UK and in the US
• 1st Radiohead album on iTunes – no.1 album selling 30,000 units in the US in the first week
• The physical CD has sold 1.75 million to date and is still top 200 UK & US
• They sold 100k boxsets via W.A.S.T.E.
• Nearing 17 million plays on last.fm
• 1.2 million fans will see the tour
• The digital income from the experiment made a material difference to WCM’s UK digital revenue this year

(via music ally)

4 Responses to “Radiohead, un anno dopo le cifre definitive”

  1. cru7doon 20 Ott 2008 at 12:46

    ciò che vale per i radiohead, purtroppo non vale per tutti gli altri, però mi pare che i dati reali contraddicano mi maniera quasi elementare alcuni dei postulati tanto cari a RIAA, IFPI, SIAE (e relativi complici…). un album che vende copie fisiche dopo 3 mesi di gratuità sul web?

    oltre al valore medio pagato per l’album online durante questo primo anno, mi piacerebbe conoscere i dati reali dei concerti, credo sia possibile fare diverse considerazioni sull’evoluzione del rapporto “album come mezzo promozionale”-”tour quale vera forma di remunerazione dell’artista”.

    è da notare come siano riusciti a sfruttare bene anche la nicchia di mercato del boxset.

    con un tradizionalee contratto di distribuzione, difficilmente yorke e soci avrebbero potuto spuntare cifre migliori.

  2. heavyhorseon 20 Ott 2008 at 18:24

    io ti parlo solo del lato musica, perchè di quello commerciale ci capisco poco.

    parto prevenuto lo so, ma non ho mandato giù il parziale “tornare indietro” dopo gli ottimi e per quanto possibile “rivoluzionari ” (non è il termine corretto) Kid A e Amnesiac. Non so, Hail etc e In Rainbows mi sono sembrati un tentativo malriuscito di annacquare la pregevolissima strada elettronica che si era intrapresa. non dico che sia stata una mossa commerciale, yorke e soci mi sembrano per fortuna “oltre”, però boh li vedo lì nel limbo. e, peggio ancora, In Rainbows mi sembra un Hail to th Theif 2.
    ovviamente ho ascoltato più volte entrambi gli album, tutto va tarato sulla qualità della produzione radiohead = da loro mi aspettavo di più

    yo!!

  3. Cristian Contion 22 Ott 2008 at 12:19

    Io sinceramente non condivido il tuo giudizio sul disco, che ritieni verrà ricordato più per l’esperimento distributivo che per il contenuto artistico.

    In rainbows credo sia un grande disco, dove il primo ascolto può essere fuorviante: dentro c’è una grande maturità compositiva, un grande equilibrio nel dosare l’elettronica insieme ad un approccio che all’apparenza sembra semplice.

    Da musicista ho scoperto anni fa il divertimento degli strumenti elettronici e le possibilità che oggi si hanno a disposizione: il problema dopo la prima infatuazione è mettere tutto questo nel giusto ordine e trovare il proprio equilibrio nel dosare il tutto.

    p.s. ciao Zeno :)

  4. eazyeon 22 Ott 2008 at 15:48

    io sono un blasfemo e a me piace solo Ok Computer.

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