Venerdì pomeriggio sono ito al minicamp (qui un track) per salutare qualche amico e per dare un’occhiata allo stato delle start-up. Molte di queste le conoscevo già, altre un po’ meno: devo dire che delle presentazioni - ognuna durava 6 minuti più una veloce sessione di domande, solo poche mi hanno colpito. Premesso che da parte mia c’è una grande stima e ammirazione enormi per chi in Italia decide di rischiare in proprio - un coraggio che mi è mancato - e che alcuni progetti erano molto interessanti e innovativi, ma mi sembra che nella più parte dei casi mancasse un modello di business preciso o che questo fosse un po’ troppo farraginoso.
Peraltro, credo che un quasi tutti dovessero fare un corso di public speaking: il pubblico era formato non solo da curiosi ma anche, in teoria, da potenziali investitori, da convincere della bontà di un piano industriale, venture capitalist ai quali dare una visione di quello che il futuro, il mercato, l’azienda saranno. Proprio il formato di 6 minuti per presentazione doveva dare incisività ai discorsi. Certo, la sala aveva un’acustica pessima e c’era molto brusìo di fondo ma, se molti tra il pubblico parlano, non è per ADHD, è per una tua responsabilità, perché non sei in grado di tenere il pubblico o perché hai preparato il discorso con eccessiva approssimazione.
A dire il vero, la colpa è un po’ anche del nostro sistema scolastico. Pensate alle scuole dei film ‘mmmerigani dove viene rappresentata abbastanza spesso una sessione di “show and tell“: fin da piccoli, si è quindi educati a vendere la propria idea, a parlare in pubblico, a dare una propria visione. Il personaggio mi sta qui ma pensate ad uno steve jobs che - pur troppo costruito - riesce a dare una sua visione e a traghettare la platea nel proprio mondo. Ecco, forse in Italia ci si potrebbe limitare a entrare nel mondo della platea, piuttosto che il contrario: invece difficilmente le due parti vengono in contatto. Mi è capitato ogni tanto di vedere qualche speaker di matrice anglosassone: sono rimasto sempre molto affascinato dalla loro capacità di affabulare l’interlocutore ed è paradossale che proprio in Italia non si riesca a fare, nonostante la presenza di un incubatore di rétori logorroici che è il liceo classico (e questo post ne è la prova).
Delle presentazioni positive, soprattutto per la sostanza, salvo quella di Francesco Orrù con cui ho collaborato- disclaimer - tempo fa per il lancio di un servizio della società che presiede. Era la prima volta che ci si vedeva dal vivo: mi ha impressionato parecchio la sua idea delle sviluppo di kiara, il servizio per la gestione online della contabilità aziendale.
Delle startup presentate mi sembra una delle poche che possa contare su un modello di sviluppo facilmente comprensibile, in un mercato potenziale di 8 milioni di piccole imprese e prefessionisti, con la possibilità concreta di fare upsell sul cliente, legacy e royalty. Se avessi qualche soldo da investire non mi accontenterei di dargli “my 2 cents”.
Altri interventi interessanti quelli di MCC per livepetitions e di Quintarelli.
Sono comunque sicuro che la prossima volta andrà meglio.
Complimenti agli organizzatori e al moderatore ;).
Condividi