Archive for Gennaio, 2008

Gen 13 2008

Generazione X

Published by admin under libri, segnalazioni

generazione xPoche palle, una prima lettura in italiano, qualche mese di sedimentazione e un’edizione in inglese di cui capisco (veramente poco) e finalmente un nuovo libro preferito. Generazione X di Coupland è il libro definitivo per chi infila una parola di francese nei propri discorsi, ha dubbi esistenziali, ha un profondo disgusto per i furbetti del quartierino.
Dalla quarta di copertina: overeducated, intensely private and unpredictable non è proprio il mio caso ma è la descrizione di molti dei miei amici. La cosa pazzesca è che dopo oltre 15 anni questo libro è ancora attuale nel descrivere quell’età di passaggio verso i 30 di una generazione nata senza grossi problemi ambientali come guerre varie, pentapartito, rivoluzioni fallite. Non è un libro indicativo del proprio tempo, bensì uno semplicemente universale.

Basta prendere una delle tanti frasi esplicative ai margini della pagina.

  • Aspiranti yuppie: sottoclasse della generazione X per la quale il mito degli yuppie sembra essere soddisfacente e proponibile. Caratteritiche principali: tendenza a trovarsi sempre in debito, dipendenza da una o più sostanze psicotrope, propensione a parlare del giudizio universale.
  • Vogliamo parlare del DAM (Dispositivo Anti Massificazione)? Esso è qualsiasi accessorio aggiunto a una tenuta per dimostrare al mondo che nel proprio animo sopravvive ancora una scintilla di individualità. Come avere al polso un piccolo braccialetto di un festival tenutosi mesi prima.
  • Pensiero minore: corrente filosofica secondo cui la riconcializione con se stessi si ottiene riducendo al minimo le aspettative di ricchezza materiale: ormai non mi interessa più avere successo […], mi basta solo trovare felicità emagari aprire un piccolo agriturismo nelle Marche o in Umbria

Difatti, il friend of mine dice sempre che è il mio libro e gli fa specie che sia stato proprio moi a regalarglielo.

E’colpa di Michele, che a suo tempo ne aveva parlato assez, se me ne sono invaghito.

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Gen 10 2008

Vendere musica via web come i Radiohead non funziona (o forse sì?)

Published by admin under musica

Avevamo già parlato qui di alcune perplessità sull’operazione dei Radiohead (secondo me riuscita pur con qualche perplessità). Vengo ora a sapere da qui che Trent Reznor dei NIN ha preso sul serio l’esperimento di Tom Yorke e cumpa e ha deciso di fare lo stesso per un progetto di cui ha curato la produzione.

Saul Williams ha così pubblicato il suo secondo album in una doppia modalità: download gratuito o a 5 dollari, con una qualità audio migliore.

Risultato? Circa 120mila persone si sono presi l’album gratis, oltre 28 mila persone lo hanno pagato.

Il primo album vendette circa 33mila copie, il secondo è arrivato senza dubbio ad una platea più ampia, segno che l’esperimento, perlomeno da questo punto di vista, ha funzionato. Probabilmente, l’eventuale tour di complemento sarà più seguito, producendo un circolo virtuoso.

Il modello di business sembra dunque funzionare, perlomeno soddisfacente, se si considerano tutte le voci che compongono il bilancio di tutta l’operazione. Si dovrà aspettare in ogni caso la fine del tour di Saul Williams per tirare le somme e, naturalmente, altri esperimenti simili.

Ah dimenticavo, e la musica? Diciamo che l’album non è tanto il mio genere ma la versione di sunday bloody sunday è bella potente e riesce, in parte, a mantenere la carica emotiva dell’originale.

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Gen 09 2008

Il mio amico Obama, endorsement 2.0

Published by admin under io, segnalazioni, social network

Da queste parti si gode come un eurinaceo durante il periodo delle campagne elettorali negli States, Caucus prima, Presidenziali poi. Stamani, mentre facevo colazione, stavo guardando su Rai 3 proprio un servizio in merito, concentrato sulla figura di Barack Obama. Quello che sta accadendo - era la tesi dello speciale - è una campagna elettorale all’insegna del sogno americano, una riedizione della campagna di JFK di oltre 40anni fa, o di suo fratello Robert, magistralmente ripreso in quell’ottimo film che è Bobby. La parola chiave - oggi come allora - è speranza, non a caso utilizzata da Obama nei suoi discorsi, insieme a cambiamento e credere (change we believe in).

Al centro della sua campagna on line, c’è il sito ufficiale con i link agli altri strumenti di comunicazione, da quelli classici come la newsletter a quelli più coinvolgenti come i social network. E’ naturalmente presumibile che dietro a questi ci sia una squadra ad hoc,  ma è apprezzabile lo sforzo nell’andare dove gli elettori sono e non il contrario, contrario che avviene spesso con l’utilizzo improprio dei mezzi di comunicazione di massa. Detto questo, l’endorsement 2.0 - è il caso di dirlo - scelto dal team di Obama è composto da flickr, facebookmyspace, youtube, linkedin,  ognuno diretto ad uno specifico target. Gli insiemi presentano sovrapposizioni di target e diverse zone grige.

  • Flickr: foto dei dibattiti pubblici e dei volontari che lavorano alla campagna. Obiettivo: coesione interna e ampliamento della base.
  • Myspace: con oltre 200mila “friends” si presenta un po’ come il Veltroni degli US: amico di tutti! Barack, my dear,  seleziona un poco! Curiosità, è presente un banner pubblicitario segno che il profilo è stato creato gratuitamente, un po’ come hanno fatto la più parte dei friends adolescenti di Obama. Identificazione con l’elettorato: brat rats che non voteranno ma romperanno le scatole in casa in suo favore. Forse.
  • Youtube: oltre 10milioni le views del canale al cui interno sono presenti  oltre 400 video di ogni taglio: interviste, discorsi, commenti dei sostenitori e, infine, messaggi ad hoc agli elettori. Le views dei singoli video vanno da poche centinaia a svariate migliaia. Rincorsa della nicchia, di ogni singola nicchia anzi, a coprire l’eventuale parabola della long tail. Qui il profilo è ufficiale, a pagamento e ben organizzato. Evidentemente, Obama punta molto su questo mezzo a complemento della enorme copertura mediatica di cui gode. 
  • Linkedin: l’obiettivo è quello di accreditarsi come persona affidabile, vista la scarsa esperienza di cui gode: un profilo completo delle sue esperienze, un gruppo per sostenerlo, l’add assicurato dovrebbero permettere al nostro di raggiungere un target ampio e di buon livello, adulto e avviato. Purtroppo non è disponibile il numero delle sue connessioni: il profilo mostra un inutile 500+. E’ interessante cmq che Obama, o chi per lui, abbia postato una domanda sulla politica sulle piccole medie imprese che dovrebbe seguire, ricevendo poco più di 1400 risposte.
  • Twitter: poco meno di 7000 followers e 7000 following. Barack è un uomo cui piace ricambiare la cortesia di seguire i propri followers. Al 9 gennaio gli update sono finora 56: potrebbe essere davvero lui a cinguettare, spero che a novembre canti anche. I suoi twit cmq sono segnalazioni di pubblici dibattiti e apparizioni. 
  • Su Facebook, il discorso si fa complesso. Troviamo non solo il profilo ma anche la pagina dei gruppi, di sostegno e  addirittura 2 applicazioni. Bisogna capire quanio di questi strumenti siano ufficiali. Certamente i numeri sono enormi: oltre 200mila supporter sul profilo ufficiale. Più impressionante è il numero dei gruppi a lui dedicati, oltre 500. La capacità enorme di Facebook di creare legami, oltre che dipendenza, si combina perfettamente con la necessità per Obama di creare enodorsement e uno zoccolo duro con un elettorato giovane. Di che tipo non si sa. Sicuramente, data la qualità della piattaforma di alto profilo e istruito.
    Ci sono anche delle applicazioni che tuttavia non hanno successo, visto il bassissimo numero di aderenti.

A corredo dell’operazione sui social network vengono forniti anche codici per inserire dei banner di sostegno nei profili o nei blog (come quello di sopra). 

L’epoca di Howard Dean sembra il mesozoico, invece era solo 4 anni fa. Chiaro i tempi non erano maturi però fa una certa impressione l’enorme scalino tra le due campagne.  

A causa della globalità della rete, il punto debole di queste cifre è separare il dato americano dal resto del mondo. Effettivamente - e questo post ne è una prova - noi Europei siamo molto attenti a quello che succede negli States, diamo il nostro sostegno dimenticandoci un particolare importante: non votiamo. Anche se, parafrasando una battuta di Eco, visto che gli US governano il mondo, perché non possiamo votare Barak anche noi?

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Gen 07 2008

Video pauer sul pensionato Bill Gates

Published by admin under segnalazioni

Come direbbero i miei friends di Middlesbrough, questo video è fuck-astic!
E’ il video che è stato presentato a Las Vegas per lo speech di Bill e narra del suo ultimo giorno in azienda con la presenza, tra gli altri, di Clooney e Spielberg: autoironia, ritmo, senso di appartenenza. Video pauer!
Quando vedo esempi come questi, guardo stupito e ammirato alla differente cultura aziendale degli States: awesome!
Chi potrebbe fare una cosa simile in Italia?

Video: Bill Gates Last Day CES Clip

Disponibile anche su youtube

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Gen 06 2008

Fouad libero

Published by admin under segnalazioni, vita reale

Fouad libero

via Luca

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